Crostatine di frolla integrale alle fragole [con panna montata]

Primavera è sinonimo di fragole! Non c’è gioia più grande in questo periodo che tornare a casa con una cassetta di questa frutta fresca, presa al mercato. Succose, dolci e di un color rosso intenso meraviglioso. Tendenzialmente le adoro al naturale, solo con un po’ di succo di limone e del gelato. Ma la voglia di trasformarle in qualcosa di più sfizioso stavolta ha preso il sopravvento. “Galeotta fu” la galette di fragole postata da Sara , che è comparsa nel mio feed instagram in un normale venerdì pomeriggio. L’ispirazione non si rincorre. L’ispirazione quando arriva arriva e a volte nasce nei posti più inaspettati.
Dal momento che in casa avevo le farine del Molino Cosma ( leggi qui il racconto di #moliniaporteaperte ), ho voluto testare la farina integrale di grano tenero, una farina ricca di fibre e dal sapore molto rustico, che si presta sia a ricette dolci che salate. Insieme a burro, uova e scorza di limone, ho deciso di utilizzarla per realizzare una frolla croccante con cui foderare degli stampi da crostatine.  Successivamente ho preparato una farcitura a base di fragole aromatizzate alla vaniglia, che ho lasciato a macerare qualche decina di minuti. Ma non è finita qui! Come dico sempre: -“Se bisogna peccare, è giusto almeno farlo bene!”- Infatti ho guarnito ciascuna crostatina con una cucchiaiata abbondante di golosissima panna montata.
Un dolce semplice, economico e perfettamente in linea con la stagione. Un dessert che al primo morso non può che far chiudere gli occhi dalla soddisfazione e allargare gli angoli della bocca in un sorriso. Ancora un grazie a Sara!

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Crostatine di frolla integrale alle fragole con panna montata
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Una ricetta facile, veloce e perfettamente in linea con la stagione primaverile. Tutta la dolcezza delle fragole racchiusa in uno scrigno croccante e rustico di frolla integrale al limone, realizzata con la farina ricca di fibra del Molino Cosma. In cima una bella cucchiaiata di panna montata, che non guasta mai!
Author:
Tipo di ricetta: Crostate & Pies, Dessert, Merenda
Dosaggio: Per 8 crostatine
Ingredienti
  • PER LA FROLLA INTEGRALE:
  • 150 g farina integrale "Molino Cosma"
  • 100 g farina "00" "Molino Cosma"
  • 100 g zucchero a velo
  • 120 g burro freddo
  • 1 uovo medio
  • la scorza di un limone non trattato
  • 1 pizzico di sale
  • PER IL RIPIENO ALLE FRAGOLE
  • 500 g fragole fresche già pulite
  • 40 g zucchero
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 cucchiaino colmo di amido di mais
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • PER LA PANNA MONTATA:
  • 250 ml panna fresca da montare
  • 1 cucchiaio di zucchero a velo
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Procedimento
  1. Nel boccale di un mixer, inserire le farine, lo zucchero a velo e il burro tagliato a cubetti. Azionare la macchina per alcuni istanti fino ad ottenere un composto sabbioso.
  2. Aggiungere la scorza grattugiata del limone, il sale e l'uovo. Accendere nuovamente il mixer fino a che il composto inizierà a prendere forma. Avvolgere l'impasto nella pellicola per alimenti e riporlo in frigo per mezz'ora.
  3. Lavare e tagliare in quarti le fragole. Trasferirle in una ciotola insieme ad un cucchiaio di succo di limone, l'amido di mais, l'estratto di vaniglia e lo zucchero. Mescolare e lasciare da parte a macerare per circa 30 minuti.
  4. Estrarre la frolla integrale dal frigo, stenderla sottilmente e ricavare dei dischi. Foderare degli stampi da crostatina del diametro di 8-10 cm con la frolla e rimuovere i bordi in eccesso.
  5. Riempire ciascun guscio con il composto di fragole preparato in precedenza.
  6. Cuocere in forno preriscaldato a 180°C in modalità statica per circa 40 minuti.
  7. Montare a neve la panna (fredda di frigorifero) con lo zucchero e l'estratto di vaniglia.
  8. Servire le crostatine tiepide con una cucchiaio di panna e qualche fragola fresca in cima.

 

In collaborazione con:

Le crostatine integrali alle fragole sono buonissime appena fatte ma possono conservarsi per un paio di giorni (non oltre perché i dolci con la frutta tendono ad essere un po’ delicati) sotto una campana di vetro.

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Treccia di pane al latte con sesamo

Si è aperta finalmente la bella stagione ed è tempo di picnic e scampagnate. Amo questo momento dell’anno, quando arriva l’ora di riempire il cesto di bontà, caricarlo in macchina insieme ad una coperta e partire per raggiungere una zona verde all’aria aperta, lontano dal caos cittadino della solita routine. Le giornate spensierate in campagna sono fra i ricordi migliori dell’infanzia, a mio avviso. Le corse sull’erba, la caccia alle farfalle, la crostata alle fragole tagliata a cubotti con cui mamma riempiva i tupperware ed infine io che mi stendevo sul prato ad occhi chiusi per assaporare il sole sulla pelle: sono tutte immagini ancora vivide nel mio immaginario.
 Ho organizzato un bel picnic in giardino, insieme a tutta la famiglia, giusto qualche giorno fa e per l’occasione ho preparato questa morbidissima treccia di pane al latte utilizzando la farina “0” del Molino Cosma, una farina adatta ai lievitati per il suo alto tenore proteico. Di questo mulino e della sua filosofia vi ho già parlato in dettaglio nel racconto di #moliniaporteaperte che vi invito ad andare a leggere nel caso in cui non l’aveste ancora fatto. Comunque, ne è venuto fuori un pane super versatile che in cottura sprigiona un profumo tale da trasformare la cucina in un panificio. Il gusto e la consistenza assomigliano quasi a quelli di una brioche, tanta è la morbidezza. Ed è facilmente digeribile, per via della presenza di poco lievito di birra: toccandolo risulta leggero come una piuma. Credetemi se vi dico che è quel genere di pane che mangeresti fetta dopo fetta, senza mai averne abbastanza. 
Accompagna magnificamente un tagliere di salumi e formaggi ed è ottimo pure a colazione con la marmellata. Ve lo propongo perché è una di quelle ricettine passpartout, quelle facili e con pochi ingredienti che possono tornare sempre utili e che rischiano seriamente di diventare un cavallo di battaglia. O almeno per me così è stato!

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Treccia di pane al latte con sesamo
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Una ricetta semplice, pochi ingredienti e tutta la qualità della farina "0" del "Molino Cosma". Ecco la treccia di pane al latte con semi di sesamo, dalla texture morbidissima ed un gusto simile a quello di una brioche. Facilmente digeribile per la presenza di poco lievito tanto che una fetta tira l'altra!
Author:
Tipo di ricetta: Pane, Lievitati, Panificazione
Dosaggio: Per una treccia da 900 g
Ingredienti
  • 520 g farina di tipo "0" del Molino Cosma
  • 300 ml latte intero
  • 50 ml olio extra vergine di oliva
  • 60 g zucchero
  • 7 g sale fino
  • 3 g lievito di birra secco
  • semi di sesamo q.b.
Procedimento
  1. In una ciotola capiente, inserire la farina, lo zucchero, l'olio ed il lievito. Dalla parte opposta della ciotola (in modo che non venga in contatto con il lievito), versare il sale.
  2. Scaldare il latte in un pentolino posto su fiamma bassa fino a portarlo a 30-40°C ( a temperatura ambiente circa).
  3. Versare il latte a poco a poco nella ciotola e amalgamare gli ingredienti con un cucchiaio. Proseguire trasferendo l'impasto su una spianatoia leggermente infarinata e impastare vigorosamente per almeno 15 minuti.
  4. Trasferire l'impasto nella ciotola e porlo a lievitare per 2-3 ore o comunque fino al raddoppio in volume.
  5. Una volta lievitato, dividere l'impasto in 3 parti uguali e formare 3 filoncini.
  6. Formare una treccia a tre capi.
  7. Porre a lievitare il pane ancora per 45 minuti.
  8. Spennellare la treccia con poco latte e cospargerla con i semi di sesamo.
  9. Cuocere in forno preriscaldato statico a 200°C per 25-30 minuti. Una volta ben dorato, il pane è pronto. Lasciare che si intiepidisca prima di tagliarlo a fette.

