Le migliori spiagge dell’Arcipelago della Maddalena

Riprendiamo il nostro viaggio on the road in Sardegna. Ci eravamo lasciati nel sassarese, precisamente nel borgo medievale di Castelsardo (qui la prima parte del racconto) e finalmente, dopo aver attraversato la Costa Paradiso, arriviamo in Costa Smeralda, più precisamente a Palau. Acquistiamo i biglietti al porto, da dove salpano i traghetti delle due compagnie che ogni 15 minuti effettuano il collegamento, la Delcomar e la Maddalena Lines.

Siamo pronte per una nuova avventura! La traversata è corta ed in men che non si dica ci ritroviamo dall’altra parte, giusto nel centro della pittoresca isola di La Maddalena. Questa, insieme a Razzoli, Budelli, Santa Maria, Spargi, Caprera, Santo Stefano e altri piccoli isolotti fa parte dell’Arcipelago della Maddalena, un Parco Nazionale istituito nel 1994 con lo scopo di conservare e salvaguardare le bellezze naturali del sistema costiero.

Arcipelago della Maddalena – Google Maps 2017

 

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Scorci dell'isola della Maddalena
Scorci dell'isola
Il porto di La Maddalena

Il nostro obiettivo qui?

Spuntare dalla lista le spiagge più belle dell’intero Arcipelago. E raccontarvele ovviamente, una per una.

Tenetevi pronti a segnare i nomi degli atolli, delle baie e delle calette più incantevoli!

Cala Spalmatore – La Maddalena

Questa spiaggia si trova nella parte settentrionale dell’isola e si raggiunge tramite la strada panoramica che costeggia il mare. La spiaggia dal fondale bassosabbia bianca e fine e acqua trasparente è considerata una fra le più belle di tutta La Maddalena.

Cala Spalmatore – Isola di La Maddalena

Baia della Trinità – La Maddalena

Davvero imperdibile è la Baia della Trinità: tre calette collegate fra di loro, alle quali si giunge tramite una passerella artificiale in legno. Tutt’intorno una densa vegetazione mediterranea, il paesaggio brullo ed a tratti arido tipico di questo angolo di mondo. Scogli calcarei affiorano dall’acqua e completano lo stupendo paesaggio offrendo scorci dallo strabiliante contrasto cromatico. Un panorama unico e mozzafiato, uno fra i più magici visti prima. C’eravamo già state ma ci siamo tornate molto volentieri. E questa volta abbiamo modo di esplorare la scogliera a picco sul mare da cui scattare fotografie da cartolina.

Bassa Trinità – Isola di La Maddalena
Bassa Trinità - La Maddalena
Passerelle in legno di Baia Trinità

 

Cala Napoletana – Caprera

Caprera è facile da raggiungere. A sud-est di La Maddalena seguiamo le indicazioni per il Ponte della Moneta, una diga costruita sul finire degli anni ’50 che da allora rende semplice il collegamento con l’isola garibaldina. Qui lo scenario è completamente diverso rispetto ai precedenti. La vegetazione tipica della macchia mediterranea si mescola a rocce granitiche e pinete. A proposito di pinete! Vi avvertiamo che ce ne sono tante, alcune anche molto ben attrezzate con tavoli da picnic e amache dove sostare all’ombra nelle ore più calde. Considerando che l’isola non è abitata, i pochi servizi disponibili sono davvero ben organizzati.

Il Ponte della Moneta collega l’isola di La Maddalena a Caprera

Proseguiamo verso la parte settentrionale dove ci aspetta un trekking di 45 minuti per arrivare a Cala Napoletana. Partiamo esattamente da sotto il Memoriale di Giuseppe Garibaldi, allestito nell’ex Forte Arbuticci. Da qui iniziamo il sentiero che ci condurrà alla spiaggia. Scarpe da ginnastica comode, tanta acqua e partenza di mattina presto: queste sono le 3 cose da tenere a mente se si decide di intraprendere il percorso. La camminata di per sé non è difficile, senonché in alcuni punti bisogna prestare un po’ di attenzione al dislivello. Dopo 3 chilometri percorsi i mezzo alla vegetazione, circondate dal profumo intenso di mirto ed elicriso, arriviamo e scopriamo una caletta intima e semi-deserta. A fare da sfondo a questa insenatura naturale dal mare color smeraldo ci sono rocce e scogli rosati; anche qui il contrasto cromatico è notevole. La vista ripaga di tutta la fatica, ve lo possiamo assicurare.

Se vi piacciono questi tipi di percorsi immersi nella natura selvaggia, c’è un’altra escursione che vogliamo segnalarvi. Poco distante da Cala Napoletana si trova una delle spiagge più belle e note di tutta la Sardegna: Cala Coticcio. Qui il sentiero è decisamente più impervio ma assolutamente fattibile. Questa volta noi non abbiamo fatto in tempo a vederla ma ci torneremo di sicuro!

