Corona di panini al latte e panini di farina integrale

“Buono come il pane!” Sì, mai proverbio fu più azzeccato di questo! Il pane è uno degli alimenti alla base della nostra dieta, uno fra i più antichi, fra i più genuini e fra i più apprezzati! Insomma, volete mettere una bella fetta di pane, ancora tiepido, dalla mollica morbida, leggera ed alveolata e dalla crosta dorata e fragrante, cosparsa da una generosa cucchiaiata di marmellata di albicocche? Non ne vorreste proprio una sotto il naso adesso; insomma non vi si è già attivata la salivazione?

Poche cose non mi stanco mai di fare e fra queste c’è proprio il pane! Unire la farina, l’acqua ed il lievito, accarezzare quella massa informe e appiccicosa che poco a poco si trasforma in un impasto elastico e consistente, percepire la porosità del legno del piano di lavoro sottostante, assistere alla magia della lievitazione ed infine lasciarsi pervadere da quell’odore pungente di alcool, prodotto dalla fermentazione. Non c’è dubbio che per me questa attività sia un potentissimo antistress. Altrimenti non mi prenderei la briga di fare tutto a mano e trasferirei tranquillamente gli ingredienti nell’impastatrice. E poi la soddisfazione di addentare un pezzo di pane fatto con le proprie manine dà una soddisfazione incredibile, ve lo garantisco!

Questo in particolare, è un pane che ho fatto e rifatto e che è sempre piaciuto moltissimo! Metà integrale e metà al latte per accontentare proprio tutti! Così morbido che i panini si staccano semplicemente con le mani. Può essere mangiato così al naturale oppure farcito con qualsivoglia farcitura, sia dolce che salata. Relativamente veloce da realizzare, con tempi di attesa non troppo dilatati, il che lo rende la soluzione ideale anche per chi si vuole cimentare con la preparazione del pane ma magari ha poca dimestichezza con i lievitati. Un pane che vale la pena provare insomma! 

 

 

Per l’impasto integrale:

175 g farina integrale

75 g farina manitoba

1 g lievito di birra secco

1 cucchiaino di sale

1 e 1/2 cucchiaino di zucchero o miele

150 ml acqua tiepida

25 g burro morbido o 20 g olio extra vergine di oliva

Per l’impasto al latte:

100 g farina “00”

125 g farina manitoba

1 g lievito di birra secco

1 cucchiaino di sale

1 e 1/2 cucchiaino di zucchero o miele

15 g burro morbido o olio extra vergine d’oliva

150 ml latte intero tiepido

Per guarnire:

mezza tazzina di latte

fiocchi d’avena, semi di sesamo e semi di papavero q.b.

 

1) Procedete iniziando dall’impasto integrale: in una ciotola riunite farine, zucchero, lievito, sale ( avendo cura di versarlo dalla parte opposta della ciotola rispetto al lievito), burro o olio e cominciate ad amalgamare versando poca acqua tiepida alla volta. Trasferite l’impasto su di una spianatoia leggermente infarinata ed impastate vigorosamente per 10 minuti fino ad ottenere un panetto elastico e liscio. Oliate la ciotola e ponetevi l’impasto. Sigillate i bordi con  la pellicola alimentare e lasciate lievitare in un luogo caldo.

2) Procedete allo stesso modo con l’impasto n°2. Amalgamate gli ingredienti, impastate per una decina di minuti e mettete a lievitare per circa 2-3 ore. Gli impasti dovranno raddoppiare di volume.

3) Una volta gonfi, prendete i due impasti e rovesciateli nuovamente sul piano di lavoro. Dividete l’impasto integrale in 10 pezzi uguali, mentre quello al latte in 9. Con ciascun pezzetto di impasto formate delle palline, ripiegando i lembi di pasta su se stessi.

4) Foderate una tortiera del diametro di 24-26 cm con carta forno, poi alternate le palline integrali a quelle al latte, lasciando un po’ di spazio fra l’una e l’altra perché dovranno lievitare ancora. Coprite con un canovaccio umido e fate lievitare il pane una seconda volta per circa 45-60 minuti.

5) Preriscaldate il forno statico a 200°C ( ventilato a 170°C). Spennellate la superficie del pane con poco latte e cospargete i panini integrali con dei fiocchi d’avena mentre quelli al latte con dei semi di sesamo e papavero, così al termine della cottura potrete tranquillamente distinguerli. Infornate per 25-30 minuti. Lasciate intiepidire prima di rimuoverlo dallo stampo.

 

 

 

 

 

 

Questo pane si conserva per 1-2 giorni, se viene riposto all’interno di un sacchetto con chiusura ermetica. Nel caso ve ne avanzasse un po’ di più, potreste tagliarlo a cubetti e tostarlo in forno insieme ad un filo d’olio e ricavarne dei buonissimi crostini, ideali per guarnire una zuppa o una vellutata di verdura.

 


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Zucchine tonde ripiene di cous cous di farro alla mediterranea

Ho voluto salutare l’estate con un’ultima ricetta prima di lasciare il passo alla nuova stagione che sarà fatta di plaid morbidi, tazze di tea bollente, cremose vellutate di legumi e foglie colorate che seguono il turbinio del vento. 

Questa ricetta svuotafrigo è una bomba! L’ho provata l’altra sera e ho voluto scriverla subito per non rischiare di perderla o dimenticarmela. Un vero inno all’estate e alla filosofia dei piatti sani e leggeri! Diciamo che è la variante vegetariana e healthy delle classiche zucchine ripiene; io ho deciso di utilizzare un cous cous integrale di farro che è fonte di fibre e sali minerali e ci ho aggiunto le verdure che avevo a disposizione in casa. Una combinazione davvero gustosa e che non lascia spazio alle rinunce!

Veloce e facile da preparare, questa ricetta si presta ad essere un ottimo piatto unico, un antipasto elegante oppure un’idea originale e sfiziosa per servire un contorno di verdure a chi le verdure non le ama proprio. Le zucchine tonde poi, sembrano fatte apposta per essere farcite e volendo, potete variare il ripieno a seconda dei vostri gusti o della stagionalità degli ingredienti. La variante “mediterranea” delle zucchine ripiene non potrà che conquistare anche voi!

Ingredienti per 6 persone:

6 zucchine tonde

50 g parmigiano grattugiato

150 g cous cous integrale di farro

1/2 cipolla rossa di Tropea

1 carota

1 gambo di sedano

1 zucchina

1/2 peperone rosso

1/2 peperone giallo

qualche foglia di basilico fresco

200 ml brodo vegetale

sale, pepe, olio evo q.b.

