Pangoccioli [brioches dolci al cioccolato]

Alzi la mano chi da bambino adorava i pangoccioli!

Io di sicuro! Un impasto brioche dolce, pieno zeppo di gocce di cioccolato, soffice e goloso ad ogni morso. Tra tutte le merendine, questa era quella che mi faceva compagnia più spesso a merenda.

Ma sapete una cosa? Fatti in casa i pangoccioli sono ancora più buoni!

Sono particolarmente fiera di questa ricetta, l’ho provata e modificata più volte per arrivare al risultato che cercavo e questa volta è quella giusta. Una brioche fatta con ingredienti genuini e che si mantiene morbida per più giorni.

Qui sotto vi elenco tutti i passaggi per la perfetta riuscita di questo lievitato; seguiteli alla lettera e alla fine vedrete che soddisfazione sarà addentare un pangocciolo fatto con le vostre mani.

    • LA PREPARAZIONE DEL POOLISH o LIEVITINO. Questa fase è fondamentale. In pratica si preleva una parte di farina e una parte di latte e si mescolano assieme al lievito per formare una biga liquida. Così facendo si crea un preimpasto che lieviterà prima dell’impasto vero e proprio. Viene utilizzato nella panificazione con metodo indiretto per dare più sapore e digeribilità all’impasto.
    • LA LIEVITAZIONE. Questa cambia a seconda della temperatura. Magari in una giornata più fredda l’impasto potrebbe impiegarci un po’ più di tempo a lievitare, in una calda potrebbe metterci molto meno. Per ovviare a tutto ciò, vi consiglio di coprire l’impasto e metterlo a lievitare nel forno spento con la luce accesa.
    • IL BURRO. Tiratelo fuori dal frigo almeno 1 ora prima di iniziare la preparazione in modo che si ammorbidisca. Amalgamatelo un po’ per volta all’impasto e non aggiungetene altro fino a che il precedente non sarà stato completamente assorbito. La materia grassa inibisce la lievitazione, ecco perché è meglio addizionarla senza fretta.
    • IL CIOCCOLATO. Per evitare che le gocce di cioccolato si sciolgano nell’impasto mentre vengono incorporate, mettetele in freezer un’ora prima del loro utilizzo.
    • LA COTTURA E LA CONSERVAZIONE. I pangoccioli hanno una cottura piuttosto veloce, una volta dorati sotto e in superficie saranno pronti. Una volta pronti, lasciateli raffreddare e conservateli in un sacchetto per alimenti. Potete consumarli subito, i giorni successivi o anche congelarli. Basterà metterli in forno a 200°C per pochissimi minuti: vedrete, torneranno come appena sfornati!
Ecco la videoricetta con tutti i passaggi step by step! Per non perdere i prossimi video e le prossime ricette, iscriviti al canale Youtube qui!


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Pangoccioli [ brioches dolci al cioccolato ]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Una delle merendine più golose della nostra infanzia fatta interamente in casa. Un impasto brioche dolce e soffice con tante gocce di cioccolato. Con questa ricetta, testata e modificata più volte, vengono anche meglio degli originali. Provare per credere!
Author:
Tipo di ricetta: Lievitati, Merenda, Pane fatto in casa
Dosaggio: Per 12 pangoccioli
Ingredienti
  • PER IL POOLISH/LIEVITINO
  • 100 g farina manitoba
  • 1 cucchiaio di miele
  • 4 g lievito di birra disidratato (oppure 14 g lievito di birra fresco)
  • 100 ml latte intero tiepido
  • PER L'IMPASTO:
  • il lievitino
  • 200 g farina "00"
  • 200 g farina manitoba
  • 90 g zucchero semolato
  • 1 uovo
  • 130 ml latte intero tiepido
  • 60 g burro morbido
  • 1 cucchiaino di sale
  • 130 g gocce di cioccolato
Procedimento
  1. Prima di iniziare, mettete in freezer le gocce di cioccolato.
  2. In una ciotola capiente unite la farina, il lievito di birra secco, il miele e il latte tiepido.
  3. Mescolate fino ad ottenere una pastella liscia.
  4. Coprite la ciotola con pellicola alimentare e ponetela in un luogo caldo per circa 40-45 minuti. Una volta che il poolish sarà raddoppiato in volume e si saranno formate tante bolle in superficie, uniteci le farine rimaste, lo zucchero, l'uovo e il latte.
  5. Cominciate ad impastare poi aggiungete anche il sale.
  6. Quando l'impasto inizierà a prendere forma unitevi anche il burro, poco per volta e impastate vigorosamente su una spianatoia per almeno 10 minuti. L'impasto dovrà diventare liscio e ben incordato.
  7. Incorporate adesso le gocce di cioccolato fredde da freezer, cercando di distribuirle omogeneamente nell'impasto.
  8. Riponete l'impasto in una ciotola leggermente imburrata e copritelo con un panno umido.
  9. Fatelo lievitare per circa 2 ore.
  10. Dividete l'impasto a metà e ricavate 6 pezzi da ciascuna metà.
  11. Formate delle palline (in tutto 12) e disponetele su una teglia foderata con carta forno.
  12. Coprite nuovamente le brioches e lasciatele lievitare ancora 1 ora.
  13. Spennellate la superficie delle brioches con del latte.
  14. Fate cuocere i pangoccioli a 190°C in forno preriscaldato in modalità ventilata, per circa 12-15 minuti.

 

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Le migliori spiagge dell’Arcipelago della Maddalena

Riprendiamo il nostro viaggio on the road in Sardegna. Ci eravamo lasciati nel sassarese, precisamente nel borgo medievale di Castelsardo (qui la prima parte del racconto) e finalmente, dopo aver attraversato la Costa Paradiso, arriviamo in Costa Smeralda, più precisamente a Palau. Acquistiamo i biglietti al porto, da dove salpano i traghetti delle due compagnie che ogni 15 minuti effettuano il collegamento, la Delcomar e la Maddalena Lines.

Siamo pronte per una nuova avventura! La traversata è corta ed in men che non si dica ci ritroviamo dall’altra parte, giusto nel centro della pittoresca isola di La Maddalena. Questa, insieme a Razzoli, Budelli, Santa Maria, Spargi, Caprera, Santo Stefano e altri piccoli isolotti fa parte dell’Arcipelago della Maddalena, un Parco Nazionale istituito nel 1994 con lo scopo di conservare e salvaguardare le bellezze naturali del sistema costiero.

Arcipelago della Maddalena – Google Maps 2017

 

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Scorci dell'isola della Maddalena
Scorci dell'isola
Il porto di La Maddalena

Il nostro obiettivo qui?

Spuntare dalla lista le spiagge più belle dell’intero Arcipelago. E raccontarvele ovviamente, una per una.

Tenetevi pronti a segnare i nomi degli atolli, delle baie e delle calette più incantevoli!

Cala Spalmatore – La Maddalena

Questa spiaggia si trova nella parte settentrionale dell’isola e si raggiunge tramite la strada panoramica che costeggia il mare. La spiaggia dal fondale bassosabbia bianca e fine e acqua trasparente è considerata una fra le più belle di tutta La Maddalena.

Cala Spalmatore – Isola di La Maddalena

Baia della Trinità – La Maddalena

Davvero imperdibile è la Baia della Trinità: tre calette collegate fra di loro, alle quali si giunge tramite una passerella artificiale in legno. Tutt’intorno una densa vegetazione mediterranea, il paesaggio brullo ed a tratti arido tipico di questo angolo di mondo. Scogli calcarei affiorano dall’acqua e completano lo stupendo paesaggio offrendo scorci dallo strabiliante contrasto cromatico. Un panorama unico e mozzafiato, uno fra i più magici visti prima. C’eravamo già state ma ci siamo tornate molto volentieri. E questa volta abbiamo modo di esplorare la scogliera a picco sul mare da cui scattare fotografie da cartolina.

Bassa Trinità – Isola di La Maddalena
Bassa Trinità - La Maddalena
Passerelle in legno di Baia Trinità

 

Cala Napoletana – Caprera

Caprera è facile da raggiungere. A sud-est di La Maddalena seguiamo le indicazioni per il Ponte della Moneta, una diga costruita sul finire degli anni ’50 che da allora rende semplice il collegamento con l’isola garibaldina. Qui lo scenario è completamente diverso rispetto ai precedenti. La vegetazione tipica della macchia mediterranea si mescola a rocce granitiche e pinete. A proposito di pinete! Vi avvertiamo che ce ne sono tante, alcune anche molto ben attrezzate con tavoli da picnic e amache dove sostare all’ombra nelle ore più calde. Considerando che l’isola non è abitata, i pochi servizi disponibili sono davvero ben organizzati.

Il Ponte della Moneta collega l’isola di La Maddalena a Caprera

Proseguiamo verso la parte settentrionale dove ci aspetta un trekking di 45 minuti per arrivare a Cala Napoletana. Partiamo esattamente da sotto il Memoriale di Giuseppe Garibaldi, allestito nell’ex Forte Arbuticci. Da qui iniziamo il sentiero che ci condurrà alla spiaggia. Scarpe da ginnastica comode, tanta acqua e partenza di mattina presto: queste sono le 3 cose da tenere a mente se si decide di intraprendere il percorso. La camminata di per sé non è difficile, senonché in alcuni punti bisogna prestare un po’ di attenzione al dislivello. Dopo 3 chilometri percorsi i mezzo alla vegetazione, circondate dal profumo intenso di mirto ed elicriso, arriviamo e scopriamo una caletta intima e semi-deserta. A fare da sfondo a questa insenatura naturale dal mare color smeraldo ci sono rocce e scogli rosati; anche qui il contrasto cromatico è notevole. La vista ripaga di tutta la fatica, ve lo possiamo assicurare.

