Weekend a Napoli – TRAVEL GUIDE [cosa vedere e dove mangiare]

Napoli, città verace e caotica. Una fra le città più antiche d’Europa, il cui tessuto urbano conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. Con le sue vie antiche e strette, inondate sempre da fiumi di persone, fra turisti e locali. Con il suo mercato all’aperto, in cui banchi carichi di pesce e ortaggi freschi si riversano per strada. Con il suo proverbiale traffico, che paralizza la città ma non toglie il sorriso. Con i suoi profumi densi e indescrivibili, che spaziano fra il dolce ed il salato. Con le sue tradizioni folkloristiche, autentiche ed uniche in tutto il mondo. Con i suoi panorami mozzafiato e con l’odore del mare. Una città ricca di contrasti e di bellezza.

COSA VEDERE A NAPOLI

Ammetto che due giorni sono pochi per poter affermare di aver visto Napoli; cercherò quindi di riassumere in questo racconto/guida, i luoghi più significativi che proprio non potete perdervi in caso doveste trovarvi nella città di Partenope!

Spaccanapoli:

Spaccanapoli è l’appellativo dato dai napoletani stessi ad un tracciato che comprende ben sette strade e che divide letteralmente Napoli in due parti. Parte dai Quartieri Spagnoli fino alla zona di Forcella ed è il cuore pulsante e vivo della città: qui arte, storia, cultura, tradizione e sapori della Napoli vera si mescolano e si fondono.

Piazza del Gesù e Chiesa del Gesù Nuovo

La Chiesa del Gesù Nuovo è un esempio più unico che raro di palazzo privato trasformato in edificio ecclesiastico. Fu fatto costruire nel 1470 ed un tempo appartenne ai Sanseverino; in seguito fu donato ai gesuiti che lo fecero ristrutturare nel 1584 e ne lasciarono intatti solo la facciata a bugnato ed il basamento. L’interno della chiesa è di stampo barocco, con pianta a croce greca e suddiviso in 3 navate. Le pareti sono rivestite da sfarzosi marmi policromi e ornate da numerose opere di importanti artisti.

La Piazza prende il nome dall’omonima Chiesa ed oltre a quest’ultima ospita alcuni dei monumenti più famosi di Napoli. Al centro del piazzale, si trova l’Obelisco dell’Immacolata, una guglia marmorea con un ricamo in stile barocco, alla cui cima si trova la statua dorata della Vergine Immacolata, fatta costruire in onore dei gesuiti nel XIII secolo. Sulla piazza si affacciano inoltre il Palazzo Pignatelli di Monteleone che fu residenza del pittore francese Edgar Degas e Palazzo Pandola, caratterizzato da un’architettura tardo-barocca con facciata neoclassica.

Complesso monumentale di Santa Chiara

Comprende Chiesa, Monastero e Chiostro e fu edificato nella prima metà del XIV secolo per conto di Roberto d’Angiò secondo i canoni del gotico medioevale. In seguito ai bombardamenti del 1943, la chiesa venne rasa al suolo; fu poi ricostruita ma perdette parte della sue inestimabile collezione di opere d’arte. Il Chiostro trecentesco contornato da 66 pilastri ed ornato sui quattro lati da affreschi secenteschi è famoso per le maioliche policrome dipinte a mano che si armonizzano con gli elementi circostanti, opera degli artigiani Donato e Giuseppe Massa. Vi lascio il link al loro sito istituzionale per maggiori info, orari di visita e prezzi.

Cappella Sansevero e Cristo Velato

La Cappella, incastonata fra i vicoli di Napoli, è uno fra i maggiori esempi di creatività barocca. Famosa in particolar modo per il Cristo Velato, che viene descritto come una delle opere più affascinanti e misteriose presenti in Italia. La leggenda infatti racconta che il velo di marmo che avvolge il Cristo, sia in realtà un velo in tessuto trasformato in roccia grazie ai poteri del Principe di Sansevero, illustre alchimista. Più verosimilmente lo straordinario velo marmoreo che ricopre il corpo è opera del virtuosismo e dell’abilità scultorea di Giuseppe Sanmartino, lo scultore che ha realizzato il Cristo velato.

Via San Gregorio Armeno

Una fra le vie più caratteristiche, più ricche di folklore, più conosciute di tutta Napoli: è via San Gregorio Armeno. La cosiddetta “via dei presepi”. Essa ospita le numerose botteghe artigiane dedicate all’arte del presepe napoletano. Statuine in terracotta realizzate e dipinte a mano, presepi in sughero, caricature di personaggi celebri, souvenir di ogni genere a partire dai famosi cornetti scaccia-sfortuna. Merita sicuramente una visita in qualsiasi momento dell’anno, per avere l’occasione di toccare con mano un pezzo della storia e delle radici di Napoli.

Napoli Sotterranea

Vi si accede da Piazza San Gaetano in Via dei Tribunali. Una città sotto la città è quella che si può scoprire nel percorso di Napoli sotterranea. I cunicoli inizialmente furono scavati dai Greci quando questi iniziarono ad estrarre il tufo dal sottosuolo per rafforzare le mura della città. In seguito, i Romani allargarono i cunicoli e li modificarono in modo da stiparvi l’acqua piovana, trasformandoli a tutti gli effetti in un acquedotto che venne mantenuto in funzione sino al 1885. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i passaggi sotterranei ospitarono la popolazione durante i bombardamenti. Ben presto, nel dopoguerra, il sottosuolo si riempì di detriti postbellici e si trasformò in una crescente discarica sino a quando si decise di risanare i cunicoli e di metterli a disposizione del grande pubblico e per rendere disponibile un viaggio all’insegna della storia nascosta della città.

Via Chiaia & Via Toledo

Due fra le più famose strade del centro storico di Napoli. Via Chiaia parte da Piazza Trieste e Trento e giunge a Piazza dei Martiri, dalla quale si prosegue per la Riviera di Chiaia. Via Toledo invece è una delle arterie principali della città (lunga 1,2 Km) e congiunge Piazza Dante a Piazza Trieste e Trento. Entrambe considerate le vie dello shopping napoletano per eccellenza, Via Chiaia e Via Toledo ospitano numerosi edifici religiosi e civili oltre ai negozi ed alle boutique.

Galleria Umberto I

La Galleria ha 4 ingressi: Via Toledo, Via San Carlo, Via Santa Brigida e Vico Rotto San Carlo. Venne costruita in soli 3 anni ( 1887-1890) ed in breve tempo divenne il “centro sociale” di Napoli. Qui accadevano i piccoli e grandi eventi della città. Famosa per essere stata il regno dei “sciuscià” per oltre cinquant’anni, la Galleria ha mantenuto tutt’oggi le due principali funzioni per è stata costruita: quella commerciale e quella monumentale.

Piazza Plebiscito & Palazzo Reale

Piazza Plebiscito è la piazza per antonomasia dei napoletani. Attorno ad essa si ergono edifici importanti quali la Basilica di San Francesco di Paola, Palazzo Reale, Palazzo della Prefettura e Palazzo Salerno. Al centro della piazza si trovano le due statue equestri di Carlo III e Federico I di Borbone, costruite dal Canova. Il nome della piazza risale al plebiscito del 21 ottobre 1860 con il quale l’allora Regno delle due Sicilie si univa al Piemonte dei Savoia.