 

1) Tritate finemente la cipolla, il sedano e la carota e fateli rosolare in padella con un filo d’olio. Aggiungetevi i piselli freschi, la zucchina tagliata a tocchetti e i peperoni tagliati a listarelle sottili. Sfumate le verdure con un mestolo di brodo vegetale, aggiustate di sale e pepe e lasciate cuocere a fiamma vivace per 10 minuti.

2) Preparate il cous cous: misurate 170 ml di acqua bollente e versateci dentro il cous cous, insieme ad una presa di sale e ad un cucchiaio d’olio. Coprite con un coperchio e lasciate rinvenire il cous cous per 5 minuti. Una volta pronto, sgranatelo con una forchetta.

3) Condite il cous cous con il sugo di verdure ed un filo d’olio evo. Guarnitelo con il basilico tritato finemente e mettetelo da parte.

4) Eliminate la calotta delle zucchine tonde e scavatene l’interno con un cucchiaio. Sbollentate le zucchine per 6-7 minuti in abbondante acqua bollente salata. Estraetele dall’acqua e fatele asciugare su un pezzo di carta assorbente. Foderate ciascuna zucchina con un cucchiaio colmo di parmigiano grattugiato e distribuitelo sul fondo. Disponete le zucchine su di una teglia e passatele in forno sotto il grill per altri 10 minuti.

5) Riempite ciascuna zucchina con il cous cous di farro alle verdure, terminate con una macinata di pepe in cima e decorate con una fogliolina di basilico fresco.

 


 

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Waffles al grano saraceno con miele e frutti di bosco [gluten-free]

Conoscete i waffles? Sono cialde (chiamate anche gaufres) diffusissime in Nord Europa e negli Stati Uniti che si cuociono fra due piastre calde ed intrecciate, leggermente croccanti fuori e morbidissime all’interno, che vengono servite a colazione con sciroppo d’acero e frutta, crema alla nocciola, miele o confettura. Diventano anche un favoloso dessert, se accompagnate da gelato, panna montata e salse varie.

Quali sono le origini di questo dolce? I primi a cuocere impasti di farina fra due piastre di ghisa furono i Greci (obleios), seguiti dai Romani (oblata, ostia). Nel Medioevo l’ostia divenne famosissima in Belgio e cominciò ad essere chiamata Gaufre ( che in francese antico significa “dolce al miele a forma di nido d’ape). Nel periodo di Carnevale veniva preparato in segno di buon auspicio e buona fortuna.  In seguito, ogni città cominciò a contendersi la miglior ricetta e le cialdiere ( fer à gaufre) iniziarono a riportare lo stemma araldico della casata nobiliare reggente. Poi in America nel 1850 gli schiavi vennero liberati e in Europa ci fu la necessità di sostituire la melassa di canna da zucchero, che divenne irreperibile. Così si cominciò ad estrarre lo zucchero dalla barbabietola: uno zucchero duro, croccante e lucido. Il Principe di Liegi chiese al suo pasticcere di fiducia di preparare un dolce per il matrimonio della figlia che fosse un emblema della città e che allo stesso tempo includesse una delle novità dell’epoca: venne allora sostituito il miele con lo zucchero e nacque quello che ancora oggi è conosciuto come il Waffle di Liegi, uno dei dolci più apprezzati del Belgio. 

A parte la storia affascinante che si cela dietro la nascita di questo dolce, i waffles sono davvero squisiti. Quello che vi propongo è un twist, una variante al classico dolce belga. Un impasto gluten-free col carattere del grano saraceno, la dolcezza del miele e la bontà dei frutti di bosco freschi e leggermente aciduli. Avete presente la famosa torta di grano saraceno altoatesina, sì quella con la marmellata di frutti rossi e quel delicato profumo di cannella? Ecco, questo waffle ne ricorda molto il sapore!

Ormai il mio brunch o la colazione del weekend non conoscono altro protagonista. E’ quello che preparo quando ho poco tempo ma ho voglia di concedermi uno sfizio. E’ il mio comfort food. E’ il dolce che subito mi fa sentire a casa. Non conosco nulla di meglio di un waffle tiepido e una tazza di caffè rovente per iniziare meglio la giornata, davvero.  La felicità è nelle piccole cose, è qui.

 

 

Ingredienti per 4 porzioni:

120 g farina di grano saraceno

80 g farina di riso

2 uova medie

80 g zucchero di canna fine

50 g burro ( oppure 40 ml olio)

1 cucchiaino colmo di lievito per dolci

1 cucchiaino di cannella in polvere

190 ml latte intero

250 g frutti di bosco misti (more, lamponi, mirtilli…)

miele d’acacia q.b.

1) Rompete le uova e separate i tuorli dagli albumi. Montate i tuorli con lo zucchero, aggiungete a filo il burro fuso (oppure l’olio)

2) Unite ai tuorli montati la farina di grano saraceno, quella di riso, il lievito e la cannella, poi amalgamateli dolcemente al composto. Aggiungete il latte poco alla volta sino ad ottenere una pastella liscia e priva di grumi.

3) Montate gli albumi a neve ferma. Uniteli alla pastella con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto.

4) Preriscaldate la piastra per i waffles, seguendo le istruzioni della vostra cialdiera. Una volta ben calda, versate qualche cucchiaio di composto per ciascun waffle, richiudete la piastra e attendete qualche minuto. Quando i waffles saranno dorati, rimuoveteli con una paletta in legno. Guarnite ciascun waffle con una manciata di frutti di bosco freschi ed una generosa colata di miele d’acacia.

 

 

CONSIGLI:

Consiglio di preparare l’impasto la sera prima e di conservarlo in frigo, così avrà modo di prendere più consistenza. La mattina successiva non vi resterà che cuocere i waffles.

I tempi di cottura variano molto da piastra a piastra, potrebbero volerci pochi secondi come pochi minuti. All’inizio fate delle prove per capire come funziona la vostra. Su Amazon se ne trovano molte in commercio, di diverso prezzo e diverso formato.

Se siete intolleranti al latte, sostituite il latte vaccino con il vostro latte vegetale preferito ( quello di mandorla ci starebbe proprio bene in questa ricetta!).

Al posto della farina di grano saraceno, potete variare ed utilizzare quella integrale, di farro, di avena, oppure aggiungere anche del cacao per una versione ancora più golosa! 