Se vi piacciono questi tipi di percorsi immersi nella natura selvaggia, c’è un’altra escursione che vogliamo segnalarvi. Poco distante da Cala Napoletana si trova una delle spiagge più belle e note di tutta la Sardegna: Cala Coticcio. Qui il sentiero è decisamente più impervio ma assolutamente fattibile. Questa volta noi non abbiamo fatto in tempo a vederla ma ci torneremo di sicuro!

Il panorama di Cala Napoletana a Caprera, vista dall'alto
Le rocce granitiche di Cala Napoletana - Caprera
Il sentiero per raggiungere Cala Napoletana

 

Cala Serena – Caprera

Poco più in basso (geograficamente parlando) rispetto a Cala Napoletana, si trova una piccola caletta lunga 60 metri, situata in una baia riparata, contornata solamente da scogli e vegetazione. Alle sue spalle si apre uno scenario altrettanto affascinante: le dune dell’arenile si specchiano nella palude salmastra ai loro piedi. Anche questa spiaggia è piuttosto solitaria; il percorso di 15-20 minuti per raggiungerla scoraggia i più pigri che ripiegano sulla poco distante Cala Garibaldi. Noi vi consigliamo di proseguire. Gli americani l’hanno addirittura definita la “spiaggia più romantica al mondo”, pensate un po’! Non sappiamo dirvi quanto sia vero però a noi è piaciuta davvero molto, tanto che abbiamo deciso di tornarci una seconda volta nella stessa settimana.

La palude salmastra di Cala Serena – Caprera

Cala Conchiglia – Caprera

L’ultimo giorno invece preferiamo scegliere una spiaggia facile da raggiungere, così ci spingiamo verso l’estremità meridionale di Caprera. Anche qui il colore del mare non delude: ad accoglierci c’è una distesa azzurra che sfuma in un intenso blu cobalto, da cui affiorano scogli isolati. Essendo poco affollata Cala Conchiglia è il luogo ideale per trascorrere una giornata all’insegna del relax e della spensieratezza.

Cala Conchiglia a Caprera- Arcipelago della Maddalena
Cala Conchiglia – Caprera

Tante altre spiagge meravigliose si trovano sulle altre isole dell’Arcipelago e si raggiungono esclusivamente via mare. Ci sono diverse possibilità per arrivarvi; queste vi vengono offerte comodamente al porto di La Maddalena. Qui potrete acquistare i biglietti per delle mini-cruise giornaliere, dove vi verrà servito anche il pranzo a bordo. Costano meno e sono molto comode in caso abbiate poco tempo a disposizione, però francamente noi non le consigliamo. A nostro avviso il modo migliore di muoversi è noleggiare un gommone/motoscafo con skipper (soluzione valida nel caso in cui non disponeste di patente nautica) che vi accompagnerà in un tragitto personalizzato e con le tempistiche da voi richieste.

Cala Granara & Cala Corsara – Spargi

Entrambe poste nella parte meridionale dell’isola, Cala Granara e Cala Corsara sono le 2 spiagge più famose di Spargi. Due angoli di paradiso con sabbia chiara e impalpabile e un’acqua incredibilmente trasparente. Questo è il paradiso per gli amanti dello snorkeling. Noi non ce lo facciamo ripetere due volte; ci tuffiamo con le maschere e registriamo qualche filmato subacqueo con la GoPro. Ovviamente qui non ci sono servizi; anche questo fa parte della bellezza disarmante e selvaggia dell’isola. Sappiate quindi che conviene portare con sé tutto il necessario per la giornata che trascorrerete fuori.

Cala Granara – Isola di Spargi
Cala Granara - Isola di Spargi
L'acqua di Cala Granara a Spargi
Snorkeling a Cala Granara - Isola di Spargi
L'acqua di Cala Granara - Spargi

 

Spiaggia del Cavaliere – Budelli

Ci spostiamo verso la parte nord-orientale dell’isola di Budelli. I colori ci suggeriscono subito che ci troviamo di fronte ad una piccola oasi paradisiaca. Sabbia bianca finissima, acqua celeste e trasparente e tantissimi pesci che vivono fra gli scogli adiacenti alla costa. Dietro la spiaggia si trova uno stagno popolato da diverse specie avifaune come germani reali, folaghi, aironi, garzette che nidificano soprattutto in primavera. Se potete, visitate questa caletta incontaminata in bassa stagione, quando non è presa d’assalto dai turisti e si può goderne in tutta tranquillità.

Spiaggia del Cavaliere - Budelli
Spiaggia del Cavaliere - Budelli

 

Spiaggia Rosa – Budelli

Circumnavigando l’isola e scendendo verso la parte sud-orientale dell’isola di Budelli invece, c’è una delle spiagge più belle di tutto l’Arcipelago: la spiaggia Rosa. Così chiamata per il colore caratteristico della sua sabbia, dovuto ai frammenti dei gusci di un piccolo microrganismo unicellulare che vive nelle praterie di posidonie poco distanti. Questi si sono depositati a riva con il moto ondoso e con l’influenza degli agenti atmosferici, creando una distesa rossiccia unica al mondo. Oggi, per tutelare la bellezza di questo paesaggio, questa spiaggia è diventata un’area protetta e interdetta ai bagnanti infatti può essere vista e fotografata solo da lontano.

Spiaggia Rosa – Isola di Budelli

Porto della Madonna tra Razzoli, Spargi e Santa Maria

Le chiamano anche le “piscine naturali” e sono un’area delimitata fra 3 isole dell’Arcipelago. Già dal nome si capisce che qui l’acqua ha un colore indescrivibilmente azzurro. L’imbarcazione ci lascia proprio a ridosso di questo specchio d’acqua chiara e limpida, da dove decidiamo di tuffarci per fare uno dei bagni più belli di sempre. I pesci ci nuotano attorno: è un’esperienza chiaramente indimenticabile.

L’indomani facciamo ritorno a Palau. Il nostro volo ci aspetta all’Aeroporto di Olbia. Anche questo viaggio volge al termine, lasciandoci con centinaia di nuove fotografie e ricordi da metabolizzare.

Torniamo presto. Nel frattempo continuate a viaggiare con noi! Per rivivere i nostri racconti ci trovate sempre su Instagram, Facebook e Twitter .

Per ulteriori informazioni vi rimandiamo al sito ufficiale di Sardegna Turismo, in cui potrete scoprire tante altre cose interessanti su quest’isola meravigliosa. Vi auguriamo buon viaggio!

 

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Alghero, Stintino, Castelsardo: 3 dei borghi più belli in Sardegna

Se siete capitati qui è perché state probabilmente pensando di partire per una vacanza in Sardegna. E magari siete indecisi sulle mete da segnare nel vostro itinerario, giusto? Don’t worry, ci pensiamo noi a schiarirvi le idee!

Mettetevi comodi e leggete fino in fondo questo articolo perché stiamo per presentarvi 3 località sulla costa nord-occidentale che non potete proprio perdere!

Nel nostro on the road sardo abbiamo toccato diverse tappe sul litorale nord-ovest di questa magica isola. Le prime 3 che vi presentiamo sono Alghero, Stintino e Castelsardo: 3 borghi (uno catalano, uno marinaro e l’altro medievale) ognuno con le proprie peculiarità, le proprie tradizioni, la propria storia. L’unico minimo comune denominatore è il mare turchese che si perde di vista all’orizzonte, tanto bello da togliere il fiato.

Qui in basso c’è il video che riassume le nostra esperienza. Iscrivetevi al canale Youtube se non volete perdere i prossimi!

Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo

Allora, siete pronti?

Iniziamo! La prima tappa del nostro viaggio è Alghero, una città che è stata segnata profondamente dal dominio catalano-aragonese del Trecento, non solo nelle architetture di stampo gotico ma anche nella parlata degli abitanti stessi. Proprio per questo viene chiamata anche Barceloneta o piccola Barcellona. Gli influssi spagnoli si riconoscono subito in tanti degli edifici religiosi presenti in città: nella Cattedrale di Santa Maria, nella tardo-rinascimentale Chiesa di Sant’Anna, nella Chiesa di San Michele con la sua cupola ottagonale rivestita di maioliche policrome. Tutt’intorno vicoli stretti, muri gialli e tetti rossi. Essendo situata nella Riviera del Corallo, Alghero è nota proprio per il corallo, infatti ospita moltissimi negozi di artigianato, specializzati nella lavorazione di questa risorsa preziosa. La nostra sosta qui è breve ma intensa. Ci fermiamo per assaggiare un po’ di pane carasau, poi ci rimettiamo in marcia verso l’entroterra della pianura della Nurra.

Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo
Istantanea di Alghero a mezzogiorno (SS)
Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo

 

Stintino

Il viaggio prosegue e ci spostiamo a nord. A 45 km da Alghero raggiungiamo Stintino. Un piccolo comune in provincia di Sassari che affaccia sul Golfo dell’Asinara, situato nell’estremità nord-occidentale dell’isola. La sua fondazione risale a poco più di un secolo fa, precisamente quando nel 1885 il Governo Italiano decise di trasformare l’isola dell’Asinara in una colonia penale, sfrattando effettivamente le famiglie che vi abitavano. Queste allora si insediarono nell’attuale promontorio di Capo Falcone, fondando in seguito il borgo marinaro di Stintino. Oggi il comune è un centro turistico molto frequentato, con una storia legata alla pesca del tonno e alle attività ittiche in generale. A pochi passi dal porto si trova il Museo della Tonnara che preserva l’identità di Stintino raccontando e tratteggiando le vite dei pescatori. Attrezzi, vecchi articoli di giornale, abiti usati durante la mattanza e riproduzioni di imbarcazioni sono solo alcuni dei cimeli custoditi in questo spazio espositivo nuovo, aperto a Giugno 2016.