Il panorama di Cala Napoletana a Caprera, vista dall'alto
Le rocce granitiche di Cala Napoletana - Caprera
Il sentiero per raggiungere Cala Napoletana

 

Cala Serena – Caprera

Poco più in basso (geograficamente parlando) rispetto a Cala Napoletana, si trova una piccola caletta lunga 60 metri, situata in una baia riparata, contornata solamente da scogli e vegetazione. Alle sue spalle si apre uno scenario altrettanto affascinante: le dune dell’arenile si specchiano nella palude salmastra ai loro piedi. Anche questa spiaggia è piuttosto solitaria; il percorso di 15-20 minuti per raggiungerla scoraggia i più pigri che ripiegano sulla poco distante Cala Garibaldi. Noi vi consigliamo di proseguire. Gli americani l’hanno addirittura definita la “spiaggia più romantica al mondo”, pensate un po’! Non sappiamo dirvi quanto sia vero però a noi è piaciuta davvero molto, tanto che abbiamo deciso di tornarci una seconda volta nella stessa settimana.

La palude salmastra di Cala Serena – Caprera

Cala Conchiglia – Caprera

L’ultimo giorno invece preferiamo scegliere una spiaggia facile da raggiungere, così ci spingiamo verso l’estremità meridionale di Caprera. Anche qui il colore del mare non delude: ad accoglierci c’è una distesa azzurra che sfuma in un intenso blu cobalto, da cui affiorano scogli isolati. Essendo poco affollata Cala Conchiglia è il luogo ideale per trascorrere una giornata all’insegna del relax e della spensieratezza.

Cala Conchiglia a Caprera- Arcipelago della Maddalena
Cala Conchiglia – Caprera

Tante altre spiagge meravigliose si trovano sulle altre isole dell’Arcipelago e si raggiungono esclusivamente via mare. Ci sono diverse possibilità per arrivarvi; queste vi vengono offerte comodamente al porto di La Maddalena. Qui potrete acquistare i biglietti per delle mini-cruise giornaliere, dove vi verrà servito anche il pranzo a bordo. Costano meno e sono molto comode in caso abbiate poco tempo a disposizione, però francamente noi non le consigliamo. A nostro avviso il modo migliore di muoversi è noleggiare un gommone/motoscafo con skipper (soluzione valida nel caso in cui non disponeste di patente nautica) che vi accompagnerà in un tragitto personalizzato e con le tempistiche da voi richieste.

Cala Granara & Cala Corsara – Spargi

Entrambe poste nella parte meridionale dell’isola, Cala Granara e Cala Corsara sono le 2 spiagge più famose di Spargi. Due angoli di paradiso con sabbia chiara e impalpabile e un’acqua incredibilmente trasparente. Questo è il paradiso per gli amanti dello snorkeling. Noi non ce lo facciamo ripetere due volte; ci tuffiamo con le maschere e registriamo qualche filmato subacqueo con la GoPro. Ovviamente qui non ci sono servizi; anche questo fa parte della bellezza disarmante e selvaggia dell’isola. Sappiate quindi che conviene portare con sé tutto il necessario per la giornata che trascorrerete fuori.

Cala Granara – Isola di Spargi
Cala Granara - Isola di Spargi
L'acqua di Cala Granara a Spargi
Snorkeling a Cala Granara - Isola di Spargi
L'acqua di Cala Granara - Spargi

 

Spiaggia del Cavaliere – Budelli

Ci spostiamo verso la parte nord-orientale dell’isola di Budelli. I colori ci suggeriscono subito che ci troviamo di fronte ad una piccola oasi paradisiaca. Sabbia bianca finissima, acqua celeste e trasparente e tantissimi pesci che vivono fra gli scogli adiacenti alla costa. Dietro la spiaggia si trova uno stagno popolato da diverse specie avifaune come germani reali, folaghi, aironi, garzette che nidificano soprattutto in primavera. Se potete, visitate questa caletta incontaminata in bassa stagione, quando non è presa d’assalto dai turisti e si può goderne in tutta tranquillità.

Spiaggia del Cavaliere - Budelli
Spiaggia del Cavaliere - Budelli

 

Spiaggia Rosa – Budelli

Circumnavigando l’isola e scendendo verso la parte sud-orientale dell’isola di Budelli invece, c’è una delle spiagge più belle di tutto l’Arcipelago: la spiaggia Rosa. Così chiamata per il colore caratteristico della sua sabbia, dovuto ai frammenti dei gusci di un piccolo microrganismo unicellulare che vive nelle praterie di posidonie poco distanti. Questi si sono depositati a riva con il moto ondoso e con l’influenza degli agenti atmosferici, creando una distesa rossiccia unica al mondo. Oggi, per tutelare la bellezza di questo paesaggio, questa spiaggia è diventata un’area protetta e interdetta ai bagnanti infatti può essere vista e fotografata solo da lontano.