 


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Tortini al cioccolato con cuore morbido e gelato alla crema

” La vita è come il cioccolato, è l’amaro che fa apprezzare il dolce.”
                                                         (Xavier Brébion)

 

Amanti del cioccolato, a me! Chi al ristorante, di fronte alla lista dei dessert, non si mai lasciato tentare di fronte al celeberrimo tortino al cioccolato con l’ irresistibile cuore morbido? Io no di certo, anzi rimane tutt’ora il mio preferito e nel tempo ne ho assaggiati diversi, tutti più o meno buoni dove la costante rimaneva quell’interno caldo e cremoso capace di sconvolgerti le papille gustative. Da un po’ me lo preparo in casa e che ci crediate o meno, vi assicuro che è una delle cose più semplici e veloci da realizzare, bisogna solamente prestare un po’ di attenzione alla cottura: se lo cuocete poco resterà attaccato allo stampino, se lo cuocete troppo invece si perderà l’effetto del cuore morbido. Insomma, basta trovare un’equilibrio! Il risultato alla fine lascia senza parole: l’interno è cremoso, leggero ed areato tanto da assomigliare ad un soufflè! Trovate la videoricetta qui sotto e nel mio nuovo canale youtube, di cui vi lascio il link qui di seguito –>> Cinnamon Lover Blog  ( se vi va di iscrivervi, potrete restare sempre aggiornati quando usciranno le prossime!). Così questa volta sarà impossibile sbagliare!

La cosa bella di questa ricetta è che potete prepararla con largo anticipo e conservare i tortini in frigo fino al momento della cottura. Potete addirittura congelarli da crudi e tenerli pronti in caso di qualsiasi evenienza come ospiti improvvisi in arrivo o momenti di sconforto bisognosi di una cura a base di buon cioccolato!

Penso che questo sia il dessert che anche il meno goloso sulla faccia della terra farebbe davvero fatica a rifiutare. Appagante sia alla vista che al palato. Accompagnato da una pallina di gelato alla crema e ad un po’ di ribes, si creeranno dei contrasti caldo/freddo, acidulo/ dolce che renderanno questo dolce il dessert ideale di ogni fine pasto oppure la coccola golosa nei pomeriggi freddi ed uggiosi che si prospettano nei prossimi mesi. Perché ogni tanto, peccare di gola è consentito, specialmente di fronte ad un tortino al cioccolato! Non siete d’accordo con me?

Ingredienti per 4 tortini:

150 g cioccolato fondente al 70% cacao di buona qualità

80 g burro 

70 g zucchero semolato

2 uova medie

25 g farina “00”

burro e cacao in polvere q.b. per foderare gli stampini

gelato alla crema q.b.

qualche rametto di ribes rosso ( facoltativo)

 

1) In un pentolino, unite il cioccolato a pezzetti ed il burro. Fondete a fiamma medio bassa, mescolando costantemente. Lasciate intiepidire.

2) Montate le uova con lo zucchero fino a quando saranno belle gonfie e spumose. Unite il composto di cioccolato alle uova e amalgamate bene gli ingredienti.

3) In ultimo, setacciate la farina ed unitela delicatamente all’impasto.

4) Ungete degli stampini in alluminio e foderateli di cacao in polvere. Suddividete l’impasto nei 4 stampini.

5) Cuocete i tortini al cioccolato in forno statico preriscaldato a 200°C per 10-12 minuti. Fate attenzione, dovranno crescere, formare una crosticina sui bordi ed essere leggermente concavi al centro, se volete che l’interno rimanga morbido.

6) Servite immediatamente, accompagnandoli a piacere con una spolverata di zucchero a velo, del ribes ed una generosa pallina di gelato alla crema.

 

Come vi consigliavo prima potete congelare i tortini da crudi e tenerli in freezer fino al momento dell’occorrenza. Scongelateli un’ora prima dell’utilizzo.

Se ve ne servono più di quattro, raddoppiate o triplicate le dosi secondo le vostre necessità.

 


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Spaghetti alla chitarra al pesto di zucchine

I piatti che mi riescono meglio sono quelli in cui le verdure di stagione diventano le protagoniste indiscusse. Il pesto poi l’adoro, sin da quando ero piccola. Lo puoi preparare in anticipo, lo puoi congelare ed utilizzarlo quando ti serve, ci puoi condire la pasta, l’insalata, lo puoi spalmare su crostini, pizze, focacce o bruschette oppure puoi mangiarlo anche da solo, a cucchiaiate ( e confesso che lo faccio spesso…). Il pesto diventa una salsa originale per dei finger food ad un buffet, è un ottimo compagno di stuzzichini agli apericena ma può essere anche l’arma vincente di un piatto unico. L’ho provato in tanti modi, da quello classico di basilico fresco, a quello di pomodori secchi e mandorle, di peperoni rossi e gialli ed infine l’ultima “new entry”, il pesto di zucchine. Un rivelazione! Un asso nella manica, quando hai tante zucchine da smaltire e poco tempo a disposizione! Le zucchine poi sono un ortaggio versatile, diuretico ed ipocalorico che si presta a tantissime possibilità e varianti. A casa mia è piaciuto parecchio e quando una cosa ci piace, va a finire che la preparo anche 2 o 3 volte alla settimana e che la ripropongo in millemila declinazioni. Dato che è tempo di conserve, ne ho già fatto scorta; il prossimo inverno sarà il mio alleato contro il grigiume e la nebbia della Pianura Padana e mi farà tornare alla mente i profumi e i colori mediterranei dell’estate!

Zucchine, parmigiano grattugiato, mandorle o pinoli e un poco di olio extra vergine buono, pochi ingredienti per un risultato gustoso, delicato e salutare. Un sughetto veloce da abbinare a dei fantastici spaghetti alla chitarra. Un primo piatto green fatto apposta per i pranzi estivi. Provatelo ed innamoratevene anche voi! Fatemi sapere il vostro parere e se avete idee per altri pesti sfiziosi, io sono tutta orecchi! Spread the word … & pesto as well!

 

 Ingredienti per 4 persone:

320 g spaghetti alla chitarra 

450 g zucchine

45 g mandorle o pinoli

10 g basilico fresco (una quindicina di foglie circa)

sale e pepe q.b.

3 cucchiai di olio extravergine di oliva

15 g pecorino grattugiato

15 g parmigiano grattugiato

1 e 1/2 spicchio d’aglio

1) Pulite e tagliate le zucchine a cubetti, poi rosolatele in padella insieme a uno spicchio d’aglio e ad un filo d’olio evo per qualche minuto ( non dovranno cuocere completamente ma prendere semplicemente il profumo dell’aglio).

2) Nel boccale di un mixer inserite le mandorle insieme a mezzo spicchio d’aglio e azionate la macchina fino a ridurre le mandorle ad una polvere sottile.