Ma Stintino è famosa per le sue sue spiagge di indiscutibile bellezza, immerse nella natura incontaminata e selvaggia.

Spiaggia La Pelosa – Stintino
La Torre della Pelosa – Stintino

Prima su tutte la “spiaggia della Pelosa” che è stata decretata una delle spiagge più belle d’Italia e d’Europa. Sabbia bianca finissima, mare cristallino e fondale basso. Un vero paradiso a giusto 5 km dal centro di Stintino. Uno scenario quasi caraibico se non fosse per i ginepri e la macchia mediterranea che la circondano. Qui soffia spesso il maestrale, ciononostante il mare è sempre calmo grazie alla barriera naturale formata dai faraglioni di Capo Falcone, dall’Isola Piana e dall’Asinara.

Attenzione però: da quest’anno sono entrate in vigore delle misure a tutela della salvaguardia dell’arenile. Sarà infatti necessario portare con sé delle stuoie da usare sotto l’asciugamano, pena il rischio di sanzioni (anche molto salate). Inoltre sono state installate diverse fontanelle lungo le passerelle in legno che invitano i bagnanti a sciacquare i piedi prima di andarsene, sempre con l’intento di evitare la dispersione di sabbia.

Qual è l’icona della Pelosa?! Indubbiamente l’isolotto in lontananza su cui si erge la torre aragonese del 1578, alla quale la spiaggia deve il suo nome. Noi decidiamo di raggiungerlo a nuoto per poter ammirare la torre da vicino, in tutti i suoi 10 m di altezza. E ci portiamo anche le maschere: non possiamo perdere l’occasione di osservare la fauna marina che popola il fondale di questo mare azzurrissimo. Nuotare insieme ai pesci è sempre un’esperienza meravigliosa, soprattutto per chi ama fare snorkeling come noi.

Vi avvisiamo però che questa spiaggia, specialmente in alta stagione, è sempre molto affollata. Il momento della giornata migliore per vederla è alle prime luci del mattino, quando il sole sorge da dietro l’Asinara. Ci proviamo anche noi, così ci svegliamo all’alba e ne approfittiamo per fare colazione nel bar della spiaggia che a quell’ora è deserta e tutta per noi.

Snorkeling a La Pelosa di Stintino
La torre aragonese della Spiaggia "La Pelosa" a Stintino
Spiaggia La Pelosa a Stintino
Selfie subacquei a La Pelosa di Stintino

 

Subito oltre la spiaggia, il paesaggio comincia a farsi più aspro e la sabbia lascia spazio agli scogli e ai ciottoli. Si scorge una caletta incantevole, “La Pelosetta”, decisamente più tranquilla rispetto alla precedente. Qui però vi consigliamo di munirvi di scarpette subacquee perché il fondale è un po’ più accidentato.

Spiaggia della Pelosetta – Stintino
“La Pelosetta” dal Promontorio di Capo Falcone all’alba – Stintino

I giorni successivi ci spostiamo nuovamente per vedere anche altre spiagge. E “Le Saline” sembra proprio fare al caso nostro. Essendo il litorale molto più lungo (circa 1 km), qui la spiaggia è decisamente meno affollata e più vivibile. Il mare azzurro e dalle trasparenze uniche si riversa su una distesa di sassolini di color bianco madreperla misto a frammenti di quarzo. Anche qui, alla nostra sinistra, fa capolino una torre: è una delle tante torri de armas costruite nel XVI secolo, utilizzate per presidiare le coste sarde. Alle spalle della costa, notiamo subito uno stagno: è lo Stagno delle Saline, una zona popolata da diverse specie di uccelli protetti

Nota positiva è che qui il parcheggio è ampio e gratuito e quindi non si riscontra difficoltà nel posteggiare l’auto.

La spiaggia di quarzo bianco di “Le saline” a Stintino
I muri di pietra delle case a Stintino

Nuraghe di Unia

Nuraghe di Unia -Stintino (SS)

Sulla strada provinciale che collega Stintino a Porto Torres, si trova il Nuraghe di Unia, una delle costruzione erette dalle popolazioni sarde fra il 1500 e il 500 A.C. La zona della Nurra è ricca di testimonianze nuragiche come questa. Dobbiamo ammettere però che trovarlo non è affatto semplice. La segnaletica è scarsa e il nuraghe si trova in una proprietà privata a cui si giunge tramite una stradina sterrata, delimitata da muretti a secco. I locals comunque sono sempre disponibili a darci indicazioni precise, così presto riusciamo a raggiungerlo. Affascinante come tutti i nuraghe, peccato per lo stato di abbandono in cui versa. Merita comunque una visita se vi capita di essere in zona.

Castelsardo

Castelsardo – veduta del borgo medievale

A 60 km verso est da Stintino ci dirigiamo verso Castelsardo, terza ed ultima tappa del nostro viaggio lungo la costa nord-occidentale. Lo individuiamo in lontananza arrivando in auto, mentre affrontiamo il saliscendi che ci porta su’ e giù per le colline. Un piccolo borgo medievale, uno fra i più belli in Sardegna e in Italia, arroccato su uno sperone roccioso a picco sul mare. Il paese sorge sul promontorio dell’Anglona, proprio al centro del Golfo dell’Asinara ed è una vera fucina di tradizioni folkloristiche, storia e cultura. Casette dai colori pastello, profumo di pesce che proviene dai ristorantini e negozi di artigianato tipico sardo che popolano le vie interne. Il litorale, fatto per lo più di scogliere di trachite rossa, offre scorci imperdibili. Noi infatti ne approfittiamo per scattare tantissime foto. Impossibile non innamorarsi di Castelsardo al primo istante.

All’inizio questo borgo era conosciuto come Castel Genovese: una roccaforte con mura fortificate, costruita in una posizione strategica dai Doria nel 1102. Dopo la conquista spagnola in Sardegna, il nome mutò in Castel Aragonese. Il nome attuale arrivò solamente nel 1796, sotto il dominio della dinastia sabauda.

Decidiamo di vederlo al tramonto, percorrendo la passeggiata che conduce al vecchio centro storico e ammirando il sole scendere dalla terrazza della Cattedrale di Sant’Antonio Abate. Una chiesa in stile gotico-rinascimentale che vi consigliamo di visitare, al cui fianco si innalza la famosa torre campanaria con cupola maiolicata. Uno degli scenari più suggestivi di sempre. Procediamo poi tra le salite ripide del centro, tra trattorie di cucina tipica sarda e anziane signore sedute fuori dalla porta della loro casa che ci salutano con la mano.

Da visitare vi segnaliamo il Castello dei Doria, costruito nel XII secolo, che ospita il Museo dell’Intreccio Mediterraneo. Un luogo che mantiene vivo il ricordo delle tecniche dell’intreccio dei cestini e di altri utensili della vita quotidiana, tradizione locale che rischia l’estinzione. Da qui, grazie alla posizione rialzata del castello, in giornate limpide si riesce addirittura ad intravedere la Corsica.

Istantanea di Castelsardo con lo smartphone
Foto ricordo a Castesardo
Il suggestivo tramonto a Castelsardo (SS)
Un buon bicchiere di “Cannonau di Sardegna” al tramonto e si riparte!

E’ ora di ripartire. Davanti a noi ci sono ancora tanti bei chilometri da macinare. La prima metà del viaggio finisce qui e si risale in auto alla volta delle mete successive per esplorare altri luoghi. Ma questa è un’altra storia.

To be continued…

Per ulteriori informazioni. vi rimandiamo al sito ufficiale di Sardegna Turismo, in cui potrete scoprire tante altre cose interessanti su quest’isola meravigliosa. Vi auguriamo buon viaggio!

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Fregola risottata con gamberi, cozze e calamari [ricetta sarda]

La fregola o fregula è un formato di pasta tipico della Sardegna. Il nome proviene dal termine latino “ferculum” ovvero briciola. Essa viene lavorata a mano per sfregamento o rotolamento della semola in un grosso catino di coccio fino al formarsi di piccole palline di impasto. La sua peculiarità sta nel venir fatta essiccare e poi tostare in forno, fasi in cui acquisisce un sapore del tutto unico.
Se vogliamo, possiamo pensarla come un cous cous italiano, che vanta origini millenarie. Potrebbe essere una replica di una piatanza portata dai Fenici, dai Punici e dai Cartaginesi oppure un prodotto autoctono regionale: su questo non c’è alcuna certezza. Le prime testimonianze concrete però risalgono al X secolo D.C.
Preparare la fregola è un vero rituale collettivo e casalingo. Si pensi che a Tempio Pausania, nel XIV secolo, i mugnai avevano redatto uno statuto in cui si erano accordati di produrre questa pasta dal lunedì al venerdì, in quanto l’acqua nel fine settimana veniva utilizzata per scopi agricoli.
Nel tempo la fregola è divenuta uno dei piatti più apprezzati della cucina sarda, specialmente nella zona del Campidano. La tradizione prevede che venga quasi sempre accompagnata da frutti di mare, bottarga o comunque altri prodotti provenienti dall’attività ittica locale.
Io l’ho provata durante il mio ultimo viaggio in Sardegna e qui ve la presento con gamberi, cozze e calamari. Un primo piatto regionale che, se fatto con ingredienti di ottima qualità, regala un sacco di soddisfazione.
Un consiglio che vi do è quello di sfumare la fregola con del vino bianco, magari un buon Vermentino di Gallura. Poi cuocetela “risottandola”, ovvero continuando a mescolarla e ad allungarla con il brodo fino a cottura ultimata. Questo espediente la renderà cremosa e ricca di gusto.
Ora tocca a voi provarla!