Palazzo Reale fu fatto costruire alla fine del 1500 su volontà dell’allora viceré Don Fernando come reggia per l’arrivo di Re Filippo III a Napoli. Venne progettato dall’architetto Domenico Fontana e poi fu rifinito da Luigi Vanvitelli e Gaetano Genovese. Oltre ai Re di Spagna, ospitò i Re austriaci, i Borbone ed infine i Savoia. Oggi questo gioiello di storia è aperto al pubblico. Imperdibile dunque la visita all’Appartamento storico, la Cappella Reale, i giardini ed il Teatrino di Corte che custodiscono inestimabili capolavori d’arte e preziosi oggetti appartenuti ai membri di ben quattro dinastie di sovrani. Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00, tranne il mercoledì.

Castel nuovo ( Maschio Angioino)

Castel Nuovo o meglio conosciuto come Maschio Angioino ( secondo il termine medievale) è una fortezza costruita nel corso del XIII secolo su commissione di Carlo I d’Angiò, il quale espresse il volere di erigere un castello in una posizione strategica e di guardia. Durante il regno di questo sovrano, il castello divenne un importante centro di cultura, frequentato da artisti e letterati. In seguito, la struttura venne modificata, subendo gli influssi degli Aragonesi prima, dei Borboni poi. Oggi il castello è aperto al pubblico, ospita numerosi eventi culturali ed è anche sede del Museo Civico.

Castel dell’Ovo

Castel dell’Ovo si innalza sull’isolotto di Megaride, che fu il primo approdo dei Greci nel golfo di Napoli. Venne edificato nel 1128 e fu inizialmente adibito a luogo di culto pagano ma in seguito diventò luogo di culto cristiano. Un’antica leggenda attribuisce il nome del castello all’uovo che Virgilio nascose nelle segrete dell’edificio, in segno di buon auspicio e di speranza. Da allora la sorte dell’intera città venne legata a quella del castello e di conseguenza a quella dell’uovo.

I PUNTI PANORAMICI PIU’ BELLI

Vomero – Castel dell’Elmo/ San Martino

Dal piazzale della certosa di San Martino, sulla collina del Vomero, si gode di un panorama stupendo. Da qui si scorgono tutti gli angoli più significativi della città e si ha la vista d’insieme sull’intero Golfo di Napoli sino a raggiungere con lo sguardo l’isola di Capri. Salendo un po’ più in alto, la vista da Castel Sant’Elmo permette di ammirare il lungomare, il Vesuvio e Castel dell’Ovo.

Posillipo -Via Petrarca

Da anni metà di turisti e locali che si fermano lungo la strada per spendere qualche minuto di fronte ad una visuale mozzafiato che si affaccia sul Vesuvio. E’ stata ribattezzata (non a caso) “la Terrazza di Napoli” dai napoletani stessi per la sua posizione dominante, dalla quale si ammira il porto di Mergellina sino a Castel dell’Ovo. Sotto i propri occhi, l’occasione di osservare le magnifiche ville posillipine con le loro discese private a mare, dimore dei più facoltosi disposti a pagare un caro prezzo per una visuale unica al mondo.

Lungomare – Castel dell’Ovo

Castel dell’Ovo è visitabile gratuitamente tutti giorni (9.30-19.30 nei giorni feriali, 9.30- 14.00 nei giorni festivi): salendo le rampe di scale si può godere di un panorama davvero insolito, un punto di vista diverso che dal mare guarda direttamente all’entroterra. La sensazione unica di ammirare la città con i suoi edifici direttamente dal mare stesso.

COME MUOVERSI A NAPOLI

Il modo migliore per visitare Napoli è sicuramente a piedi, armati di tanta buona volontà. Le cose più importanti da vedere sono tutte più o meno vicine fra loro. Il trasporto pubblico comunque è ben sviluppato e copre ogni angolo della città: autobus, metro, funicolare, treno… c’è solo l’imbarazzo della scelta.

La metropolitana

Metro Linea 1 (ANM): attiva tutti i giorni dalle 6.00 alle 23.00. E’ conosciuta come Metro dell’Arte perché è stata costruita in collaborazione con 26 artisti contemporanei. Collega Piazza Garibaldi al Vomero e le fermate intermedie conducono a tutte le zone principali del centro storico di Napoli.

Metro Linea 2 (ANM): attiva tutti i giorni dalle 6.15 alle 23.00. Parte dalla Stazione Centrale Piazza Garibaldi e arriva sino a Pozzuoli, nei Campi Flegrei.

La ferrovia

  • Cumana e Circumflegrea

Queste due linee ferroviarie storiche collegano il cuore di Napoli con i comuni ad ovest della città. Entrambe percorrono la tratta Montesanto-Torregaveta, seguendo però due percorsi distinti. La Cumana affronta un percorso di 20 Km lungo la costa mentre la Circumflegrea percorre 27 Km, spingendosi nell’entroterra flegreo.

  • Circumvesuviana

Questa rete ferroviaria possiede ben 6 linee che collegano il centro di Napoli con i comuni che si sviluppano attorno al Vesuvio. Tutte le linee partono da Napoli Porta Nolana, poi proseguono su tratte differenti. La Circumvesuviana è una fra le reti di trasporto principali, essendo molto utilizzata dai turisti: fra le sue fermate ci sono quelle per gli scavi di Pompei, Ercolano e Sorrento.

La funicolare

A Napoli esistono 4 linee di funicolare che collegano il centro cittadino con i quartieri alti del Vomero, Chiaia e Posillipo. Veloci, pratiche ed efficienti, le funicolari vengono scelte ogni giorno anche da migliaia di napoletani che le preferiscono agli altri mezzi di trasporto. Per info su costi e orari, vi rimando al loro sito.

Il porto

Se si decide di intraprendere delle gite giornaliere presso le isole del Golfo, esiste la possibilità di raggiungere il molo Mergellina ( si trova esattamente di fronte al Castel Nuovo) dal quale partono regolarmente aliscafi per Capri, Ischia e Procida.

DOVE MANGIARE A NAPOLI

Si sa: Napoli è anche e soprattutto buona cucina! Qui sotto vi lascio una breve selezione dei posti che mi sono stati consigliati ed in cui ho avuto il piacere di fare una sosta.

Antica Pasticceria Scaturchio – Piazza S. Domenico Maggiore, 19 ( per la pastiera)

La sfogliatella Mary – Galleria Umberto I ( per le sfogliatelle)

Casa Infante – Via Toledo 258

Gran Caffè Gambrinus – Via Chiaia 1/2 ( per tutta la pasticceria napoletana ma in particolar modo per i babà con la panna)

Pasticceria Poppella – Via Arena della Sanità, 24 ( per il famoso fiocco di neve)

Zia Esterina Sorbillo – Piazza Trento e Trieste, Via dei Tribunali, 53 ( per la pizza fritta)

Ristorante Pizzeria Stella – Via Partenope 2A ( buonissima la pizza, cotta alla perfezione)

Antica Pizzeria da Michele – Via Cesare Sersale, 1 ( solo due pizze disponibili, margherita e marinara)

Taralleria napoletana – Via San Biagio dei Librai, 3 ( per i taralli napoletani)

 

Con questo tiro le somme e concludo (dato che mi sono dilungata fin troppo) aggiungendo che di cose da vedere e visitare ce ne sarebbero parecchie ancora! Vorrà dire che sarà per la prossima visita.