 

           In collaborazione con:             

La presenza di poco lievito di birra rende il pane più soffice e digeribile ma ciò comporta una lievitazione un po’ più lunga. Se volete accorciare i tempi, potete aumentare la quantità di lievito.
La treccia di pane al latte si conserva morbida in un sacchetto di plastica oppure avvolta nella pellicola alimentare per circa 2-3 giorni. E’ ottimo a colazione, leggermente tostato, accompagnato da marmellate o confetture.

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Visita al Molino Cosma per la prima edizione di #moliniaporteaperte

Lo scorso sabato 14 Aprile 2018 si è tenuta l’iniziativa #moliniaporteaperte, fortemente voluta e promossa da Italmopa- Associazione Industriale Mugnai d’Italia. Un’occasione unica per fare finalmente un po’ di chiarezza sulla farina, prodotto simbolo del Made in Italy agroalimentare. Venti mulini sparsi in tutta Italia, da Nord a Sud, hanno accolto all’interno delle proprie strutture consumatori, giornalisti e blogger per cercare di sfatare i falsi miti che girano quotidianamente attorno a questa materia prima fondamentale, purtroppo a volte misconosciuta.

Prima di tutto, ci tengo a ringraziare tutti i membri dello staff del Molino Cosma che in maniera semplice ma efficace hanno tentato di rendere il pubblico più consapevole circa la realtà dei mulini e della farina in generale. Questa azienda in provincia di Padova, specializzata nella molitura del grano tenero, opera nel settore da ben quattro generazioni, sempre con la stessa passione per la tradizione dell’arte bianca.

Ho partecipato davvero volentieri a questa giornata, cercando di assorbire quante più informazioni possibile su un prodotto di cui faccio uso da sempre. Non si finisce mai di imparare e poi qualche informazione in più torna sempre utile, no?!

Vi va dunque di scoprire cosa si nasconde dietro ogni singolo pacco di farina che acquistate ogni settimana al supermercato?

Bene, allora mettetevi comodi e proseguite nella lettura!

L’ IMPIEGO DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN TUTTA LA FILIERA

La visita allo stabilimento ha messo in luce i punti salienti di trasformazione del frumento in farina. L’implemento delle nuove tecnologie, dei macchinari moderni e delle strumentazioni sempre più sofisticate ha dato prova che Molino Cosma sa bene come stare al passo con i tempi. Ho avuto modo di vedere concretamente come funziona l’intera filiera produttiva. Partendo dai silos di stoccaggio del grano, passando poi per i processi meccanici di pulitura, condizionamento (una fase in cui si aumenta l’umidità del chicco per facilitare la separazione dell’endosperma dalla crusca) macinazione e setacciatura, siamo giunti infine al confezionamento del prodotto finito. Un complesso industriale, quello di Molino Cosma, che riesce a macinare oltre 200 tonnellate di frumento in 24 ore e che tutto sommato ha un impatto ambientale piuttosto limitato, anche grazie all’installazione dei pannelli fotovoltaici.

LA TUTELA DEL CONSUMATORE

Un occhio di riguardo particolare viene riservato alla sicurezza alimentare e alla tutela della salute dei consumatori. Severi controlli monitorano e verificano la conformità alle normative vigenti in materia di contaminanti come micotossine e fitofarmaci. Gli stessi rigorosi controlli a cui viene sottoposto il frumento di origine comunitaria vengono applicati anche a quello che proviene da oltre l’Unione Europea. Dal momento che la produzione italiana di grano soddisfa solamente il 50% del fabbisogno nazionale, il frumento importato dal Molino Cosma viene accuratamente selezionato per garantire degli standard di qualità elevati e per offrire solo il meglio della farina italiana. C’è da considerare poi che la richiesta all’estero di farine italiane (considerate fra le migliori al mondo) continua a salire, con un trend di esportazione in costante crescita. Ciò significa che i nostri mugnai sanno bene quello che fanno!

DIVERSIFICARE LE FARINE

Non solo sicurezza, Molino Cosma offre anche varietà. Sì, perché come è stato spiegato dal tecnologo alimentare, oltre alle analisi microbiologiche che attestano la sicurezza del prodotto, vengono condotti anche dei test tecnici sulle varie tipologie di frumento, al fine di valutarne le caratteristiche tecnologiche e sviluppare miscele di farine sempre più rispondenti alle richieste del mercato. Diverse tipologie di farine, come si sa bene, corrispondono a diverse destinazioni d’uso. Ecco perché è importante conoscere aspetti più teorici legati alla composizione di ciascuna farina. Così come è importante imparare a leggere attentamente l’etichetta per distinguere il prodotto più adatto in ciascuna situazione.

Con mio grande interesse, ho scoperto che esiste uno strumento particolare chiamato alveografo di Chopin, che misura le caratteristiche reologiche di uno sfarinato. Due valori importanti registrati dall’alveografo sono:

  • la tenacia dell’impasto (P) che altro non è se non la capacità di assorbimento di uno sfarinato;
  • l’estensibilità dell’impasto (L) ovvero la capacità di allungarsi che ha un impasto, prima che la maglia glutinica ceda sotto la spinta del gas.

Ottenuti questi due dati, si ha il valore della forza della farina (indicata con W nelle schede tecniche), data da P/L. Per spiegarmi meglio: utilizzerò una farina forte, ad alto tenore proteico, nel caso in cui stia impastando un lievitato. Nel caso in cui invece io voglia preparare dei biscotti, adopererò una farina debole perché essa forma una massa glutinica più ridotta e trattiene meno anidride carbonica.

Nel caso in cui questo argomento vi incuriosisse, foste amanti della chimica oppure panificatori appassionati, ho un libro interessante da segnalarvi e che si intitola “La scienza della pasticceria” di Dario Bressanini. L’autore affronta ingrediente per ingrediente dal punto di vista chimico, spiegando il perché delle cose. Qui troverete un capitolo ben dettagliato sulle farine, che mi sono studiata personalmente.

TESTARE LA QUALITA’

Alla fine della visita, non è mancata l’occasione di provare in prima persona i prodotti da forno messi a disposizione dal laboratorio di panificazione. Biscotti, brioches, pane e focacce dal sapore buono e genuino, come quello di una volta. La prova tangibile che un prodotto di qualità ha bisogno di un’ottima materia prima di supporto, questione sulla quale Molino Cosma non transige e su cui lavora con cura, dedizione e trasparenza, giorno dopo giorno.

Sto provando io stessa le farine del Molino Cosma, con risultati davvero soddisfacenti. Scoprirete presto in quali ricette le ho utilizzate!

Se vi va di vedere qualcosa di più di quella giornata, trovate l’intera visita salvata nelle mie Instagram Stories! Correte a dare una sbirciatina!

 

                                                                                      Photo courtesy by www.molinocosma.com

  Molino CosmSnc di Cosma P. e C. (PD)

 Via Antonelli, 29 – 35018 San Martino di Lupari (Padova)


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Crostata di ricotta, cioccolato e arancia candita [ricetta tipica della Pasqua]

Già Pasqua?! Ma come è possibile? Pare ieri che finivamo di smaltire gli ultimi panettoni rimasti in dispensa e siamo già alle prese con lo scarto delle uova di cioccolato. Il tempo vola, non sia mai però che mi faccio trovare impreparata.