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Fregola risottata con gamberi, cozze e calamari [ ricetta sarda ]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
La fregola è uno dei piatti tipici della Sardegna ed ha una storia millenaria. Di solito viene accompagnata da sughi di pesce e cotta esattamente come un risotto per esaltarne cremosità e gusto. In questa versione ve la presento con gamberi, cozze e calamari. Ecco come prepararla con ingredienti di qualità e in pochi semplici passi!
Author:
Tipo di ricetta: Sardegna, Ricette Regionali, Primi Piatti
Dosaggio: Per 6 persone
Ingredienti
  • 500 g fregola sarda tostata
  • 1 kg cozze
  • 400 g calamari già puliti
  • 6-8 gamberi
  • ½ bicchiere di Vermentino di Gallura
  • 200 g passata di pomodoro
  • 2 spicchi d'aglio
  • ½ cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 litro di acqua (per il brodo)
  • 1 mazzetto di prezzemolo fresco
  • olio evo, sale & pepe q.b.
Procedimento
  1. Preparate il brodo: pelate la carota, mondate il sedano e la cipolla. Ponete una pentola su fiamma media e riempitela con acqua, le verdure pulite in precedenza e i gamberi lavati. Lasciate sobbollire per 15-20 minuti.
  2. Mettete da parte i gamberi lessati.
  3. Pulite bene le cozze eliminando il bisso, poi sciacquatele sotto acqua corrente. In una padella fate rosolare 2 spicchi d'aglio con un filo d'olio evo, versateci le cozze e coprite con un coperchio. Una volta aperte, rimuovete le cozze dalla padella e aggiungeteci i calamari, precedentemente lavati e affettati, facendoli cuocere per pochissimi minuti.
  4. Ponete un tegame a fondo largo sul fuoco, una volta scaldato versateci la fregola tostata e sfumate subito con il vino bianco.
  5. Aggiungeteci la passata di pomodoro e continuate a mescolare la fregola, allungandola di tanto in tanto con il brodo (proprio come un risotto).
  6. A fine cottura, aggiungeteci i calamari, le cozze e i gamberi.
  7. Aggiustate di sale e pepe, se necessario. Condite con un filo d'olio extravergine e completate con il prezzemolo tritato.


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Gnocchetti sardi con crema di zucchine e pomodorini confit

Avete mai provato i malloreddus? Il nome cambia a seconda della zona: nel Sassarese sono chiamati cigiones o ciciones, nel Logoduro macarones caidos o macarones de punzu mentre nel Nuorese cravaos. Molti di noi li conoscono semplicemente sotto il nome di gnocchetti sardi, perché hanno una forma a conchiglia che somiglia a quella degli gnocchi. In realtà sono un formato di pasta tipico sardo, fatto solamente con semola rimacinata di grano duro e acqua. Un tempo le massaie modellavano i malloreddus con il cosidetto “ciuliri”, una sorta di canestro in paglia che permetteva di dare la tipica forma rigata e incavata alla pasta. Oggi si utilizza un apposito strumento in legno che rende la superficie degli gnocchetti sardi porosa e ruvida, perfetta per trattenere sughi di qualsiasi tipo.
I più famosi sono i malloreddus alla campidanase, ricetta che li vede conditi con un ragù di salsiccia, pecorino e zafferano, come vuole la tradizione. In Sardegna è proprio così che li ho assaggiati e posso solo dire che sono una bontà garantita!
Io però ve li propongo in una versione vegetariana e gourmet, realizzata utilizzando i prodotti freschi dell’orto che in questo periodo è in piena attività. Allora ecco i miei malloreddus con crema di zucchine profumata la basilico, pomodorini confit e scaglie di ricotta salata. La particolarità di questo piatto è che i pomodori vengono cotti in forno a bassa temperatura per un tempo prolungato, avendo dunque modo di essiccare, caramellare e acquistare un sapore agrodolce davvero gustoso. Il tocco finale della ricotta salata sarda aggiunge quel tocco sapido che ci vuole per completare la delicatezza delle zucchine.
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Gnocchetti sardi con crema di zucchine e pomodorini confit
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
I gnocchetti sardi o malloreddus sono un piatto tipico della Sardegna e vengono preparati con soli 2 ingredienti: semola di grano duro e acqua. In questa ricetta vengono conditi con una delicata crema di zucchine al basilico, pomodorini confit e ricotta salata sarda grattugiata. Una rivisitazione in chiave vegetariana e gourmet, preparata con i prodotti freschi dell'orto e dal fresco sapore estivo.
Author:
Tipo di ricetta: Ricette Regionali, Pasta fresca
Dosaggio: Per 4 persone
Ingredienti
  • 400 g semola rimacinata di grano duro
  • 1 cucchiaino di sale
  • 200 ml acqua tiepida
  • ½ kg pomodorini ciliegini
  • sale, zucchero, olio evo, origano secco e basilico greco q.b.
  • 4 spicchi d'aglio
  • 3 zucchine verdi
  • qualche foglia di basilico
  • 50 g ricotta salata sarda
Procedimento
  1. Preparate i pomodorini confit iniziando col tagliare a metà i pomodorini.
  2. Disponeteli i pomodorini su una placca da forno, con la superficie tagliata verso l'alto.
  3. Conditeli con sale, olio, zucchero, origano secco, basilico greco e 2 spicchi d'aglio tagliati sottilmente.
  4. Fate cuocere i pomodorini in forno statico a 150°C per circa 2 ore.
  5. In una ciotola, amalgamate semola di grano duro con acqua e un cucchiaino di sale.
  6. Continuate ad impastare vigorosamente su una spianatoia fino a quando otterrete un impasto liscio ed elastico. Fate riposare l'impasto a temperatura ambiente per una decina di minuti.
  7. Sulla spianatoia leggermente infarinata ricavate dei cordoncini di impasto e tagliate degli gnocchi larghi circa 1 cm.
  8. Con l'apposito strumento in legno, modellate i malloreddus e man mano che sono pronti, trasferiteli su un vassoio ad asciugare.
  9. Ponete una grossa pentola di acqua sul fuoco e attendete che raggiunga il bollore.
  10. In una padella posta su fiamma bassa, fate rosolare 2 spicchi d'aglio insieme ad un filo d'olio evo.
  11. Aggiungeteci le zucchine tagliate a rondelle, salate a piacere, poi copritele con un coperchio e fatele cuocere qualche minuto.
  12. Frullate le zucchine insieme a qualche foglia di basilico, un cucchiaio d'olio evo e ad un mestolo di acqua di cottura della pasta, fino a renderle una crema.
  13. Gettate i malloreddus nell'acqua bollente e salata e fateli cuocere per pochissimi minuti.
  14. Scolate la pasta al dente e fatela saltare nella padella con la crema di zucchine.
  15. Guarnite con qualche pomodorino confit e con una spolverata generosa di ricotta salata grattugiata.

 

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Crumble di pesche alla lavanda

Mai provato a cucinare con la lavanda? Anch’io ero scettica all’inizio, lo ammetto. Potrebbe sembrare un esperimento rischioso. In realtà, se utilizzata nella giusta dose, questa pianta può essere una valida risorsa e trovare largo impiego in cucina.
Ad esempio sta benissimo nei dolci, se ne possono ricavare sciroppi e infusi ed è ottima per dare un tocco in più ai piatti salati. A casa ne avevo un pacchetto, acquistato al Lavandeto di Arquà Petrarca che ho deciso di sfruttare per aromatizzare un crumble. Tra l’altro le pesche si sposano proprio bene con la lavanda.
Prima di tutto, sapete cos’è un crumble?
E’ un dolce della tradizione anglosassone e irlandese, il cui nome deriva dal sostantivo “crumb”, briciola appunto. Questo dolce infatti prevede uno stato di frutta caramellata ricoperto da grosse briciole di impasto burroso e friabile che una volta cotto dà vita ad un dessert amatissimo nell’Europa del Nord. Nasce nel dopoguerra, in epoca di razionamento alimentare, ovvero quando nelle case gli ingredienti a disposizione erano decisamente pochi e c’era bisogno di farsi bastare quel poco che si aveva. Facendo di necessità virtù, gli inglesi contribuirono ad arricchire il proprio patrimonio dolciario con un dessert tutt’oggi molto famoso.
La variante che vi propongo oggi, con il suo gusto delicato, strizza un occhio all’estate e si prepara all’ultimo momento. Servitelo tiepido con il gelato. Vedrete: sarà difficile resistere!


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Crumble di pesche alla lavanda
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Pesche morbide e succose all'interno e una crosticina croccante al profumo di lavanda in superficie. Un crumble insolito dal gusto delicato e adatto all'estate, che si prepara in soli 15 minuti. Servito tiepido con una pallina di gelato diventa assolutamente irresistibile!
Author:
Tipo di ricetta: Dessert, Crumble, English Baking
Dosaggio: Per 6 porzioni
Ingredienti
  • 450 g pesche nettarine
  • 2 cucchiaini di amido di mais
  • 2 cucchiai di sciroppo d'acero
  • 1 cucchiaio di sciroppo di lavanda
  • il succo di ½ limone
  • 130 g farina"00"
  • 50 g farina di riso
  • 80 g zucchero
  • 1 cucchiaino di fiori di lavanda essiccati
  • 80 g burro freddo
  • 1 pizzico di sale
Procedimento
  1. Tagliate a spicchi le pesche ed unitevi lo sciroppo d'acero, lo sciroppo di lavanda, l'amido di mais e il succo spremuto del limone.
  2. Mescolate e lasciate macerare le pesche per 15 minuti.
  3. Nel frattempo, in una ciotola, unite le farine, lo zucchero, il pizzico di sale ed il burro freddo tagliato a cubetti. Amalgamate con le punte delle dita fino a formare delle grosse briciole.
  4. Aggiungetevi anche i fiori di lavanda essiccati.
  5. Disponete le pesche in una teglia da forno e cospargetene la superficie con il crumble alla lavanda.
  6. Cuocete in forno preriscaldato in modalità statica, a 180°C per 40 minuti.
  7. Servite il crumble tiepido con una pallina di gelato.