E voi, siete mai stati a Napoli? Avete dei consigli da darmi, luoghi o dettagli che ho tralasciato e che dovrei assolutamente aggiungere alla mia lista? Fatemelo sapere qui sotto con un commento! Alla prossima!


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Linzer Torte [il dolce austriaco delle feste]

Vi sarà capitato sicuramente di assaggiarla almeno una volta nella vita. La Linzer Torte è il dolce austriaco originario della città di Linz, celebre per essere stata la prima ricetta scritta di una torta al mondo. Quest’ultima si trova custodita nella più antica biblioteca monastica del mondo, ad Admont. Un guscio di frolla al grano saraceno, profumata dalle spezie e dagli agrumi ed arricchita dalle note tostate delle nocciole e delle mandorle, racchiude un ripieno avvolgente di marmellata di lamponi o ribes. A metà fra una crostata ed una torta morbida, la linzer torte ha un sapore che conquista al primo morso e che riporta subito alla mente tutti i profumi del Natale e delle feste. 

Quando raggiungo il sud Tirolo per le vacanze non me ne faccio mai mancare almeno una fetta! Mi ricorda l’infanzia, le passeggiate nei boschi, le merende in baita. Una torta rustica, dal gusto semplice ma squisito. L’altro giorno l’ho vista esposta in bella mostra ai mercatini tedeschi a Verona, fra bretzel caldi e strudel chilometrici ed ovviamente non ho saputo resistere! 

La preparerò di nuovo per la colazione della mattina di Natale perché in giornate speciali ci vuole una merenda all’altezza delle aspettative. Così mentre i regali sotto l’albero verranno scartati e la radio intonerà le note gospel di uno fra i brani più classici come ” Oh, Happy Day”, io metterò in tavola questa delizia ancora tiepida.

Se vi manca ancora qualche regalo, ricordate che la Linzer Torte rientra in quella categoria di dolci natalizi adatti ad essere confezionati per bene e scambiati in dono. Se cercate ispirazione, ne potete trovare altri nella sezione natalizia che trovate nel menù in home page. Ma ora bando alle ciance, vi lascio al ricetta e mi butto a capofitto sullo shopping natalizio degli ultimi giorni!

 

 

5 from 1 reviews
Linzer Torte
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Un guscio morbido ed allo stesso tempo friabile di frolla al grano saraceno, arricchita da frutta secca tostata e dalle note aromatiche di spezie ed agrumi, racchiude un ripieno avvolgente di marmellata di lamponi o ribes. Il celebre dolce austriaco originario della città di Linz, celebre per la sua bontà e per essere il più antico al mondo.
Author:
Tipo di ricetta: Crostata, Dolci di Natale, Ricette dal mondo
Dosaggio: Per 6-8 persone
Ingredienti
  • 100 g farina "00"
  • 100 g nocciole
  • 100 g mandorle
  • 100 g farina di grano saraceno
  • 120 g zucchero di canna extrafine
  • 120 g burro freddo
  • 1 uovo
  • 1 semi di una bacca di vaniglia
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • la scorza di un limone o di un'arancia non trattati
  • 8 g lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 250 g marmellata di lamponi ( oppure di frutti di bosco o ribes rosso)
  • mandorle a lamelle q.b.
Procedimento
  1. Tostare le mandorle e le nocciole in forno a 200°C (ventilato) per circa 10 minuti.
  2. Inserire la frutta secca precedentemente tostata nel boccale di un mixer munito di lame in acciaio, aggiungervi lo zucchero e azionare il la macchina per qualche minuto sino a ridurre mandorle e nocciole in farina.
  3. Unire la farina "00" e la farina di grano saraceno, il lievito per dolci, la scorza di limone, la cannella in polvere ed in ultimo il burro tagliato a tocchetti. Azionate nuovamente la macchina sino a ad ottenere un composto sabbioso ed umido.
  4. Rompere un uovo ed aggiungerlo al resto degli ingredienti. Far partire il mixer e lasciarlo lavorare fin tanto che si formi un impasto omogeneo.
  5. Avvolgere l'impasto nella pellicola alimentare e riporlo in frigorifero per circa 2 ore ( meglio ancora tutta la notte).
  6. Prelevare i ¾ dell'impasto ed utilizzarlo per foderare una tortiera del diametro di 22-24 cm ( precedentemente rivestita con carta forno), pressandolo bene in ogni angolo e formando anche i bordi.
  7. Distribuire e livellare la marmellata sulla superficie della crostata e poi ripiegare i bordi eccedenti verso l'interno.
  8. Stendere l'impasto avanzato e ricavare delle stelline di diverse misure con diversi tagliabiscotti. Sistemare le stelline sopra la marmellata.
  9. Guarnire il bordo con le mandorle a lamelle.
  10. Cuocere la linzer torte in forno preriscaldato a 170°C, in modalità statica, per circa 45-50 minuti.

 

Con l’augurio di un dolcissimo Natale, vi lascio e vi aspetto al prossimo post!

Ho tratto e leggermente modificato la ricetta di questo post dal meraviglioso blog di Enrica, che se non conoscete vi invito a sbirciare subito perché propone sempre idee golosissime!


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4 idee per i Biscotti di Natale da regalare

Il mese di Dicembre è sicuramente dedicato ai biscotti. Mi piace prepararne di tutti i tipi e di tutti i gusti per poi riempirne scatole e sacchetti da distribuire in giro fra amici e parenti. Trovare un po’ di tempo per dei regali fatti in casa è un momento che per me ha un valore molto importante; è una sorta di rito di iniziazione all’Avvento ed è un modo per ricordarmi che sono i gesti semplici a fare la differenza.

Diversamente del solito, quest’anno lo spirito natalizio ha bussato alla mia porta un po’ in ritardo. Pazienza, l’ho accolto comunque a braccia aperte e sto cercando di recuperare alla svelta il tempo perduto. Le cose da fare sono sempre tante ma il tempo a disposizione sembra scorrere troppo velocemente. Penso dunque che per i miei doni last minute ripiegherò su quelle ricette che rifaccio da una vita e che non mi tradiscono mai. Quelle ricette che riescono al primo colpo e che non hanno nulla da invidiare alle pasticcerie. Allora sincronizzo l’ipod e mi chiudo in cucina e sulle note di “Have yourself a merry little Christmas”, impasto e stendo accompagnata dalle voci di Dean Martin, Frank Sinatra e Bing Crosby. 

Se come me, anche voi siete indietro con i regali di Natale oppure avete solo voglia di ricreare a casa vostra quel tipico profumo di biscotti che aleggia nell’aria durante le feste, siete capitati proprio nel posto giusto! Vi propongo quattro idee semplici per quattro tipi di biscotti, uno più goloso dell’altro! Li preparerete e li adorerete! E se riuscirete a non mangiarveli tutti durante i preparativi, allora disponeteli in una scatola di cartone e sbizzarritevi con nastri e fiocchetti. Coloro ai quale verranno offerti avranno solamente l’imbarazzo della scelta: frollini alla marmellata, crinkle cookies, stelline al fondente oppure nodini alla cannella?! Quale assaggio per primo?

