Alghero, Stintino, Castelsardo: 3 dei borghi più belli in Sardegna

Se siete capitati qui è perché state probabilmente pensando di partire per una vacanza in Sardegna. E magari siete indecisi sulle mete da segnare nel vostro itinerario, giusto? Don’t worry, ci pensiamo noi a schiarirvi le idee!

Mettetevi comodi e leggete fino in fondo questo articolo perché stiamo per presentarvi 3 località sulla costa nord-occidentale che non potete proprio perdere!

Nel nostro on the road sardo abbiamo toccato diverse tappe sul litorale nord-ovest di questa magica isola. Le prime 3 che vi presentiamo sono Alghero, Stintino e Castelsardo: 3 borghi (uno catalano, uno marinaro e l’altro medievale) ognuno con le proprie peculiarità, le proprie tradizioni, la propria storia. L’unico minimo comune denominatore è il mare turchese che si perde di vista all’orizzonte, tanto bello da togliere il fiato.

Qui in basso c’è il video che riassume le nostra esperienza. Iscrivetevi al canale Youtube se non volete perdere i prossimi!

Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo

Allora, siete pronti?

Iniziamo! La prima tappa del nostro viaggio è Alghero, una città che è stata segnata profondamente dal dominio catalano-aragonese del Trecento, non solo nelle architetture di stampo gotico ma anche nella parlata degli abitanti stessi. Proprio per questo viene chiamata anche Barceloneta o piccola Barcellona. Gli influssi spagnoli si riconoscono subito in tanti degli edifici religiosi presenti in città: nella Cattedrale di Santa Maria, nella tardo-rinascimentale Chiesa di Sant’Anna, nella Chiesa di San Michele con la sua cupola ottagonale rivestita di maioliche policrome. Tutt’intorno vicoli stretti, muri gialli e tetti rossi. Essendo situata nella Riviera del Corallo, Alghero è nota proprio per il corallo, infatti ospita moltissimi negozi di artigianato, specializzati nella lavorazione di questa risorsa preziosa. La nostra sosta qui è breve ma intensa. Ci fermiamo per assaggiare un po’ di pane carasau, poi ci rimettiamo in marcia verso l’entroterra della pianura della Nurra.

Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo
Istantanea di Alghero a mezzogiorno (SS)
Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo

 

Stintino

Il viaggio prosegue e ci spostiamo a nord. A 45 km da Alghero raggiungiamo Stintino. Un piccolo comune in provincia di Sassari che affaccia sul Golfo dell’Asinara, situato nell’estremità nord-occidentale dell’isola. La sua fondazione risale a poco più di un secolo fa, precisamente quando nel 1885 il Governo Italiano decise di trasformare l’isola dell’Asinara in una colonia penale, sfrattando effettivamente le famiglie che vi abitavano. Queste allora si insediarono nell’attuale promontorio di Capo Falcone, fondando in seguito il borgo marinaro di Stintino. Oggi il comune è un centro turistico molto frequentato, con una storia legata alla pesca del tonno e alle attività ittiche in generale. A pochi passi dal porto si trova il Museo della Tonnara che preserva l’identità di Stintino raccontando e tratteggiando le vite dei pescatori. Attrezzi, vecchi articoli di giornale, abiti usati durante la mattanza e riproduzioni di imbarcazioni sono solo alcuni dei cimeli custoditi in questo spazio espositivo nuovo, aperto a Giugno 2016.

Ma Stintino è famosa per le sue sue spiagge di indiscutibile bellezza, immerse nella natura incontaminata e selvaggia.

Spiaggia La Pelosa – Stintino
La Torre della Pelosa – Stintino

Prima su tutte la “spiaggia della Pelosa” che è stata decretata una delle spiagge più belle d’Italia e d’Europa. Sabbia bianca finissima, mare cristallino e fondale basso. Un vero paradiso a giusto 5 km dal centro di Stintino. Uno scenario quasi caraibico se non fosse per i ginepri e la macchia mediterranea che la circondano. Qui soffia spesso il maestrale, ciononostante il mare è sempre calmo grazie alla barriera naturale formata dai faraglioni di Capo Falcone, dall’Isola Piana e dall’Asinara.