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New York Cheesecake ai frutti di bosco

Un fondo biscottato burroso, una crema liscia e setosa al profumo di vaniglia, agrumi e cannella e un tripudio di confettura e frutti di bosco freschi in cima: è sua maestà, la New York Cheesecake! Uno fra i classici dessert che vengono esposti quotidianamente nelle coloratissime vetrine delle bakery americane.
Un dolce della tradizione statunitense, sontuoso e ricco di gusto.  Nella variante che vi propongo, la ricotta sostituisce il cream cheese (mi perdonino i puristi!) per un risultato dal sapore delicato ma irresistibile!

I CONSIGLI PER UNA PERFETTA NEW YORK CHEESECAKE

  • La quantità di burro va calibrata a seconda del tipo di biscotto utilizzato: se utilizzate dei frollini tipo “digestive” potrebbe volercene un po’ meno, in caso di biscotti secchi un po’ di più. Il composto alla fine deve risultare umido e compatto.
  • La ricotta conferisce un sapore delicato e una texture cremosa alla crema ma nulla vieta di utilizzare il classico formaggio spalmabile oppure il mascarpone. L’importante è che siano tutti di buona qualità: una buona materia prima fa decisamente un buon dolce.
  • Per capire quando la cheesecake è cotta, provate a scuotere delicatamente lo stampo: l’esterno deve risultare sodo mentre il centro deve essere molto morbido e traballare come un budino. E’ quello il momento di estrarre il dolce dal forno. Si assesterà poi in fase di raffreddamento.
  • Per essere tagliata e gustata al meglio consiglio di lasciare raffreddare la cheesecake a temperatura ambiente e poi di riporla in frigo per almeno 2 ore (ancora meglio per tutta la notte). Mangiata fredda dà il meglio di sé.
  • Il topping è una scelta libera: potreste usare i frutti di bosco, frutta tropicale, cioccolato, panna montata e chi più ne ha, più ne metta! Certo è che i frutti rossi ora sono maturi e di stagione e quindi completano qualsiasi dolce alla perfezione.

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New York Cheesecake ai frutti di bosco
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Un fondo biscottato burroso, una crema liscia e setosa al profumo di vaniglia, agrumi e cannella e una cascata di confettura e frutti di bosco in cima: è la New York Cheesecake. Uno fra i dessert più classici esposti nelle vetrine delle bakery americane. Nella variante che vi propongo, la ricotta sostituisce il cream cheese per un risultato dal gusto delicato, cremoso e irresistibile. Il dolce ideale da servire al termine di una fresca cena estiva!
Author:
Tipo di ricetta: Dessert, American Baking, Cheesecake
Dosaggio: Per 8-10 porzioni
Ingredienti
  • 300 g biscotti secchi
  • 150 g burro
  • 500 g ricotta vaccina
  • 100 g zucchero
  • 3 uova intere
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • la scorza grattugiata di un limone biologico non trattato
  • 200 ml panna fresca
  • 1 cucchiaio di farina "00"
  • 100 g confettura di lamponi
  • 300 g frutti di bosco misti (more, lamponi, mirtilli)
  • qualche foglia di menta per decorare
Procedimento
  1. Inserire i biscotti nel boccale di un mixer munito di lame in acciaio e azionare la macchina fino a ridurre i biscotti in polvere.
  2. Fondere il burro in un pentolino e amalgamarlo ai biscotti tritati.
  3. Versare il composto all'interno di una tortiera con cerchio apribile, foderata in precedenza con carta forno.
  4. Pressare il composto sul fondo e sui lati dello stampo e poi riporre il fondo biscottato in frigo.
  5. In una ciotola capiente versare la ricotta, lo zucchero, la cannella in polvere, la scorza di linone grattugiata e l'estratto di vaniglia, poi dare una rapida mescolata con una frusta.
  6. Unire le uova alla crema di ricotta, aggiungendone una per volta e avendo cura che la precedente sia stata completamente assorbita prima di rompere la successiva.
  7. In ultimo, aggiungere la panna e la farina e amalgamare il tutto per ottenere un composto liscio e omogeneo.
  8. Versare la crema all'interno del fondo biscottato.
  9. Cuocere in forno statico preriscaldato a 170°C per circa 60 minuti. Per capire se la cheesecake è cotta, osservare che sia gonfia, dorata in superficie e leggermente "traballante" al centro.
  10. Lasciare raffreddare il dolce per almeno 2 ore o anche per tutta la notte in frigorifero.
  11. Distribuire la confettura in cima e guarnire con i frutti di bosco e qualche foglia di menta.

New York Cheesecake
New York Cheesecake

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La New York Cheesecake si conserva ben coperta in frigo per 2-3 giorni. E’ anche possibile congelare la torta già porzionata. All’occorrenza sarà sufficiente estrarre la quantità di fette necessarie poche ore prima di essere consumate.

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Plumcake al cacao e cuore di cocco

Ricordate i “bounty”? Sì, quei famosi cioccolatini dall’involucro di cioccolato al latte e un ripieno dolce e cremoso al cocco. Io ne andavo letteralmente pazza da bambina. Erano il must dell’estate, l’unico problema era che era difficile limitarsi a mangiarne solo uno. Dopotutto si sa: cocco e cioccolato, una combo perfetta!
La ricetta che vi propongo oggi è una di quelle che impazzano nel web e che meritano decisamente di essere provate almeno una volta. E dal momento che si tratta di una torta che ricorda il sapore di questi cioccolatini, potevo non realizzarla?! Un avvolgente impasto al cacao racchiude un ripieno goloso al cocco dando vita ad un plumcake buonissimo, che si scioglie in bocca da quanto è soffice. Non serve neanche vi dica che è stato spazzolato in meno di 48 ore.
Pochi ingredienti per un dolce adatto ad una merenda sfiziosa o a una colazione parecchio “self-indulgent”. Fetta dopo fetta, la bontà di questo plumcake vi conquisterà, ne sono certa.
Come sempre, vi lascio qualche consiglio per una riuscita ottimale:
  • Montate a lungo il burro insieme allo zucchero; questo passaggio conferirà al plumcake maggior sofficità e morbidezza. Se il burro dovesse non essersi ammorbidito abbastanza, aggiungetevi qualche cucchiaio di rum.
  • La panna nell’impasto dona una texture compatta ma molto umida, per questo vi consiglio di preferirla. Nel caso in cui voleste ometterla, potete tranquillamente sostituirla con il latte.
  • Il ripieno al cocco avrà una consistenza che tende a sbriciolarsi. Versatelo nello stampo e compattatelo con il dorso di un cucchiaio, cercando di creare un cilindro centrale in modo tale che ogni fetta avrà il proprio cuore cremoso.

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PLUMCAKE AL CACAO E CUORE DI COCCO
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Un sofficissimo impasto al cacao racchiude un ripieno goloso di cocco dando vita ad un plumcake buonissimo, che si scioglie in bocca e che ricorda il sapore dei famosi cioccolatini "bounty". Difficile resistere a una seconda fetta!
Author:
Tipo di ricetta: Dolci da colazione, Merenda, Plumcakes
Dosaggio: Per uno stampo da plumcake di 25 cm
Ingredienti
  • PER L'IMPASTO AL CACAO:
  • 100 g burro morbido
  • 160 g zucchero
  • 4 uova + 1 tuorlo
  • 230 g farina "00"
  • 35 g cacao amaro
  • 100 ml panna fresca (oppure latte intero)
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 2 cucchiai di rum
  • 30 g gocce di cioccolato per decorare
  • PER IL RIPIENO AL COCCO
  • 150 g farina di cocco
  • 1 albume
  • 100 ml di panna fresca
  • 1 cucchiaino di amido di mais
  • 80 g zucchero
Procedimento
  1. PER IL RIPIENO AL COCCO: in una ciotola capiente unire la farina di cocco, lo zucchero, l'amido, la panna liquida e amalgamare il tutto con un cucchiaio.
  2. Montare a neve e incorporare l'albume nell'impasto al cocco; una volta pronto mettere il ripieno da parte.
  3. PER L'IMPASTO DEL PLUMCAKE: separare i tuorli dagli albumi.
  4. Montare gli albumi a neve e mettere da parte.
  5. Montare il burro morbido insieme allo zucchero fino a quando diverrà bianco e spumoso. Aggiungere il rum e i tuorli d'uovo, uno alla volta.
  6. Setacciare la farina e il cacao.
  7. Alternare le polveri alla panna (o latte) e mescolare il composto fino a quando sarà ben amalgamato.
  8. In ultimo, incorporare delicatamente gli albumi dal basso verso l'alto, facendo attenzione a non smontare il composto.
  9. Versare metà dell'impasto al cacao nello stampo da plumcake (precedentemente foderato con carta forno).
  10. Distribuire il ripieno al cocco, compattandolo con un cucchiaio.
  11. Coprire con la seconda metà di impasto al cacao, livellare la superficie e decorare con le gocce di cioccolato.
  12. Cuocere il plumcake in forno preriscaldato a 180°C, in modalità statica, per 45 minuti.
  13. Una volta cotto, fare raffreddare il dolce su una gratella prima di sformarlo e tagliarlo a fette.