Quest’anno trascorrerò una Pasqua alternativa, a spasso fra l’architettura e l’arte di una fra le più importanti capitali europee: Madrid. Prima di partire, ci tenevo a farvi gli auguri e a lasciarvi una squisita ricetta a tema, che potreste aver voglia di preparare in questo periodo. Sul blog trovate già la Colomba Pasquale con procedimento veloce e gli Hot Cross Buns, ora invece vi propongo un dolce della tradizione che conquista per la sua semplicità.

La crostata di ricotta, cioccolato e arancia candita è un dolce d’ispirazione meridionale che trova sempre spazio sulle tavole italiane, nel periodo che precede la Pasqua e che viene apprezzata in molte regioni per la sua genuinità. Un guscio di frolla al profumo di limone, croccante e friabile, avvolge una deliziosa crema di ricotta, arricchita dalle note decise del cioccolato e dell’arancia candita. Una combo, quella fra ricotta e burrosa pasta frolla, che è un’autentica armonia di sapori e che vi farà desiderare ben più di una fetta ( ve lo garantisco!).

Personalmente adoro le torte con la ricotta: cremose, morbide, avvolgenti e dalla dolcezza inconfondibile! Al Sud poi è un ingrediente di casa, basti pensare alla pastiera, alla cassata, ai cannoli siciliani, alle sfogliatelle… e chi più ne ha più ne metta! 

Preparare una crostata di ricotta perfetta è semplice; basterà seguire alcune piccole accortezze:

  • LA FROLLA: per ottenere una pasta frolla friabile e che si scioglie in bocca, utilizzate il metodo della “sabbiatura”. Inserite la farina nel boccale del mixer insieme al burro e azionate la macchina per pochi istanti fino a che il composto somiglierà a sabbia appunto. In alternativa, potete eseguire questo passaggio anche a mano, impastando delicatamente con le punte delle dita per non scaldare troppo l’impasto. In entrambi i casi il segreto per una buona frolla è impastare per il più breve tempo possibile.
  • LA CREMA DI RICOTTA: utilizzate una ricotta fresca e possibilmente di buona qualità. Per darle un gusto ancora più deciso, aromatizzate la crema con ciò che preferite. Io ho utilizzato della cannella in polvere che ci sta molto bene ma potreste anche usare della scorza d’arancia o di mandarino come variante.
  • LA COTTURA: la crostata non deve scurire eccessivamente mentre cuoce. Se dovesse scurirsi velocemente, copritela con un foglio di pellicola d’alluminio. Verificatene sempre la cottura con uno stecchino, tenendo presente che l’interno tende comunque a restare un po’ umido.

A Pasqua farete un figurone presentando questo dessert. E se ne avanza? Incartatela per bene e portatevela dietro al tradizionale picnic di Pasquetta. Sono certa che non ne resterà nemmeno una briciola!


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Crostata di ricotta, cioccolato e arancia candita
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
La crostata di ricotta, cioccolato e arancia candita è un dolce che si prepara nel Sud Italia nel periodo che precede la Pasqua e non solo, apprezzato per la sua genuinità ed il suo gusto inconfondibile. Una frolla al limone, croccante e friabile, avvolge una deliziosa crema di ricotta al profumo d'agrumi creando un'armonia di sapori sublime.
Author:
Tipo di ricetta: Crostate & Pies, Ricette di Pasqua, Dessert
Dosaggio: Per 8-10 porzioni
Ingredienti
  • PER LA FROLLA AL LIMONE:
  • 300 g farina "00"
  • 100 g zucchero a velo
  • 150 g burro freddo
  • la scorza di un limone non trattato
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 pizzico di sale
  • 1 uovo medio
  • ½ cucchiaino di lievito per dolci
  • PER LA CREMA DI RICOTTA:
  • 300 g ricotta vaccina fresca
  • 120 g zucchero
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di cannella in polvere
  • 75 g gocce di cioccolato fondente
  • 40 g arancia candita a pezzetti (facoltativo)
Procedimento
  1. Nel boccale di un mixer, inserire la farina, lo zucchero a velo, il sale, il lievito in polvere ed il burro freddo a cubetti.
  2. Azionare il robot per alcuni istanti sino ad ottenere un composto sabbioso.
  3. Aggiungere la buccia grattugiata del limone, l'estratto di vaniglia ed infine l'uovo. Azionare la macchina ancora per qualche secondo fino a che comincerà a formarsi un impasto omogeneo.
  4. Prelevare la frolla, formare un disco appiattendolo con le mani e avvolgere l'impasto nella pellicola per alimenti. Riporlo in frigorifero per mezz'ora a riposare.
  5. In una ciotola capiente versare la ricotta, aggiungere lo zucchero e rompere un uovo. Amalgamare il tutto con una frusta sino ad ottenere una crema liscia e setosa.
  6. Profumare la crema di ricotta con la cannella in polvere. In ultimo, distribuire le gocce di cioccolato e l'arancia candita.
  7. Stendere la frolla con l'aiuto di un mattarello, cercando di darle una forma circolare ed uno spessore di circa 5 mm. Adagiare delicatamente la pasta frolla in uno stampo da crostata del diametro di 22-24 cm, facendola aderire perfettamente alle pareti. Rimuovere i bordi di pasta in eccesso.
  8. Versare e distribuire la crema di ricotta all'interno del guscio di frolla.
  9. Stendere nuovamente la pasta avanzata e ricavare delle losanghe dello spessore di 2.5 cm circa. Decorare così la crostata, formando un reticolato in superficie.
  10. Porre la crostata di ricotta in frigo per 1 ora prima di passare alla cottura.
  11. Preriscaldare il forno in modalità statica a 180°C e cuocervi la crostata per i primi 20 minuti. Poi abbassare la temperatura a 160°C e proseguire la cottura per ulteriori 30-35 minuti.
  12. Una volta cotto, lasciare raffreddare completamente il dolce prima di tagliarlo a fette.


 

 

TANTI AUGURI DI BUONA PASQUA!

La crostata di ricotta, cioccolato e arancia candita si conserva a temperatura ambiente, sotto una campana di vetro, per 2-3 giorni.

Per gustarla al meglio, consiglio di lasciare che si raffreddi completamente, in modo tale che poi sia facile tagliare le fette. 


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American Chocolate Chip Cookies [ ricetta originale ]

“Life is short, surround yourself with good people and only eat good cookies.”

A Londra, c’è un posto famosissimo: si tratta di un negozio minuscolo, che occupa un angolo di Covent Garden dove vendono solo ed esclusivamente cookies, di ogni forma, gusto e dimensione. Si chiama Ben’s Cookies. Lo si riconosce subito questo posticino delizioso perché forma una coda di persone inverosimile che prosegue per alcuni metri, fino a fuori del negozio. Ho atteso il mio turno diverse volte per potermi conquistare la possibilità di acquistare i loro sensazionali cookies! Ho respirato quel profumo dolce e fragrante che solo i biscotti appena fatti riescono a sprigionare ed ho vissuto degli istanti di gioia nel momento in cui addentavo il mio meritato cookie al doppio cioccolato e noci. Impareggiabile rispetto a tutti i cookies che avevo assaggiato nella mia vita precedente, questo lo ricordo bene!

Ne esistono di molti tipi diversi, fatti con metodi diversi. Negli anni, io stessa ne ho provati a realizzare in più versioni, eppure mai sono rimasta tanto soddisfatta di una ricetta. Questi cookies assomigliano davvero a quelli acquistati nelle bakery di New York o nei piccoli shop di Londra. Morbidi e un poco gommosi all’interno, croccanti e friabili all’esterno. Dal gusto avvolgente e caramellato, al profumo di vaniglia e dalla consistenza che si scioglie in bocca al primo morso. Arricchiti da tantissime gocce di cioccolato diventano semplicemente irresistibili, facendo la felicità di grandi e piccini. E poi si sa che il miglior alleato dei biscotti è il latte: non a caso la merenda preferita dagli americani è proprio “COOKIES ‘N’ MILK”.