3) Inserite in seguito le zucchine, il parmigiano, il pecorino, l’olio evo e le foglie di basilico. Aggiustate di sale e pepe e frullate il tutto per qualche istante fino ad ottenere la consistenza di un pesto.

4) Cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata per il tempo indicato sulla confezione. Scolateli al dente.

5) Versate il pesto nella padella, aggiungetevi gli spaghetti e un mestolo di acqua di cottura della pasta e fate saltare per qualche secondo, amalgamando il tutto.

6) Servite subito e guarnite con una macinata di pepe ed un ciuffetto di basilico fresco in cima.

 


 

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Sardegna, alla scoperta del Golfo di Orosei e dell’isola di La Maddalena

“Perché non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte il mare cerca di baciare la spiaggia, non importa quante volte viene mandato via.”

Il profumo intenso del mirto che ti pizzica le narici fino ad entrarti nei polmoni, l’esplosione di colore delle piante di bouganville che s’arrampicano sui muri delle case e dei vicoli, il belare delle pecore al pascolo, il paesaggio brullo e selvaggio di una terra dove non piove quasi mai, i rilievi della catena del Gennergentu che contrastano con l’acqua limpida e cristallina di un mare unico e dalle sfumature iridescenti. Lynn Gordon ha scritto che ” lanciarsi istintivamente in un’avventura e allontanarsi per un po’ dalla propria vita è una straordinaria sensazione di libertà”. E’ vero! Ti fa sentire libero come il vento. Ti arricchisce di ricordi e suggestioni che porterai con te per sempre. Ti cambia, ti fa vedere il mondo con occhi diversi, allarga i tuoi orizzonti e la tua prospettiva, avvicinandoti ad altre culture. Il momento che custodisco gelosamente di questo viaggio è la corsa in auto al tramonto nella campagna sarda, fra stradine sterrate e tortuose delimitate da bassi muretti di ciottoli spigolosi, con la colonna sonora di Life in Technicolor dei Coldplay in sottofondo e la vista del mare all’orizzonte. E’ stato un momento suggestivo, pregno di significato, di emozioni, di libertà. Ero lì e mi sentivo viva come non mai.

La Sardegna è una terra da amare e da scoprire in ogni suo singolo dettaglio e scorcio fiabesco. Vi porto alla scoperta di un itinerario naturalistico che a me ha rubato il cuore, per una vacanza all’insegna del relax, del divertimento e perché no… anche dell’avventura.

COME RAGGIUNGERLA

Due sono le alternative per giungere nell’isola. Il metodo più veloce e diretto è prendere un volo dall’aeroporto più vicino a voi e in circa un’oretta sarete giunti a destinazione.

Il secondo, ed è quello che ho sperimentato l’ultima volta che ci sono stata, è il traghetto. Un viaggio decisamente più lungo ma anche più economico che vi risparmierà la fatica del noleggio dell’auto dato che la starete portando direttamente con voi. Ci sono ben sette compagnie di navigazione fra cui scegliere e che vi condurranno ad uno dei sei porti della Sardegna ( Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres, Arbatax, Santa Teresa di Gallura, Cagliari).

IL GOLFO DI OROSEI

Il Golfo di Orosei prende il nome da Orosei, una piccola cittadina in provincia di Nuoro che dista solamente 2 km dalla costa. Qui il territorio è dominato da vaste pinete, arenili e scogliere calcaree ricoperte da boschi secolari. Per tutelare le variegate flora e fauna del luogo, nel 1998 è stato istituito il Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu. Numerose sono le spiagge e le calette incatevoli che dominano l’intera zona ed altrettante sono le attività da scoprire tra le quali escursioni in barca, trekking, immersioni subacquee, free climbing a picco sul mare, canyoning, mountain bike, bungee jumping, gite all’aria aperta alla scoperta di oasi naturali. Insomma, non manca il brivido per gli amanti degli sport estremi! Nel vicino territorio di Baunei, antico villaggio di pastori e boscaioli non mancano poi gli spunti per le visite culturali: guide specializzate accompagnano gli escursionisti alla visita di ben 120 villaggi nuragici, 20 tombe dei giganti e 5 templi d’adorazione.

Oasi di Bidderosa

Un’oasi vera e propria che custodisce cinque calette da sogno, contenute in un parco di 860 ettari. L’Oasi di Bidderosa è stata posta sotto la tutela dell’Ente Foreste e il patrocinio del Comune di Orosei, dal quale dista solo 13 chilometri. Costituita in gran parte da boschi e macchia mediterranea, comprende fra la sua vegetazione ginepri, pini marittimi, eucalipti e pini d’ Aleppo, fondamentali per il mantenimento dell’ecosistema costiero. L’ingresso, da maggio a fine ottobre, è a numero chiuso ed il ticket costa circa 12 euro per i turisti/ 6 euro per i residenti. Vi si può comunque giungere a nuoto dalla confinante Cala Ginepro, quando c’è bassa marea.

Spiaggia di Bèrchida

Si trova nel territorio di Siniscola e confina con la suddetta Oasi di Bidderosa. La spiaggia a forma di mezzaluna venne nominata la più bella d’Italia nel 2009 e non senza un motivo. Il paesaggio qui lascia davvero senza fiato: sabbia chiara ed impalpabile, acqua chiara e limpidissima, dolci dune sabbiose e colline rocciose sullo sfondo. Un luogo da favola, la meta che ogni viaggiatore vorrebbe raggiungere. Solo natura allo stato brado, pronta ad accoglierti fra i suoi angoli più nascosti ed inesplorati.

Cala Liberotto & Cala Ginepro

La frazione di Sos Alinos ospita le località turistiche di Cala Liberotto e Cala Ginepro: entrambe molto belle, queste due spiagge sono caratterizzate da sabbia fine, fondale basso e scogli di granito rosa che affiorano dall’acqua limpida e cristallina. Abbiamo soggiornato proprio a Cala Liberotto, affittando un appartamento immerso nella Barbagia ma a pochi passi dal mare. L’ho trovato un posticino tranquillo, piccolo ma con ogni genere di servizio e molto adatto alle famiglie. Cala Ginepro invece deve il suo nome all’affascinante pineta di ginepri che la contorna. Meritano entrambe sicuramente una visita, non solo per il mare dalle sfumature uniche ma anche per i stupendi paesaggi dominati dalla macchia mediterranea e per la biodiversità che vi abita.