Spiaggia Rosa – Isola di Budelli

Porto della Madonna tra Razzoli, Spargi e Santa Maria

Le chiamano anche le “piscine naturali” e sono un’area delimitata fra 3 isole dell’Arcipelago. Già dal nome si capisce che qui l’acqua ha un colore indescrivibilmente azzurro. L’imbarcazione ci lascia proprio a ridosso di questo specchio d’acqua chiara e limpida, da dove decidiamo di tuffarci per fare uno dei bagni più belli di sempre. I pesci ci nuotano attorno: è un’esperienza chiaramente indimenticabile.

L’indomani facciamo ritorno a Palau. Il nostro volo ci aspetta all’Aeroporto di Olbia. Anche questo viaggio volge al termine, lasciandoci con centinaia di nuove fotografie e ricordi da metabolizzare.

Torniamo presto. Nel frattempo continuate a viaggiare con noi! Per rivivere i nostri racconti ci trovate sempre su Instagram, Facebook e Twitter .

Per ulteriori informazioni vi rimandiamo al sito ufficiale di Sardegna Turismo, in cui potrete scoprire tante altre cose interessanti su quest’isola meravigliosa. Vi auguriamo buon viaggio!

 

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Alghero, Stintino, Castelsardo: 3 dei borghi più belli in Sardegna

Se siete capitati qui è perché state probabilmente pensando di partire per una vacanza in Sardegna. E magari siete indecisi sulle mete da segnare nel vostro itinerario, giusto? Don’t worry, ci pensiamo noi a schiarirvi le idee!

Mettetevi comodi e leggete fino in fondo questo articolo perché stiamo per presentarvi 3 località sulla costa nord-occidentale che non potete proprio perdere!

Nel nostro on the road sardo abbiamo toccato diverse tappe sul litorale nord-ovest di questa magica isola. Le prime 3 che vi presentiamo sono Alghero, Stintino e Castelsardo: 3 borghi (uno catalano, uno marinaro e l’altro medievale) ognuno con le proprie peculiarità, le proprie tradizioni, la propria storia. L’unico minimo comune denominatore è il mare turchese che si perde di vista all’orizzonte, tanto bello da togliere il fiato.

Qui in basso c’è il video che riassume le nostra esperienza. Iscrivetevi al canale Youtube se non volete perdere i prossimi!

Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo

Allora, siete pronti?

Iniziamo! La prima tappa del nostro viaggio è Alghero, una città che è stata segnata profondamente dal dominio catalano-aragonese del Trecento, non solo nelle architetture di stampo gotico ma anche nella parlata degli abitanti stessi. Proprio per questo viene chiamata anche Barceloneta o piccola Barcellona. Gli influssi spagnoli si riconoscono subito in tanti degli edifici religiosi presenti in città: nella Cattedrale di Santa Maria, nella tardo-rinascimentale Chiesa di Sant’Anna, nella Chiesa di San Michele con la sua cupola ottagonale rivestita di maioliche policrome. Tutt’intorno vicoli stretti, muri gialli e tetti rossi. Essendo situata nella Riviera del Corallo, Alghero è nota proprio per il corallo, infatti ospita moltissimi negozi di artigianato, specializzati nella lavorazione di questa risorsa preziosa. La nostra sosta qui è breve ma intensa. Ci fermiamo per assaggiare un po’ di pane carasau, poi ci rimettiamo in marcia verso l’entroterra della pianura della Nurra.

Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo
Istantanea di Alghero a mezzogiorno (SS)
Alghero, la piccola Barcellona della Riviera del Corallo

 

Stintino

Il viaggio prosegue e ci spostiamo a nord. A 45 km da Alghero raggiungiamo Stintino. Un piccolo comune in provincia di Sassari che affaccia sul Golfo dell’Asinara, situato nell’estremità nord-occidentale dell’isola. La sua fondazione risale a poco più di un secolo fa, precisamente quando nel 1885 il Governo Italiano decise di trasformare l’isola dell’Asinara in una colonia penale, sfrattando effettivamente le famiglie che vi abitavano. Queste allora si insediarono nell’attuale promontorio di Capo Falcone, fondando in seguito il borgo marinaro di Stintino. Oggi il comune è un centro turistico molto frequentato, con una storia legata alla pesca del tonno e alle attività ittiche in generale. A pochi passi dal porto si trova il Museo della Tonnara che preserva l’identità di Stintino raccontando e tratteggiando le vite dei pescatori. Attrezzi, vecchi articoli di giornale, abiti usati durante la mattanza e riproduzioni di imbarcazioni sono solo alcuni dei cimeli custoditi in questo spazio espositivo nuovo, aperto a Giugno 2016.

Ma Stintino è famosa per le sue sue spiagge di indiscutibile bellezza, immerse nella natura incontaminata e selvaggia.

Spiaggia La Pelosa – Stintino
La Torre della Pelosa – Stintino

Prima su tutte la “spiaggia della Pelosa” che è stata decretata una delle spiagge più belle d’Italia e d’Europa. Sabbia bianca finissima, mare cristallino e fondale basso. Un vero paradiso a giusto 5 km dal centro di Stintino. Uno scenario quasi caraibico se non fosse per i ginepri e la macchia mediterranea che la circondano. Qui soffia spesso il maestrale, ciononostante il mare è sempre calmo grazie alla barriera naturale formata dai faraglioni di Capo Falcone, dall’Isola Piana e dall’Asinara.