Per questa ricetta super collaudata, mi sono affidata a Sally’s Baking Addiction, il sito di una ragazza americana ( insomma chi meglio di lei poteva fornire la versione originale?!) e ho seguito i suoi consigli per ottenere un risultato all’altezza delle aspettative. Per ottenere dei Chocolate Chip Cookies a regola d’arte, bisogna tenere presenti alcune accortezze:

  1. E’ necessario far raffreddare l’impasto in frigorifero per alcune ore, in modo che non solo questo si solidifichi a dovere ma anche che i sapori si mescolino e facciano risultare i cookies gustosi e “packed with flavour” (come direbbe giustamente Sally)! In questa maniera inoltre, si riescono ad ottenere dei cookies che mantengono un certo spessore e che non si appiattiscono completamente in cottura.
  2. E’ bene utilizzare un paio di cucchiaini di amido di mais, in aggiunta alla farina: è proprio questo a contribuire nel dare ai biscotti quella magnifica texture leggermente “chewy” al centro.
  3. E’ consigliabile utilizzare sempre lo zucchero scuro muscovado insieme a quello semolato: questo zucchero, essendo ricco di melassa, conferisce un sapore di caramello unico che assomiglia al “toffee”, cioè alle caramelle mou. I cookies acquisteranno così un sapore davvero squisito!

Da quando ho scovato questa ricetta, ho preparato questi cookies già ben tre volte! Li ho regalati alla vicina di casa (a cui mando periodicamente dolci da testare) per il suo compleanno. Oramai la considero una nonna acquisita, pertanto sa bene che al suo giudizio ci tengo. E questi hanno ricevuto una super approvazione!

Se può essere d’aiuto, nella sezione in evidenza delle mie Instagram Stories, trovate tutta la ricetta step by step. Ora tocca a voi! Provateli e fatemi sapere se non sono i cookies più buoni che abbiate mai mangiato!


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American Chocolate Chip Cookies [ ricetta originale ]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
I veri Cookies Americani, con l'interno "chewy" e l'esterno "crisp", così come vuole la tradizione. Dal gusto avvolgente e dalla consistenza che si scioglie in bocca. Arricchiti da tantissime gocce di cioccolato che li rendono davvero irresistibili! Con un bicchiere di latte diventano la merenda ideale per grandi e piccini!
Author:
Tipo di ricetta: Cookies, American Baking, Biscotti, Merenda
Dosaggio: Per 20 cookies grandi
Ingredienti
  • 280 g farina "00"
  • 2 cucchiaini di amido di mais o fecola di patate
  • 100 g zucchero semolato
  • 80 g zucchero di canna integrale [ tipo muscovado ]
  • 170 g burro
  • 1 uovo + 1 tuorlo
  • 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • 2 pizzichi di sale
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia oppure una bustina di vanillina
  • 180 g gocce di cioccolato [ fondente o al latte ]
Procedimento
  1. Far fondere il burro in un pentolino, posto su fiamma medio-bassa. Una volta fuso, spegnere il fuoco ed aggiungervi lo zucchero semolato e lo zucchero di canna. Mescolare con una frusta, di modo che gli zuccheri si sciolgano rapidamente.
  2. Una volta che il composto si sarà intiepidito, rompere le uova e amalgamarle una alla volta all'interno dell'impasto. Mettere da parte.
  3. In una ciotola separata, inserire la farina, l'amido di mais, il bicarbonato, il sale e l'estratto di vaniglia. Dare una rapida mescolata.
  4. Aggiungere gli ingredienti liquidi a quelli secchi ed amalgamare il tutto con un cucchiaio di legno. Infine unire anche le gocce di cioccolato, lasciandone da parte un po' per la guarnizione. Coprire la ciotola con pellicola alimentare e porla in frigo per circa 2 ore.
  5. Con l'aiuto del dosatore da gelato, prelevare 20 porzioni di impasto (oppure formare 20 palline con le mani) e disporre i cookies così formati su una teglia, foderata precedentemente con carta forno.
  6. Guarnire la superficie dei cookies con le gocce di cioccolato rimaste, poi trasferirli nuovamente in frigo, ancora per 1 ora.
  7. Preriscaldare il forno in modalità ventilata a 175°C.
  8. Cuocere i cookies nel forno già caldo per 12-15 minuti o comunque fino a quando cominceranno a dorare sui bordi.
  9. Una volta cotti, estrarre i cookies dal forno avendo cura di lasciarli sulla teglia per altri 10 minuti così che possano ultimare la cottura. Dopodiché, trasferire i cookies a raffreddare su una gratella per dolci.

I Chocolate Chip Cookies si conservano in un barattolo di vetro o di latta, al riparo dall’umidità e possono mantenersi bene fino ad una settimana.

L’impasto crudo può essere tenuto in frigorifero per 2-3 giorni. Le porzioni di “cookie dough” possono essere congelate e conservate in freezer per 2-3 mesi. Prima di cuocere i cookies congelati, è consigliabile aspettare che l’impasto torni a temperatura ambiente.

In aggiunta, è possibile arricchire ulteriormente i cookies con nocciole, arachidi, pistacchi tostati o altri tipi di frutta secca di vostro gradimento.

 


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Brioches integrali al miele

“Le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè. Perché la colazione deve essere abbondante.”

Il fischio ed il borbottio rassicuranti del caffè nella moka al mattino e un aroma dolce ed invitante che sbuca dallo sportello del forno caldo semiaperto: chi non vorrebbe svegliarsi di fronte ad uno scenario simile? Proprio come quello delle pubblicità! Ahimè la triste realtà è ben diversa perché è già tanto se riesco ad afferrare un biscotto al volo prima di uscire. Il weekend però…quello è tutta un’altra storia. Niente sveglia né corse frenetiche, solo la pace silenziosa della cucina con le serrande ancora abbassate da cui filtra timida la luce del sole. Solamente voglia di prendersela comoda e di dedicare qualche momento a me stessa. E così, fra sbuffi di zucchero a velo e la schiuma del cappuccino che ricalca la sagoma delle labbra, mi sembra di essermi riappropriata di quella dimensione “slow”che mi appartiene, una vera e propria filosofia esistenziale che tutti dovremmo prenderci la briga di abbracciare di tanto in tanto.

 E’ proprio per quelle mattine all’insegna della lentezza che ho pensato a questa ricetta. Quelle mattine in cui accendo la musica sulle note di “Time of my life” e miscelo le farine nella ciotola con il sorriso stampato in volto, aggiungo il latte fresco e pochi altri ingredienti e lascio che il mio impasto lieviti nel posto più tiepido e confortevole della casa. Poche ore dopo la magia è compiuta e dal forno escono delle morbidissime brioches fatte in casa, con tutto il sapore rustico della farina integrale ed il profumo dolce del miele. Mentre ne addento una ancora calda, chiudo gli occhi e con soddisfazione penso a quanto ne sia valsa la pena, di allentare la tensione e staccare dalla solita routine. Così mi torna in mente il valore dell’attesa, del saper aspettare che il tempo faccia il suo corso naturale, senza imposizioni e senza fretta. Incredibile come un semplice impasto lievitato possa rivelarsi essere un piccolo esercizio di consapevolezza e felicità personale.

Le preparo spesso queste brioches, sia ripiene sia vuote: sono l’ideale per una colazione golosa e genuina. Spalmate di burro e marmellata di fragole quando sono ancora calde sono una cosa d-i-v-i-n-a, credetemi! Non avranno vita lunga (della serie che una teglia piena non dura più di 24 ore)! Se posso, ne faccio addirittura in più e le congelo prima della seconda lievitazione così da averle pronte per quelle mattine in cui la voglia di dolce prende il sopravvento. 

 Di quelle colazioni senza fronzoli ma di un buono assurdo come solo i cornetti sanno essere.

Di quella gioia che solo un momento fugace e spensierato ti sa regalare.