 

Cala Gonone

Cala Gonone è l’unica frazione del comune di Dorgali ed è una località di cui si ha prova essere stata abitata sin dall’epoca nuragica. Il mare color azzurro contrasta con le aspre montagne del Supramonte. Dal porto di Cala Gonone partono ogni giorno mini crociere giornaliere ed escursioni guidate in gommone per andare alla volta del mare aperto, costeggiando l’intero Golfo di Orosei, ammirandone le falesie calcaree a strapiombo sul mare e l’incontaminata bellezza delle acque limpide del Mar Tirreno. Noi l’abbiamo fatto: all’inizio eravamo incerte ma poi abbiamo deciso di intraprendere una di queste escursioni in mare. Neanche ad immaginarlo, si è rivelata una delle cose più belle mai fatte; abbiamo avuto la possibilità di ammirare dal mare le varie grotte ed insenature, di avere una guida che ci spiegava le caratteristiche delle varie Cale e di poter scendere a fare il bagno in località esclusive e protette, a cui non si sarebbe stato possibile accedere da terra. Quindi sì, ne è valsa la pena e lo consiglierei senza remore. Ho tentato di montare un video di quella giornata ( se volete lo trovate nella mia pagina Facebook). Il centro di Cala Gonone è il tipico borgo marinaro, dotato di ogni genere di servizio, bar, ristoranti con vista, gelaterie, negozietti di artigianato tipico sardo. Per ulteriori info, vi rimando al loro sito ufficiale Cala Gonone.

 

Grotte del Bue Marino

Una delle maggiori attrazioni del Golfo di Orosei nonché una fra le più belle e famose grotte d’Italia. Immancabile la visita alle Grotte del Bue Marino, uno spettacolo della natura formato da due cavità marine a picco sul mare, lunghe 15 km e scavate nelle viscere del Gennargentu. Prendono il loro nome dall’esemplare ormai estinto di foca monaca ( soprannominato “bue marino” in sardo per il suo comportamento e verso simili a quelli del bue) che un tempo vi abitava e vi partoriva i piccoli. Le grotte sono famose anche per le incisioni rupestri risalenti al Neolitico e vi si giunge esclusivamente via mare.

Cala Fuili & Cala Luna

A metà tra i territori di Baunei e Dorgali, queste due calette sono collegate da un impervio percorso fra la macchia mediterranea sarda adatto ai veri amanti del trekking. Cala Fuili è una piccola perla del Golfo di Orosei incastonata fra i rilievi del Gennergentu, avvolta da arbusti di ogni genere, caratterizzata da sabbia bianca mista a sassi alla quale si giunge tramite una romantica scalinata scavata nella roccia . Il panorama da cartolina visibile dall’alto vede la natura selvaggia circondare un mare dall’incredibile color smeraldo.

Cala Luna offre scorci paradisiaci e davvero unici. Davanti un mare caraibico dalle mille sfumature mentre alle spalle la montagna, l’ampia vallata, la palude salmastra, lo straordinario bosco di lecci, corbezzoli e querce e le colorate piante di oleandri in fiore. Non sarà difficile veder spuntare anche gruppetti di capre al pascolo, per uno scenario davvero insolito e bizzarro considerando che ci si trova in spiaggia.

L’affascinante bellezza di queste due cale non è passata inosservata, tanto da essere state scelte come location da film.

 

Le Piscine di Venere

Le piscine di Venere si trovano nel territorio di Baunei, in Ogliastra e devono il loro nome al colore turchese delle loro acque che le rende a tutti gli effetti delle vere e proprie piscine naturali. Si raggiungono solamente in barca ed è il paradiso per gli amanti di snorkeling. Tuffarsi ed essere circondato da una miriade di pesci è un’emozione rara e che vale decisamente la pena provare una volta nella vita. Mi sono gettata dal motoscafo con una semplice maschera e mai mi sarei aspettata uno scenario simile!

 

Cala Mariolu

Cala Mariolu, nel territorio di Baunei, deve il suo nome all’appellativo dato alla foca monaca (mariolo, ladro appunto) perché si dice che rubasse il pescato dalle reti dei pescatori provenienti da Ponza. Questa baia è un vero e proprio angolo di Paradiso, un incanto di colori dal verde acqua marina al blu cobalto, immersa nella natura più incontaminata.  Vi si giunge via mare, l’unica pecca è che purtroppo nei momenti di alta stagione è un po’ affollata, proprio perché è talmente bella che tutti vogliono vederla.

Proseguendo l’escursione, non lasciatevi sfuggire Cala Sisine, Cala Biriola, Cala dei Gabbiani e Cala Goloritzè, affini alle precedenti per caratteristiche ma ugualmente incantevoli.

 

 

“Mi domando che cosa manca alla vita quando in una notte d’estate l’alito delle stelle apre le finestre e vi butta dentro il profumo del mare.”

 

Nel nostro viaggio, abbiamo voluto fare una capatina a nord della Sardegna nel poco tempo che avevamo a disposizione e quindi abbiamo dovuto fare una scelta. Fra le tante bellezze abbiamo scelto di visitare l’isola di La Maddalena. Abbiamo macinato tanti chilometri per giungere nella parte settentrionale ma alla fine i paesaggi in quest’isola hanno ripagato di tutta la fatica.

 

LA MADDALENA

 

L’isola di La Maddalena fa parte dell’Arcipelago di La Maddalena insieme alle altre isole più piccole Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria, Santo Stefano e Razzoli. Nel 1994, L’Arcipelago della Maddalena è stato dichiarato Parco Nazionale per l’incredibile quantità di bellezze naturali da conservare e proteggere. Vi si giunge prendendo il traghetto da Palau e in circa venti minuti ci si ritrova nell’isola. Si viene accolti da un porto davvero carino: velieri, motoscafi e yatch attraccati al molo lasciano il passo ad una distesa di casette colorate arroccate sulle pendici del monte. Proseguendo, oltre il centro, ci si dirige verso le spiagge, numerose e tutte molto belle, fra queste vi racconto delle due che ho avuto il piacere di esplorare.

Spiaggia di Spalmatore

Questa spiaggia si trova nella parte settentrionale dell’isola e si raggiunge tramite la strada panoramica che costeggia il mare. La spiaggia dal fondale basso, sabbia bianca e fine e acqua trasparente è considerata una fra le più belle di tutta La Maddalena.

Baia della Trinità

Davvero imperdibile è la Baia della Trinità: tre calette collegate fra di loro, alle quali si giunge tramite una passerella artificiale in legno. Tutt’intorno una densa vegetazione mediterranea, il paesaggio brullo ed a tratti arido tipico di questo angolo di mondo. Scogli calcarei affiorano dall’acqua e completano lo stupendo paesaggio offrendo scorci dallo strabiliante contrasto cromatico. Un panorama unico e da mozzare il fiato. Un luogo che mi ha lasciato senza parole, uno fra i più magici mai visti prima.