Attenzione però: da quest’anno sono entrate in vigore delle misure a tutela della salvaguardia dell’arenile. Sarà infatti necessario portare con sé delle stuoie da usare sotto l’asciugamano, pena il rischio di sanzioni (anche molto salate). Inoltre sono state installate diverse fontanelle lungo le passerelle in legno che invitano i bagnanti a sciacquare i piedi prima di andarsene, sempre con l’intento di evitare la dispersione di sabbia.

Qual è l’icona della Pelosa?! Indubbiamente l’isolotto in lontananza su cui si erge la torre aragonese del 1578, alla quale la spiaggia deve il suo nome. Noi decidiamo di raggiungerlo a nuoto per poter ammirare la torre da vicino, in tutti i suoi 10 m di altezza. E ci portiamo anche le maschere: non possiamo perdere l’occasione di osservare la fauna marina che popola il fondale di questo mare azzurrissimo. Nuotare insieme ai pesci è sempre un’esperienza meravigliosa, soprattutto per chi ama fare snorkeling come noi.

Vi avvisiamo però che questa spiaggia, specialmente in alta stagione, è sempre molto affollata. Il momento della giornata migliore per vederla è alle prime luci del mattino, quando il sole sorge da dietro l’Asinara. Ci proviamo anche noi, così ci svegliamo all’alba e ne approfittiamo per fare colazione nel bar della spiaggia che a quell’ora è deserta e tutta per noi.

Snorkeling a La Pelosa di Stintino
La torre aragonese della Spiaggia "La Pelosa" a Stintino
Spiaggia La Pelosa a Stintino
Selfie subacquei a La Pelosa di Stintino

 

Subito oltre la spiaggia, il paesaggio comincia a farsi più aspro e la sabbia lascia spazio agli scogli e ai ciottoli. Si scorge una caletta incantevole, “La Pelosetta”, decisamente più tranquilla rispetto alla precedente. Qui però vi consigliamo di munirvi di scarpette subacquee perché il fondale è un po’ più accidentato.

Spiaggia della Pelosetta – Stintino
“La Pelosetta” dal Promontorio di Capo Falcone all’alba – Stintino

I giorni successivi ci spostiamo nuovamente per vedere anche altre spiagge. E “Le Saline” sembra proprio fare al caso nostro. Essendo il litorale molto più lungo (circa 1 km), qui la spiaggia è decisamente meno affollata e più vivibile. Il mare azzurro e dalle trasparenze uniche si riversa su una distesa di sassolini di color bianco madreperla misto a frammenti di quarzo. Anche qui, alla nostra sinistra, fa capolino una torre: è una delle tante torri de armas costruite nel XVI secolo, utilizzate per presidiare le coste sarde. Alle spalle della costa, notiamo subito uno stagno: è lo Stagno delle Saline, una zona popolata da diverse specie di uccelli protetti

Nota positiva è che qui il parcheggio è ampio e gratuito e quindi non si riscontra difficoltà nel posteggiare l’auto.

La spiaggia di quarzo bianco di “Le saline” a Stintino
I muri di pietra delle case a Stintino

Nuraghe di Unia

Nuraghe di Unia -Stintino (SS)

Sulla strada provinciale che collega Stintino a Porto Torres, si trova il Nuraghe di Unia, una delle costruzione erette dalle popolazioni sarde fra il 1500 e il 500 A.C. La zona della Nurra è ricca di testimonianze nuragiche come questa. Dobbiamo ammettere però che trovarlo non è affatto semplice. La segnaletica è scarsa e il nuraghe si trova in una proprietà privata a cui si giunge tramite una stradina sterrata, delimitata da muretti a secco. I locals comunque sono sempre disponibili a darci indicazioni precise, così presto riusciamo a raggiungerlo. Affascinante come tutti i nuraghe, peccato per lo stato di abbandono in cui versa. Merita comunque una visita se vi capita di essere in zona.

Castelsardo

Castelsardo – veduta del borgo medievale

A 60 km verso est da Stintino ci dirigiamo verso Castelsardo, terza ed ultima tappa del nostro viaggio lungo la costa nord-occidentale. Lo individuiamo in lontananza arrivando in auto, mentre affrontiamo il saliscendi che ci porta su’ e giù per le colline. Un piccolo borgo medievale, uno fra i più belli in Sardegna e in Italia, arroccato su uno sperone roccioso a picco sul mare. Il paese sorge sul promontorio dell’Anglona, proprio al centro del Golfo dell’Asinara ed è una vera fucina di tradizioni folkloristiche, storia e cultura. Casette dai colori pastello, profumo di pesce che proviene dai ristorantini e negozi di artigianato tipico sardo che popolano le vie interne. Il litorale, fatto per lo più di scogliere di trachite rossa, offre scorci imperdibili. Noi infatti ne approfittiamo per scattare tantissime foto. Impossibile non innamorarsi di Castelsardo al primo istante.