 

PER I CRINKLE COOKIES:

I crinkle cookies sono i biscotti più famosi del Natale. Croccanti all’esterno e morbidi all’interno, la loro particolarità si cela nel fatto che durante la cottura, questi si espandono formando delle screpolature in superficie: da qui il nome “crinkle”. La notte del 25 dicembre, lasciatene qualcuno sul davanzale del camino insieme ad un bicchiere di latte: farete la felicità di Babbo Natale, garantito!

190 g farina “00”
60 g burro
150 g zucchero semolato
175 g cioccolato fondente
2 uova
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
3 cucchiai di zucchero a velo per impanare i biscotti

  • Fondere il burro insieme al cioccolato tagliato a pezzetti su fiamma bassa.
  • In una terrina, montare le uova con lo zucchero fino a quando diverranno spumose. Aggiungervi poi il composto di cioccolato fuso intiepidito.
  • Unire anche la farina, il lievito, il sale ed amalgamare bene con una spatola sino ad ottenere un impasto morbido.
  • Porre in frigo l’impasto coperto con pellicola per alimenti e lasciarlo riposare per mezz’ora.
  • Con cucchiaino ricavare piccole porzioni di impasto, formare delle palline con le mani, impanarle abbondantemente nello zucchero a velo e schiacciarle delicatamente al centro.
  • Preriscaldare il forno a 180°C in modalità statica e cuocere i biscotti per circa 10-15 minuti.

PER I FROLLINI ALLA MARMELLATA DI ALBICOCCHE:

Di certo questi biscotti non hanno bisogno di lunghe presentazioni: chi non ne ha mai mangiato uno?! Una frolla friabile racchiude un generoso strato di marmellata di albicocche. Uno tira l’altro!

280 g farina “00”

100 g burro freddo

100 g zucchero a velo

1 bustina di vanillina

1/2 cucchiaino di lievito per dolci

1 uovo

1 pizzico di sale

200 g marmellata di albicocche

  • In un mixer munito di lame in plastica, versare la farina, lo zucchero a velo, il lievito, l’aroma di vaniglia ed il sale. Aggiungere in ultimo il burro freddo tagliato a tocchetti. Azionare la macchina per pochi istanti per amalgamare.
  • Rompere un uovo ed inserirlo nel mixer assieme al resto. Frullare ancora fino a che comincerà a formarsi un impasto. Compattare le briciole con le mani, avvolgere l’impasto nella pellicola alimentare e porlo in frigo per mezz’ora.
  • Trascorso il tempo di riposo, stendere l’impasto e ricavare i frollini con un tagliabiscotti tondo. Adagiare i frollini su una teglia da forno. Con una formina più piccola, ricavare una cavità al centro della metà dei biscotti formati.
  • Cuocere in forno preriscaldato in modalità statica a 180°C per 10-12 minuti. Adagiare i biscotti su una gratella per dolci e lasciarli raffreddare.
  • Una volta freddi, distribuire la marmellata su metà dei biscotti e accoppiarli con i restanti.
  • Spolverare i frollini con lo zucchero a velo.

 

PER LE STELLINE AL CIOCCOLATO:

La frolla incontra il cioccolato fondente in un abbraccio squisito. Per rendere questi biscotti ancora più golosi, potreste cospargere la parte al cioccolato con della granella di nocciole o di pistacchi. Velocissimi da preparare, l’unica accortezza da rivolgere a questi biscotti e quella di aspettare che il cioccolato si sia solidificato completamente prima di riporli in un contenitore.

280 g farina “00”

100 g zucchero a velo

100 g burro freddo

1 bustina di vanillina

1/2 cucchiaino di lievito per dolci

1 pizzico di sale

200 g cioccolato fondente

  • Preparare la frolla allo stesso modo spiegato nella ricetta precedente.
  • Stendere l’impasto e ricavare dei biscotti a forma di stella.
  • Tritare in pezzi grossolani il cioccolato e lasciarlo sciogliere a bagnomaria.
  • Intingere i biscotti per metà nel cioccolato fuso, adagiarli su una teglia rivestita di carta forno e aspettare che il cioccolato rapprenda prima di riporli in una scatola ermetica.

 

PER I NODINI ALLO ZUCCHERO E CANNELLA:

Un pizzico di cannella a Natale non guasta mai! Questi biscottini sono ottimi con una tazza di tea ed in mancanza dello stampino richiesto potete realizzarli della forma che più preferite.

175 g farina “00”

75 g zucchero semolato fine

75 g burro freddo

2 tuorli d’uovo

1 pizzico di sale

1 cucchiaino scarso di cannella in polvere

1 cucchiaio di zucchero per spolverare i biscotti

  • In una mixer inserire la farina, lo zucchero ed il burro tagliato a pezzetti. Azionare il robot per pochi istanti sino ad ottenere un composto sabbioso.
  • Aggiungere la cannella in polvere, il sale e i tuorli d’uovo. Azionare nuovamente il mixer ancora per pochi secondi. Compattare l’impasto con le mani e avvolgerlo nella pellicola trasparente.
  • Trascorso il tempo di riposo, stendere l’impasto con un mattarello su un piano di lavoro e ricavare i biscotti con uno stampino ad espulsione. In mancanza dello stampino, ricavare dei cordoncini sottili ed intrecciarli fino a formare dei nodini.
  • Spolverare i biscotti con lo zucchero semolato, sino a rivestirne la superficie.
  • Preriscaldare il forno in modalità statica a 180°C e cuocere i biscotti per 10-12 minuti.

Vi auguro di cuore di trascorrere un sereno Natale e di cominciare un felice anno nuovo! A presto!


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Biscotti con avena, uvetta e mandorle [senza uova, senza burro]

Le giornate che si accorciano, il crepitio del fuoco nel caminetto acceso, la pioggia che batte incessante sulle serrande ed il vento che spazza via dagli alberi seminudi anche le ultime foglie; tutti segnali che l’autunno è decisamente arrivato. Il cambio delle stagioni mi conferma ogni anno quanto la natura possa essere meravigliosa e di quanto dovremmo sentirci grati di poter assistere a tale miracolo.

Per me il susseguirsi delle stagioni porta con sé una ordinaria ritualità che rende i miei gesti, i miei pensieri, le mie ricette ed il mio modo di vivere la cucina estremamente routinario. Mi piace rivivere dei momenti, delle sensazioni, semplicemente per il gusto di poter riassaporare dei ricordi e di crearne allo stesso tempo di nuovi. Mi piace poter rispolverare vecchie ricette, appuntate frettolosamente ai margini di qualche foglio sgualcito e cercare di immaginare che persona ero quando le ho scritte e come sono cambiata nel frattempo. Cosa era importante per me allora e cosa lo è adesso. Capita a volte che da vecchie annotazioni sorga un’idea, uno spunto che poi si rivela essere un punto di partenza per sperimentare qualcosa di nuovo. Perché creatività e curiosità sono le due costanti che cerco di mantenere sempre vive quando cucino.