CUCINA SARDA

La cucina della zona dell’Ogliastra, un territorio che si estende lungo il versante orientale della Sardegna, è estremamente variegata. La cucina tradizionale si compone di numerose pietanze dalla storia antica. Fra queste troviamo i malloreddus, ovvero i tipici gnocchetti sardi impastati a mano con semola di grano duro e acqua, conditi generalmente con un sugo di pomodoro e salsiccia. I culurgiònes o culurgiònis (trovate la ricetta nel post precedente), i ravioli ripieni di patate, pecorino e menta, pizzicati a mano sul bordo e con la tipica chiusura a spiga di grano. Immancabile poi è la fregula, una specie di couscous  preparato con semola ed acqua e che viene servita generalmente con sughi di pesce fresco.

Se vi trovate in zona, non fatevi mancare pane carasau, pane pistoccu e pane guttiau, tutte specialità da forno tipiche della zona. E poi le famosissime seadas, due dischi di pasta fritti che contengono un ripieno di formaggio leggermente acidulo, cosparse di miele fuso. Non perdetevi infine le pardulas, chiamate anche casadinas nel nuorese, che sono il dolce tipico del periodo pasquale: dei piccoli scrigni di pasta contengono un ripieno di ricotta, zafferano e a aroma d’arancia. Per quanto riguarda i vini, la Sardegna vanta una storia vitivinicola millenaria d’eccellenza, grazie alla particolare conformazione orogenetica che consente una produzione enologica di elevata qualità. Lasciatevi inebriare dai più celebri come il Cannonau, il Vermentino ed il Malvasia.

 

“Un Viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi.”

 


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Culurgiones, i ravioli sardi ripieni di patate, pecorino e menta

I culurgiònes nascono come ricetta povera della cucina agropastorale sarda della zona dell’Ogliastra. Sono un formato di pasta ripieno tipico della Sardegna, realizzato con ingredienti semplici. La sfoglia di farina di grano duro viene farcita con una farcia a base di patate, pecorino sardo stagionato e menta ed infine la pasta viene condita con un semplice sugo di pomodoro e basilico. La loro tipica forma a mezzaluna si contraddistingue per la chiusura dei bordi, ottenuta tramite pizzicatura, che ricorda l’immagine di una spiga, in sardo detta “Sa spighitta”. Nel tempo si sono diffusi in tutta l’isola e si sono differenziati da zona a zona tanto da aver assunto diversi nomi, tutti più o meno simili: culurgiònes, culurgiònis, culurjònes, culurzònes, culirjònis. Dal 2015 i culurgiones sono stati riconosciuti come prodotto IGP, al fine di garantire ai consumatori la provenienza d’origine e la qualità della materia prima locale. 

Li ho mangiati per la prima volta in Sardegna, la loro terra d’origine.  Assaggiare i prodotti tipici e farsi stravolgere le papille gustative da gusti nuovi è la parte del viaggio che amo di più. Torno a casa con la valigia piena di souvenir “mangerecci” e con la voglia di rifare al più presto i piatti che più mi hanno colpita. Questa volta non sono stata da meno: a parte i chili di pane carasau, ho portato via un bel pezzo di pecorino, di quello loro.  Detto fatto, non appena rientrata ho messo le mani in pasta ma…ehm…mi sono accorta che non era facile quanto pensassi!  Mi ci è voluta almeno una buona mezz’ora per riuscire a capire come maneggiare la pasta e come muovere le mani per ottenere la classica chiusura a spiga di grano. Tanto di cappello a chi lo fa tutti i giorni, perché è proprio un lavoro di precisione e pazienza. Alla fine qualcosa ne è uscito! Un piatto di culurgiònes con un sughetto di datterini, un bicchiere di Cannonau freddo, un leggero alito di vento fra i capelli: alla fine è stato bello poter riassaporare un frammento di terra sarda anche nel giardino casa propria.

 Nella pasta ci sono la storia, la cultura e l’identità regionale di un popolo. Me ne rendo conto ogni giorno che passa. Provo tanta stima per quelle donne che hanno imparano dalle proprie nonne e portano avanti una tradizione, un gesto antico che si tramanda di generazione in generazione e che rivive nelle giovani mani di chi vuole apprendere un mestiere. Se volete cimentarvi anche voi nella preparazione di uno dei piatti più noti della Sardegna (e vi suggerisco calorosamente di farlo perché sono una cosa buonissima!), vi consiglio di dare un’occhiata a questo filmato che mi ha aiutata un po’ a capire da che parte cominciare. Mani in pasta allora!

 

 

Per la pasta fresca:

300 g semola rimacinata di grano duro di grano antico Senatore Cappelli

150 ml acqua tiepida

1 presa di sale

Per il ripieno:

600 g patate dalla pasta gialla

70 g pecorino sardo stagionato

70 g formaggio pecorino fresco oppure ricotta salata di pecora

5-6 foglie di menta fresca (facoltativo)

4 cucchiai di olio extra vergine di oliva

sale e pepe nero q.b.

Per il condimento:

500 g pomodorini ciliegini o datterini

2 spicchi d’aglio

1 cucchiaino di zucchero

qualche foglia di basilico

olio evo, sale e pepe q.b

qualche rametto di timo

1) Versate su di una spianatoia la farina e fate una buca al centro. Versate poco a poco l’acqua tiepida e una presa di sale e cominciate ad amalgamare con le mani. Continuate ad impastare fino ad ottenere un impasto elastico e piuttosto consistente. Avvolgete l’impasto nella pellicola per alimenti e lasciatelo riposare per un quarto d’ora.

2) Occupatevi del ripieno: grattugiate finemente i due tipi di formaggi di pecora e metteteli da parte. Tritate le foglie di menta e fate lo stesso.

2) Lavate e pelate le patate. Tagliatele a pezzettoni e lessatele in acqua bollente salata per 10 minuti. Una volta cotte, estraetele dall’acqua e schiacciatele con uno schiacciapatate. Aggiungete al composto di patate un’abbondante macinata di pepe nero ed un pizzico di sale. Unitevi anche il pecorino, la ricotta salata grattugiati, i cucchiai di olio extra vergine di oliva ed in ultimo le foglie di menta tritate.

