Con le mani…ne in pasta!

” Tutti i grandi sono stati bambini una volta. ( Ma pochi di essi se ne ricordano).”

              Antoine de Saint-Exupéry

Quando ero piccola trascorrevo le estati in famiglia al mare. Dopo le vacanze al mare ci ritrovavamo in casa sempre occupate nelle più svariate attività. Io e le mie sorelle giocavano in giardino interi pomeriggi. Mia madre invece, è stata un’autentica cultrice del giardino, dei fiori e dell’orto e lo è tutt’ora. Sempre intenta ad occuparsi di migliorare, sistemare, restaurare oggetti o angoli all’esterno di casa. Tra le faccende estive ricorrenti però, c’è sempre stata anche la produzione annuale di marmellate e conserve. In maniera particolare, la produzione di conserva pomodoro. Mia madre ne faceva tanta perché sarebbe dovuta bastare per l’intero inverno successivo. Ed ecco che allora tirava fuori il pentolone enorme e lo metteva sullo sgangherato fornello a gas esterno e lasciava cuocere i pomodori fino quasi a farli spappolare. L’ho osservata un sacco di volte finché tirava fuori quel passapomodoro rosso, sì quello di plastica e con la manovella di una volta, finché passava le bucce di pomodoro ancora e ancora per estrarne più succo possibile. Ma perché vi racconto questo, vi starete chiedendo? Ve lo racconto perché è così che ho cominciato a sporcarmi le mani in cucina. O più che le mani, così ho cominciato ad imbrattare il grembiule di chiazze rosse. Mia madre cercava di coinvolgerci il più possibile: a me spettava il compito di girare la manovella e a mia sorella toccava il compito più ingrato, ovvero l’assaggio! Fatto sta che in questi semplici gesti ho cominciato a scoprire quanto possa essere affascinante trasformare gli ingredienti per dargli nuova forma, nuova vita. Da allora quello che era un semplice interesse è cresciuto con me fino a diventare una tensione alla scoperta continua, un viaggio attraverso i sapori che ho l’impressione sia solamente appena iniziato.

Vi ho fatto tutta questa lunga premessa su come è nata la mia passione perché oggi vi voglio raccontare un po’ di me e dei laboratori di cucina che ho tenuto presso una scuola materna negli ultimi 3 mesi. Era da un po’ che speravo di poter scrivere questo post ma volevo che l’esperienza si concludesse per potervi fare un unico resoconto. A fine 2015 mi è stata fatta la proposta di tenere questi 3 mini corsi per insegnare ai bimbi a fare i biscotti e devo ammettere che all’inizio avevo paura di non essere all’altezza. Invece ho scoperto che mi è piaciuto, già, mi è piaciuto moltissimo e quasi quasi mi dispiace sia già finito!

Fare i biscotti è una delle cose più divertenti che possano esistere, o almeno, per me lo è. Probabilmente perché il processo di impastare, stendere e tagliare con stampini multiforme è capace di risvegliare la parte fanciullesca che esiste dentro ciascuno di noi. Fare i biscotti è, in fondo come tornare un po’ bambini perché ti costringe a tirare fuori la fantasia e a sporcarti le mani, dunque perché non coinvolgere in questa attività chi bambino lo è per davvero?

Prima di raccontarvi pero’ voglio ringraziare Margherita, la persona che mi ha proposto di tenere questo laboratorio e che ha creduto nelle mie capacità. In fondo sono sicura che lei sapesse che questa attività non sarebbe stata utile solo ai bimbi ma lo sarebbe stata anche per me, proprio perché mi ha permesso di confrontarmi con me stessa, mi ha permesso di fare un passo di crescita in avanti. Insomma mi ha dato la possibilità di interagire con un mondo diverso dal solito al quale ho cercato di trasmettere la gioia per  quello che mi diverte di più.

Allora dunque, da dove comincio? ll primo giorno ( e quelli successivi anche!) sono arrivata con un borsone pieno di stampini (come vi ho già raccontato sono patita di stampini perciò ne ho di tutte le forme), mattarelli e altri attrezzi del mestiere e superato l’imbarazzo iniziale di tutti quegli occhi, seppur piccoli, puntati su di me, mi sono presentata. Ho fatto il nodo al grembiule e ho cominciato a preparare l’impasto. Ingrediente dopo ingrediente, ho cercato di mostrare ai bambini come la pasta cambiava colore, consistenza ed aroma. Mentre impastavo li guardavo e vedevo un po’ in loro me quando ero piccina e osservavo mia madre fare la pasta frolla. Poi finalmente è arrivato il momento che anche i bimbi si sporcassero le mani. Un pezzo d’impasto ciascuno, gli stampini sui tavoli colorati, i cappelli in testa fatti con i sacchetti del pane, grida chiassose provenienti da ogni dove e noi tre ( le maestre ed io) a girare come trottole per aiutare a stendere l’ impasto, aggiungere farina e prelevare i biscotti pronti, che le loro manine avevano prontamente prodotto e che man mano riempivano le teglie. E chi aveva finito l’impasto, ne chiedeva ancora come se ci avesse preso gusto a maneggiare quel composto morbido, burroso e profumato.

