Biscotti con avena, uvetta e mandorle [senza uova, senza burro]

Le giornate che si accorciano, il crepitio del fuoco nel caminetto acceso, la pioggia che batte incessante sulle serrande ed il vento che spazza via dagli alberi seminudi anche le ultime foglie; tutti segnali che l’autunno è decisamente arrivato. Il cambio delle stagioni mi conferma ogni anno quanto la natura possa essere meravigliosa e di quanto dovremmo sentirci grati di poter assistere a tale miracolo.

Per me il susseguirsi delle stagioni porta con sé una ordinaria ritualità che rende i miei gesti, i miei pensieri, le mie ricette ed il mio modo di vivere la cucina estremamente routinario. Mi piace rivivere dei momenti, delle sensazioni, semplicemente per il gusto di poter riassaporare dei ricordi e di crearne allo stesso tempo di nuovi. Mi piace poter rispolverare vecchie ricette, appuntate frettolosamente ai margini di qualche foglio sgualcito e cercare di immaginare che persona ero quando le ho scritte e come sono cambiata nel frattempo. Cosa era importante per me allora e cosa lo è adesso. Capita a volte che da vecchie annotazioni sorga un’idea, uno spunto che poi si rivela essere un punto di partenza per sperimentare qualcosa di nuovo. Perché creatività e curiosità sono le due costanti che cerco di mantenere sempre vive quando cucino.

A volte ho l’impressione di far fatica a mettere in fila le parole perché i miei pensieri corrono più veloci rispetto alla penna. Da introversa, cucinare mi aiuta ad esprimermi, a dar forma in maniera diversa a tutto ciò che mi frulla per la testa. 

 L’altro giorno ho trovato una di queste vecchie ricette fra gli scaffali e ho pensato di riadattarla agli ingredienti che avevo a disposizione in casa. Era da un po’ che pensavo di fare dei biscotti che sapessero d’autunno, che fossero croccanti, gustosi e pieni di cereali, come quelli delle pubblicità. Quei biscotti che sgranocchi volentieri di fronte ad un libro ed insieme ad una tazza di tea o un bicchiere di latte. Li ho realizzati con una farina semi integrale ed arricchiti con avena, uvetta e mandorle. Senza uova e senza burro per una volta, per soddisfare le esigenze anche di chi preferisce qualcosa di più leggero e salutare.

Si preparano in meno di un quarto d’ora e si cuociono altrettanto velocemente. In men che non si dica, ho rimpinguato il vaso mezzo vuoto dei biscotti che stava in dispensa, in attesa della merenda.

Qui sotto trovate anche la videoricetta con tutti i passaggi, così sarà impossibile sbagliare!

 


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Biscotti con avena, uvetta e mandorle [senza uova, senza burro]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Un biscotto rustico e fragrante, da inzuppare nel latte caldo o in una tazza di tea bollente la mattina a colazione.
Author:
Tipo di ricetta: Biscotti, Dolci da colazione
Dosaggio: Per circa 20 biscotti
Ingredienti
  • 140 g farina di tipo 1
  • 100 g zucchero di canna + ½ cucchiaino di cannella in polvere
  • 50 g uvetta
  • 60 g fiocchi d'avena
  • 80 g granella di mandorle tostate
  • 1 pizzico di sale
  • 80 ml olio d'oliva extra vergine
  • 50 ml rum chiaro
Procedimento
  1. Tostate le mandorle pelate in forno e tritatele finemente fino ad ottenere una granella.
  2. In una ciotola capiente riunite la farina, i fiocchi d'avena, l'uvetta, il sale, la granella di mandorle e lo zucchero alla cannella. Mescolate tutti gli ingredienti assieme per distribuirli.
  3. Formate una fontana al centro della ciotola e versateci l'olio e poi il rum. Cominciate a mescolare con un cucchiaio, poi proseguite impastando con le mani sino ad ottenere un palla compatta.
  4. Sigillate l'impasto con la pellicola per alimenti e riponetelo in frigorifero a riposare per mezz'ora.
  5. Stendete l'impasto fra due fogli di carta forno fino ad uno spessore di pochi millimetri e ricavate tanti biscotti con l'aiuto di un tagliabiscotti circolare. Se l'impasto dovesse dividersi un po', compattatelo con le mani.
  6. Adagiate tutti i biscotti su una placca da forno ed infornate in forno preriscaldato ventilato a 180°C per 10-12 minuti circa. I bordi dovranno risultare ben dorati. Aspettate che i biscotti siano completamente freddi prima di riporli in una scatola di latta e conservarli.

 

 

I biscotti con avena, uvetta e mandorle si conservano molto bene anche fino ad un paio di settimane, al riparo dall’umidità e chiusi in una scatola con chiusura ermetica.

 


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Gnocchi di zucca con burro e salvia

Gli gnocchi di zucca rimangono un grande classico della cucina italiana! Conditi con il tradizionale “burro e salvia” e guarniti da un’abbondante macinata di pepe nero ed una buona grattata di Grana Padano, sfido chiunque a non concedersi una lauta porzione di quello che io definisco uno dei maggiori comfort food della stagione autunnale

Mia madre li preparava sempre quando ero piccola: ho fissa in mente l’immagine di lei che impasta con vigore e che dispone ordinatamente gli gnocchi sul vassoio infarinato. Tornare da scuola, sapendo che lei ci aveva preparato il nostro piatto preferito era un motivo di gioia irrefrenabile. Negli anni ho tentato di segnarmi gli ingredienti ma non è stato mai facile. Mia madre infatti ha sempre avuto il vanto di fare tutto “ad occhio” e di seguire l’istinto, piuttosto che attenersi ad una ricetta passo passo. L’ho osservata più volte però e seguendo i suoi consigli, ho replicato la sua ricetta e l’ho messa per iscritto.

Se c’è una cosa che ho imparato è che i segreti per ottenere dei buoni gnocchi fatti a regola d’arte e che si sciolgono in bocca sono principalmente due!

Il primo è non eccedere nella quantità di farina! Se ne si aggiunge troppa e si lavora a lungo l’impasto infatti, alla fine si rischia di ottenere degli gnocchi compatti e duri. Cosa da evitare assolutamente! Ho fatto diversi tentativi per capire quanta farina fosse necessario aggiungere per ottenere la consistenza perfetta ed ho capito che il composto deve rimanere molto morbido.

Il secondo sta nella scelta della zucca e nella sua cottura! La varietà di zucca che preferisco in assoluto è la mantovana o Delica, quella dal colore arancio acceso e dal gusto deciso. La cuocio tendenzialmente a vapore per preservarne tutte le sostanze nutritive ma è possibile farla sicuramente anche al forno.