5) Tirate la sfoglia piuttosto sottilmente ( di solito arrivo fino alla trafila n° 5 della macchina per la pasta), avendo cura di spolverare sempre con della semola di grano duro fra un giro e l’altro.

6) Con un coppapasta, ricavate dei cerchi di pasta del diametro di circa 8 cm, mettete un cucchiaio di farcia alle patate al centro di ciascun cerchio. Richiudete i culurgiones pizzicando le estremità, dandogli la tipica forma a spiga di grano.

7) Preparate il sugo di datterini: sbucciate gli spicchi d’aglio e tagliateli a fettine sottili. Fateli rosolare in padella insieme ad un filo d’olio evo, unite i pomodorini tagliati a metà e condite con sale, pepe e zucchero. Aggiungete il timo ed il basilico al sugo, coprite con coperchio e lasciate cuocere dolcemente per un quarto d’ora.

8) Cuocete i culurgiones in abbondante acqua salata: quando saliranno a galla, significa che saranno cotti. Uniteli al sugo e saltateli in padella per qualche secondo. Serviteli con ulteriore pecorino grattugiato.

 

” Pane e casu, binu a rasu”- Proverbio sardo

 

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Crostata sbriciolata di ciliegie e ricotta

Da bambina non vedevo l’ora che arrivasse l’inizio di Giugno per un solo motivo: era tempo di ciliegie! Le raccoglievo con i cugini nel giardino della nonna e ho il ricordo di interi pomeriggi passati ad arrampicarci sugli alberi alla ricerca del nostro bottino. Confesso però che la metà delle ciliegie che raccoglievamo non ci arrivava nemmeno al cestino ma finiva dritta dritta nelle nostre pance, mentre l’altra metà la mangiavamo a casa nei giorni seguenti. Sta di fatto che è così ancora oggi: non appena maturano le mangiamo subito e non mi resta mai il tempo di metterle in una torta. Quest’anno, fortuna vuole che sia riuscita a rimediare una cassettina di ciliegie extra a buon mercato e quindi non mi sono lasciata sfuggire l’opportunità di prepararci qualcosa. Mia madre ne ha usate un po’ per fare la confettura ed del resto ne ho fatto il dolce per la colazione della Domenica.

Nell’indecisione fra crostata o crumble, ho scelto la via di mezzo ed ho infornato un ibrido con un risultato davvero niente male! 

Questa crostata è preparata con un croccante ed allo stesso tempo friabile crumble di farina di mais e farcita con una leggerissima crema alla ricotta profumata al miele e cannella e da una pioggia di ciliegie fresche. E’ proprio una di quelle torte rustiche che piacciono a me, quelle che sanno di casa, di merenda d’estate, di famiglia. Una di quelle torte che te le immagini proprio sul tavolo di legno grezzo nella penombra di una cucina di campagna, accanto ad uno strofinaccio a quadretti bianchi e rossi e ad un mazzo di fiori di campo appena colti. Una di quelle torte che aspetti solo che la nonna ti dica: -” E’ pronta la merenda!”- per afferrarne un pezzo e addentarlo all’ombra di un frassino in giardino mentre ti accompagna il sottofondo musicale del canto delle cicale. Proprio come con le ciliegie, una fetta tira l’altra e vi posso giurare che è davvero difficile resistere al profumino invitante di burro che questa crostata emana quando è ancora calda. 

Ingredienti per il crumble al mais:

225 g farina 00

125 g farina di mais fioretto

125 g burro freddo a tocchetti

125 g zucchero semolato 

1 uovo grande

1 pizzico di sale

1 cucchiaino di lievito per dolci

la scorza di un limone non trattato

mandorle a lamelle q.b 

Ingredienti per il ripieno:

250 g ciliegie denocciolate

250 g ricotta vaccina

2 cucchiaini di miele d’acacia

20 g zucchero a velo

1/2 cucchiaino di cannella

 

1) In una ciotola capiente versate le farine, lo zucchero ed il burro freddo di frigorifero. Impastate con le punte delle dita fino ad ottenere un composto sabbioso.

2) Unite il sale, il lievito, la scorza di limone e l’uovo e amalgamate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto piuttosto sbricioloso. Mettetelo da parte ed occupatevi del ripieno.

3) Preparate la crema di ricotta riunendo in una ciotola la ricotta vaccina insieme allo zucchero a velo, il miele e la cannella e mescolate bene.

4) Foderate una tortiera dal cerchio apribile del diametro di 22 cm con la carta forno, poi versateci dentro metà della pasta frolla e compattatela con le mani, distribuendola sul fondo della tortiera.

5) Distribuite la crema alla ricotta sopra alla frolla e poi aggiungetevi uno strato di ciliegie ( già denocciolate). Terminate coprendo la crostata con l’altra metà di crumble avanzato, sbriciolando l’impasto rimasto su tutta la superficie del dolce. Decorate con le mandorle a lamelle a piacere.

6) Cuocete in forno in modalità statica, preriscaldato a 180°C, per circa 50 minuti. Lasciate raffreddare completamente, poi spolverizzate la crostata con zucchero a velo a piacere e decoratela con qualche altra ciliegia.


Le torte con la frutta in questo periodo caldo sono un po’ “delicate”. Vi consiglio di consumare la crostata di ricotta e ciliegie abbastanza in fretta, altrimenti conservatela in frigo, sotto una campana di vetro.

 

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Torta alle carote, cocco e mandorle, glassata al cioccolato fondente

Quanto è bello svegliarsi la mattina e sapere che c’è una torta che è lì, sul tavolo della cucina, che ti aspetta per darti il buongiorno? Io lo trovo stupendo! Specialmente se è una torta al cioccolato. Ti dà tutta la carica che ti serve per alzarti dal letto e affrontare la vita!  A proposito di cioccolato, non conosco miglior medicina per il buonumore di questa miracolosa sostanza ed è risaputo che mangiando un buon cioccolato fondente si sviluppa la serotonina, cosa che sicuramente fa cominciare la giornata con il piede giusto! “La vita è come il cioccolato: è l’amaro che fa apprezzare il dolce”- dice il saggio, ed è vero.  Non possiamo aspettarci che ci siano solo cose belle ma dobbiamo fare l’impossibile per imparare a riconoscerle, ad afferrarle con le mani, a viverle fino in fondo.  Abbiamo l’obbligo verso noi stessi di credere nei nostri sogni e di correre per raggiungerli. Non senza prima aver preso una fetta di torta però!