 


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Brioches integrali al miele
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Delle morbidissime brioches fatte in casa, con tutto il sapore rustico della farina integrale ed il profumo dolce del miele. Ripiene o vuote, sono perfette per una colazione golosa e genuina.
Author:
Tipo di ricetta: Colazione, Merenda, Lievitati
Dosaggio: Per 12 brioches
Ingredienti
  • 250 g farina manitoba
  • 250 g farina integrale
  • 100 g miele millefiori o d'acacia di qualità
  • 1 uovo medio [ a temperatura ambiente ]
  • 7 g lievito di birra secco [ oppure 25 g lievito di birra fresco che andrà sciolto nel latte tiepido ]
  • 225 ml latte intero
  • 70 g burro morbido
  • ½ cucchiaino di sale
  • zucchero di canna q.b.
Procedimento
  1. Versare il latte in un pentolino e porlo su fiamma bassa a scaldare per pochi minuti.
  2. Nella ciotola di una planetaria, inserire le farine, il miele, il lievito di birra secco. Rompere un uovo ed aggiungerlo al resto degli ingredienti.
  3. Azionare la macchina a bassa velocità e versare pian piano il latte tiepido fino a quando comincerà a formarsi un impasto.
  4. Tagliare a cubetti il burro morbido, estratto dal frigo un'ora prima del suo utilizzo e inserirne un pezzetto alla volta, avendo cura di aspettare che il precedente sia stato completamente assorbito dall'impasto prima di aggiungere il successivo.
  5. Infine aggiungere il sale e lasciare lavorare la planetaria per ulteriori cinque minuti. L'impasto dovrà risultare omogeneo e ben incordato al gancio.
  6. Sigillare la ciotola con pellicola alimentare e porre l'impasto brioche in un luogo caldo ( ad esempio nel forno spento con luce accesa) a lievitare per 2 d'ore o almeno fino a quando sarà raddoppiato di volume.
  7. Rovesciare l'impasto lievitato su un piano di lavoro leggermente infarinato e stenderlo con l'aiuto di un matterello, cercando di ottenere un rettangolo delle dimensioni di circa 20x60 cm.
  8. Ricavare 12 triangoli isoscele, fare un piccolo taglio alla base di ciascuno e arrotolare ciascun triangolo dalla base per formare le brioches.
  9. Disporre le brioche su una teglia rivestita di carta forno, coprire con un panno umido e lasciare lievitare per altri 45 minuti.
  10. Spennellare le brioches integrali lievitate con poco latte e cospargerle con un po' di zucchero di canna.
  11. Cuocere le brioches in forno preriscaldato, in modalità ventilata a 190°C per 10 minuti.
  12. Una volta cotte, aspettare che si raffreddino completamente prima di conservarle in un sacchetto, al riparo dall'aria.

Le brioches integrali al miele si conservano ben chiuse in un sacchetto anche per 2-3 giorni. Il giorno dopo la cottura è consigliabile scaldare le brioches nel forno a 200°C per 5-7 minuti: torneranno morbide come appena sfornate.

Se non avete una planetaria, potete impastare tranquillamente a mano su una spianatoia, seguendo lo stesso procedimento elencato sopra. Ci vorrà solo qualche minuto in più ma il risultato resterà invariato.

 


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Capri in autunno: una giornata sull’isola [ TRAVEL VLOG ]

” Capri è il momento supremo della bellezza mediterranea. Lì esiste un rapporto vivissimo tra la roccia ed il mare. Lì i segni della civiltà sono bene impressi nei segni della natura.”

Chi mi segue sui social sa che lo scorso Ottobre ho avuto il piacere di scoprire Capri per la prima volta nella mia vita. In particolare i miei followers di Instagram si saranno dovuti subire il mio spam incessante di stories mentre vagavo per i meandri dell’isola, totalmente sopraffatta dalla quantità di angoli instagrammabili che sono riuscita a scovare. Per questo metto le mani avanti e chiedo scusa in ritardo; nel contempo spero di essere riuscita a portarvi con me (anche se solo per pochi istanti) e avervi mostrato il mio personalissimo punto di vista su uno dei luoghi più conosciuti al mondo. Perché è proprio questo il bello dei social media: condividere momenti e accorciare le distanze.

Capri è Capri, inutile dirlo. Un’isola glamour che pullula di vita ed è meta ogni anno di migliaia di turisti ed esponenti del jet set internazionale. L’isola si affaccia sulla penisola sorrentina ed è una perla del Golfo di Napoli. Ora che l’ho vista, posso affermare con certezza che anche in autunno Capri conserva tutto il suo fascino e regala scorci da favola. Con il suo mare azzurro, il profumo dei limoni nell’aria, le scogliere rocciose, le baie, le insenature nella costa e i numerosi ristoranti vista mare. Famosa per i sandali dal design tradizionale, fatti a mano in numerose botteghe e per le coloratissime maioliche capresi che decorano pavimenti, pareti e tavoli persino. 

Andando a spasso per i vicoli bianchi e stretti, tinti solo dal fuxsia delle bouganville in fiore, ci si accorge presto di quanti tesori quest’isola nasconda. I Giardini di Augusto, la famosa Piazzetta di Capri (nota anche come “il salotto del mondo”, simbolo della dolce vita caprese), il porto di Marina Grande: questi sono solo alcuni dei posti che si incontrano lungo il proprio cammino. E poi ci sono i Faraglioni ( of course!) che emergono con maestosità dalla superficie del mare e che si scorgono in lontananza. Per chi vuole poi, durante la bella stagione, c’è la possibilità di fare il giro in barca dell’isola che è anche il modo migliore per goderne la visita. Il giro prevede la sosta alla Grotta Azzurra (resa famosa per l’incredibile tonalità di blu dell’acqua) ed il passaggio a fianco dei Faraglioni, per poterli ammirare in tutta la loro bellezza. Altra caratteristica di Capri è la presenza della Funicolare che attraversa l’isola e che permette di raggiungere i punti panoramici più alti, comodamente e con facilità.

E se viene fame, Capri non delude di certo le aspettative: io che sono una fanatica della combo pomodoro+mozzarella+basilico, ho trovato pane per i miei denti ( si fa per dire)! Qui la “Caprese” è di casa e se fatta con ingredienti freschi e di ottima qualità, non può che dare il meglio di sé. Passeggiando fra le vie del centro non ho saputo resistere: tra uno scatto e l’altro, ho provato “o’ cuppitiello di calamari”, un cartoccio di calamari fritti che neanche vi racconto quanto era buono! Infine ( vuoi mica saltare il dessert, no?!) un assaggio alla Torta Caprese, dall’impasto denso e scioglievole fatto di cioccolato e mandorle, ci sta tutto!

Trovate qui sotto il video di quella giornata davvero speciale. Fatemi sapere cosa ne pensate e se non l’avete ancora fatto, ISCRIVETEVI al canale Youtube del blog. Arriveranno presto tanti nuovi contenuti #food e #travel. Ci sentiamo presto!

 


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Ciambellone all’arancia, soffice e senza burro

Questo è esattamente quel periodo dell’anno in cui entrano a casa cassette e cassette piene d’arance. Dal gusto pungente ma dolce allo stesso tempo. Ed ecco quindi un dolce che ne esalta tutto il sapore, fatto con il succo delle arance appena spremute. Il ciambellone all’arancia è un vero e proprio concentrato di vitamina C. Soffice, soffice e senza burro, perfetto per la colazione del mattino e per la merenda in queste freddissime giornate invernali. Si prepara in neanche un quarto d’ora, si mescolano tutti gli ingredienti insieme e si versano nello stampo, più facile di così?! 