All’inizio questo borgo era conosciuto come Castel Genovese: una roccaforte con mura fortificate, costruita in una posizione strategica dai Doria nel 1102. Dopo la conquista spagnola in Sardegna, il nome mutò in Castel Aragonese. Il nome attuale arrivò solamente nel 1796, sotto il dominio della dinastia sabauda.

Decidiamo di vederlo al tramonto, percorrendo la passeggiata che conduce al vecchio centro storico e ammirando il sole scendere dalla terrazza della Cattedrale di Sant’Antonio Abate. Una chiesa in stile gotico-rinascimentale che vi consigliamo di visitare, al cui fianco si innalza la famosa torre campanaria con cupola maiolicata. Uno degli scenari più suggestivi di sempre. Procediamo poi tra le salite ripide del centro, tra trattorie di cucina tipica sarda e anziane signore sedute fuori dalla porta della loro casa che ci salutano con la mano.

Da visitare vi segnaliamo il Castello dei Doria, costruito nel XII secolo, che ospita il Museo dell’Intreccio Mediterraneo. Un luogo che mantiene vivo il ricordo delle tecniche dell’intreccio dei cestini e di altri utensili della vita quotidiana, tradizione locale che rischia l’estinzione. Da qui, grazie alla posizione rialzata del castello, in giornate limpide si riesce addirittura ad intravedere la Corsica.

Istantanea di Castelsardo con lo smartphone
Foto ricordo a Castesardo
Il suggestivo tramonto a Castelsardo (SS)
Un buon bicchiere di “Cannonau di Sardegna” al tramonto e si riparte!

E’ ora di ripartire. Davanti a noi ci sono ancora tanti bei chilometri da macinare. La prima metà del viaggio finisce qui e si risale in auto alla volta delle mete successive per esplorare altri luoghi. Ma questa è un’altra storia.

To be continued…

Per ulteriori informazioni. vi rimandiamo al sito ufficiale di Sardegna Turismo, in cui potrete scoprire tante altre cose interessanti su quest’isola meravigliosa. Vi auguriamo buon viaggio!

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Madrid: 15 cose da non perdere nella capitale della movida

Quanto ci è piaciuta Madrid?! Difficile esprimerlo a parole. Diciamo solo che sono bastati pochi giorni per farci coinvolgere totalmente dall’atmosfera madrileña, lasciandoci con il desiderio di tornarci al più presto.

Una città ricca sotto molteplici punti di vista, da quello culturale a quello architettonico; famosa in tutto il mondo per l’arte, le tapas, il flamenco e i churros ovviamente. Una città dove il calore della gente è tangibile e che non manca nel farti sentire il benvenuto sin dal primo istante.

Nel mare magnum delle possibilità esplorative offerte dalle guide turistiche, abbiamo pensato di scrivere questo articolo per segnalarvi in sintesi cosa vedere, dove fermarsi a mangiare e pure dove scattare qualche fotografia instagrammabile (che non guasta mai!).

State dunque organizzando un viaggio in terra spagnola e non avete ancora preparato alcun itinerario?

Che siate amanti dell’arte, dell’architettura oppure foodies a caccia di locali in cui fare qualche scatto memorabile, ecco qui 15 cose assolutamente imperdibili di Madrid che non potete farvi scappare la prossima volta che capiterete in città!

1. Plaza Mayor

Plaza Mayor – la piazza più famosa di Madrid
Plaza Mayor è in cima alla lista delle cose da vedere almeno una volta a Madrid. La vita spagnola si concentra qui, in questa piazza porticata dalla pianta rettangolare, contornata da bar e ristoranti che la animano e la rendono il cuore vivo e pulsante della città. Conosciuta all’inizio sotto il nome di Plaza de Arrabal, con l’avvento della dinastia asburgica il nome mutò in quello attuale e iniziarono i primi lavori di ristrutturazione. Dal XVII secolo Plaza Mayor ha visto il susseguirsi di corride di tori, canonizzazioni, incoronazioni ed esecuzioni pubbliche, diventando il centro politico e sociale dell’intera Madrid. Se fate attenzione, noterete subito la moltitudine di elementi di interesse artistico presenti nella piazza; fra questi spiccano la statua equestre di Filippo III (posta esattamente al centro) la Casa de la Panadería (facilmente riconoscibile per la parete affrescata, allegoria dello zodiaco) e l’Arco de Cuchilleros (l’arco più importante fra i 9 che danno accesso a Plaza Mayor).