Ora che la zucca è la regina indiscussa dei mercati, non lasciatevi sfuggire l’occasione di prepararli! E’ proprio il momento giusto per farsi una scorpacciata di buonissimi gnocchi fatti in casa! 

 

 

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Gnocchi di zucca con burro e salvia
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Gli gnocchi di zucca, un vero e proprio comfort food della stagione autunnale!
Author:
Tipo di ricetta: Primi piatti, Ricette italiane, Ricette d'autunno
Dosaggio: Per 5-6 persone
Ingredienti
  • 350 g patate ( già pelate)
  • 800 g zucca Delica ( già pulita ed al netto degli scarti)
  • 300 g farina “00” + 100 g (da utilizzare per spolverare il tagliere ed aiutarsi a formare gli gnocchi)
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 2 prese di sale
  • 1 cucchiaino di noce moscata grattugiata
  • 70 g burro
  • 10 foglie di salvia
  • Pepe nero & Grana padano in scaglie q.b.
Procedimento
  1. Tagliate a cubotti le patate e la zucca, sciacquatele per bene e fatele cuocere a vapore per 30-40 minuti (utilizzando la pentola a pressione si ottimizzano ancor di più i tempi). Al termine della cottura, le verdure dovranno risultare ben morbide.
  2. Schiacciate le patate e la zucca con uno schiacciapatate fino ad ottenere una purea. Se la purea dovesse risultare troppo acquosa, versatela in una padella e fatela asciugare a fiamma alta, mescolando in continuazione.
  3. Riunite gli ingredienti per gli gnocchi su di una spianatoia: prima versate la purea di zucca tiepida, poi il tuorlo, la noce moscata, due prese di sale ed in ultimo versateci la farina, un po’ per volta.
  4. Iniziate ad amalgamare gli ingredienti fra loro; l’impasto dovrà rimanere comunque molto morbido.
  5. Aiutandovi con un po’ di farina, formate dei cordoncini cilindrici di impasto, del diametro di circa 1-2 cm e da questi ricavateci gli gnocchi. Infarinateli leggermente e adagiateli su un vassoio, avendo cura di distanziarli fra loro.
  6. In una padella ampia, fate fondere il burro a fiamma bassa e aggiungeteci le foglie di salvia tritate grossolanamente: spegnete il fuoco e lasciate che le foglie sprigionino il loro aroma per qualche minuto.
  7. Versate gli gnocchi in acqua bollente e salata ed attendete che salgano a galla. A questo punto estraeteli dall’acqua e fateli saltare in padella insieme al sugo per qualche istante.
  8. Guarnite gli gnocchi con un’abbondante macinata di pepe nero, il grana padano a scaglie e qualche fogliolina di salvia fresca.

 


 


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Babka alla crema di nocciole [brioche dolce]

La babka è una brioche lievitata, incredibilmente soffice, tipica dell’Europa orientale, la cui caratteristica è il particolare intreccio che lascia intravedere il ripieno. Ne ho viste tante di immagini in rete e così l’ho provata (un po’ per gioco perché ormai saprete quanto io adori i lievitati). Ho capito subito però, sin da quando stavo impastando, che ne sarebbe uscito qualcosa di davvero buono. L’aspetto somiglia a quello di un pane in cassetta ma l’interno nasconde una sorpresa golosissima: una farcitura realizzata con crema di nocciole, granella di nocciole e cioccolato.  A dir poco I-R-R-E-S-I-S-T-I-B-I-L-E! Ovviamente potreste variare la farcitura con ciò che più vi piace, dai pistacchi al burro d’arachidi, dalle mandorle alla marmellata e scommetto che il risultato sarebbe grandioso in ciascuno dei casi! 

Non resisto al profumo delle brioche, del pane dolce, dei croissants; quel tipico aroma burroso e caldo che emanano quando sono in forno e che inonda la stanza di un profumo paradisiaco. Toglietemi tutto insomma ma non la mia amata continental breakfast! Qualche fetta di questa brioche insieme ad un cappuccino schiumoso rendono la colazione un momento di pura pace dei sensi e di gioia sia per gli occhi che per il palato. Un piccolo sfizio tutto nostro da concederci al mattino prima di affrontare una nuova giornata, carichi come non mai! 

 

 

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Babka alla crema di nocciole [brioche dolce]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Author:
Tipo di ricetta: Lievitati, Dolci da colazione
Dosaggio: Per 6 persone
Ingredienti
  • 200 g farina manitoba
  • 125 g farina "00"
  • 1 uovo
  • 110 ml latte intero
  • 50 g zucchero semolato
  • 50 g burro morbido
  • 3 g lievito di birra secco/ 10 g lievito di birra fresco
  • 70 g granella di nocciole tostate
  • 300 g crema spalmabile di nocciole
  • 2-3 cucchiai di gocce di cioccolato
Procedimento
  1. Fate sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido. Riunite le farine in una ciotola capiente, aggiungeteci lo zucchero, il lievito con il latte, rompetevi dentro un uovo e cominciate ad impastare velocemente con un cucchiaio. Aggiungete il sale ed il burro ammorbidito, un pezzetto alla volta, avendo cura di non aggiungerne ancora fino a quando il precedente non è stato completamente assorbito.
  2. Impastate per almeno 10 minuti: l’impasto dovrà risultare elastico, omogeneo e ben incordato.
  3. Riponete l’impasto nella ciotola leggermente imburrata e copritelo con pellicola alimentare. Lasciatelo lievitare per 2-3 ore; dovrà raddoppiare di volume.
  4. Una volta lievitato, rovesciate l’impasto su di una spianatoia e stendetelo, formando un rettangolo delle dimensioni di circa 40×30 cm.
  5. Spalmate la superficie della brioche con la crema di nocciole, poi distribuitevi sopra le gocce di cioccolato e la granella di nocciole tostate.
  6. Arrotolate l’impasto partendo dal lato più lungo. Una volta ottenuto un rotolo, incidetelo lungo il senso della lunghezza e tagliatelo in due metà. Intrecciate le due metà, chiudete le estremità e ponete la brioche così ottenuta all’interno di uno stampo da plumcake.
  7. Coprite con un canovaccio umido e lasciate lievitare per circa altri 60-90 minuti.
  8. Preriscaldate il forno statico a 190°C/ ventilato a 160°C e infornate la babka ben lievitata. Cuocetela per circa 30-35 minuti. Lasciatela intiepidire prima di tagliarla a fette.