A volte ho l’impressione di far fatica a mettere in fila le parole perché i miei pensieri corrono più veloci rispetto alla penna. Da introversa, cucinare mi aiuta ad esprimermi, a dar forma in maniera diversa a tutto ciò che mi frulla per la testa. 

 L’altro giorno ho trovato una di queste vecchie ricette fra gli scaffali e ho pensato di riadattarla agli ingredienti che avevo a disposizione in casa. Era da un po’ che pensavo di fare dei biscotti che sapessero d’autunno, che fossero croccanti, gustosi e pieni di cereali, come quelli delle pubblicità. Quei biscotti che sgranocchi volentieri di fronte ad un libro ed insieme ad una tazza di tea o un bicchiere di latte. Li ho realizzati con una farina semi integrale ed arricchiti con avena, uvetta e mandorle. Senza uova e senza burro per una volta, per soddisfare le esigenze anche di chi preferisce qualcosa di più leggero e salutare.

Si preparano in meno di un quarto d’ora e si cuociono altrettanto velocemente. In men che non si dica, ho rimpinguato il vaso mezzo vuoto dei biscotti che stava in dispensa, in attesa della merenda.

Qui sotto trovate anche la videoricetta con tutti i passaggi, così sarà impossibile sbagliare!

 


5 from 1 reviews
Biscotti con avena, uvetta e mandorle [senza uova, senza burro]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Un biscotto rustico e fragrante, da inzuppare nel latte caldo o in una tazza di tea bollente la mattina a colazione.
Author:
Tipo di ricetta: Biscotti, Dolci da colazione
Dosaggio: Per circa 20 biscotti
Ingredienti
  • 140 g farina di tipo 1
  • 100 g zucchero di canna + ½ cucchiaino di cannella in polvere
  • 50 g uvetta
  • 60 g fiocchi d'avena
  • 80 g granella di mandorle tostate
  • 1 pizzico di sale
  • 80 ml olio d'oliva extra vergine
  • 50 ml rum chiaro
Procedimento
  1. Tostate le mandorle pelate in forno e tritatele finemente fino ad ottenere una granella.
  2. In una ciotola capiente riunite la farina, i fiocchi d'avena, l'uvetta, il sale, la granella di mandorle e lo zucchero alla cannella. Mescolate tutti gli ingredienti assieme per distribuirli.
  3. Formate una fontana al centro della ciotola e versateci l'olio e poi il rum. Cominciate a mescolare con un cucchiaio, poi proseguite impastando con le mani sino ad ottenere un palla compatta.
  4. Sigillate l'impasto con la pellicola per alimenti e riponetelo in frigorifero a riposare per mezz'ora.
  5. Stendete l'impasto fra due fogli di carta forno fino ad uno spessore di pochi millimetri e ricavate tanti biscotti con l'aiuto di un tagliabiscotti circolare. Se l'impasto dovesse dividersi un po', compattatelo con le mani.
  6. Adagiate tutti i biscotti su una placca da forno ed infornate in forno preriscaldato ventilato a 180°C per 10-12 minuti circa. I bordi dovranno risultare ben dorati. Aspettate che i biscotti siano completamente freddi prima di riporli in una scatola di latta e conservarli.

 

 

I biscotti con avena, uvetta e mandorle si conservano molto bene anche fino ad un paio di settimane, al riparo dall’umidità e chiusi in una scatola con chiusura ermetica.

 


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Gnocchi di zucca con burro e salvia

Gli gnocchi di zucca rimangono un grande classico della cucina italiana! Conditi con il tradizionale “burro e salvia” e guarniti da un’abbondante macinata di pepe nero ed una buona grattata di Grana Padano, sfido chiunque a non concedersi una lauta porzione di quello che io definisco uno dei maggiori comfort food della stagione autunnale

Mia madre li preparava sempre quando ero piccola: ho fissa in mente l’immagine di lei che impasta con vigore e che dispone ordinatamente gli gnocchi sul vassoio infarinato. Tornare da scuola, sapendo che lei ci aveva preparato il nostro piatto preferito era un motivo di gioia irrefrenabile. Negli anni ho tentato di segnarmi gli ingredienti ma non è stato mai facile. Mia madre infatti ha sempre avuto il vanto di fare tutto “ad occhio” e di seguire l’istinto, piuttosto che attenersi ad una ricetta passo passo. L’ho osservata più volte però e seguendo i suoi consigli, ho replicato la sua ricetta e l’ho messa per iscritto.

Se c’è una cosa che ho imparato è che i segreti per ottenere dei buoni gnocchi fatti a regola d’arte e che si sciolgono in bocca sono principalmente due!

Il primo è non eccedere nella quantità di farina! Se ne si aggiunge troppa e si lavora a lungo l’impasto infatti, alla fine si rischia di ottenere degli gnocchi compatti e duri. Cosa da evitare assolutamente! Ho fatto diversi tentativi per capire quanta farina fosse necessario aggiungere per ottenere la consistenza perfetta ed ho capito che il composto deve rimanere molto morbido.

Il secondo sta nella scelta della zucca e nella sua cottura! La varietà di zucca che preferisco in assoluto è la mantovana o Delica, quella dal colore arancio acceso e dal gusto deciso. La cuocio tendenzialmente a vapore per preservarne tutte le sostanze nutritive ma è possibile farla sicuramente anche al forno.

Ora che la zucca è la regina indiscussa dei mercati, non lasciatevi sfuggire l’occasione di prepararli! E’ proprio il momento giusto per farsi una scorpacciata di buonissimi gnocchi fatti in casa! 

 

 

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Gnocchi di zucca con burro e salvia
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Gli gnocchi di zucca, un vero e proprio comfort food della stagione autunnale!
Author:
Tipo di ricetta: Primi piatti, Ricette italiane, Ricette d'autunno
Dosaggio: Per 5-6 persone
Ingredienti
  • 350 g patate ( già pelate)
  • 800 g zucca Delica ( già pulita ed al netto degli scarti)
  • 300 g farina “00” + 100 g (da utilizzare per spolverare il tagliere ed aiutarsi a formare gli gnocchi)
  • 1 tuorlo d’uovo
  • 2 prese di sale
  • 1 cucchiaino di noce moscata grattugiata
  • 70 g burro
  • 10 foglie di salvia
  • Pepe nero & Grana padano in scaglie q.b.
Procedimento
  1. Tagliate a cubotti le patate e la zucca, sciacquatele per bene e fatele cuocere a vapore per 30-40 minuti (utilizzando la pentola a pressione si ottimizzano ancor di più i tempi). Al termine della cottura, le verdure dovranno risultare ben morbide.
  2. Schiacciate le patate e la zucca con uno schiacciapatate fino ad ottenere una purea. Se la purea dovesse risultare troppo acquosa, versatela in una padella e fatela asciugare a fiamma alta, mescolando in continuazione.
  3. Riunite gli ingredienti per gli gnocchi su di una spianatoia: prima versate la purea di zucca tiepida, poi il tuorlo, la noce moscata, due prese di sale ed in ultimo versateci la farina, un po’ per volta.
  4. Iniziate ad amalgamare gli ingredienti fra loro; l’impasto dovrà rimanere comunque molto morbido.
  5. Aiutandovi con un po’ di farina, formate dei cordoncini cilindrici di impasto, del diametro di circa 1-2 cm e da questi ricavateci gli gnocchi. Infarinateli leggermente e adagiateli su un vassoio, avendo cura di distanziarli fra loro.
  6. In una padella ampia, fate fondere il burro a fiamma bassa e aggiungeteci le foglie di salvia tritate grossolanamente: spegnete il fuoco e lasciate che le foglie sprigionino il loro aroma per qualche minuto.
  7. Versate gli gnocchi in acqua bollente e salata ed attendete che salgano a galla. A questo punto estraeteli dall’acqua e fateli saltare in padella insieme al sugo per qualche istante.
  8. Guarnite gli gnocchi con un’abbondante macinata di pepe nero, il grana padano a scaglie e qualche fogliolina di salvia fresca.