2. Museo del Jamón

Calle Mayor 7 ( www.museodeljamon.com)

Open: 8.00-24.00

Un posto sicuramente molto caratteristico a Madrid è il Museo del Jamón, giusto giusto a due passi da Plaza Mayor. Si chiama museo, in realtà è un negozio con più punti vendita sparsi nella città che attrae orde di turisti per le centinaia di prosciutti appesi al soffitto che sono esposti nel locale. Una vista decisamente insolita che non può che far spalancare la bocca dalla meraviglia. Gli amanti del prosciutto adoreranno questo posto: se ne possono infatti trovare di diversi tipi (incluso il classico jamón ibérico) e con diversi range di prezzo. Ed è pure low-cost: basti pensare che i bocadillo de jamón, semplici ma davvero buoni, vengono a costare tra 1 e 2.50 €, un prezzo del tutto conveniente!

3. Mercado de San Miguel

Mercado de San Miguel
Bicchieri appesi al Mercado de San Miguel
Pasteis de nata-dolcetti portoghesi
Una delle 30 "tiendas" del Mercado de San Miguel
Dettagli al Mercado de San Miguel
Mercado de San Miguel

Plaza de San Miguelwww.mercadodesanmiguel.es

Open: [Domenica-Mercoledì: 10.00-24.00 / Giovedì-Sabato: 10.00-2.00]

Sapevamo già prima di partire che una tappa obbligata sarebbe stata di sicuro il Mercado de San Miguel, uno dei mercati più antichi e belli di tutta Madrid. Quello che non immaginavamo è che ci saremmo tornate altre due volte nei giorni successivi. Al suo interno si trova veramente di tutto e di più: oltre 30 tiendas vendono i più famosi prodotti tipici spagnoli e non solo: dal jamón ibérico alla paella, dalle patatas bravas alla tortilla, dalla cerveza (la birra locale) alla sangría. Insieme a questi, alcuni locali offrono anche delle interpretazioni gourmet dei piatti tradizionali. Ma ci sono anche una pescheria, un fruttivendolo, una macelleria e persino una fioreria. Mercado de San Miguel è uno di quei luoghi iconici di Madrid, sempre pieno di turisti e locali che si mescolano nelle ore di punta per passare qualche ora in compagnia, ordinando qualche tapas (porzione ristretta) o raciones (porzioni più abbondanti).

4. Mercado de San Ildefonso – Malasaña

Area food al Mercado de San Ildefonso.
Tapas bar al Mercado de San Ildefonso
Interno del Mercado de San Ildefonso
Dettagli al Mercado de San Ildefonso
Area food del Mercado de San Ildefonso
Area food del Mercado de San Ildefonso

Calle de Fuencarral, 57 www.mercadodesanildefonso.com

Open [Domenica-Giovedì: 12.00-24.00 / Venerdì & Sabato: 12.00-1.30]

Sul modello del Mercado de San Miguel ma allo stesso tempo molto differente è il Mercado de San Ildefonso, un mercato gastronomico moderno, situato strategicamente fra i barrios giovani e frizzanti di Malasaña e Chueca. Si tratta di un concept innovativo dal design industrial chic, distribuito su 3 livelli. Due terrazze, luci soffuse, insegne al neon e installazioni metalliche si mescolano assieme a prodotti tipici provenienti da tutto il mondo, nello stile dei celebri street food market che si incontrano a Londra e NYC. Il tutto condito da buona musica e ottimo cibo. Anche qui, fermarsi per qualche tapas è d’obbligo! E la scelta è davvero molto ampia, dalle arepas venezuelane si passa a diverse specialità asiatiche. Insomma una cucina fusion e moderna che non disattende le aspettative e che vi farà venire voglia di trattenervi a lungo.

5. Plaza de España

Plaza de España

Una fra le piazze principali di Madrid è proprio Plaza de España, situata a solo due passi da Palazzo Reale e dalla quale si innesta la Gran Via. Il pezzo forte della piazza è sicuramente la statua dello scrittore e drammaturgo Miguel de Cervantes (eretta nel 1927) ai cui piedi vi sono altre due statue bronzee che rappresentano i suoi personaggi più celebri, Don Chisciotte e Sancho Panza. Al lato opposto della fontana non si può far a meno di notare l’ Edificio de España, un grattacielo di stampo neobarocco costruito a metà del ‘900, al cui fianco lo stesso architetto fece erigere la Torre de Madrid che attualmente, con i suoi 142 metri d’altezza, è l’edificio in cemento più alto d’Europa. Fra i giardini, lo specchio d’acqua e gli artisti di strada che suonano a qualsiasi ora del giorno, Plaza de España è sicuramente uno dei luoghi per eccellenza della convivialità spagnola, in cui rifuggire dal caos cittadino.

6. La Gran Via

Gran Vía Capital – Madrid city center
Veduta frontale dell’Edificio Metropolis – Gran Vía

Questa enorme strada che collega Plaza de España a Calle de Alcala, concentra in sè uno dei migliori esempi di architettura urbana moderna della capitale. La sua esistenza risale al 1910 e nel tempo è diventata la principale arteria commerciale della città: qui risiedono infatti decine e decine di boutique di lusso e marchi della grande distribuzione. Camminando per le sue vie, a tratti pare di essere stati catapultati dritti dritti a Times Square, specialmente nei pressi di Plaza Callao, da dove svetta il gigantesco edificio marchiato Shwepps. Fra un cappuccino take-away da Starbucks e un salto da Primark, si respira subito aria cosmopolita. Negli anni ’50 la Gran Vía si popolò di sale cinematografiche e di teatri di musical (tutt’oggi visibili), tanto da accreditarsi l’appellativo di “Broadway madrileña”. Da segnalare in particolare, il cinema storico “Cine Capitol”.