 

Ben chiuso in un sacchetto per il pane o una busta di nylon, questa babka alla crema di nocciole si conserva morbida per 2-3 giorni. Potete utilizzare la fantasia ed arricchire la farcia con ciò che più vi piace.


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Tagliatelle di farro con radicchio, noci e speck croccante

Ho un debole per la pasta! Diciamo pure che questa passione mi accompagna da sempre; ricordo infatti che da bambina, quando si andava a mangiare fuori, finivo sempre a scegliere fra il menù dei primi, senza nemmeno degnare di uno sguardo tutto il resto.

Meglio ancora se fatta in casa! Ha tutto un altro sapore rispetto a quella che si acquista. Certo, ci vuole un po’ di impegno per farla però il gioco vale decisamente la candela! Si può personalizzare in base ai propri gusti personali, si possono miscelare tanti tipi di farine diverse. Si può fare ripiena, lunga o corta. Ho instaurato una sorta di sfida con me stessa e che consiste nel provare a realizzare ogni volta un formato di pasta diverso. Così mi metto alla prova, testo la mia manualità e alla fine mi diverto pure. Di certo il mio DNA italiano non si smentisce! 

In questo periodo la mia cucina è in sintonia con il mood autunnale e quindi ho optato per ingredienti tipicamente stagionali per un primo piatto da leccarsi i baffi. Uno di quei piatti sostanziosi che sa da montagna, da ricompensa conquistata dopo una faticosa scampagnata fra i boschi. Da gustare di fronte al camino acceso, quando fuori fa freddo, magari accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso. Queste tagliatelle rustiche sono state preparate con una buonissima farina di farro integrale ed abbinate ad un condimento in cui l’amaro del radicchio rosso contrasta con la dolcezza e la sapidità dello speck e con il croccante e tostato delle noci. Un piatto ricco di sapori che si fondono armoniosamente e si completano a vicenda. 


Ingredienti per 6 persone:

4 uova

150 g semola rimacinata di grano duro

250 g farina di farro integrale macinata a pietra

500 g radicchio rosso

150 g speck 

10-15 noci

1 spicchio d’aglio

Olio evo e pepe nero q.b.

Un mazzetto di prezzemolo fresco

1) Versate le farine su di una spianatoia e formate una buca al centro, quindi rompeteci dentro le uova e cominciate ad amalgamare il tutto con una forchetta. Proseguite impastando con le mani sino a formare un panetto liscio ed omogeneo. Avvolgete la pasta con della pellicola per alimenti e lasciatela riposare per un quarto d’ora.

2) Stendete la pasta con l’aiuto di un matterello oppure con la macchina per la pasta. Se utilizzate la seconda, spolverate molto bene la sfoglia con la semola, fra un giro e l’altro e assottigliate progressivamente la trafila ( io solitamente arrivo fino al n°5 perché preferisco una tagliatella corposa). Infine formate le tagliatelle e create dei nidi.

3) Tagliate le fette di speck a listarelle sottili.

4) In una padella fate rosolare uno spicchio d’aglio insieme ad un filo d’olio evo ed uniteci un terzo dello speck tagliato a listarelle. Aggiungete anche il radicchio, lavato e tagliato finemente. Aggiustate di sale e di pepe e proseguite la cottura sino a quando il radicchio sarà appassito. Se vi piace, potete unirci del prezzemolo tritato.

5) Distribuite il resto dello speck su una teglia ed infornatelo in modalità grill a 200°C per qualche minuto.

6) Sgusciate le noci e tritatele grossolanamente al coltello. Mettetele da parte, serviranno per la guarnizione.

7) Gettate la pasta in abbondante acqua bollente e salata e fatela cuocere per 2-3 minuti. Scolatela al dente e saltatela in padella assieme al radicchio.

8) Guarnite le tagliatelle con le noci tritate, lo speck croccante, una generosa macinata di pepe ed un filo d’olio.


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Corona di panini al latte e panini di farina integrale

“Buono come il pane!” Sì, mai proverbio fu più azzeccato di questo! Il pane è uno degli alimenti alla base della nostra dieta, uno fra i più antichi, fra i più genuini e fra i più apprezzati! Insomma, volete mettere una bella fetta di pane, ancora tiepido, dalla mollica morbida, leggera ed alveolata e dalla crosta dorata e fragrante, cosparsa da una generosa cucchiaiata di marmellata di albicocche? Non ne vorreste proprio una sotto il naso adesso; insomma non vi si è già attivata la salivazione?

Poche cose non mi stanco mai di fare e fra queste c’è proprio il pane! Unire la farina, l’acqua ed il lievito, accarezzare quella massa informe e appiccicosa che poco a poco si trasforma in un impasto elastico e consistente, percepire la porosità del legno del piano di lavoro sottostante, assistere alla magia della lievitazione ed infine lasciarsi pervadere da quell’odore pungente di alcool, prodotto dalla fermentazione. Non c’è dubbio che per me questa attività sia un potentissimo antistress. Altrimenti non mi prenderei la briga di fare tutto a mano e trasferirei tranquillamente gli ingredienti nell’impastatrice. E poi la soddisfazione di addentare un pezzo di pane fatto con le proprie manine dà una soddisfazione incredibile, ve lo garantisco!

Questo in particolare, è un pane che ho fatto e rifatto e che è sempre piaciuto moltissimo! Metà integrale e metà al latte per accontentare proprio tutti! Così morbido che i panini si staccano semplicemente con le mani. Può essere mangiato così al naturale oppure farcito con qualsivoglia farcitura, sia dolce che salata. Relativamente veloce da realizzare, con tempi di attesa non troppo dilatati, il che lo rende la soluzione ideale anche per chi si vuole cimentare con la preparazione del pane ma magari ha poca dimestichezza con i lievitati. Un pane che vale la pena provare insomma! 

 

 

Per l’impasto integrale:

175 g farina integrale

75 g farina manitoba

1 g lievito di birra secco

1 cucchiaino di sale

1 e 1/2 cucchiaino di zucchero o miele

150 ml acqua tiepida

25 g burro morbido o 20 g olio extra vergine di oliva

Per l’impasto al latte:

100 g farina “00”

125 g farina manitoba

1 g lievito di birra secco

1 cucchiaino di sale

1 e 1/2 cucchiaino di zucchero o miele

15 g burro morbido o olio extra vergine d’oliva

150 ml latte intero tiepido

Per guarnire:

mezza tazzina di latte

fiocchi d’avena, semi di sesamo e semi di papavero q.b.