 


 


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Babka alla crema di nocciole [brioche dolce]

La babka è una brioche lievitata, incredibilmente soffice, tipica dell’Europa orientale, la cui caratteristica è il particolare intreccio che lascia intravedere il ripieno. Ne ho viste tante di immagini in rete e così l’ho provata (un po’ per gioco perché ormai saprete quanto io adori i lievitati). Ho capito subito però, sin da quando stavo impastando, che ne sarebbe uscito qualcosa di davvero buono. L’aspetto somiglia a quello di un pane in cassetta ma l’interno nasconde una sorpresa golosissima: una farcitura realizzata con crema di nocciole, granella di nocciole e cioccolato.  A dir poco I-R-R-E-S-I-S-T-I-B-I-L-E! Ovviamente potreste variare la farcitura con ciò che più vi piace, dai pistacchi al burro d’arachidi, dalle mandorle alla marmellata e scommetto che il risultato sarebbe grandioso in ciascuno dei casi! 

Non resisto al profumo delle brioche, del pane dolce, dei croissants; quel tipico aroma burroso e caldo che emanano quando sono in forno e che inonda la stanza di un profumo paradisiaco. Toglietemi tutto insomma ma non la mia amata continental breakfast! Qualche fetta di questa brioche insieme ad un cappuccino schiumoso rendono la colazione un momento di pura pace dei sensi e di gioia sia per gli occhi che per il palato. Un piccolo sfizio tutto nostro da concederci al mattino prima di affrontare una nuova giornata, carichi come non mai! 

 

 

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Babka alla crema di nocciole [brioche dolce]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Author:
Tipo di ricetta: Lievitati, Dolci da colazione
Dosaggio: Per 6 persone
Ingredienti
  • 200 g farina manitoba
  • 125 g farina "00"
  • 1 uovo
  • 110 ml latte intero
  • 50 g zucchero semolato
  • 50 g burro morbido
  • 3 g lievito di birra secco/ 10 g lievito di birra fresco
  • 70 g granella di nocciole tostate
  • 300 g crema spalmabile di nocciole
  • 2-3 cucchiai di gocce di cioccolato
Procedimento
  1. Fate sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido. Riunite le farine in una ciotola capiente, aggiungeteci lo zucchero, il lievito con il latte, rompetevi dentro un uovo e cominciate ad impastare velocemente con un cucchiaio. Aggiungete il sale ed il burro ammorbidito, un pezzetto alla volta, avendo cura di non aggiungerne ancora fino a quando il precedente non è stato completamente assorbito.
  2. Impastate per almeno 10 minuti: l’impasto dovrà risultare elastico, omogeneo e ben incordato.
  3. Riponete l’impasto nella ciotola leggermente imburrata e copritelo con pellicola alimentare. Lasciatelo lievitare per 2-3 ore; dovrà raddoppiare di volume.
  4. Una volta lievitato, rovesciate l’impasto su di una spianatoia e stendetelo, formando un rettangolo delle dimensioni di circa 40×30 cm.
  5. Spalmate la superficie della brioche con la crema di nocciole, poi distribuitevi sopra le gocce di cioccolato e la granella di nocciole tostate.
  6. Arrotolate l’impasto partendo dal lato più lungo. Una volta ottenuto un rotolo, incidetelo lungo il senso della lunghezza e tagliatelo in due metà. Intrecciate le due metà, chiudete le estremità e ponete la brioche così ottenuta all’interno di uno stampo da plumcake.
  7. Coprite con un canovaccio umido e lasciate lievitare per circa altri 60-90 minuti.
  8. Preriscaldate il forno statico a 190°C/ ventilato a 160°C e infornate la babka ben lievitata. Cuocetela per circa 30-35 minuti. Lasciatela intiepidire prima di tagliarla a fette.

 

Ben chiuso in un sacchetto per il pane o una busta di nylon, questa babka alla crema di nocciole si conserva morbida per 2-3 giorni. Potete utilizzare la fantasia ed arricchire la farcia con ciò che più vi piace.


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Tagliatelle di farro con radicchio, noci e speck croccante

Ho un debole per la pasta! Diciamo pure che questa passione mi accompagna da sempre; ricordo infatti che da bambina, quando si andava a mangiare fuori, finivo sempre a scegliere fra il menù dei primi, senza nemmeno degnare di uno sguardo tutto il resto.

Meglio ancora se fatta in casa! Ha tutto un altro sapore rispetto a quella che si acquista. Certo, ci vuole un po’ di impegno per farla però il gioco vale decisamente la candela! Si può personalizzare in base ai propri gusti personali, si possono miscelare tanti tipi di farine diverse. Si può fare ripiena, lunga o corta. Ho instaurato una sorta di sfida con me stessa e che consiste nel provare a realizzare ogni volta un formato di pasta diverso. Così mi metto alla prova, testo la mia manualità e alla fine mi diverto pure. Di certo il mio DNA italiano non si smentisce! 

In questo periodo la mia cucina è in sintonia con il mood autunnale e quindi ho optato per ingredienti tipicamente stagionali per un primo piatto da leccarsi i baffi. Uno di quei piatti sostanziosi che sa da montagna, da ricompensa conquistata dopo una faticosa scampagnata fra i boschi. Da gustare di fronte al camino acceso, quando fuori fa freddo, magari accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso. Queste tagliatelle rustiche sono state preparate con una buonissima farina di farro integrale ed abbinate ad un condimento in cui l’amaro del radicchio rosso contrasta con la dolcezza e la sapidità dello speck e con il croccante e tostato delle noci. Un piatto ricco di sapori che si fondono armoniosamente e si completano a vicenda. 


Ingredienti per 6 persone:

4 uova

150 g semola rimacinata di grano duro

250 g farina di farro integrale macinata a pietra

500 g radicchio rosso

150 g speck 

10-15 noci

1 spicchio d’aglio

Olio evo e pepe nero q.b.

Un mazzetto di prezzemolo fresco

1) Versate le farine su di una spianatoia e formate una buca al centro, quindi rompeteci dentro le uova e cominciate ad amalgamare il tutto con una forchetta. Proseguite impastando con le mani sino a formare un panetto liscio ed omogeneo. Avvolgete la pasta con della pellicola per alimenti e lasciatela riposare per un quarto d’ora.

2) Stendete la pasta con l’aiuto di un matterello oppure con la macchina per la pasta. Se utilizzate la seconda, spolverate molto bene la sfoglia con la semola, fra un giro e l’altro e assottigliate progressivamente la trafila ( io solitamente arrivo fino al n°5 perché preferisco una tagliatella corposa). Infine formate le tagliatelle e create dei nidi.