 

Il plumcake al cacao e cuore di cocco si conserva ben coperto in frigo per 2-3 giorni.

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Madrid: 15 cose da non perdere nella capitale della movida

Quanto ci è piaciuta Madrid?! Difficile esprimerlo a parole. Diciamo solo che sono bastati pochi giorni per farci coinvolgere totalmente dall’atmosfera madrileña, lasciandoci con il desiderio di tornarci al più presto.

Una città ricca sotto molteplici punti di vista, da quello culturale a quello architettonico; famosa in tutto il mondo per l’arte, le tapas, il flamenco e i churros ovviamente. Una città dove il calore della gente è tangibile e che non manca nel farti sentire il benvenuto sin dal primo istante.

Nel mare magnum delle possibilità esplorative offerte dalle guide turistiche, abbiamo pensato di scrivere questo articolo per segnalarvi in sintesi cosa vedere, dove fermarsi a mangiare e pure dove scattare qualche fotografia instagrammabile (che non guasta mai!).

State dunque organizzando un viaggio in terra spagnola e non avete ancora preparato alcun itinerario?

Che siate amanti dell’arte, dell’architettura oppure foodies a caccia di locali in cui fare qualche scatto memorabile, ecco qui 15 cose assolutamente imperdibili di Madrid che non potete farvi scappare la prossima volta che capiterete in città!

1. Plaza Mayor

Plaza Mayor – la piazza più famosa di Madrid
Plaza Mayor è in cima alla lista delle cose da vedere almeno una volta a Madrid. La vita spagnola si concentra qui, in questa piazza porticata dalla pianta rettangolare, contornata da bar e ristoranti che la animano e la rendono il cuore vivo e pulsante della città. Conosciuta all’inizio sotto il nome di Plaza de Arrabal, con l’avvento della dinastia asburgica il nome mutò in quello attuale e iniziarono i primi lavori di ristrutturazione. Dal XVII secolo Plaza Mayor ha visto il susseguirsi di corride di tori, canonizzazioni, incoronazioni ed esecuzioni pubbliche, diventando il centro politico e sociale dell’intera Madrid. Se fate attenzione, noterete subito la moltitudine di elementi di interesse artistico presenti nella piazza; fra questi spiccano la statua equestre di Filippo III (posta esattamente al centro) la Casa de la Panadería (facilmente riconoscibile per la parete affrescata, allegoria dello zodiaco) e l’Arco de Cuchilleros (l’arco più importante fra i 9 che danno accesso a Plaza Mayor).

2. Museo del Jamón

Calle Mayor 7 ( www.museodeljamon.com)

Open: 8.00-24.00

Un posto sicuramente molto caratteristico a Madrid è il Museo del Jamón, giusto giusto a due passi da Plaza Mayor. Si chiama museo, in realtà è un negozio con più punti vendita sparsi nella città che attrae orde di turisti per le centinaia di prosciutti appesi al soffitto che sono esposti nel locale. Una vista decisamente insolita che non può che far spalancare la bocca dalla meraviglia. Gli amanti del prosciutto adoreranno questo posto: se ne possono infatti trovare di diversi tipi (incluso il classico jamón ibérico) e con diversi range di prezzo. Ed è pure low-cost: basti pensare che i bocadillo de jamón, semplici ma davvero buoni, vengono a costare tra 1 e 2.50 €, un prezzo del tutto conveniente!

3. Mercado de San Miguel

Mercado de San Miguel
Bicchieri appesi al Mercado de San Miguel
Pasteis de nata-dolcetti portoghesi
Una delle 30 "tiendas" del Mercado de San Miguel
Dettagli al Mercado de San Miguel
Mercado de San Miguel

Plaza de San Miguelwww.mercadodesanmiguel.es

Open: [Domenica-Mercoledì: 10.00-24.00 / Giovedì-Sabato: 10.00-2.00]

Sapevamo già prima di partire che una tappa obbligata sarebbe stata di sicuro il Mercado de San Miguel, uno dei mercati più antichi e belli di tutta Madrid. Quello che non immaginavamo è che ci saremmo tornate altre due volte nei giorni successivi. Al suo interno si trova veramente di tutto e di più: oltre 30 tiendas vendono i più famosi prodotti tipici spagnoli e non solo: dal jamón ibérico alla paella, dalle patatas bravas alla tortilla, dalla cerveza (la birra locale) alla sangría. Insieme a questi, alcuni locali offrono anche delle interpretazioni gourmet dei piatti tradizionali. Ma ci sono anche una pescheria, un fruttivendolo, una macelleria e persino una fioreria. Mercado de San Miguel è uno di quei luoghi iconici di Madrid, sempre pieno di turisti e locali che si mescolano nelle ore di punta per passare qualche ora in compagnia, ordinando qualche tapas (porzione ristretta) o raciones (porzioni più abbondanti).

4. Mercado de San Ildefonso – Malasaña

Area food al Mercado de San Ildefonso.
Tapas bar al Mercado de San Ildefonso
Interno del Mercado de San Ildefonso
Dettagli al Mercado de San Ildefonso
Area food del Mercado de San Ildefonso
Area food del Mercado de San Ildefonso

Calle de Fuencarral, 57 www.mercadodesanildefonso.com

Open [Domenica-Giovedì: 12.00-24.00 / Venerdì & Sabato: 12.00-1.30]

Sul modello del Mercado de San Miguel ma allo stesso tempo molto differente è il Mercado de San Ildefonso, un mercato gastronomico moderno, situato strategicamente fra i barrios giovani e frizzanti di Malasaña e Chueca. Si tratta di un concept innovativo dal design industrial chic, distribuito su 3 livelli. Due terrazze, luci soffuse, insegne al neon e installazioni metalliche si mescolano assieme a prodotti tipici provenienti da tutto il mondo, nello stile dei celebri street food market che si incontrano a Londra e NYC. Il tutto condito da buona musica e ottimo cibo. Anche qui, fermarsi per qualche tapas è d’obbligo! E la scelta è davvero molto ampia, dalle arepas venezuelane si passa a diverse specialità asiatiche. Insomma una cucina fusion e moderna che non disattende le aspettative e che vi farà venire voglia di trattenervi a lungo.

5. Plaza de España

Plaza de España

Una fra le piazze principali di Madrid è proprio Plaza de España, situata a solo due passi da Palazzo Reale e dalla quale si innesta la Gran Via. Il pezzo forte della piazza è sicuramente la statua dello scrittore e drammaturgo Miguel de Cervantes (eretta nel 1927) ai cui piedi vi sono altre due statue bronzee che rappresentano i suoi personaggi più celebri, Don Chisciotte e Sancho Panza. Al lato opposto della fontana non si può far a meno di notare l’ Edificio de España, un grattacielo di stampo neobarocco costruito a metà del ‘900, al cui fianco lo stesso architetto fece erigere la Torre de Madrid che attualmente, con i suoi 142 metri d’altezza, è l’edificio in cemento più alto d’Europa. Fra i giardini, lo specchio d’acqua e gli artisti di strada che suonano a qualsiasi ora del giorno, Plaza de España è sicuramente uno dei luoghi per eccellenza della convivialità spagnola, in cui rifuggire dal caos cittadino.

6. La Gran Via

Gran Vía Capital – Madrid city center
Veduta frontale dell’Edificio Metropolis – Gran Vía

Questa enorme strada che collega Plaza de España a Calle de Alcala, concentra in sè uno dei migliori esempi di architettura urbana moderna della capitale. La sua esistenza risale al 1910 e nel tempo è diventata la principale arteria commerciale della città: qui risiedono infatti decine e decine di boutique di lusso e marchi della grande distribuzione. Camminando per le sue vie, a tratti pare di essere stati catapultati dritti dritti a Times Square, specialmente nei pressi di Plaza Callao, da dove svetta il gigantesco edificio marchiato Shwepps. Fra un cappuccino take-away da Starbucks e un salto da Primark, si respira subito aria cosmopolita. Negli anni ’50 la Gran Vía si popolò di sale cinematografiche e di teatri di musical (tutt’oggi visibili), tanto da accreditarsi l’appellativo di “Broadway madrileña”. Da segnalare in particolare, il cinema storico “Cine Capitol”.

7. Azotea Rooftop – Círculo de Bellas Artes

City view from “Azotea Rooftop”
Panoramica di Madrid sull’edificio Metropolis
The Azotea Rooftop in Madrid – Restaurant
Foto ricordo all'”Azotea Rooftop”

Calle Alcalá 42www.circulobellasartes.com

Open: [Lunedì-Giovedì: 8.00am-1.00pm / Venerdì-Sabato: 8.00am-2.30am]

Un punto di vista privilegiato su Madrid è sicuramente quello offerto da questa spettacolare terrazza panoramica che si trova in cima al palazzo che ospita il Círculo de Bellas Artes. Qui sopra si scorgono alcuni pezzi grossi dell’architettura madrileña: fra questi spiccano l’Edificio Metropolis, una struttura in pieno stile liberty realizzata negli anni ’30 del secolo scorso e il Palacio de Cibeles. Se è una giornata limpida, all’orizzonte si riescono ad intravedere persino i rilievi montuosi della Penisola Iberica. Azotea Rooftop offre un cocktail bar, un ristorante e diverse zone relax da cui godere del panorama, in tutta calma. Approfittate di una delle viste dall’alto più belle di Madrid per scattare tutte le fotografie del caso. L’unica pecca è che l’accesso alla terrazza è a pagamento, comunque il costo del ticket è abbordabile e si aggira attorno ai 4 € pro capite.

8. Puerta del Sol

In direzione… Puerta del Sol!