Sarà che io vado pazza per le torte con gli agrumi. Tempo fa infatti ho preparato dei muffins allo yogurt e limone altrettanto soffici e golosi. Questo cake però ha davvero qualcosa di speciale. Profumato e delicato, fetta dopo fetta è capace di diventare una coccola dolce per affrontare con grinta il calo di temperature, che in queste ultime ore di Febbraio ci sta facendo rabbrividire. I prossimi giorni sono previsti ancora gelo e neve su tutta l’Italia, a quanto pare Burian sembra non volersi arrestare. Quale migliore occasione quindi per accendere il forno e preparare una buona torta fatta in casa da condividere con i vostri “loved-ones”? 

Se la preparate, scattate una foto e taggatemi su Instagram con l’hashtag #cinnamonloverblog. Farete parte della mia gallery! Mi fa sempre piacere sapere che avete apprezzato una ricetta! Ed ora: buona torta d’arancia a tutti!

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Ciambellone all'arancia, soffice e senza burro
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Il ciambellone all'arancia è un dolce soffice, soffice e senza burro dallo spiccato gusto d'arancia. Un vero e proprio concentrato di vitamina C, adatto ad essere preparato per la merenda del mattino o per la merenda in queste fredde giornate invernali.
Author:
Tipo di ricetta: Cake, Torte da credenza, Colazione
Dosaggio: Per circa 10 porzioni
Ingredienti
  • 350 g farina "00"
  • 3 uova medie
  • 180 g zucchero semolato
  • 2 arance grandi [spremuta + buccia grattugiata]
  • 70 ml olio di semi
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 2 cucchiai di liquore [ rum, vov, marsala...]
  • zucchero a velo q.b.
Procedimento
  1. Montare le uova con lo zucchero per almeno 5 minuti fino a che saranno gonfie e spumose.
  2. Aggiungere l'olio a filo, il succo e la scorza d'arancia e infine il liquore.
  3. In ultimo amalgamare la farina setacciata ed il lievito per dolci.
  4. Versare l'impasto in uno stampo da ciambella da 20-22 cm di diametro, imburrato e infarinato precedentemente.
  5. Cuocere il ciambellone in forno statico preriscaldato a 175°C per circa 40 minuti. Fare la prova stecchino per verificare che l'interno sia perfettamente cotto.
  6. Attendere che il ciambellone si sia raffreddato prima di rimuoverlo dallo stampo.
  7. Guarnire con un'abbondante spolverata di zucchero a velo.

Per la perfetta riuscita di questo dolce, suggerisco che tutti gli ingredienti siano a temperatura ambiente. Consiglio di estrarre le uova dal frigo qualche ora prima del loro utilizzo.

Il ciambellone all’arancia si conserva per 2-3 giorni sotto una campana di vetro.

Per questa ricetta ho tratto ispirazione dal blog Tavolartegusto, sempre ricco di spunti ed idee per dolci facili e veloci.


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Chocolate Layer Cake

Il Regno Unito è la patria delle famose e vertiginose torte a strati! Basta fare una passeggiata tra le vie del centro di Londra per rendersene conto: le vetrine delle bakery londinesi sono letteralmente invase da dolcetti di ogni tipo, fra i quali spiccano alzatine colorate che sorreggono queste torte eleganti, sontuose e decisamente scenografiche. Strati di torta che si alternano a strati di crema sino a sfidare la gravità e le leggi della fisica!

Ho fatto alcune ricerche, ho messo assieme le ricette giuste e finalmente ho provato a realizzarne una anch’io. Ovviamente non potevo che provarla nella versione al cioccolato, dal momento che sono un’inguaribile golosa. E così è nata la Chocolate Layer Cake: una torta che si presta ad essere realizzata per le grandi occasioni, i compleanni e per tutto ciò che merita di essere festeggiato. Come direbbero gli inglesi infatti questa torta è un vero e proprio “labour of love”, decisamente impegnativa ma per nulla impossibile.

Da quando ho aperto il blog, ho cercato di proporre ricette veloci perché so perfettamente che spesso e volentieri il tempo manca. La mia passione però è sempre stata la pasticceria, quindi ogni tanto un ritorno alle origini non può che farmi piacere. E poi, volete mettere soffiare le candeline su una torta così, che soddisfazione eh!?

Come base ho scelto la chiffon cake al cacao, una torta americana estremamente alta e soffice, che di solito viene cotta nello stampo del classico ciambellone e che questa volta ho cotto in delle normali tortiere con cerchio apribile. Poi ho farcito ed ho stuccato esteriormente la torta con una crema al mascarpone deliziosa. Infine ho fatto colare la ganache al cioccolato in cima per ottenere l’effetto della gocciolatura, tipico delle drip cake. Non mentirò: l’effetto finale è piuttosto spettacolare!

Una bomba calorica… questo è certo! Comunque è piaciuta a tutti fortunatamente! Non c’è nulla da fare, il cioccolato vince sempre e resta decisamente una garanzia.

Ho voluto riportare qui la ricetta il prima possibile perché una torta così merita di essere fatta e rifatta. E voi per chi la preparereste? E per quale occasione? Dai, raccontatemelo che sono curiosa!

 

5 from 1 reviews
Chocolate Layer Cake
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
Una layer cake in vero stile British, degna delle vetrine delle migliori bakery del Regno Unito. Elegante, alta e sicuramente molto scenografica, perfetta per celebrare i compleanni e le grandi occasioni!
Author:
Tipo di ricetta: English Baking, Drip cake, Layer Cake, Dessert
Dosaggio: Per circa 16-20 persone
Ingredienti
  • PER LA BASE DI CHIFFON CAKE AL CACAO:
  • 6 uova
  • 300 g zucchero semolato
  • 240 g farina "00"
  • 60 g cacao amaro in polvere
  • 130 ml olio di semi
  • 180 ml acqua tiepida
  • 2 cucchiai grandi di rum chiaro
  • 1 bustina di lievito per dolci vanigliato (16 g)
  • 1 pizzico di sale
  • ½ fialetta di aroma al rum oppure 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • PER LA CREMA AL MASCARPONE:
  • 875 g mascarpone fresco
  • 450 g panna fresca da montare
  • 150 g latte condensato
  • PER LA GANACHE AL FONDENTE:
  • 150 g cioccolato fondente al 70% di cacao minimo
  • 200 ml panna fresca da montare
  • PER LA DECORAZIONE:
  • cioccolatini e wafer misti a scelta q.b.
Procedimento
  1. Preriscaldate il forno a 160°C in modalità statica.
  2. Preparate la base della torta: rompete le uova e dividete gli albumi dai tuorli.
  3. In una ciotola capiente inserite la farina setacciata, lo zucchero, il cacao amaro in polvere, il lievito per dolci ed un pizzico di sale. Mescolate gli ingredienti secchi con un cucchiaio poi unitevi i tuorli d'uovo, l'olio di semi, l'acqua ed il rum. Amalgamate il tutto con una frusta sino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
  4. Separatamente, montate gli albumi a neve ferma ed uniteli all'impasto al cacao con movimenti dal basso verso l'alto, avendo cura di non smontare il composto.
  5. Dividete l'impasto della chiffon cake fra 2 tortiere del diametro di 20 cm, entrambe foderate con carta forno solo alla base.
  6. Infornate le torte per circa 60-70 minuti e verificatene la cottura con uno stecchino. Lasciatele poi raffreddare completamente.
  7. Preparate la crema al mascarpone: ponete ciotola e fruste in frigorifero per mezz'ora prima di iniziare.
  8. Versate, mascarpone, panna e latte condensato nella ciotola ed azionate lo sbattitore elettrico per alcuni minuti fino a quando osserverete la crema addensarsi. Mettete la crema pronta in frigo sino al momento dell'utilizzo.
  9. Per la ganache, versate la panna fresca in un pentolino e scaldatela su fiamma bassa fino a portarla quasi ad ebollizione, poi spegnete il fuoco.
  10. Tritate grossolanamente a coltello il cioccolato fondente, poi unitelo alla panna calda e mescolate vigorosamente per farlo sciogliere ed ottenere una glassa liscia e priva di grumi.
  11. Lasciate raffreddare la ganache a temperatura ambiente.
  12. Assemblate la torta: rimuovete le torte dagli stampi e tagliate ciascuna orizzontalmente a metà per ottenere così 4 strati.
  13. Alternate ogni strato di torta ad uno di crema al mascarpone, poi stuccate completamente la layer cake con la crema avanzata. Mettete la torta in frigo a raffreddare per circa un'ora prima di proseguire con la decorazione.
  14. Versate la ganache in cima alla torta e lasciate che coli lungo i fianchi. Guarnitela infine a piacere con cioccolatini, pezzi di wafer e biscottini.