3) Tagliate le fette di speck a listarelle sottili.

4) In una padella fate rosolare uno spicchio d’aglio insieme ad un filo d’olio evo ed uniteci un terzo dello speck tagliato a listarelle. Aggiungete anche il radicchio, lavato e tagliato finemente. Aggiustate di sale e di pepe e proseguite la cottura sino a quando il radicchio sarà appassito. Se vi piace, potete unirci del prezzemolo tritato.

5) Distribuite il resto dello speck su una teglia ed infornatelo in modalità grill a 200°C per qualche minuto.

6) Sgusciate le noci e tritatele grossolanamente al coltello. Mettetele da parte, serviranno per la guarnizione.

7) Gettate la pasta in abbondante acqua bollente e salata e fatela cuocere per 2-3 minuti. Scolatela al dente e saltatela in padella assieme al radicchio.

8) Guarnite le tagliatelle con le noci tritate, lo speck croccante, una generosa macinata di pepe ed un filo d’olio.


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Corona di panini al latte e panini di farina integrale

“Buono come il pane!” Sì, mai proverbio fu più azzeccato di questo! Il pane è uno degli alimenti alla base della nostra dieta, uno fra i più antichi, fra i più genuini e fra i più apprezzati! Insomma, volete mettere una bella fetta di pane, ancora tiepido, dalla mollica morbida, leggera ed alveolata e dalla crosta dorata e fragrante, cosparsa da una generosa cucchiaiata di marmellata di albicocche? Non ne vorreste proprio una sotto il naso adesso; insomma non vi si è già attivata la salivazione?

Poche cose non mi stanco mai di fare e fra queste c’è proprio il pane! Unire la farina, l’acqua ed il lievito, accarezzare quella massa informe e appiccicosa che poco a poco si trasforma in un impasto elastico e consistente, percepire la porosità del legno del piano di lavoro sottostante, assistere alla magia della lievitazione ed infine lasciarsi pervadere da quell’odore pungente di alcool, prodotto dalla fermentazione. Non c’è dubbio che per me questa attività sia un potentissimo antistress. Altrimenti non mi prenderei la briga di fare tutto a mano e trasferirei tranquillamente gli ingredienti nell’impastatrice. E poi la soddisfazione di addentare un pezzo di pane fatto con le proprie manine dà una soddisfazione incredibile, ve lo garantisco!

Questo in particolare, è un pane che ho fatto e rifatto e che è sempre piaciuto moltissimo! Metà integrale e metà al latte per accontentare proprio tutti! Così morbido che i panini si staccano semplicemente con le mani. Può essere mangiato così al naturale oppure farcito con qualsivoglia farcitura, sia dolce che salata. Relativamente veloce da realizzare, con tempi di attesa non troppo dilatati, il che lo rende la soluzione ideale anche per chi si vuole cimentare con la preparazione del pane ma magari ha poca dimestichezza con i lievitati. Un pane che vale la pena provare insomma! 

 

 

Per l’impasto integrale:

175 g farina integrale

75 g farina manitoba

1 g lievito di birra secco

1 cucchiaino di sale

1 e 1/2 cucchiaino di zucchero o miele

150 ml acqua tiepida

25 g burro morbido o 20 g olio extra vergine di oliva

Per l’impasto al latte:

100 g farina “00”

125 g farina manitoba

1 g lievito di birra secco

1 cucchiaino di sale

1 e 1/2 cucchiaino di zucchero o miele

15 g burro morbido o olio extra vergine d’oliva

150 ml latte intero tiepido

Per guarnire:

mezza tazzina di latte

fiocchi d’avena, semi di sesamo e semi di papavero q.b.

 

1) Procedete iniziando dall’impasto integrale: in una ciotola riunite farine, zucchero, lievito, sale ( avendo cura di versarlo dalla parte opposta della ciotola rispetto al lievito), burro o olio e cominciate ad amalgamare versando poca acqua tiepida alla volta. Trasferite l’impasto su di una spianatoia leggermente infarinata ed impastate vigorosamente per 10 minuti fino ad ottenere un panetto elastico e liscio. Oliate la ciotola e ponetevi l’impasto. Sigillate i bordi con  la pellicola alimentare e lasciate lievitare in un luogo caldo.

2) Procedete allo stesso modo con l’impasto n°2. Amalgamate gli ingredienti, impastate per una decina di minuti e mettete a lievitare per circa 2-3 ore. Gli impasti dovranno raddoppiare di volume.

3) Una volta gonfi, prendete i due impasti e rovesciateli nuovamente sul piano di lavoro. Dividete l’impasto integrale in 10 pezzi uguali, mentre quello al latte in 9. Con ciascun pezzetto di impasto formate delle palline, ripiegando i lembi di pasta su se stessi.

4) Foderate una tortiera del diametro di 24-26 cm con carta forno, poi alternate le palline integrali a quelle al latte, lasciando un po’ di spazio fra l’una e l’altra perché dovranno lievitare ancora. Coprite con un canovaccio umido e fate lievitare il pane una seconda volta per circa 45-60 minuti.

5) Preriscaldate il forno statico a 200°C ( ventilato a 170°C). Spennellate la superficie del pane con poco latte e cospargete i panini integrali con dei fiocchi d’avena mentre quelli al latte con dei semi di sesamo e papavero, così al termine della cottura potrete tranquillamente distinguerli. Infornate per 25-30 minuti. Lasciate intiepidire prima di rimuoverlo dallo stampo.

 

 

 

 

 

 

Questo pane si conserva per 1-2 giorni, se viene riposto all’interno di un sacchetto con chiusura ermetica. Nel caso ve ne avanzasse un po’ di più, potreste tagliarlo a cubetti e tostarlo in forno insieme ad un filo d’olio e ricavarne dei buonissimi crostini, ideali per guarnire una zuppa o una vellutata di verdura.

 


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Zucchine tonde ripiene di cous cous di farro alla mediterranea

Ho voluto salutare l’estate con un’ultima ricetta prima di lasciare il passo alla nuova stagione che sarà fatta di plaid morbidi, tazze di tea bollente, cremose vellutate di legumi e foglie colorate che seguono il turbinio del vento. 

Questa ricetta svuotafrigo è una bomba! L’ho provata l’altra sera e ho voluto scriverla subito per non rischiare di perderla o dimenticarmela. Un vero inno all’estate e alla filosofia dei piatti sani e leggeri! Diciamo che è la variante vegetariana e healthy delle classiche zucchine ripiene; io ho deciso di utilizzare un cous cous integrale di farro che è fonte di fibre e sali minerali e ci ho aggiunto le verdure che avevo a disposizione in casa. Una combinazione davvero gustosa e che non lascia spazio alle rinunce!

Veloce e facile da preparare, questa ricetta si presta ad essere un ottimo piatto unico, un antipasto elegante oppure un’idea originale e sfiziosa per servire un contorno di verdure a chi le verdure non le ama proprio. Le zucchine tonde poi, sembrano fatte apposta per essere farcite e volendo, potete variare il ripieno a seconda dei vostri gusti o della stagionalità degli ingredienti. La variante “mediterranea” delle zucchine ripiene non potrà che conquistare anche voi!