 

1) Procedete iniziando dall’impasto integrale: in una ciotola riunite farine, zucchero, lievito, sale ( avendo cura di versarlo dalla parte opposta della ciotola rispetto al lievito), burro o olio e cominciate ad amalgamare versando poca acqua tiepida alla volta. Trasferite l’impasto su di una spianatoia leggermente infarinata ed impastate vigorosamente per 10 minuti fino ad ottenere un panetto elastico e liscio. Oliate la ciotola e ponetevi l’impasto. Sigillate i bordi con  la pellicola alimentare e lasciate lievitare in un luogo caldo.

2) Procedete allo stesso modo con l’impasto n°2. Amalgamate gli ingredienti, impastate per una decina di minuti e mettete a lievitare per circa 2-3 ore. Gli impasti dovranno raddoppiare di volume.

3) Una volta gonfi, prendete i due impasti e rovesciateli nuovamente sul piano di lavoro. Dividete l’impasto integrale in 10 pezzi uguali, mentre quello al latte in 9. Con ciascun pezzetto di impasto formate delle palline, ripiegando i lembi di pasta su se stessi.

4) Foderate una tortiera del diametro di 24-26 cm con carta forno, poi alternate le palline integrali a quelle al latte, lasciando un po’ di spazio fra l’una e l’altra perché dovranno lievitare ancora. Coprite con un canovaccio umido e fate lievitare il pane una seconda volta per circa 45-60 minuti.

5) Preriscaldate il forno statico a 200°C ( ventilato a 170°C). Spennellate la superficie del pane con poco latte e cospargete i panini integrali con dei fiocchi d’avena mentre quelli al latte con dei semi di sesamo e papavero, così al termine della cottura potrete tranquillamente distinguerli. Infornate per 25-30 minuti. Lasciate intiepidire prima di rimuoverlo dallo stampo.

 

 

 

 

 

 

Questo pane si conserva per 1-2 giorni, se viene riposto all’interno di un sacchetto con chiusura ermetica. Nel caso ve ne avanzasse un po’ di più, potreste tagliarlo a cubetti e tostarlo in forno insieme ad un filo d’olio e ricavarne dei buonissimi crostini, ideali per guarnire una zuppa o una vellutata di verdura.

 


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Zucchine tonde ripiene di cous cous di farro alla mediterranea

Ho voluto salutare l’estate con un’ultima ricetta prima di lasciare il passo alla nuova stagione che sarà fatta di plaid morbidi, tazze di tea bollente, cremose vellutate di legumi e foglie colorate che seguono il turbinio del vento. 

Questa ricetta svuotafrigo è una bomba! L’ho provata l’altra sera e ho voluto scriverla subito per non rischiare di perderla o dimenticarmela. Un vero inno all’estate e alla filosofia dei piatti sani e leggeri! Diciamo che è la variante vegetariana e healthy delle classiche zucchine ripiene; io ho deciso di utilizzare un cous cous integrale di farro che è fonte di fibre e sali minerali e ci ho aggiunto le verdure che avevo a disposizione in casa. Una combinazione davvero gustosa e che non lascia spazio alle rinunce!

Veloce e facile da preparare, questa ricetta si presta ad essere un ottimo piatto unico, un antipasto elegante oppure un’idea originale e sfiziosa per servire un contorno di verdure a chi le verdure non le ama proprio. Le zucchine tonde poi, sembrano fatte apposta per essere farcite e volendo, potete variare il ripieno a seconda dei vostri gusti o della stagionalità degli ingredienti. La variante “mediterranea” delle zucchine ripiene non potrà che conquistare anche voi!

Ingredienti per 6 persone:

6 zucchine tonde

50 g parmigiano grattugiato

150 g cous cous integrale di farro

1/2 cipolla rossa di Tropea

1 carota

1 gambo di sedano

1 zucchina

1/2 peperone rosso

1/2 peperone giallo

qualche foglia di basilico fresco

200 ml brodo vegetale

sale, pepe, olio evo q.b.

 

1) Tritate finemente la cipolla, il sedano e la carota e fateli rosolare in padella con un filo d’olio. Aggiungetevi i piselli freschi, la zucchina tagliata a tocchetti e i peperoni tagliati a listarelle sottili. Sfumate le verdure con un mestolo di brodo vegetale, aggiustate di sale e pepe e lasciate cuocere a fiamma vivace per 10 minuti.

2) Preparate il cous cous: misurate 170 ml di acqua bollente e versateci dentro il cous cous, insieme ad una presa di sale e ad un cucchiaio d’olio. Coprite con un coperchio e lasciate rinvenire il cous cous per 5 minuti. Una volta pronto, sgranatelo con una forchetta.

3) Condite il cous cous con il sugo di verdure ed un filo d’olio evo. Guarnitelo con il basilico tritato finemente e mettetelo da parte.

4) Eliminate la calotta delle zucchine tonde e scavatene l’interno con un cucchiaio. Sbollentate le zucchine per 6-7 minuti in abbondante acqua bollente salata. Estraetele dall’acqua e fatele asciugare su un pezzo di carta assorbente. Foderate ciascuna zucchina con un cucchiaio colmo di parmigiano grattugiato e distribuitelo sul fondo. Disponete le zucchine su di una teglia e passatele in forno sotto il grill per altri 10 minuti.

5) Riempite ciascuna zucchina con il cous cous di farro alle verdure, terminate con una macinata di pepe in cima e decorate con una fogliolina di basilico fresco.

 


 

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Waffles al grano saraceno con miele e frutti di bosco [gluten-free]

Conoscete i waffles? Sono cialde (chiamate anche gaufres) diffusissime in Nord Europa e negli Stati Uniti che si cuociono fra due piastre calde ed intrecciate, leggermente croccanti fuori e morbidissime all’interno, che vengono servite a colazione con sciroppo d’acero e frutta, crema alla nocciola, miele o confettura. Diventano anche un favoloso dessert, se accompagnate da gelato, panna montata e salse varie.