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Un po’ di tempo fa, ricordo di aver letto che mettere le mani in pasta fin dalla tenera età aiuta a sviluppare nei bambini la propria creatività, fantasia e la propria manualità. Tutto merito insomma di quel che io chiamo il magico potere dell’impasto, ovvero quel rilassante meccanismo di gratificazione e soddisfazione che scaturisce dal miscelare, amalgamare e rimestare gli ingredienti fra di loro. Oltre che essere molto terapeutico, cucinare però ha anche un enorme valore educativo e culturale durante l’infanzia. Da un lato infatti stimola l’utilizzo dei 5 sensi e aiuta i piccoli a comprendere il valore del processo produttivo di un prodotto. Per fare un esempio pratico, diciamocela tutta: molti bambini mangiano biscotti tutti i giorni, senza conoscere però cosa contengono quei biscotti o la serie di passaggi o tecniche che ci sono volute per arrivare al prodotto finito. Pertanto, cucinando un bambino impara a non dare più per scontato il valore del tempo e del lavoro che ha impiegato per produrre qualcosa. Dall’altro lato invece  un bambino è in grado di sviluppare la propria autostima perché per lui/lei non sarà importante la precisione del risultato finale ma il fatto che è riuscito a trasformare qualcosa di ordinario in qualcos’altro di unico e personale in modo autonomo.

Ho potuto verificare di persona quanto tutto ciò sia vero: la voglia di scoprire ed imparare è diventata subito un gioco. Quei bimbi, tutti molto piccoli, fra i 4 e i 5 anni, hanno cominciato a maneggiare con naturalezza l’impasto sin da subito, stendendolo con il mattarello e ritagliando con le formine preferite. Beh… c’è da dire che alcuni bimbi preferivano fare biscotti sottili come carta velina ed altri che invece optavano per lo spessore di un dischetto da hockey! L’inevitabile conseguenza? Un po’ di disomogeneità nei tempi di cottura ( ah,ah,ah…per la felicità della cuoca, insomma!). Ma questo non importa, ciò che conta è che questi bimbi si sono divertiti e hanno portato a casa e condiviso con la famiglia i loro biscotti, che non saranno stati di certo perfetti ma che sicuramente avevano il valore aggiunto di un prodotto fatto a mano frutto di impegno e dedizione.

Come qualsiasi cosa nuova è inevitabile portarsi dietro il segno indelebile che marca ciascuna bella esperienza. Allora mi sono chiesta: -” E tu Gloria cosa ricorderai? “- Sicuramente ricorderò i sorrisi dei bimbi, il loro sguardo rapito dal vedere l’impasto prendere forma, la loro voglia di essere partecipi, l’orgoglio nei loro occhi nel dirti: -” Questo l’ho fatto io!”-. Ricorderò anche i loro disegni perché non ero mai stata il soggetto dei disegni di nessuno. Ricorderò le loro richieste d’aiuto e il loro desiderio di far meglio. Ricorderò la spontaneità degli abbracci di quei bimbi che mi hanno accolta e presa in simpatia anche solo dopo aver trascorso poche ore assieme. E di certo non dimenticherò l’allegria di Silvia, la dolcezza di Margherita e il prezioso contributo di Chiara per le foto. Ringrazio inoltre la cucina per aver messo  a disposizione tutti gli ingredienti e gli utensili necessari e anche quel magnifico carrello in acciaio. Già, quel carrello che trascinavo con soddisfazione verso la cucina, consapevole di essere custode del frutto di un lavoro collettivo e allo stesso tempo di un ricordo. Di sicuro questo workshop per me è un ricordo. Spero lo sarà anche per loro.

P.S: Spero non mi prenderete per una pazza egocentrica ma purtroppo nelle foto che vedrete a seguito non ho potuto mostrarvi molto i bimbi mentre lavoravano per chiari motivi legati alla privacy. Spero dunque vi accontenterete di me!

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Ed ecco il risultato finale!