Altra zona molto famosa è la piazza di Puerta del Sol, una piazza semicircolare in cui confluiscono le strade più antiche di Madrid, come Mayor, ArenalAlcalá e Preciados. Il simbolo ufficiale della piazza nonché icona dell’intera città è la statua del “Oso e il Madroño” (dell’orso e del corbezzolo), davanti alla quale non può mancare un selfie o una foto ricordo. Salta subito all’occhio l’edificio principale della piazza che è Casa de Correos, ex-ufficio delle poste, costruito nel 1768 e che ora ospita la sede centrale della Comunidad de Madrid. All’esterno del portone dell’edificio, si trova il “Chilometro Zero”, ovvero il punto esatto da cui inizia la misurazione del network di strade spagnole che partono dalla capitale. Al centro della piazza invece si erge la statua di Carlos III, un omaggio al sovrano che rimodernò Madrid nel XVIII secolo.

9. Chocolateria de San Ginés

                                                                  Chocolate y Churros – photo courtesy by www.globalblue.com

Pasadizo de San Ginés 5, www.chocolateriasangines.com

Open: [h24 – 365 giorni l’anno]

Impossibile trovarsi a Madrid e non fermarsi ad assaggiare almeno una volta i famosissimi “Churros Y Chocolate”. I più buoni li abbiamo mangiati indubbiamente qui, alla Chocolaterìa de San Ginés. Questo locale storico di Madrid è in attività dal 1894 ed è aperto 365 giorni l’anno, 24 h su 24. Le opzioni sono due: si può scegliere fra i “churros” o le “porras” (altro non sono che cilindri di pastella a base di acqua e farina fritti; fra i due cambiano solamente le dimensioni). Per i madrileños questo snack goloso assume diverse valenze: alle volte è la colazione, altre volte è una cura post-hangover, consumata nelle prime luci dell’alba. Vi consigliamo caldamente di prendervi il vostro tempo, sedervi ad un tavolino mentre la folla scorre e godervi i vostri churros pucciati beatamente nella cioccolata calda. Una goduria pazzesca che rischia seriamente di creare dipendenza! Vi abbiamo avvisati, eh!

10. Real Jardín Botánico de Madrid

Real Jardín Botánico de Madrid
Tulipani in fiore
Fiori di ciliegio
Fioritura della magnolia
Narcisi in fiore al giardino botanico
Padiglione Villanueva
Real Jardín Botánico de Madrid

Plaza de Murrillo – http://www.rjb.csic.es/jardinbotanico/jardin/

Open: [ Maggio-Agosto: 10.00-21.00/Aprile & Settembre 10.00-20.00/Marzo & Ottobre: 10.00-19.00/ Novembre-Febbraio: 10.00-18.00 ]

Il nostro itinerario ha subito una variazione nel momento in cui abbiamo saputo che il Parco del Buen Retiro sarebbe stato chiuso per tutta la durata della nostra permanenza in città. Allora abbiamo pensato di vedere il giardino botanico di Madrid: un altro polmone verde situata in pieno centro, poco distante dalla zona di Paseo del Prado e dai musei. Oltre 30.000 specie di piante e arbusti, alcune importate da Asia, Australia e America, sono coltivate e conservate in un’area di circa 8 ettari. Fu fondato da Ferdinando VI nel 1755 e progettato dagli architetti Francesco Sabatini e Juan de Villanueva. Al suo interno, oltre alle due serre, è degno di nota il Pabellon Villanueva, una struttura che ospita spesso esposizioni artistiche temporanee. Se potete, visitatelo in primavera, proprio quando il Real Jardín Botánico de Madrid dà il meglio di sé: tulipani, magnolie, narcisi e camelie sono in piena fioritura e si fanno apprezzare in tutta la loro straordinaria bellezza.

11. Le gallerie d’Arte

Veduta di Venezia del Canaletto
"Morte di Sofonisba" di Giambattista Tiepolo
Museo Tyssen-Bornemisza

Madrid è considerata una delle capitali dell’arte europea. La zona di Paseo del Prado (un tempo era un fiume che ora ha lasciato spazio ad un enorme viale) non a caso viene chiamata “Triangolo dell’Arte”, proprio perché i musei principali sono tutti raggruppati nella stessa area. Bisognerebbe spendere ore all’interno di ciascuno di essi per poterli apprezzare nella loro interezza. Cosa interessante da tenere in considerazione è che l’accesso a tutti e tre i musei è gratuito in determinate fasce orarie, che vi indico qui sotto. Tendenzialmente in questi momenti la coda all’ingresso diventa molto più scorrevole rispetto al resto della giornata perciò c’è da approfittarne!

  • MUSEO NACIONAL DEL PRADO : Paseo del Prado [lun-sab 10.00-20.00/ dom 10.00-19.00].                                  Ingresso gratuito [lun-sab 18.00-20.00/ dom 17.00-19.00]

Il Prado è indubbiamente il museo di pittura spagnola più completo al mondo. Oltre ai famosissimi “Las meninas” di Velázquez e “La maya desnuda”di Goya, si trovano molte altre opere di artisti di provenienza spagnola fra cui El Greco, Sorolla, Ribera, Zurbarán e Murillo. In particolare a Goya è dedicata un’intera sala in cui sono esposte le sue “Pinturas Negras”, una serie di tele dai toni scuri e dalla pennellata rapida e informale. Fra gli 8600 quadri e le 700 sculture custodite nel museo, una parte considerevole è adibita al Rinascimento italiano e alla scuola fiamminga fra cui spiccano i nomi di Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Rubens e Rembrandt.

  • CENTRO DE ARTE REINA SOFIA, Calle de Santa Isabel 52 : [merc-sab + lun 10.00-21.00 / dom 10.00-19.00] Ingresso gratuito [merc-sab + lun 19.00-21.00 / dom 13.30-19.00]

Sede dell’arte moderna e contemporanea, il Museo Reina Sofia è famoso in tutto il mondo per ospitare “El Guernica” di Pablo Picasso, una di quelle opere da sindrome di Stendhal. Fermatevi ad osservarla bene, in tutta la sua tensione drammatica, in tutta la sua forza rappresentativa. Nelle altre sale troverete tantissime altre opere fra cui alcune che portano la firma di artisti del calibro di Mirò, Dalì e Juan Gris.

Aperta al pubblico nel 1992, questa pinacoteca custodisce la preziosa collezione privata dell’omonimo Barone Hans-Heinrich Thyssen-Bornemisza.  L’esposizione permanente ripercorre la storia dell’arte mondiale, dai dipinti medievali europei all’arte contemporanea del XX secolo. Un museo da non sottovalutare e che grazie alla sua completezza permette d’avere una visione d’insieme di ciò che fino a prima si era studiato solamente sui libri.

12.El Brillante” – i migliori bocadillo de calamares di Madrid!

Plaza Emperador Carlos V, 8 – www.barelbrillante.es

Questo locale, situato giusto a lato del Centro de Arte Reina Sofia è l’ideale per una sosta, specialmente dopo aver visitato il museo. Ha fama di essere il locale che fa i migliori bocadillos de calamares, considerati una fra le specialità più apprezzate di Madrid: filoncini di pane tagliati a metà e farciti con calamari fritti, caldi e croccanti. Un’esplosione di gusto, da assaporare sul posto o anche “para llevar” ( da portar via ). Ogni morso è un’iniezione di gioia!

13. Stazione di Atocha

Stazione di Atocha
Glorieta Carlos V , s/n 28045 – link al sito
Dall’esterno, potrebbe sembrare una semplice stazione ferroviaria, in realtà la Stazione di Atocha è molto di più. I lavori di ristrutturazione del ’92 hanno dato vita ad una struttura più moderna, preservando comunque lo scheletro di ferro e vetro del XIX secolo. Ad oggi infatti il complesso è formato da due stazioni: una nuova che ospita i treni dell’alta velocità e una vecchia, convertita in foresta tropicale dopo l’attentato dell’ 11 marzo 2004. Immergendosi in quest’ultima non pare nemmeno di essere in una stazione eppure in uno spazio di quasi 4000 metri quadrati sono state inserite più di 7000 piante di 400 specie diverse. Qui la vegetazione è rigogliosa in tutte le stagioni, grazie alla temperatura costante di 24°C e al sistema di irrorazione tramite nebulizzatori. Fra il cinguettio degli uccellini e lo scroscio d’acqua della vasca con le tartarughe sembrerebbe di essere stati teletrasportati in una qualche località equatoriale. Un vero e proprio giardino delle meraviglie che vale la pena visitare, anche solo per qualche decina di minuti.

14. Madrid imperiale: Palacio Real, Plaza de Oriente & Plaza de Ópera

Facciata del Palacio Real – Lato Sud

Calle de Bailén – www.patrimonionacional.es

Open: [ Aprile-Settembre: 10.00-20.00 / Ottobre-Marzo: 10.00-18.00 ]

Palazzo Reale è la residenza ufficiale dei sovrani di Spagna anche se in realtà oggi non è abitato ed è riservato unicamente alle cerimonie di Stato e alle visite dei turisti. L’edificio si ispira agli schizzi del Bernini mentre i lavori di costruzione veri e propri vennero affidati a due architetti italiani, Filippo Juvara e Giovanni Battista Sacchetti su iniziativa di Filippo V.

Per evitare lunghe code all’ingresso, è consigliabile acquistare in anticipo i biglietti online. Si possono prenotare visite guidate oppure noleggiare audioguide direttamente sul posto che accompagnano nella visita e illustrano le caratteristiche di ogni sala man mano che si procede.