Quali sono le origini di questo dolce? I primi a cuocere impasti di farina fra due piastre di ghisa furono i Greci (obleios), seguiti dai Romani (oblata, ostia). Nel Medioevo l’ostia divenne famosissima in Belgio e cominciò ad essere chiamata Gaufre ( che in francese antico significa “dolce al miele a forma di nido d’ape). Nel periodo di Carnevale veniva preparato in segno di buon auspicio e buona fortuna.  In seguito, ogni città cominciò a contendersi la miglior ricetta e le cialdiere ( fer à gaufre) iniziarono a riportare lo stemma araldico della casata nobiliare reggente. Poi in America nel 1850 gli schiavi vennero liberati e in Europa ci fu la necessità di sostituire la melassa di canna da zucchero, che divenne irreperibile. Così si cominciò ad estrarre lo zucchero dalla barbabietola: uno zucchero duro, croccante e lucido. Il Principe di Liegi chiese al suo pasticcere di fiducia di preparare un dolce per il matrimonio della figlia che fosse un emblema della città e che allo stesso tempo includesse una delle novità dell’epoca: venne allora sostituito il miele con lo zucchero e nacque quello che ancora oggi è conosciuto come il Waffle di Liegi, uno dei dolci più apprezzati del Belgio. 

A parte la storia affascinante che si cela dietro la nascita di questo dolce, i waffles sono davvero squisiti. Quello che vi propongo è un twist, una variante al classico dolce belga. Un impasto gluten-free col carattere del grano saraceno, la dolcezza del miele e la bontà dei frutti di bosco freschi e leggermente aciduli. Avete presente la famosa torta di grano saraceno altoatesina, sì quella con la marmellata di frutti rossi e quel delicato profumo di cannella? Ecco, questo waffle ne ricorda molto il sapore!

Ormai il mio brunch o la colazione del weekend non conoscono altro protagonista. E’ quello che preparo quando ho poco tempo ma ho voglia di concedermi uno sfizio. E’ il mio comfort food. E’ il dolce che subito mi fa sentire a casa. Non conosco nulla di meglio di un waffle tiepido e una tazza di caffè rovente per iniziare meglio la giornata, davvero.  La felicità è nelle piccole cose, è qui.

 

 

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Waffles al grano saraceno con miele e frutti di bosco [gluten-free]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Una cialda croccante fuori e morbida dentro, con il gusto deciso del grano saraceno, la dolcezza del miele e l'acidità dei frutti di bosco freschi e succosi. Naturalmente senza glutine.
Author:
Tipo di ricetta: Waffles, Dolci da colazione, Brunch, Gluten-free
Dosaggio: Per 4 porzioni
Ingredienti
  • 120 g farina di grano saraceno
  • 80 g farina di riso
  • 2 uova medie
  • 80 g zucchero di canna fine
  • 50 g burro ( oppure 40 ml olio)
  • 1 cucchiaino colmo di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 190 ml latte intero
  • 250 g frutti di bosco misti (more, lamponi, mirtilli…)
  • miele d’acacia q.b.
Procedimento
  1. Rompete le uova e separate i tuorli dagli albumi.
  2. Montate i tuorli con lo zucchero ed aggiungetevi a filo il burro fuso (oppure l’olio)
  3. Setacciate le due farine, il lievito per dolci e la cannella in polvere.
  4. Unite gli ingredienti secchi ai tuorli montati, poi amalgamateli dolcemente al composto.
  5. Aggiungete il latte poco alla volta sino ad ottenere una pastella liscia e priva di grumi.
  6. Montate gli albumi a neve ferma. Uniteli alla pastella con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto.
  7. Preriscaldate la piastra per i waffles, seguendo le istruzioni della vostra cialdiera. Una volta ben calda, versate qualche cucchiaio di composto per ciascun waffle, richiudete la piastra e attendete qualche minuto. Quando i waffles saranno dorati, rimuoveteli con una paletta in legno.
  8. Guarnite ciascun waffle con una manciata di frutti di bosco freschi ed una generosa colata di miele d’acacia.

 

 

CONSIGLI:

Consiglio di preparare l’impasto la sera prima e di conservarlo in frigo, così avrà modo di prendere più consistenza. La mattina successiva non vi resterà che cuocere i waffles.

I tempi di cottura variano molto da piastra a piastra, potrebbero volerci pochi secondi come pochi minuti. All’inizio fate delle prove per capire come funziona la vostra. Su Amazon se ne trovano molte in commercio, di diverso prezzo e diverso formato.

Se siete intolleranti al latte, sostituite il latte vaccino con il vostro latte vegetale preferito ( quello di mandorla ci starebbe proprio bene in questa ricetta!).

Al posto della farina di grano saraceno, potete variare ed utilizzare quella integrale, di farro, di avena, oppure aggiungere anche del cacao per una versione ancora più golosa! 

 


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Tortini al cioccolato con cuore morbido e gelato alla crema

” La vita è come il cioccolato, è l’amaro che fa apprezzare il dolce.”
                                                         (Xavier Brébion)

 

Amanti del cioccolato, a me! Chi al ristorante, di fronte alla lista dei dessert, non si mai lasciato tentare di fronte al celeberrimo tortino al cioccolato con l’ irresistibile cuore morbido? Io no di certo, anzi rimane tutt’ora il mio preferito e nel tempo ne ho assaggiati diversi, tutti più o meno buoni dove la costante rimaneva quell’interno caldo e cremoso capace di sconvolgerti le papille gustative. Da un po’ me lo preparo in casa e che ci crediate o meno, vi assicuro che è una delle cose più semplici e veloci da realizzare, bisogna solamente prestare un po’ di attenzione alla cottura: se lo cuocete poco resterà attaccato allo stampino, se lo cuocete troppo invece si perderà l’effetto del cuore morbido. Insomma, basta trovare un’equilibrio! Il risultato alla fine lascia senza parole: l’interno è cremoso, leggero ed areato tanto da assomigliare ad un soufflè! Trovate la videoricetta qui sotto e nel mio nuovo canale youtube, di cui vi lascio il link qui di seguito –>> Cinnamon Lover Blog  ( se vi va di iscrivervi, potrete restare sempre aggiornati quando usciranno le prossime!). Così questa volta sarà impossibile sbagliare!

La cosa bella di questa ricetta è che potete prepararla con largo anticipo e conservare i tortini in frigo fino al momento della cottura. Potete addirittura congelarli da crudi e tenerli pronti in caso di qualsiasi evenienza come ospiti improvvisi in arrivo o momenti di sconforto bisognosi di una cura a base di buon cioccolato!

Penso che questo sia il dessert che anche il meno goloso sulla faccia della terra farebbe davvero fatica a rifiutare. Appagante sia alla vista che al palato. Accompagnato da una pallina di gelato alla crema e ad un po’ di ribes, si creeranno dei contrasti caldo/freddo, acidulo/ dolce che renderanno questo dolce il dessert ideale di ogni fine pasto oppure la coccola golosa nei pomeriggi freddi ed uggiosi che si prospettano nei prossimi mesi. Perché ogni tanto, peccare di gola è consentito, specialmente di fronte ad un tortino al cioccolato! Non siete d’accordo con me?