Ingredienti per 6 persone:

6 zucchine tonde

50 g parmigiano grattugiato

150 g cous cous integrale di farro

1/2 cipolla rossa di Tropea

1 carota

1 gambo di sedano

1 zucchina

1/2 peperone rosso

1/2 peperone giallo

qualche foglia di basilico fresco

200 ml brodo vegetale

sale, pepe, olio evo q.b.

 

1) Tritate finemente la cipolla, il sedano e la carota e fateli rosolare in padella con un filo d’olio. Aggiungetevi i piselli freschi, la zucchina tagliata a tocchetti e i peperoni tagliati a listarelle sottili. Sfumate le verdure con un mestolo di brodo vegetale, aggiustate di sale e pepe e lasciate cuocere a fiamma vivace per 10 minuti.

2) Preparate il cous cous: misurate 170 ml di acqua bollente e versateci dentro il cous cous, insieme ad una presa di sale e ad un cucchiaio d’olio. Coprite con un coperchio e lasciate rinvenire il cous cous per 5 minuti. Una volta pronto, sgranatelo con una forchetta.

3) Condite il cous cous con il sugo di verdure ed un filo d’olio evo. Guarnitelo con il basilico tritato finemente e mettetelo da parte.

4) Eliminate la calotta delle zucchine tonde e scavatene l’interno con un cucchiaio. Sbollentate le zucchine per 6-7 minuti in abbondante acqua bollente salata. Estraetele dall’acqua e fatele asciugare su un pezzo di carta assorbente. Foderate ciascuna zucchina con un cucchiaio colmo di parmigiano grattugiato e distribuitelo sul fondo. Disponete le zucchine su di una teglia e passatele in forno sotto il grill per altri 10 minuti.

5) Riempite ciascuna zucchina con il cous cous di farro alle verdure, terminate con una macinata di pepe in cima e decorate con una fogliolina di basilico fresco.

 


 

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Waffles al grano saraceno con miele e frutti di bosco [gluten-free]

Conoscete i waffles? Sono cialde (chiamate anche gaufres) diffusissime in Nord Europa e negli Stati Uniti che si cuociono fra due piastre calde ed intrecciate, leggermente croccanti fuori e morbidissime all’interno, che vengono servite a colazione con sciroppo d’acero e frutta, crema alla nocciola, miele o confettura. Diventano anche un favoloso dessert, se accompagnate da gelato, panna montata e salse varie.

Quali sono le origini di questo dolce? I primi a cuocere impasti di farina fra due piastre di ghisa furono i Greci (obleios), seguiti dai Romani (oblata, ostia). Nel Medioevo l’ostia divenne famosissima in Belgio e cominciò ad essere chiamata Gaufre ( che in francese antico significa “dolce al miele a forma di nido d’ape). Nel periodo di Carnevale veniva preparato in segno di buon auspicio e buona fortuna.  In seguito, ogni città cominciò a contendersi la miglior ricetta e le cialdiere ( fer à gaufre) iniziarono a riportare lo stemma araldico della casata nobiliare reggente. Poi in America nel 1850 gli schiavi vennero liberati e in Europa ci fu la necessità di sostituire la melassa di canna da zucchero, che divenne irreperibile. Così si cominciò ad estrarre lo zucchero dalla barbabietola: uno zucchero duro, croccante e lucido. Il Principe di Liegi chiese al suo pasticcere di fiducia di preparare un dolce per il matrimonio della figlia che fosse un emblema della città e che allo stesso tempo includesse una delle novità dell’epoca: venne allora sostituito il miele con lo zucchero e nacque quello che ancora oggi è conosciuto come il Waffle di Liegi, uno dei dolci più apprezzati del Belgio. 

A parte la storia affascinante che si cela dietro la nascita di questo dolce, i waffles sono davvero squisiti. Quello che vi propongo è un twist, una variante al classico dolce belga. Un impasto gluten-free col carattere del grano saraceno, la dolcezza del miele e la bontà dei frutti di bosco freschi e leggermente aciduli. Avete presente la famosa torta di grano saraceno altoatesina, sì quella con la marmellata di frutti rossi e quel delicato profumo di cannella? Ecco, questo waffle ne ricorda molto il sapore!

Ormai il mio brunch o la colazione del weekend non conoscono altro protagonista. E’ quello che preparo quando ho poco tempo ma ho voglia di concedermi uno sfizio. E’ il mio comfort food. E’ il dolce che subito mi fa sentire a casa. Non conosco nulla di meglio di un waffle tiepido e una tazza di caffè rovente per iniziare meglio la giornata, davvero.  La felicità è nelle piccole cose, è qui.

 

 

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Waffles al grano saraceno con miele e frutti di bosco [gluten-free]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Una cialda croccante fuori e morbida dentro, con il gusto deciso del grano saraceno, la dolcezza del miele e l'acidità dei frutti di bosco freschi e succosi. Naturalmente senza glutine.
Author:
Tipo di ricetta: Waffles, Dolci da colazione, Brunch, Gluten-free
Dosaggio: Per 4 porzioni
Ingredienti
  • 120 g farina di grano saraceno
  • 80 g farina di riso
  • 2 uova medie
  • 80 g zucchero di canna fine
  • 50 g burro ( oppure 40 ml olio)
  • 1 cucchiaino colmo di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 190 ml latte intero
  • 250 g frutti di bosco misti (more, lamponi, mirtilli…)
  • miele d’acacia q.b.
Procedimento
  1. Rompete le uova e separate i tuorli dagli albumi.
  2. Montate i tuorli con lo zucchero ed aggiungetevi a filo il burro fuso (oppure l’olio)
  3. Setacciate le due farine, il lievito per dolci e la cannella in polvere.
  4. Unite gli ingredienti secchi ai tuorli montati, poi amalgamateli dolcemente al composto.
  5. Aggiungete il latte poco alla volta sino ad ottenere una pastella liscia e priva di grumi.
  6. Montate gli albumi a neve ferma. Uniteli alla pastella con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto.
  7. Preriscaldate la piastra per i waffles, seguendo le istruzioni della vostra cialdiera. Una volta ben calda, versate qualche cucchiaio di composto per ciascun waffle, richiudete la piastra e attendete qualche minuto. Quando i waffles saranno dorati, rimuoveteli con una paletta in legno.
  8. Guarnite ciascun waffle con una manciata di frutti di bosco freschi ed una generosa colata di miele d’acacia.

 

 

CONSIGLI:

Consiglio di preparare l’impasto la sera prima e di conservarlo in frigo, così avrà modo di prendere più consistenza. La mattina successiva non vi resterà che cuocere i waffles.

I tempi di cottura variano molto da piastra a piastra, potrebbero volerci pochi secondi come pochi minuti. All’inizio fate delle prove per capire come funziona la vostra. Su Amazon se ne trovano molte in commercio, di diverso prezzo e diverso formato.

Se siete intolleranti al latte, sostituite il latte vaccino con il vostro latte vegetale preferito ( quello di mandorla ci starebbe proprio bene in questa ricetta!).

Al posto della farina di grano saraceno, potete variare ed utilizzare quella integrale, di farro, di avena, oppure aggiungere anche del cacao per una versione ancora più golosa! 

 


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