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Ciambelle intrecciate di brioche alle mandorle e marzapane

Erano mesi che pensavo a questa ricetta e che avevo voglia di provarla ma per un motivo o per l’altro non ero mai riuscita a trovare il momento giusto per prepararla. Qualche tempo fa infatti, spulciando fra i libri di cucina che ho sullo scaffale, ho trovato ispirazione per delle golose brioche alle mandorle. Chi mi conosce, sa che ultimamente ho un debole per i lievitati, specialmente quelli dolci! 

Sia io che mia madre, che mia nonna adoriamo questo ingrediente, lo uso spesso nei dolci e vado pazza per il marzapane, che è probabilmente l’apoteosi delle mandorle (si può dire!?). Vi basti sapere che durante il mio ultimo viaggio a Londra ne ho fatto scorta: in valigia ne avevo quasi 3 chili!!! Da allora l’ho usato per coprire torte di compleanno, come farcia di crostate, e anche come rivestimento di torte Battenberg ( una torta inglese di cui vi parlerò un’altra volta). Fatto sta che me ne è rimasto ancora un po’ ma ora ho trovato il giusto compromesso per disfarmene in fretta e trarne allo stesso tempo il massimo della bontà!

Insomma ciò di cui vi sto parlando è una fragrante brioche, dal sapore dolce e burroso, farcita con un avvolgente ripieno di marzapane e mandorla, e come se il sapore di questo magnifico ingrediente non si sentisse abbastanza, io l’ho anche decorata con una pioggia di sottili mandorle a lamelle. Meglio che mi fermi qui perché ho già la salivazione attivata! Presentatele a tavola per la colazione della Domenica e vedrete che non dureranno a lungo!

PER 10/12 CIAMBELLE BRIOCHES:

400 g farina manitoba ( oppure farina 0, l’ importante è che sia una farina forte, adatta ai lievitati)

6 g lievito di birra secco disidratato oppure 18 g lievito di birra fresco

60 g zucchero semolato

1/2 cucchiaino di sale

200 ml latte tiepido

50 g burro

1 uovo

PER LA FARCIA ALLE MANDORLE E MARZAPANE

140 g mandorle

70 g zucchero a velo

1/2 fialetta di aroma di mandorle

1 albume d’uovo

60 g marzapane

PER SPENNELLARE E DECORARE

1 tuorlo ( quello avanzato dalla farcia)

1 goccio di latte

zucchero semolato q.b.

mandorle a lamelle q.b.

1) Per l’impasto delle brioches, setacciate la farina nella tazza di una planetaria munita di gancio, unite zucchero, sale ed il lievito ( il mio non ha bisogno di essere attivato in un liquido ma se il vostro lo richiede oppure decidete di utilizzare il lievito di birra fresco, scioglietelo in poco latte tiepido ed aggiungetelo all’ impasto). Aggiungete anche un uovo intero, il burro fuso ed il latte tiepido e azionate la macchina, aumentando progressivamente la velocità. Lasciate impastare per almeno 10 minuti in modo tale da sviluppare il glutine. In seguito, trasferite l’impasto bello elastico in una ciotola, precedentemente unta, e sigillatela con pellicola. Lasciate lievitare il vostro impasto in un luogo caldo e al riparo dagli spifferi fino al raddoppio del volume ( circa 2 ore).

2) Dedicatevi intanto al ripieno alle mandorle: sbollentate le mandorle per pochi secondi e rimuovete la pellicina esterna, poi mettete a tostare le mandorle in forno a 200°C fino a leggera doratura. Tritate le mandorle con lo zucchero e l’aroma e unite anche l’albume e un cucchiaio d’acqua. Mettete da parte il composto alle mandorle preparato e stendete il marzapane in un rettangolo molto sottile delle dimensioni di circa 30 x 20 cm.

3) Dividete l’impasto brioche in due parti uguali, stendetele con l’aiuto di un mattarello in rettangoli delle dimensioni di 35 x 23 cm. Sopra un rettangolo adagiate lo strato di marzapane e al di sopra distribuite il composto alle mandorle. Sovrapponete con il secondo strato di brioche e pizzicate bene i lati per far aderire i lembi di pasta.

4) Ricavate ora 10/ 12 strisce longitudinali, attorcigliate ciascuna striscia su se stessa, ottenendo un motivo intrecciato e unite le due estremità formando delle ciambelle. Disponetele sulla teglia da forno, coprite con un canovaccio umido e lasciate lievitate per 45-60 minuti ancora.

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5) Preriscaldate il forno a 200°C e intanto spennellate le brioches con il tuorlo diluito nel latte. Cospargete ciascuna brioche con un po’ di zucchero semolato e con le mandorle a lamelle. Infornate per 12 minuti. Vi posso assicurare che  la vostra casa verrà inondata da un caldo profumo di panetteria.