Ingredienti per 4 tortini:

150 g cioccolato fondente al 70% cacao di buona qualità

80 g burro 

70 g zucchero semolato

2 uova medie

25 g farina “00”

burro e cacao in polvere q.b. per foderare gli stampini

gelato alla crema q.b.

qualche rametto di ribes rosso ( facoltativo)

 

1) In un pentolino, unite il cioccolato a pezzetti ed il burro. Fondete a fiamma medio bassa, mescolando costantemente. Lasciate intiepidire.

2) Montate le uova con lo zucchero fino a quando saranno belle gonfie e spumose. Unite il composto di cioccolato alle uova e amalgamate bene gli ingredienti.

3) In ultimo, setacciate la farina ed unitela delicatamente all’impasto.

4) Ungete degli stampini in alluminio e foderateli di cacao in polvere. Suddividete l’impasto nei 4 stampini.

5) Cuocete i tortini al cioccolato in forno statico preriscaldato a 200°C per 10-12 minuti. Fate attenzione, dovranno crescere, formare una crosticina sui bordi ed essere leggermente concavi al centro, se volete che l’interno rimanga morbido.

6) Servite immediatamente, accompagnandoli a piacere con una spolverata di zucchero a velo, del ribes ed una generosa pallina di gelato alla crema.

 

Come vi consigliavo prima potete congelare i tortini da crudi e tenerli in freezer fino al momento dell’occorrenza. Scongelateli un’ora prima dell’utilizzo.

Se ve ne servono più di quattro, raddoppiate o triplicate le dosi secondo le vostre necessità.

 


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Spaghetti alla chitarra al pesto di zucchine

I piatti che mi riescono meglio sono quelli in cui le verdure di stagione diventano le protagoniste indiscusse. Il pesto poi l’adoro, sin da quando ero piccola. Lo puoi preparare in anticipo, lo puoi congelare ed utilizzarlo quando ti serve, ci puoi condire la pasta, l’insalata, lo puoi spalmare su crostini, pizze, focacce o bruschette oppure puoi mangiarlo anche da solo, a cucchiaiate ( e confesso che lo faccio spesso…). Il pesto diventa una salsa originale per dei finger food ad un buffet, è un ottimo compagno di stuzzichini agli apericena ma può essere anche l’arma vincente di un piatto unico. L’ho provato in tanti modi, da quello classico di basilico fresco, a quello di pomodori secchi e mandorle, di peperoni rossi e gialli ed infine l’ultima “new entry”, il pesto di zucchine. Un rivelazione! Un asso nella manica, quando hai tante zucchine da smaltire e poco tempo a disposizione! Le zucchine poi sono un ortaggio versatile, diuretico ed ipocalorico che si presta a tantissime possibilità e varianti. A casa mia è piaciuto parecchio e quando una cosa ci piace, va a finire che la preparo anche 2 o 3 volte alla settimana e che la ripropongo in millemila declinazioni. Dato che è tempo di conserve, ne ho già fatto scorta; il prossimo inverno sarà il mio alleato contro il grigiume e la nebbia della Pianura Padana e mi farà tornare alla mente i profumi e i colori mediterranei dell’estate!

Zucchine, parmigiano grattugiato, mandorle o pinoli e un poco di olio extra vergine buono, pochi ingredienti per un risultato gustoso, delicato e salutare. Un sughetto veloce da abbinare a dei fantastici spaghetti alla chitarra. Un primo piatto green fatto apposta per i pranzi estivi. Provatelo ed innamoratevene anche voi! Fatemi sapere il vostro parere e se avete idee per altri pesti sfiziosi, io sono tutta orecchi! Spread the word … & pesto as well!

 

 Ingredienti per 4 persone:

320 g spaghetti alla chitarra 

450 g zucchine

45 g mandorle o pinoli

10 g basilico fresco (una quindicina di foglie circa)

sale e pepe q.b.

3 cucchiai di olio extravergine di oliva

15 g pecorino grattugiato

15 g parmigiano grattugiato

1 e 1/2 spicchio d’aglio

1) Pulite e tagliate le zucchine a cubetti, poi rosolatele in padella insieme a uno spicchio d’aglio e ad un filo d’olio evo per qualche minuto ( non dovranno cuocere completamente ma prendere semplicemente il profumo dell’aglio).

2) Nel boccale di un mixer inserite le mandorle insieme a mezzo spicchio d’aglio e azionate la macchina fino a ridurre le mandorle ad una polvere sottile.

3) Inserite in seguito le zucchine, il parmigiano, il pecorino, l’olio evo e le foglie di basilico. Aggiustate di sale e pepe e frullate il tutto per qualche istante fino ad ottenere la consistenza di un pesto.

4) Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata per il tempo indicato sulla confezione. Scolateli al dente.

5) Versate il pesto nella padella, aggiungetevi gli spaghetti e un mestolo di acqua di cottura della pasta e fate saltare per qualche secondo, amalgamando il tutto.

6) Servite subito e guarnite con una macinata di pepe ed un ciuffetto di basilico fresco in cima.

 


 

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Sardegna, alla scoperta del Golfo di Orosei e dell’isola di La Maddalena

“Perché non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte il mare cerca di baciare la spiaggia, non importa quante volte viene mandato via.”

Il profumo intenso del mirto che ti pizzica le narici fino ad entrarti nei polmoni, l’esplosione di colore delle piante di bouganville che s’arrampicano sui muri delle case e dei vicoli, il belare delle pecore al pascolo, il paesaggio brullo e selvaggio di una terra dove non piove quasi mai, i rilievi della catena del Gennergentu che contrastano con l’acqua limpida e cristallina di un mare unico e dalle sfumature iridescenti. Lynn Gordon ha scritto che ” lanciarsi istintivamente in un’avventura e allontanarsi per un po’ dalla propria vita è una straordinaria sensazione di libertà”. E’ vero! Ti fa sentire libero come il vento. Ti arricchisce di ricordi e suggestioni che porterai con te per sempre. Ti cambia, ti fa vedere il mondo con occhi diversi, allarga i tuoi orizzonti e la tua prospettiva, avvicinandoti ad altre culture. Il momento che custodisco gelosamente di questo viaggio è la corsa in auto al tramonto nella campagna sarda, fra stradine sterrate e tortuose delimitate da bassi muretti di ciottoli spigolosi, con la colonna sonora di Life in Technicolor dei Coldplay in sottofondo e la vista del mare all’orizzonte. E’ stato un momento suggestivo, pregno di significato, di emozioni, di libertà. Ero lì e mi sentivo viva come non mai.