Attenzione però: da quest’anno sono entrate in vigore delle misure a tutela della salvaguardia dell’arenile. Sarà infatti necessario portare con sé delle stuoie da usare sotto l’asciugamano, pena il rischio di sanzioni (anche molto salate). Inoltre sono state installate diverse fontanelle lungo le passerelle in legno che invitano i bagnanti a sciacquare i piedi prima di andarsene, sempre con l’intento di evitare la dispersione di sabbia.

Qual è l’icona della Pelosa?! Indubbiamente l’isolotto in lontananza su cui si erge la torre aragonese del 1578, alla quale la spiaggia deve il suo nome. Noi decidiamo di raggiungerlo a nuoto per poter ammirare la torre da vicino, in tutti i suoi 10 m di altezza. E ci portiamo anche le maschere: non possiamo perdere l’occasione di osservare la fauna marina che popola il fondale di questo mare azzurrissimo. Nuotare insieme ai pesci è sempre un’esperienza meravigliosa, soprattutto per chi ama fare snorkeling come noi.

Vi avvisiamo però che questa spiaggia, specialmente in alta stagione, è sempre molto affollata. Il momento della giornata migliore per vederla è alle prime luci del mattino, quando il sole sorge da dietro l’Asinara. Ci proviamo anche noi, così ci svegliamo all’alba e ne approfittiamo per fare colazione nel bar della spiaggia che a quell’ora è deserta e tutta per noi.

Snorkeling a La Pelosa di Stintino
La torre aragonese della Spiaggia "La Pelosa" a Stintino
Spiaggia La Pelosa a Stintino
Selfie subacquei a La Pelosa di Stintino

 

Subito oltre la spiaggia, il paesaggio comincia a farsi più aspro e la sabbia lascia spazio agli scogli e ai ciottoli. Si scorge una caletta incantevole, “La Pelosetta”, decisamente più tranquilla rispetto alla precedente. Qui però vi consigliamo di munirvi di scarpette subacquee perché il fondale è un po’ più accidentato.

Spiaggia della Pelosetta – Stintino
“La Pelosetta” dal Promontorio di Capo Falcone all’alba – Stintino

I giorni successivi ci spostiamo nuovamente per vedere anche altre spiagge. E “Le Saline” sembra proprio fare al caso nostro. Essendo il litorale molto più lungo (circa 1 km), qui la spiaggia è decisamente meno affollata e più vivibile. Il mare azzurro e dalle trasparenze uniche si riversa su una distesa di sassolini di color bianco madreperla misto a frammenti di quarzo. Anche qui, alla nostra sinistra, fa capolino una torre: è una delle tante torri de armas costruite nel XVI secolo, utilizzate per presidiare le coste sarde. Alle spalle della costa, notiamo subito uno stagno: è lo Stagno delle Saline, una zona popolata da diverse specie di uccelli protetti

Nota positiva è che qui il parcheggio è ampio e gratuito e quindi non si riscontra difficoltà nel posteggiare l’auto.

La spiaggia di quarzo bianco di “Le saline” a Stintino
I muri di pietra delle case a Stintino

Nuraghe di Unia

Nuraghe di Unia -Stintino (SS)

Sulla strada provinciale che collega Stintino a Porto Torres, si trova il Nuraghe di Unia, una delle costruzione erette dalle popolazioni sarde fra il 1500 e il 500 A.C. La zona della Nurra è ricca di testimonianze nuragiche come questa. Dobbiamo ammettere però che trovarlo non è affatto semplice. La segnaletica è scarsa e il nuraghe si trova in una proprietà privata a cui si giunge tramite una stradina sterrata, delimitata da muretti a secco. I locals comunque sono sempre disponibili a darci indicazioni precise, così presto riusciamo a raggiungerlo. Affascinante come tutti i nuraghe, peccato per lo stato di abbandono in cui versa. Merita comunque una visita se vi capita di essere in zona.