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E voila’: la colazione da sogno è servita!!! Potete cuocerle la sera e conservarle in un sacchetto per mantenere la freschezza oppure se le volete calde la mattina, vi consiglio di mettere in frigo la teglia con le brioches già formate e coperte con pellicola e lasciarle lievitare tutta la notte direttamente nel frigorifero. La mattina successiva non vi resterà che tirarle fuori e lasciarle a temperatura ambiente per una mezz’oretta per poi cuocerle come indicato sopra.

E allora non mi resta che augurare una dolcissima colazione a tutti!!!

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Fagottini di grano saraceno ripieni di patate alle erbe e pecorino

Ebbene ci siamo: eccoci al capitolo 2 del viaggio virtuale gastronomico per l’Italia alla scoperta della pasta di cui vi avevo parlato in un paio di post fa. Oggi vi porto in Trentino Alto Adige, i cui paesaggi mozzafiato mi hanno ispirato questo piatto, connotato da ingredienti che mi riportano alla mente i decisi sapori di montagna. 

Con questa ricetta partecipo a “Foodbloggest”, il contest indetto da Esperienze Gustose dal titolo: “New Comfort Food: La tradizione svela nuove prospettive”. E’ stato richiesto ai food blogger di riscoprire un piatto della tradizione andando incontro al presente. Io ho dunque scelto la pasta che è stata la protagonista della mia infanzia e dei pranzi domenicali in famiglia però ho cercato di riproporla utilizzando un accostamento di ingredienti diverso dal solito.

La pasta ripiena sta per me all’apice del cosiddetto “comfort food” perché ha il sapore di casa, ha il sapore delle cose di una volta che ogni tanto dovremmo riscoprire. A casa mia, devo ammetterlo, non c’è mai stato un piatto tradizionale della Domenica, quello che si preparava in anticipo perché la preparazione richiedeva tempo però la pasta non poteva mai mancare, anche se ogni volta veniva presentata in mille declinazioni diverse. Oggi, la declinazione diversa però ve la propongo io! Ecco allora i miei fagottini di patate alle erbe!

Per 4 porzioni
PER LA SFOGLIA AL GRANO SARACENO:

2 uova

100 g semola rimacinata di grano duro

100 g grano saraceno

PER IL RIPIENO:

3 patate medie

1 uovo

1 mazzetto di erbe fresche miste ( timo, maggiorana, basilico, erba cipollina)

1/2 cucchiai di pecorino grattugiato

olio evo

sale e pepe q.b.

PER LA CREMA DI PISELLI:

150 g piselli freschi

olio evo

sale e pepe q.b.

 

1) Per prima cosa lavate e lessate le patate con la buccia per circa mezz’ora. Trascorso il tempo necessario affinchè siano morbide, pelatele velocemente e schiacciatele con uno schiacciapatate. Unite alle patate il trito di erbe aromatiche, l’uovo, il pecorino, un giro d’olio d’oliva e aggiustate di sale e pepe. Mettete il ripieno da parte.

2) Per la sfoglia disponete le farine al centro di una spianatoia e fate una buca la centro; rompete le uova e cominciate ad impastare, dapprima con una forchetta, poi con le mani fino ad ottenere un panetto liscio. Lasciate riposare la pasta, avvolta nella pellicola per un quarto d’ora circa. Stendete la pasta fino allo spessore di 1 millimetro e poi ricavate dei cerchi con un coppa pasta circolare del diametro di circa 8 cm.

3) Disponete un bel cucchiaino di ripieno al centro di ciascun cerchio e poi chiudete ciascun fagottino a mezzaluna, avendo cura di sigillarne bene i bordi, infine create una leggere increspatura sulla chiusura di ciascun fagottino.

4) Per la crema di piselli, sbaccellate e lessate i piselli in acqua salata fino a quando cominceranno a sfaldarsi. Scolate i piselli, tenetene da parte 2 cucchiai e frullate il resto con un cucchiaio di acqua di cottura e un filo d’olio. Salate e pepate.

5) Cuocete la pasta per pochi minuti in abbondante acqua salata e servitela su una striscia di crema di piselli. Guarnite infine con qualche scaglia di pecorino, pochi piselli di quelli che avevate tenuto da parte e un filo d’olio d’oliva.

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Con questa ricetta partecipo al contest Foodbloggest di Esperienze Gustose, la manifestazione dedicata alla cucina, in programma dal 6 all’8 maggio a Villa La Mattarana a Verona”. 

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