La Sardegna è una terra da amare e da scoprire in ogni suo singolo dettaglio e scorcio fiabesco. Vi porto alla scoperta di un itinerario naturalistico che a me ha rubato il cuore, per una vacanza all’insegna del relax, del divertimento e perché no… anche dell’avventura.

COME RAGGIUNGERLA

Due sono le alternative per giungere nell’isola. Il metodo più veloce e diretto è prendere un volo dall’aeroporto più vicino a voi e in circa un’oretta sarete giunti a destinazione.

Il secondo, ed è quello che ho sperimentato l’ultima volta che ci sono stata, è il traghetto. Un viaggio decisamente più lungo ma anche più economico che vi risparmierà la fatica del noleggio dell’auto dato che la starete portando direttamente con voi. Ci sono ben sette compagnie di navigazione fra cui scegliere e che vi condurranno ad uno dei sei porti della Sardegna ( Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres, Arbatax, Santa Teresa di Gallura, Cagliari).

IL GOLFO DI OROSEI

Il Golfo di Orosei prende il nome da Orosei, una piccola cittadina in provincia di Nuoro che dista solamente 2 km dalla costa. Qui il territorio è dominato da vaste pinete, arenili e scogliere calcaree ricoperte da boschi secolari. Per tutelare le variegate flora e fauna del luogo, nel 1998 è stato istituito il Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu. Numerose sono le spiagge e le calette incatevoli che dominano l’intera zona ed altrettante sono le attività da scoprire tra le quali escursioni in barca, trekking, immersioni subacquee, free climbing a picco sul mare, canyoning, mountain bike, bungee jumping, gite all’aria aperta alla scoperta di oasi naturali. Insomma, non manca il brivido per gli amanti degli sport estremi! Nel vicino territorio di Baunei, antico villaggio di pastori e boscaioli non mancano poi gli spunti per le visite culturali: guide specializzate accompagnano gli escursionisti alla visita di ben 120 villaggi nuragici, 20 tombe dei giganti e 5 templi d’adorazione.

Oasi di Bidderosa

Un’oasi vera e propria che custodisce cinque calette da sogno, contenute in un parco di 860 ettari. L’Oasi di Bidderosa è stata posta sotto la tutela dell’Ente Foreste e il patrocinio del Comune di Orosei, dal quale dista solo 13 chilometri. Costituita in gran parte da boschi e macchia mediterranea, comprende fra la sua vegetazione ginepri, pini marittimi, eucalipti e pini d’ Aleppo, fondamentali per il mantenimento dell’ecosistema costiero. L’ingresso, da maggio a fine ottobre, è a numero chiuso ed il ticket costa circa 12 euro per i turisti/ 6 euro per i residenti. Vi si può comunque giungere a nuoto dalla confinante Cala Ginepro, quando c’è bassa marea.

Spiaggia di Bèrchida

Si trova nel territorio di Siniscola e confina con la suddetta Oasi di Bidderosa. La spiaggia a forma di mezzaluna venne nominata la più bella d’Italia nel 2009 e non senza un motivo. Il paesaggio qui lascia davvero senza fiato: sabbia chiara ed impalpabile, acqua chiara e limpidissima, dolci dune sabbiose e colline rocciose sullo sfondo. Un luogo da favola, la meta che ogni viaggiatore vorrebbe raggiungere. Solo natura allo stato brado, pronta ad accoglierti fra i suoi angoli più nascosti ed inesplorati.

Cala Liberotto & Cala Ginepro

La frazione di Sos Alinos ospita le località turistiche di Cala Liberotto e Cala Ginepro: entrambe molto belle, queste due spiagge sono caratterizzate da sabbia fine, fondale basso e scogli di granito rosa che affiorano dall’acqua limpida e cristallina. Abbiamo soggiornato proprio a Cala Liberotto, affittando un appartamento immerso nella Barbagia ma a pochi passi dal mare. L’ho trovato un posticino tranquillo, piccolo ma con ogni genere di servizio e molto adatto alle famiglie. Cala Ginepro invece deve il suo nome all’affascinante pineta di ginepri che la contorna. Meritano entrambe sicuramente una visita, non solo per il mare dalle sfumature uniche ma anche per i stupendi paesaggi dominati dalla macchia mediterranea e per la biodiversità che vi abita.

 

Cala Gonone

Cala Gonone è l’unica frazione del comune di Dorgali ed è una località di cui si ha prova essere stata abitata sin dall’epoca nuragica. Il mare color azzurro contrasta con le aspre montagne del Supramonte. Dal porto di Cala Gonone partono ogni giorno mini crociere giornaliere ed escursioni guidate in gommone per andare alla volta del mare aperto, costeggiando l’intero Golfo di Orosei, ammirandone le falesie calcaree a strapiombo sul mare e l’incontaminata bellezza delle acque limpide del Mar Tirreno. Noi l’abbiamo fatto: all’inizio eravamo incerte ma poi abbiamo deciso di intraprendere una di queste escursioni in mare. Neanche ad immaginarlo, si è rivelata una delle cose più belle mai fatte; abbiamo avuto la possibilità di ammirare dal mare le varie grotte ed insenature, di avere una guida che ci spiegava le caratteristiche delle varie Cale e di poter scendere a fare il bagno in località esclusive e protette, a cui non si sarebbe stato possibile accedere da terra. Quindi sì, ne è valsa la pena e lo consiglierei senza remore. Ho tentato di montare un video di quella giornata ( se volete, lo trovate nella mia pagina Facebook). Il centro di Cala Gonone è il tipico borgo marinaro, dotato di ogni genere di servizio, bar, ristoranti con vista, gelaterie, negozietti di artigianato tipico sardo. Per ulteriori info, vi rimando al loro sito ufficiale Cala Gonone.

 

Grotte del Bue Marino

Una delle maggiori attrazioni del Golfo di Orosei nonché una fra le più belle e famose grotte d’Italia. Immancabile la visita alle Grotte del Bue Marino, uno spettacolo della natura formato da due cavità marine a picco sul mare, lunghe 15 km e scavate nelle viscere del Gennargentu. Prendono il loro nome dall’esemplare ormai estinto di foca monaca ( soprannominato “bue marino” in sardo per il suo comportamento e verso simili a quelli del bue) che un tempo vi abitava e vi partoriva i piccoli. Le grotte sono famose anche per le incisioni rupestri risalenti al Neolitico e vi si giunge esclusivamente via mare.