Castelsardo

Castelsardo – veduta del borgo medievale

A 60 km verso est da Stintino ci dirigiamo verso Castelsardo, terza ed ultima tappa del nostro viaggio lungo la costa nord-occidentale. Lo individuiamo in lontananza arrivando in auto, mentre affrontiamo il saliscendi che ci porta su’ e giù per le colline. Un piccolo borgo medievale, uno fra i più belli in Sardegna e in Italia, arroccato su uno sperone roccioso a picco sul mare. Il paese sorge sul promontorio dell’Anglona, proprio al centro del Golfo dell’Asinara ed è una vera fucina di tradizioni folkloristiche, storia e cultura. Casette dai colori pastello, profumo di pesce che proviene dai ristorantini e negozi di artigianato tipico sardo che popolano le vie interne. Il litorale, fatto per lo più di scogliere di trachite rossa, offre scorci imperdibili. Noi infatti ne approfittiamo per scattare tantissime foto. Impossibile non innamorarsi di Castelsardo al primo istante.

All’inizio questo borgo era conosciuto come Castel Genovese: una roccaforte con mura fortificate, costruita in una posizione strategica dai Doria nel 1102. Dopo la conquista spagnola in Sardegna, il nome mutò in Castel Aragonese. Il nome attuale arrivò solamente nel 1796, sotto il dominio della dinastia sabauda.

Decidiamo di vederlo al tramonto, percorrendo la passeggiata che conduce al vecchio centro storico e ammirando il sole scendere dalla terrazza della Cattedrale di Sant’Antonio Abate. Una chiesa in stile gotico-rinascimentale che vi consigliamo di visitare, al cui fianco si innalza la famosa torre campanaria con cupola maiolicata. Uno degli scenari più suggestivi di sempre. Procediamo poi tra le salite ripide del centro, tra trattorie di cucina tipica sarda e anziane signore sedute fuori dalla porta della loro casa che ci salutano con la mano.

Da visitare vi segnaliamo il Castello dei Doria, costruito nel XII secolo, che ospita il Museo dell’Intreccio Mediterraneo. Un luogo che mantiene vivo il ricordo delle tecniche dell’intreccio dei cestini e di altri utensili della vita quotidiana, tradizione locale che rischia l’estinzione. Da qui, grazie alla posizione rialzata del castello, in giornate limpide si riesce addirittura ad intravedere la Corsica.

Istantanea di Castelsardo con lo smartphone
Foto ricordo a Castesardo
Il suggestivo tramonto a Castelsardo (SS)
Un buon bicchiere di “Cannonau di Sardegna” al tramonto e si riparte!

E’ ora di ripartire. Davanti a noi ci sono ancora tanti bei chilometri da macinare. La prima metà del viaggio finisce qui e si risale in auto alla volta delle mete successive per esplorare altri luoghi. Ma questa è un’altra storia.

To be continued…

Per ulteriori informazioni. vi rimandiamo al sito ufficiale di Sardegna Turismo, in cui potrete scoprire tante altre cose interessanti su quest’isola meravigliosa. Vi auguriamo buon viaggio!

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Fregola risottata con gamberi, cozze e calamari [ricetta sarda]

La fregola o fregula è un formato di pasta tipico della Sardegna. Il nome proviene dal termine latino “ferculum” ovvero briciola. Essa viene lavorata a mano per sfregamento o rotolamento della semola in un grosso catino di coccio fino al formarsi di piccole palline di impasto. La sua peculiarità sta nel venir fatta essiccare e poi tostare in forno, fasi in cui acquisisce un sapore del tutto unico.
Se vogliamo, possiamo pensarla come un cous cous italiano, che vanta origini millenarie. Potrebbe essere una replica di una piatanza portata dai Fenici, dai Punici e dai Cartaginesi oppure un prodotto autoctono regionale: su questo non c’è alcuna certezza. Le prime testimonianze concrete però risalgono al X secolo D.C.
Preparare la fregola è un vero rituale collettivo e casalingo. Si pensi che a Tempio Pausania, nel XIV secolo, i mugnai avevano redatto uno statuto in cui si erano accordati di produrre questa pasta dal lunedì al venerdì, in quanto l’acqua nel fine settimana veniva utilizzata per scopi agricoli.
Nel tempo la fregola è divenuta uno dei piatti più apprezzati della cucina sarda, specialmente nella zona del Campidano. La tradizione prevede che venga quasi sempre accompagnata da frutti di mare, bottarga o comunque altri prodotti provenienti dall’attività ittica locale.
Io l’ho provata durante il mio ultimo viaggio in Sardegna e qui ve la presento con gamberi, cozze e calamari. Un primo piatto regionale che, se fatto con ingredienti di ottima qualità, regala un sacco di soddisfazione.
Un consiglio che vi do è quello di sfumare la fregola con del vino bianco, magari un buon Vermentino di Gallura. Poi cuocetela “risottandola”, ovvero continuando a mescolarla e ad allungarla con il brodo fino a cottura ultimata. Questo espediente la renderà cremosa e ricca di gusto.
Ora tocca a voi provarla!