Quella che vi propongo per addolcire le vostre merende estive è senza latte, senza burro e glutenfree. E’ la torta di carote, cocco e mandorle glassata al cioccolato. L’interno umido e delicato è ricoperto da una golosissima e libidinosa glassa al cioccolato fondente che si scioglie in bocca. Al primo morso è entrata di diritto nella top 10 delle mie torte preferite, tanto che ho saputo subito che sarebbe finita dritta dritta su questi schermi. Una torta così buona non si può fare altro che condividerla!

 A casa mia è finita in un lampo. Poco male comunque perché si prepara in soli 10 minuti in un mixer: tutti gli ingredienti dentro la ciotola ed il gioco è fatto! E’ talmente irresistibile che scommetto che accontenterà anche i palati più esigenti!

Ingredienti per una torta da 8 porzioni:

3 uova medie

300 g carote ( al netto degli scarti)

150 g zucchero di canna

150 g farina di cocco

150 g mandorle spellate e tostate

1 bustina di lievito per dolci

150 g cioccolato fondente ( 70% cacao min o oltre)

100 ml panna fresca da montare ( facoltativo)

1 cucchiaio di cocco rapè per la decorazione

1) Nella tazza del frullatore munito di lame in acciaio inserite le mandorle, precedentemente tostate, insieme allo zucchero di canna e tritatele finemente. Trasferitele in un’altra ciotola e mettetele da parte.

2) Inserite ora le carote nel mixer e tritate finemente anche queste. Unite le mandorle con lo zucchero, la farina di cocco, le uova e il lievito e azionate il mixer per 5 minuti. Il composto che otterrete sarà piuttosto compatto ma è giusto sia così.

3) Trasferite l’ impasto all’interno di una tortiera del diametro di 20 cm, rivestita precedentemente con carta forno, e livellate bene la superficie.

4) Infornate in forno preriscaldato a 180°C in modalità statica per 45-50 minuti. Una volta cotta, lasciatela raffreddare.

5) Preparate la glassa fondendo il cioccolato fondente a bagnomaria; una volta fuso aggiungetevi la panna fresca liquida e amalgamate il tutto. Se non volete utilizzare la panna, glassatela unicamente con il cioccolato fuso. Cospargete la torta ormai fredda con la glassa al cioccolato fino a coprirla interamente. Decorate la superficie con i rebbi di una forchetta e distribuite un po’ di farina di cocco su tutto il bordo.

 

 

 

Conservate la torta di carote, cocco e cioccolato in frigorifero sotto una campana di vetro per 3-4 giorni al massimo. Essendo una torta umida, gustata fredda è ancora più buona.

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Mini quiche di briseè all’olio evo ai piselli, asparagi e ricotta

Ormai penso si sia capito che sono una maniaca di cibo vegetale! Sia chiaro: mi è sempre piaciuto tutto e sono sempre curiosa di sperimentare gusti nuovi però cucinare con le verdure mi dà molta più soddisfazione e alle volte, mi permette di essere anche creativa. Mi vergogno un po’ ad ammetterlo però mi emoziono davanti al banco del fruttivendolo al mercato: i profumi e soprattutto i colori degli ortaggi di stagione hanno il magico potere su di me di restituirmi prontamente il buonumore. Anche l’orto sta riprendendo la sua normale attività e posso giurare che impiegherà buona parte delle mie serate estive nella ordinaria ma necessaria routine di manutenzione. Tuttavia non mi pesa: portare a casa il cestino di verdure fresche tutte le sere, ripaga della fatica e soprattutto di tutte le erbacce sradicate a mano.

Tutto questo preambolo per condividere con voi una nuova ricetta salata a base di….indovinate! Già, verdure! Ho utilizzato gli ultimi asparagi e piselli e li ho messi all’interno di queste mini quiche salate insieme a della ricotta freschissima. La farcia è racchiusa in una pasta briseè integrale all’olio d’oliva, croccante, friabile e davvero squisita ( anche più buona di quella fatta con il burro!). Se volete, nulla vi vieta di fare una torta salata grande anziché la versione monoporzione che vi propongo io oggi; vi basterà solamente prolungare un pochino i tempi di cottura.

Queste mini quiche sono perfette da preparare per un buffet, da servire come antipasto oppure da portarsi dietro ad un picnic sulla spiaggia. Inoltre vi dirò: cambiando il ripieno a seconda della stagione, potrebbero diventare il vostro nuovo must quando avete voglia di cenetta vegetariana. Provatele e fatemi sapere!

Ingredienti per 6 mini quiche:

Per la pasta briseè integrale all’olio d’oliva:

125 g farina tipo 1

125 g farina integrale

70 g olio evo

100 ml acqua fredda

2 pizzichi di sale

Per la farcia di ricotta, asparagi e piselli:

100 g piselli freschi e già sgranati

300 g asparagi verdi 

250 g ricotta vaccina

50 g grana padano grattugiato

un mazzetto di erba cipollina e timo 

1 spicchio d’aglio

1 foglia di salvia

sale, olio evo e pepe q.b.

1) In una ciotola mescolate insieme le farine con il sale, poi fate una buca al centro e versate l’olio e l’acqua freddissima. Impastate con le punte delle dita fino a formare un panetto liscio e compatto. Avvolgete l’impasto ottenuto con pellicola alimentare e riponetelo in frigorifero a riposare per almeno una mezz’oretta.

2) Nel frattempo, occupatevi del ripieno. Pulite gli asparagi, rimuovete l’estremità finale e tagliateli a tocchetti, avendo cura di tenere da parte le punte. Lessate gli asparagi in acqua bollente salata (punte comprese) per 5 minuti, poi scolateli e lasciateli intiepidire.

3) In un pentolino, fate rosolare uno spicchio d’aglio con un filo d’olio evo, poi aggiungete i piselli lavati insieme ad una foglia di salvia, una presa di sale e un mestolo di brodo vegetale. Coprite con coperchio e lasciate cuocere per una decina di minuti.

4) Ammorbidite ora la ricotta con una forchetta, aggiungete un cucchiaio d’olio, il trito di erbe aromatiche, il grana padano e aggiustate di sale e di pepe. Aggiungete alla ricotta anche i piselli e gli asparagi ( tenendo da parte le punte).

5) Riprendete la briseè, stendetela sottilmente con un mattarello e ricavate dei cerchi del diametro di circa 10 cm. Adagiate la pasta negli stampi da tartelletta e fatela aderire bene alle pareti. Farcite ciascuna mini quiche con un paio di cucchiai di ripieno e decoratela con 2 punte di asparago in superficie e qualche rametto di timo fresco.

6) Infornate in forno preriscaldato statico a 180-190°C per 30-35 minuti. Servitele tiepide su un letto di rucola.

  

 

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