Cala Fuili & Cala Luna

A metà tra i territori di Baunei e Dorgali, queste due calette sono collegate da un impervio percorso fra la macchia mediterranea sarda adatto ai veri amanti del trekking. Cala Fuili è una piccola perla del Golfo di Orosei incastonata fra i rilievi del Gennergentu, avvolta da arbusti di ogni genere, caratterizzata da sabbia bianca mista a sassi alla quale si giunge tramite una romantica scalinata scavata nella roccia . Il panorama da cartolina visibile dall’alto vede la natura selvaggia circondare un mare dall’incredibile color smeraldo.

Cala Luna offre scorci paradisiaci e davvero unici. Davanti un mare caraibico dalle mille sfumature mentre alle spalle la montagna, l’ampia vallata, la palude salmastra, lo straordinario bosco di lecci, corbezzoli e querce e le colorate piante di oleandri in fiore. Non sarà difficile veder spuntare anche gruppetti di capre al pascolo, per uno scenario davvero insolito e bizzarro considerando che ci si trova in spiaggia.

L’affascinante bellezza di queste due cale non è passata inosservata, tanto da essere state scelte come location da film.

 

Le Piscine di Venere

Le piscine di Venere si trovano nel territorio di Baunei, in Ogliastra e devono il loro nome al colore turchese delle loro acque che le rendono a tutti gli effetti delle vere e proprie piscine naturali. Si raggiungono solamente in barca e sono il paradiso per gli amanti dello snorkeling. Tuffarsi ed essere circondati da una miriade di pesci è un’emozione rara e che vale decisamente la pena provare una volta nella vita. Mi sono gettata dal motoscafo con una semplice maschera e mai mi sarei aspettata uno scenario simile!

 

Cala Mariolu

Cala Mariolu, nel territorio di Baunei, deve il suo nome all’appellativo dato alla foca monaca (mariolo, ladro appunto) perché si dice che rubasse il pescato dalle reti dei pescatori provenienti da Ponza. Questa baia è un vero e proprio angolo di Paradiso, un incanto di colori dal verde acqua marina al blu cobalto, immersa nella natura più incontaminata.  Vi si giunge via mare, l’unica pecca è che purtroppo nei momenti di alta stagione è un po’ affollata, proprio perché è talmente bella che tutti vogliono vederla.

Proseguendo l’escursione, non lasciatevi sfuggire Cala Sisine, Cala Biriola, Cala dei Gabbiani e Cala Goloritzè, affini alle precedenti per caratteristiche ma ugualmente incantevoli.

 

 

“Mi domando che cosa manca alla vita quando in una notte d’estate l’alito delle stelle apre le finestre e vi butta dentro il profumo del mare.”

 

Nel nostro viaggio, abbiamo voluto fare una capatina a nord della Sardegna nel poco tempo che avevamo a disposizione e quindi abbiamo dovuto fare una scelta. Fra le tante bellezze abbiamo scelto di visitare l’isola di La Maddalena. Abbiamo macinato tanti chilometri per giungere nella parte settentrionale ma alla fine i paesaggi in quest’isola hanno ripagato di tutta la fatica.

 

LA MADDALENA

 

L’isola di La Maddalena fa parte dell’Arcipelago di La Maddalena insieme alle altre isole più piccole Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria, Santo Stefano e Razzoli. Nel 1994, L’Arcipelago della Maddalena è stato dichiarato Parco Nazionale per l’incredibile quantità di bellezze naturali da conservare e proteggere. Vi si giunge prendendo il traghetto da Palau e in circa venti minuti ci si ritrova nell’isola. Si viene accolti da un porto davvero carino: velieri, motoscafi e yatch attraccati al molo lasciano il passo ad una distesa di casette colorate arroccate sulle pendici del monte. Proseguendo, oltre il centro, ci si dirige verso le spiagge, numerose e tutte molto belle, fra queste vi racconto delle due che ho avuto il piacere di esplorare.

Spiaggia di Spalmatore

Questa spiaggia si trova nella parte settentrionale dell’isola e si raggiunge tramite la strada panoramica che costeggia il mare. La spiaggia dal fondale basso, sabbia bianca e fine e acqua trasparente è considerata una fra le più belle di tutta La Maddalena.

Baia della Trinità

Davvero imperdibile è la Baia della Trinità: tre calette collegate fra di loro, alle quali si giunge tramite una passerella artificiale in legno. Tutt’intorno una densa vegetazione mediterranea, il paesaggio brullo ed a tratti arido tipico di questo angolo di mondo. Scogli calcarei affiorano dall’acqua e completano lo stupendo paesaggio offrendo scorci dallo strabiliante contrasto cromatico. Un panorama unico e da mozzare il fiato. Un luogo che mi ha lasciato senza parole, uno fra i più magici mai visti prima.

CUCINA SARDA

La cucina della zona dell’Ogliastra, un territorio che si estende lungo il versante orientale della Sardegna, è estremamente variegata. La cucina tradizionale si compone di numerose pietanze dalla storia antica. Fra queste troviamo i malloreddus, ovvero i tipici gnocchetti sardi impastati a mano con semola di grano duro e acqua, conditi generalmente con un sugo di pomodoro e salsiccia. I culurgiònes o culurgiònis (trovate la ricetta nel post precedente), i ravioli ripieni di patate, pecorino e menta, pizzicati a mano sul bordo e con la tipica chiusura a spiga di grano. Immancabile poi è la fregula, una specie di couscous  preparato con semola ed acqua e che viene servita generalmente con sughi di pesce fresco.

Se vi trovate in zona, non fatevi mancare pane carasau, pane pistoccu e pane guttiau, tutte specialità da forno tipiche della zona. E poi le famosissime seadas, due dischi di pasta fritti che contengono un ripieno di formaggio leggermente acidulo, cosparse di miele fuso. Non perdetevi infine le pardulas, chiamate anche casadinas nel nuorese, che sono il dolce tipico del periodo pasquale: dei piccoli scrigni di pasta contengono un ripieno di ricotta, zafferano e aroma d’arancia. Per quanto riguarda i vini, la Sardegna vanta una storia vitivinicola millenaria d’eccellenza, grazie alla particolare conformazione orogenetica che consente una produzione enologica di elevata qualità. Lasciatevi inebriare dai più celebri come il Cannonau, il Vermentino ed il Malvasia.

 

“Un Viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi.”

 


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