Oggi la conformazione di Palazzo Reale, con le sue 3000 stanze, assomiglia a quella di molte altre dimore appartenute alle grandi monarchie europee. Oltre all’Escalera Principal (l’enorme scalinata situata all’ingresso), le stanze in cui vi consiglio di soffermarvi più a lungo sono El Salón del Trono, la Real Farmacia e la Cappella Reale. A parte è possibile visitare anche la Real Armería, la Galleria di Pittura e le Cucine Reali.

Se sarete più fortunati di noi, riuscirete anche a intravedere il cambio della guardia, che si tiene ogni mercoledì dalle 11.00 alle 14.00 (tranne nei mesi estivi).

Sul lato est di Palazzo Reale, si trova Plaza de Oriente, una piazza che ospita i giardini di Cabo Naval e diversi cafè prestigiosi, al cui centro sorge una statua equestre di Filippo IV, ideata da Velázquez. Poco più in là, nei pressi di Plaza de Ópera, si erge imponente il Teatro Real, uno dei tempi della cultura spagnola. Inaugurato nel 1850 e dichiarato monumento nazionale, dal 1997 il Teatro Real è tornato ad essere la sede madrileña degli spettacoli d’opera.

Da quest’anno è possibile acquistare un unico ticket che comprende la visita al Teatro Real + Palacio Real al prezzo esclusivo di 15 €. Per ulteriori dettagli, vi rimando al sito ufficiale che vi abbiamo linkato sopra.

 

La vista sul Teatro Real di Madrid & Plaza de Ópera
Plaza de Oriente & Teatro Real
Viale di Plaza de Ópera in piena fioritura

15. La Paella Real

                                                       Paella de marisco – photo courtesy by www.maubelajarapa.com

Calle de Arrieta, 2 [ Plaza de Opera ] – www.lapaellareal.es

Open: 13.00-16.00 / 19.30-22.00

Non è così semplice trovare un posto in cui mangiare una buona paella a Madrid; tradizionalmente infatti questo piatto spagnolo è originario di Valencia. C’è un locale a due passi dal Teatro Real però che vale decisamente la pena provare. A la “Paella Real” si trovano tantissimi tipi diversi di gusti, dalla versione vegetariana a quella di carne. Le specialità della casa però sono la paella de marisco (con i frutti di mare), la paella de bogavante (a base di aragosta) e l’arroz negro (variante della zona con il riso cotto nel nero di seppia). I camerieri portano la paella al tavolo e la servono (direttamente dalla enorme padella in cui è stata cotta) di fronte agli sguardi incuriositi dei clienti. I prezzi si aggirano attorno ai 16-18 € ed è richiesto un minimo di due porzioni per un ordine. Noi abbiamo preso quella de marisco che ci è piaciuta proprio tanto!

 

Ora che avete letto tutto ciò che c’è da sapere, vi va di scoprire gli angoli più interessanti dei barrios madrileñi insieme a noi? Qui in basso trovate il video che riassume la nostra esperienza.

 

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Bicchierini golosi al mango e cocco [ dessert al cucchiaio ]

Ti rendi conto che è arrivato il caldo quando ti svegli e ti accorgi che il termostato della tua camera da letto segna già 27°C. Alle 8.00 del mattino. A Giugno appena iniziato. Ma non un caldo qualsiasi, eh no! Parlo di quel caldo afoso che ti si appiccica addosso, quello in cui l’umidità fa brutti scherzi, quel caldo che è tutto fuorché piacevole!
Allora qui sono 2 le cose che si possono fare: o ci si barrica in casa sotto il condizionatore fino alla fine dell’estate (…e la vedo un’opzione alquanto improbabile!) oppure si cerca di contrastare l’afa con ogni mezzo e in ogni modo possibile.
Infatti in estate le mie alleate sono tanta frutta e verdura ma quando ho voglia di concedermi uno sfizio opto sempre per un dessert freddo e che si prepara senza il dispiego di troppe energie.
Ecco allora che mi sono inventata un dolce cremoso, intrigante e dai profumi esotici che richiamano la bella stagione.
Quattro strati di pura bontà. Crumble croccante al cocco, avvolgente crema pasticcera al limone, soffice panna montata alla vaniglia e un dolcissimo coulis di mango. Un dolce al cucchiaio ricco di contrasti, che non è solo bello da vedere ma anche buonissimo da mangiare. Un dessert fresco e dal gusto tropicale che si accorda perfettamente con le temperature in aumento e l’estate in arrivo! E che si prepara in solo mezz’ora!
Con i miei consigli (elencati di seguito) e le foto step by step è davvero impossibile sbagliare!
  • IL CRUMBLE: abbiate cura di impastare con le punte delle dita, per il minor tempo possibile in modo da non riscaldare troppo l’impasto. E’ questo il segreto per ottenere un crumble friabile e con una texture molto “crunchy”.
  • LA CREMA PASTICCERA: utilizzate la buccia di un limone non trattato in superficie per aromatizzare la crema ma ricordatevi di rimuoverla a fine cottura. Inoltre tenete in conto di stemperare il composto di uova prima di aggiungerlo al latte caldo: questo passaggio è importante perché impedisce la formazione di eventuali grumi. Per evitare la classica formazione della “pellicina” in superficie, coprite la crema con pellicola “a contatto”, quando è ancora calda.
  • LA PANNA MONTATA ALLA VANIGLIA: montate la panna sempre all’ultimo, nel momento in cui state assemblando il dolce, per evitare che si smonti. Per aromatizzarla, utilizzate un estratto di vaniglia di qualità (o ancora meglio incidete una bacca di vaniglia fresca ed estraetene i semini interni).
  • IL COULIS DI MANGO: verificate di acquistare dei frutti ben maturi, ricchi di sapore e di succo. Se la salsa non dovesse risultare omogenea una volta frullata, passatela attraverso un setaccio a maglia fine per eliminare eventuali residui fibrosi.
Step by step
Crumble al cocco-step by step
Crema pasticcera - step by step
Crema pasticcera - step by step
Panna montata -step by step
Bicchierini al cocco e mango - step by step

Vi ho incuriosito almeno un po’ con questi bicchierini golosi anti-caldo?

Allora presto: salvate la ricetta e mettetevi all’opera. Il salto sensoriale ai Caraibi è garantito al primo assaggio!

5 from 1 reviews
BICCHIERINI GOLOSI AL MANGO E COCCO
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Quattro strati di pura bontà. Crumble croccante al cocco, crema pasticcera al limone, soffice panna montata alla vaniglia e un dolcissimo coulis di mango in cima. Un dolce al cucchiaio bello da vedere e golosissimo da mangiare. Un dessert dal gusto esotico e tropicale che si accorda perfettamente con l'estate in arrivo!
Author:
Tipo di ricetta: Dessert, Dolci al cucchiaio, Frutta tropicale
Dosaggio: Per 6 porzioni
Ingredienti
  • PER IL CRUMBLE AL COCCO:
  • 50 g farina "00"
  • 20 g farina di riso
  • 50 g farina di cocco
  • 60 g burro
  • 60 g zucchero semolato
  • 1 pizzico di sale
  • PER LA CREMA AL LIMONE:
  • 2 tuorli d'uovo
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaio di farina "00"
  • 1 cucchiaio di amido di mais
  • 300 ml latte intero
  • 1 limone non trattato
  • PER LA PANNA ALLA VANIGLIA:
  • 250 ml panna fresca da montare
  • 25 g zucchero semolato
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • PER IL COULIS DI MANGO:
  • 1 mango maturo (400g)
  • 40 g zucchero di canna
Procedimento
  1. PER IL CRUMBLE: inserire in una ciotola tutti gli ingredienti ed impastare con le punte delle dita sino ad ottenere grosse briciole di impasto. Disporre le briciole su una teglia, foderata con carta forno.
  2. Cuocere a 180°C, in forno in modalità ventilata, per circa 15-20 minuti, girando il crumble di tanto in tanto per farlo dorare uniformemente.
  3. PER LA CREMA AL LIMONE: con un coltello dalla lama sottile, ricavare un bel pezzo di scorza di un limone lavato e non trattato, cercando di evitare la parte bianca più amarognola.
  4. Versare il latte in un pentolino e porlo sul fuoco a fiamma bassa, assieme alla scorza di limone.
  5. In una ciotola, sbattere i tuorli con lo zucchero, unire farina ed amido e mescolare bene.
  6. Quando il latte sfiorerà il bollore, prelevare una piccola quantità di liquido per stemperare il composto di uova.
  7. Riversare il tutto nel pentolino, mescolando in continuazione con una frusta fino a che la crema inizierà ad addensarsi.
  8. Rimuovere la buccia del limone e coprire la crema con la pellicola alimentare "a contatto" per poi lasciarla raffreddare.
  9. PER IL COULIS DI MANGO: rimuovere la buccia esterna del frutto, e tagliare la polpa a cubetti.
  10. Trasferire il mango in un pentolino assieme allo zucchero di canna, porlo su fiamma bassa a caramellare per 10-15 minuti.
  11. Una volta cotto, frullare il mango per ottenere una salsa liscia e omogenea.
  12. PER LA PANNA MONTATA ALLA VANIGLIA: con le fruste elettriche, montare a neve ferma la panna insieme allo zucchero e all'estratto di vaniglia e mettere da parte.
  13. Comporre i bicchierini, disponendo uno strato di crumble, poi uno di crema pasticcera, uno di panna montata ed infine uno di salsa al mango.
  14. Conservare i dessert in frigo oppure assemblarli sul momento.

 

I bicchierini golosi al cocco e coulis di mango si conservano in frigorifero per 1-2 giorni. Le varie preparazioni possono essere realizzate con anticipo. I dessert risultano migliori, se assemblati poco prima di essere serviti.

 


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