7. Azotea Rooftop – Círculo de Bellas Artes

City view from “Azotea Rooftop”
Panoramica di Madrid sull’edificio Metropolis
The Azotea Rooftop in Madrid – Restaurant
Foto ricordo all'”Azotea Rooftop”

Calle Alcalá 42www.circulobellasartes.com

Open: [Lunedì-Giovedì: 8.00am-1.00pm / Venerdì-Sabato: 8.00am-2.30am]

Un punto di vista privilegiato su Madrid è sicuramente quello offerto da questa spettacolare terrazza panoramica che si trova in cima al palazzo che ospita il Círculo de Bellas Artes. Qui sopra si scorgono alcuni pezzi grossi dell’architettura madrileña: fra questi spiccano l’Edificio Metropolis, una struttura in pieno stile liberty realizzata negli anni ’30 del secolo scorso e il Palacio de Cibeles. Se è una giornata limpida, all’orizzonte si riescono ad intravedere persino i rilievi montuosi della Penisola Iberica. Azotea Rooftop offre un cocktail bar, un ristorante e diverse zone relax da cui godere del panorama, in tutta calma. Approfittate di una delle viste dall’alto più belle di Madrid per scattare tutte le fotografie del caso. L’unica pecca è che l’accesso alla terrazza è a pagamento, comunque il costo del ticket è abbordabile e si aggira attorno ai 4 € pro capite.

8. Puerta del Sol

In direzione… Puerta del Sol!

Altra zona molto famosa è la piazza di Puerta del Sol, una piazza semicircolare in cui confluiscono le strade più antiche di Madrid, come Mayor, ArenalAlcalá e Preciados. Il simbolo ufficiale della piazza nonché icona dell’intera città è la statua del “Oso e il Madroño” (dell’orso e del corbezzolo), davanti alla quale non può mancare un selfie o una foto ricordo. Salta subito all’occhio l’edificio principale della piazza che è Casa de Correos, ex-ufficio delle poste, costruito nel 1768 e che ora ospita la sede centrale della Comunidad de Madrid. All’esterno del portone dell’edificio, si trova il “Chilometro Zero”, ovvero il punto esatto da cui inizia la misurazione del network di strade spagnole che partono dalla capitale. Al centro della piazza invece si erge la statua di Carlos III, un omaggio al sovrano che rimodernò Madrid nel XVIII secolo.

9. Chocolateria de San Ginés

                                                                  Chocolate y Churros – photo courtesy by www.globalblue.com

Pasadizo de San Ginés 5, www.chocolateriasangines.com

Open: [h24 – 365 giorni l’anno]

Impossibile trovarsi a Madrid e non fermarsi ad assaggiare almeno una volta i famosissimi “Churros Y Chocolate”. I più buoni li abbiamo mangiati indubbiamente qui, alla Chocolaterìa de San Ginés. Questo locale storico di Madrid è in attività dal 1894 ed è aperto 365 giorni l’anno, 24 h su 24. Le opzioni sono due: si può scegliere fra i “churros” o le “porras” (altro non sono che cilindri di pastella a base di acqua e farina fritti; fra i due cambiano solamente le dimensioni). Per i madrileños questo snack goloso assume diverse valenze: alle volte è la colazione, altre volte è una cura post-hangover, consumata nelle prime luci dell’alba. Vi consigliamo caldamente di prendervi il vostro tempo, sedervi ad un tavolino mentre la folla scorre e godervi i vostri churros pucciati beatamente nella cioccolata calda. Una goduria pazzesca che rischia seriamente di creare dipendenza! Vi abbiamo avvisati, eh!

10. Real Jardín Botánico de Madrid

Real Jardín Botánico de Madrid
Tulipani in fiore
Fiori di ciliegio
Fioritura della magnolia
Narcisi in fiore al giardino botanico
Padiglione Villanueva
Real Jardín Botánico de Madrid

Plaza de Murrillo – http://www.rjb.csic.es/jardinbotanico/jardin/

Open: [ Maggio-Agosto: 10.00-21.00/Aprile & Settembre 10.00-20.00/Marzo & Ottobre: 10.00-19.00/ Novembre-Febbraio: 10.00-18.00 ]

Il nostro itinerario ha subito una variazione nel momento in cui abbiamo saputo che il Parco del Buen Retiro sarebbe stato chiuso per tutta la durata della nostra permanenza in città. Allora abbiamo pensato di vedere il giardino botanico di Madrid: un altro polmone verde situata in pieno centro, poco distante dalla zona di Paseo del Prado e dai musei. Oltre 30.000 specie di piante e arbusti, alcune importate da Asia, Australia e America, sono coltivate e conservate in un’area di circa 8 ettari. Fu fondato da Ferdinando VI nel 1755 e progettato dagli architetti Francesco Sabatini e Juan de Villanueva. Al suo interno, oltre alle due serre, è degno di nota il Pabellon Villanueva, una struttura che ospita spesso esposizioni artistiche temporanee. Se potete, visitatelo in primavera, proprio quando il Real Jardín Botánico de Madrid dà il meglio di sé: tulipani, magnolie, narcisi e camelie sono in piena fioritura e si fanno apprezzare in tutta la loro straordinaria bellezza.