 

Conservate la Chocolate Layer Cake in frigorifero e consumatela entro 2-3 giorni. Consiglio di ultimare la torta con la ganache e la decorazione poco prima di servirla.

Un’idea originale potrebbe essere quella di acquistare separatamente dei cake topper per le vostre torte, in maniera tale da poterle personalizzare a seconda delle vostre esigenze. 


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Weekend a Napoli – TRAVEL GUIDE [cosa vedere e dove mangiare]

Napoli, città verace e caotica. Una fra le città più antiche d’Europa, il cui tessuto urbano conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. Con le sue vie antiche e strette, inondate sempre da fiumi di persone, fra turisti e locali. Con il suo mercato all’aperto, in cui banchi carichi di pesce e ortaggi freschi si riversano per strada. Con il suo proverbiale traffico, che paralizza la città ma non toglie il sorriso. Con i suoi profumi densi e indescrivibili, che spaziano fra il dolce ed il salato. Con le sue tradizioni folkloristiche, autentiche ed uniche in tutto il mondo. Con i suoi panorami mozzafiato e con l’odore del mare. Una città ricca di contrasti e di bellezza.

COSA VEDERE A NAPOLI

Ammetto che due giorni sono pochi per poter affermare di aver visto Napoli; cercherò quindi di riassumere in questo racconto/guida, i luoghi più significativi che proprio non potete perdervi in caso doveste trovarvi nella città di Partenope!

Spaccanapoli:

Spaccanapoli è l’appellativo dato dai napoletani stessi ad un tracciato che comprende ben sette strade e che divide letteralmente Napoli in due parti. Parte dai Quartieri Spagnoli fino alla zona di Forcella ed è il cuore pulsante e vivo della città: qui arte, storia, cultura, tradizione e sapori della Napoli vera si mescolano e si fondono.

Piazza del Gesù e Chiesa del Gesù Nuovo

La Chiesa del Gesù Nuovo è un esempio più unico che raro di palazzo privato trasformato in edificio ecclesiastico. Fu fatto costruire nel 1470 ed un tempo appartenne ai Sanseverino; in seguito fu donato ai gesuiti che lo fecero ristrutturare nel 1584 e ne lasciarono intatti solo la facciata a bugnato ed il basamento. L’interno della chiesa è di stampo barocco, con pianta a croce greca e suddiviso in 3 navate. Le pareti sono rivestite da sfarzosi marmi policromi e ornate da numerose opere di importanti artisti.

La Piazza prende il nome dall’omonima Chiesa ed oltre a quest’ultima ospita alcuni dei monumenti più famosi di Napoli. Al centro del piazzale, si trova l’Obelisco dell’Immacolata, una guglia marmorea con un ricamo in stile barocco, alla cui cima si trova la statua dorata della Vergine Immacolata, fatta costruire in onore dei gesuiti nel XIII secolo. Sulla piazza si affacciano inoltre il Palazzo Pignatelli di Monteleone che fu residenza del pittore francese Edgar Degas e Palazzo Pandola, caratterizzato da un’architettura tardo-barocca con facciata neoclassica.

Complesso monumentale di Santa Chiara

Comprende Chiesa, Monastero e Chiostro e fu edificato nella prima metà del XIV secolo per conto di Roberto d’Angiò secondo i canoni del gotico medioevale. In seguito ai bombardamenti del 1943, la chiesa venne rasa al suolo; fu poi ricostruita ma perdette parte della sue inestimabile collezione di opere d’arte. Il Chiostro trecentesco contornato da 66 pilastri ed ornato sui quattro lati da affreschi secenteschi è famoso per le maioliche policrome dipinte a mano che si armonizzano con gli elementi circostanti, opera degli artigiani Donato e Giuseppe Massa. Vi lascio il link al loro sito istituzionale per maggiori info, orari di visita e prezzi.

Cappella Sansevero e Cristo Velato

La Cappella, incastonata fra i vicoli di Napoli, è uno fra i maggiori esempi di creatività barocca. Famosa in particolar modo per il Cristo Velato, che viene descritto come una delle opere più affascinanti e misteriose presenti in Italia. La leggenda infatti racconta che il velo di marmo che avvolge il Cristo, sia in realtà un velo in tessuto trasformato in roccia grazie ai poteri del Principe di Sansevero, illustre alchimista. Più verosimilmente lo straordinario velo marmoreo che ricopre il corpo è opera del virtuosismo e dell’abilità scultorea di Giuseppe Sanmartino, lo scultore che ha realizzato il Cristo velato.

Via San Gregorio Armeno

Una fra le vie più caratteristiche, più ricche di folklore, più conosciute di tutta Napoli: è via San Gregorio Armeno. La cosiddetta “via dei presepi”. Essa ospita le numerose botteghe artigiane dedicate all’arte del presepe napoletano. Statuine in terracotta realizzate e dipinte a mano, presepi in sughero, caricature di personaggi celebri, souvenir di ogni genere a partire dai famosi cornetti scaccia-sfortuna. Merita sicuramente una visita in qualsiasi momento dell’anno, per avere l’occasione di toccare con mano un pezzo della storia e delle radici di Napoli.

Napoli Sotterranea

Vi si accede da Piazza San Gaetano in Via dei Tribunali. Una città sotto la città è quella che si può scoprire nel percorso di Napoli sotterranea. I cunicoli inizialmente furono scavati dai Greci quando questi iniziarono ad estrarre il tufo dal sottosuolo per rafforzare le mura della città. In seguito, i Romani allargarono i cunicoli e li modificarono in modo da stiparvi l’acqua piovana, trasformandoli a tutti gli effetti in un acquedotto che venne mantenuto in funzione sino al 1885. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i passaggi sotterranei ospitarono la popolazione durante i bombardamenti. Ben presto, nel dopoguerra, il sottosuolo si riempì di detriti postbellici e si trasformò in una crescente discarica sino a quando si decise di risanare i cunicoli e di metterli a disposizione del grande pubblico e per rendere disponibile un viaggio all’insegna della storia nascosta della città.

Via Chiaia & Via Toledo

Due fra le più famose strade del centro storico di Napoli. Via Chiaia parte da Piazza Trieste e Trento e giunge a Piazza dei Martiri, dalla quale si prosegue per la Riviera di Chiaia. Via Toledo invece è una delle arterie principali della città (lunga 1,2 Km) e congiunge Piazza Dante a Piazza Trieste e Trento. Entrambe considerate le vie dello shopping napoletano per eccellenza, Via Chiaia e Via Toledo ospitano numerosi edifici religiosi e civili oltre ai negozi ed alle boutique.

Galleria Umberto I

La Galleria ha 4 ingressi: Via Toledo, Via San Carlo, Via Santa Brigida e Vico Rotto San Carlo. Venne costruita in soli 3 anni ( 1887-1890) ed in breve tempo divenne il “centro sociale” di Napoli. Qui accadevano i piccoli e grandi eventi della città. Famosa per essere stata il regno dei “sciuscià” per oltre cinquant’anni, la Galleria ha mantenuto tutt’oggi le due principali funzioni per è stata costruita: quella commerciale e quella monumentale.