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Fregola risottata con gamberi, cozze e calamari [ ricetta sarda ]
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
La fregola è uno dei piatti tipici della Sardegna ed ha una storia millenaria. Di solito viene accompagnata da sughi di pesce e cotta esattamente come un risotto per esaltarne cremosità e gusto. In questa versione ve la presento con gamberi, cozze e calamari. Ecco come prepararla con ingredienti di qualità e in pochi semplici passi!
Author:
Tipo di ricetta: Sardegna, Ricette Regionali, Primi Piatti
Dosaggio: Per 6 persone
Ingredienti
  • 500 g fregola sarda tostata
  • 1 kg cozze
  • 400 g calamari già puliti
  • 6-8 gamberi
  • ½ bicchiere di Vermentino di Gallura
  • 200 g passata di pomodoro
  • 2 spicchi d'aglio
  • ½ cipolla
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • 1 litro di acqua (per il brodo)
  • 1 mazzetto di prezzemolo fresco
  • olio evo, sale & pepe q.b.
Procedimento
  1. Preparate il brodo: pelate la carota, mondate il sedano e la cipolla. Ponete una pentola su fiamma media e riempitela con acqua, le verdure pulite in precedenza e i gamberi lavati. Lasciate sobbollire per 15-20 minuti.
  2. Mettete da parte i gamberi lessati.
  3. Pulite bene le cozze eliminando il bisso, poi sciacquatele sotto acqua corrente. In una padella fate rosolare 2 spicchi d'aglio con un filo d'olio evo, versateci le cozze e coprite con un coperchio. Una volta aperte, rimuovete le cozze dalla padella e aggiungeteci i calamari, precedentemente lavati e affettati, facendoli cuocere per pochissimi minuti.
  4. Ponete un tegame a fondo largo sul fuoco, una volta scaldato versateci la fregola tostata e sfumate subito con il vino bianco.
  5. Aggiungeteci la passata di pomodoro e continuate a mescolare la fregola, allungandola di tanto in tanto con il brodo (proprio come un risotto).
  6. A fine cottura, aggiungeteci i calamari, le cozze e i gamberi.
  7. Aggiustate di sale e pepe, se necessario. Condite con un filo d'olio extravergine e completate con il prezzemolo tritato.


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Gnocchetti sardi con crema di zucchine e pomodorini confit