Piazza Plebiscito & Palazzo Reale

Piazza Plebiscito è la piazza per antonomasia dei napoletani. Attorno ad essa si ergono edifici importanti quali la Basilica di San Francesco di Paola, Palazzo Reale, Palazzo della Prefettura e Palazzo Salerno. Al centro della piazza si trovano le due statue equestri di Carlo III e Federico I di Borbone, costruite dal Canova. Il nome della piazza risale al plebiscito del 21 ottobre 1860 con il quale l’allora Regno delle due Sicilie si univa al Piemonte dei Savoia.

Palazzo Reale fu fatto costruire alla fine del 1500 su volontà dell’allora viceré Don Fernando come reggia per l’arrivo di Re Filippo III a Napoli. Venne progettato dall’architetto Domenico Fontana e poi fu rifinito da Luigi Vanvitelli e Gaetano Genovese. Oltre ai Re di Spagna, ospitò i Re austriaci, i Borbone ed infine i Savoia. Oggi questo gioiello di storia è aperto al pubblico. Imperdibile dunque la visita all’Appartamento storico, la Cappella Reale, i giardini ed il Teatrino di Corte che custodiscono inestimabili capolavori d’arte e preziosi oggetti appartenuti ai membri di ben quattro dinastie di sovrani. Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00, tranne il mercoledì.

Castel nuovo ( Maschio Angioino)

Castel Nuovo o meglio conosciuto come Maschio Angioino ( secondo il termine medievale) è una fortezza costruita nel corso del XIII secolo su commissione di Carlo I d’Angiò, il quale espresse il volere di erigere un castello in una posizione strategica e di guardia. Durante il regno di questo sovrano, il castello divenne un importante centro di cultura, frequentato da artisti e letterati. In seguito, la struttura venne modificata, subendo gli influssi degli Aragonesi prima, dei Borboni poi. Oggi il castello è aperto al pubblico, ospita numerosi eventi culturali ed è anche sede del Museo Civico.

Castel dell’Ovo

Castel dell’Ovo si innalza sull’isolotto di Megaride, che fu il primo approdo dei Greci nel golfo di Napoli. Venne edificato nel 1128 e fu inizialmente adibito a luogo di culto pagano ma in seguito diventò luogo di culto cristiano. Un’antica leggenda attribuisce il nome del castello all’uovo che Virgilio nascose nelle segrete dell’edificio, in segno di buon auspicio e di speranza. Da allora la sorte dell’intera città venne legata a quella del castello e di conseguenza a quella dell’uovo.

I PUNTI PANORAMICI PIU’ BELLI

Vomero – Castel dell’Elmo/ San Martino

Dal piazzale della certosa di San Martino, sulla collina del Vomero, si gode di un panorama stupendo. Da qui si scorgono tutti gli angoli più significativi della città e si ha la vista d’insieme sull’intero Golfo di Napoli sino a raggiungere con lo sguardo l’isola di Capri. Salendo un po’ più in alto, la vista da Castel Sant’Elmo permette di ammirare il lungomare, il Vesuvio e Castel dell’Ovo.

Posillipo -Via Petrarca

Da anni metà di turisti e locali che si fermano lungo la strada per spendere qualche minuto di fronte ad una visuale mozzafiato che si affaccia sul Vesuvio. E’ stata ribattezzata (non a caso) “la Terrazza di Napoli” dai napoletani stessi per la sua posizione dominante, dalla quale si ammira il porto di Mergellina sino a Castel dell’Ovo. Sotto i propri occhi, l’occasione di osservare le magnifiche ville posillipine con le loro discese private a mare, dimore dei più facoltosi disposti a pagare un caro prezzo per una visuale unica al mondo.

Lungomare – Castel dell’Ovo

Castel dell’Ovo è visitabile gratuitamente tutti giorni (9.30-19.30 nei giorni feriali, 9.30- 14.00 nei giorni festivi): salendo le rampe di scale si può godere di un panorama davvero insolito, un punto di vista diverso che dal mare guarda direttamente all’entroterra. La sensazione unica di ammirare la città con i suoi edifici direttamente dal mare stesso.

COME MUOVERSI A NAPOLI

Il modo migliore per visitare Napoli è sicuramente a piedi, armati di tanta buona volontà. Le cose più importanti da vedere sono tutte più o meno vicine fra loro. Il trasporto pubblico comunque è ben sviluppato e copre ogni angolo della città: autobus, metro, funicolare, treno… c’è solo l’imbarazzo della scelta.

La metropolitana

Metro Linea 1 (ANM): attiva tutti i giorni dalle 6.00 alle 23.00. E’ conosciuta come Metro dell’Arte perché è stata costruita in collaborazione con 26 artisti contemporanei. Collega Piazza Garibaldi al Vomero e le fermate intermedie conducono a tutte le zone principali del centro storico di Napoli.

Metro Linea 2 (ANM): attiva tutti i giorni dalle 6.15 alle 23.00. Parte dalla Stazione Centrale Piazza Garibaldi e arriva sino a Pozzuoli, nei Campi Flegrei.

La ferrovia

  • Cumana e Circumflegrea

Queste due linee ferroviarie storiche collegano il cuore di Napoli con i comuni ad ovest della città. Entrambe percorrono la tratta Montesanto-Torregaveta, seguendo però due percorsi distinti. La Cumana affronta un percorso di 20 Km lungo la costa mentre la Circumflegrea percorre 27 Km, spingendosi nell’entroterra flegreo.

  • Circumvesuviana

Questa rete ferroviaria possiede ben 6 linee che collegano il centro di Napoli con i comuni che si sviluppano attorno al Vesuvio. Tutte le linee partono da Napoli Porta Nolana, poi proseguono su tratte differenti. La Circumvesuviana è una fra le reti di trasporto principali, essendo molto utilizzata dai turisti: fra le sue fermate ci sono quelle per gli scavi di Pompei, Ercolano e Sorrento.

La funicolare

A Napoli esistono 4 linee di funicolare che collegano il centro cittadino con i quartieri alti del Vomero, Chiaia e Posillipo. Veloci, pratiche ed efficienti, le funicolari vengono scelte ogni giorno anche da migliaia di napoletani che le preferiscono agli altri mezzi di trasporto. Per info su costi e orari, vi rimando al loro sito.

Il porto

Se si decide di intraprendere delle gite giornaliere presso le isole del Golfo, esiste la possibilità di raggiungere il molo Mergellina ( si trova esattamente di fronte al Castel Nuovo) dal quale partono regolarmente aliscafi per Capri, Ischia e Procida.

DOVE MANGIARE A NAPOLI

Si sa: Napoli è anche e soprattutto buona cucina! Qui sotto vi lascio una breve selezione dei posti che mi sono stati consigliati ed in cui ho avuto il piacere di fare una sosta.

Antica Pasticceria Scaturchio – Piazza S. Domenico Maggiore, 19 ( per la pastiera)

La sfogliatella Mary – Galleria Umberto I ( per le sfogliatelle)

Casa Infante – Via Toledo 258

Gran Caffè Gambrinus – Via Chiaia 1/2 ( per tutta la pasticceria napoletana ma in particolar modo per i babà con la panna)

Pasticceria Poppella – Via Arena della Sanità, 24 ( per il famoso fiocco di neve)

Zia Esterina Sorbillo – Piazza Trento e Trieste, Via dei Tribunali, 53 ( per la pizza fritta)

Ristorante Pizzeria Stella – Via Partenope 2A ( buonissima la pizza, cotta alla perfezione)

Antica Pizzeria da Michele – Via Cesare Sersale, 1 ( solo due pizze disponibili, margherita e marinara)

Taralleria napoletana – Via San Biagio dei Librai, 3 ( per i taralli napoletani)

 

Con questo tiro le somme e concludo (dato che mi sono dilungata fin troppo) aggiungendo che di cose da vedere e visitare ce ne sarebbero parecchie ancora! Vorrà dire che sarà per la prossima visita.

E voi, siete mai stati a Napoli? Avete dei consigli da darmi, luoghi o dettagli che ho tralasciato e che dovrei assolutamente aggiungere alla mia lista? Fatemelo sapere qui sotto con un commento! Alla prossima!


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