Avete mai provato i malloreddus? Il nome cambia a seconda della zona: nel Sassarese sono chiamati cigiones o ciciones, nel Logoduro macarones caidos o macarones de punzu mentre nel Nuorese cravaos. Molti di noi li conoscono semplicemente sotto il nome di gnocchetti sardi, perché hanno una forma a conchiglia che somiglia a quella degli gnocchi. In realtà sono un formato di pasta tipico sardo, fatto solamente con semola rimacinata di grano duro e acqua. Un tempo le massaie modellavano i malloreddus con il cosidetto “ciuliri”, una sorta di canestro in paglia che permetteva di dare la tipica forma rigata e incavata alla pasta. Oggi si utilizza un apposito strumento in legno che rende la superficie degli gnocchetti sardi porosa e ruvida, perfetta per trattenere sughi di qualsiasi tipo.
I più famosi sono i malloreddus alla campidanase, ricetta che li vede conditi con un ragù di salsiccia, pecorino e zafferano, come vuole la tradizione. In Sardegna è proprio così che li ho assaggiati e posso solo dire che sono una bontà garantita!
Io però ve li propongo in una versione vegetariana e gourmet, realizzata utilizzando i prodotti freschi dell’orto che in questo periodo è in piena attività. Allora ecco i miei malloreddus con crema di zucchine profumata la basilico, pomodorini confit e scaglie di ricotta salata. La particolarità di questo piatto è che i pomodori vengono cotti in forno a bassa temperatura per un tempo prolungato, avendo dunque modo di essiccare, caramellare e acquistare un sapore agrodolce davvero gustoso. Il tocco finale della ricotta salata sarda aggiunge quel tocco sapido che ci vuole per completare la delicatezza delle zucchine.
Qui in basso trovate la videoricetta con tutti i passaggi step by step! Per non perdere i prossimi video e le prossime ricette, iscrivetevi al canale Youtube qui!


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Gnocchetti sardi con crema di zucchine e pomodorini confit
 
Tempo di preparazione
Tempo di cottura
Tempo totale
 
I gnocchetti sardi o malloreddus sono un piatto tipico della Sardegna e vengono preparati con soli 2 ingredienti: semola di grano duro e acqua. In questa ricetta vengono conditi con una delicata crema di zucchine al basilico, pomodorini confit e ricotta salata sarda grattugiata. Una rivisitazione in chiave vegetariana e gourmet, preparata con i prodotti freschi dell'orto e dal fresco sapore estivo.
Author:
Tipo di ricetta: Ricette Regionali, Pasta fresca
Dosaggio: Per 4 persone
Ingredienti
  • 400 g semola rimacinata di grano duro
  • 1 cucchiaino di sale
  • 200 ml acqua tiepida
  • ½ kg pomodorini ciliegini
  • sale, zucchero, olio evo, origano secco e basilico greco q.b.
  • 4 spicchi d'aglio
  • 3 zucchine verdi
  • qualche foglia di basilico
  • 50 g ricotta salata sarda
Procedimento
  1. Preparate i pomodorini confit iniziando col tagliare a metà i pomodorini.
  2. Disponeteli i pomodorini su una placca da forno, con la superficie tagliata verso l'alto.
  3. Conditeli con sale, olio, zucchero, origano secco, basilico greco e 2 spicchi d'aglio tagliati sottilmente.
  4. Fate cuocere i pomodorini in forno statico a 150°C per circa 2 ore.
  5. In una ciotola, amalgamate semola di grano duro con acqua e un cucchiaino di sale.
  6. Continuate ad impastare vigorosamente su una spianatoia fino a quando otterrete un impasto liscio ed elastico. Fate riposare l'impasto a temperatura ambiente per una decina di minuti.
  7. Sulla spianatoia leggermente infarinata ricavate dei cordoncini di impasto e tagliate degli gnocchi larghi circa 1 cm.
  8. Con l'apposito strumento in legno, modellate i malloreddus e man mano che sono pronti, trasferiteli su un vassoio ad asciugare.
  9. Ponete una grossa pentola di acqua sul fuoco e attendete che raggiunga il bollore.
  10. In una padella posta su fiamma bassa, fate rosolare 2 spicchi d'aglio insieme ad un filo d'olio evo.
  11. Aggiungeteci le zucchine tagliate a rondelle, salate a piacere, poi copritele con un coperchio e fatele cuocere qualche minuto.
  12. Frullate le zucchine insieme a qualche foglia di basilico, un cucchiaio d'olio evo e ad un mestolo di acqua di cottura della pasta, fino a renderle una crema.
  13. Gettate i malloreddus nell'acqua bollente e salata e fateli cuocere per pochissimi minuti.
  14. Scolate la pasta al dente e fatela saltare nella padella con la crema di zucchine.
  15. Guarnite con qualche pomodorino confit e con una spolverata generosa di ricotta salata grattugiata.

 

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