11. Le gallerie d’Arte

Veduta di Venezia del Canaletto
"Morte di Sofonisba" di Giambattista Tiepolo
Museo Tyssen-Bornemisza

Madrid è considerata una delle capitali dell’arte europea. La zona di Paseo del Prado (un tempo era un fiume che ora ha lasciato spazio ad un enorme viale) non a caso viene chiamata “Triangolo dell’Arte”, proprio perché i musei principali sono tutti raggruppati nella stessa area. Bisognerebbe spendere ore all’interno di ciascuno di essi per poterli apprezzare nella loro interezza. Cosa interessante da tenere in considerazione è che l’accesso a tutti e tre i musei è gratuito in determinate fasce orarie, che vi indico qui sotto. Tendenzialmente in questi momenti la coda all’ingresso diventa molto più scorrevole rispetto al resto della giornata perciò c’è da approfittarne!

  • MUSEO NACIONAL DEL PRADO : Paseo del Prado [lun-sab 10.00-20.00/ dom 10.00-19.00].                                  Ingresso gratuito [lun-sab 18.00-20.00/ dom 17.00-19.00]

Il Prado è indubbiamente il museo di pittura spagnola più completo al mondo. Oltre ai famosissimi “Las meninas” di Velázquez e “La maya desnuda”di Goya, si trovano molte altre opere di artisti di provenienza spagnola fra cui El Greco, Sorolla, Ribera, Zurbarán e Murillo. In particolare a Goya è dedicata un’intera sala in cui sono esposte le sue “Pinturas Negras”, una serie di tele dai toni scuri e dalla pennellata rapida e informale. Fra gli 8600 quadri e le 700 sculture custodite nel museo, una parte considerevole è adibita al Rinascimento italiano e alla scuola fiamminga fra cui spiccano i nomi di Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Rubens e Rembrandt.

  • CENTRO DE ARTE REINA SOFIA, Calle de Santa Isabel 52 : [merc-sab + lun 10.00-21.00 / dom 10.00-19.00] Ingresso gratuito [merc-sab + lun 19.00-21.00 / dom 13.30-19.00]

Sede dell’arte moderna e contemporanea, il Museo Reina Sofia è famoso in tutto il mondo per ospitare “El Guernica” di Pablo Picasso, una di quelle opere da sindrome di Stendhal. Fermatevi ad osservarla bene, in tutta la sua tensione drammatica, in tutta la sua forza rappresentativa. Nelle altre sale troverete tantissime altre opere fra cui alcune che portano la firma di artisti del calibro di Mirò, Dalì e Juan Gris.

Aperta al pubblico nel 1992, questa pinacoteca custodisce la preziosa collezione privata dell’omonimo Barone Hans-Heinrich Thyssen-Bornemisza.  L’esposizione permanente ripercorre la storia dell’arte mondiale, dai dipinti medievali europei all’arte contemporanea del XX secolo. Un museo da non sottovalutare e che grazie alla sua completezza permette d’avere una visione d’insieme di ciò che fino a prima si era studiato solamente sui libri.

12.El Brillante” – i migliori bocadillo de calamares di Madrid!

Plaza Emperador Carlos V, 8 – www.barelbrillante.es

Questo locale, situato giusto a lato del Centro de Arte Reina Sofia è l’ideale per una sosta, specialmente dopo aver visitato il museo. Ha fama di essere il locale che fa i migliori bocadillos de calamares, considerati una fra le specialità più apprezzate di Madrid: filoncini di pane tagliati a metà e farciti con calamari fritti, caldi e croccanti. Un’esplosione di gusto, da assaporare sul posto o anche “para llevar” ( da portar via ). Ogni morso è un’iniezione di gioia!

13. Stazione di Atocha

Stazione di Atocha
Glorieta Carlos V , s/n 28045 – link al sito
Dall’esterno, potrebbe sembrare una semplice stazione ferroviaria, in realtà la Stazione di Atocha è molto di più. I lavori di ristrutturazione del ’92 hanno dato vita ad una struttura più moderna, preservando comunque lo scheletro di ferro e vetro del XIX secolo. Ad oggi infatti il complesso è formato da due stazioni: una nuova che ospita i treni dell’alta velocità e una vecchia, convertita in foresta tropicale dopo l’attentato dell’ 11 marzo 2004. Immergendosi in quest’ultima non pare nemmeno di essere in una stazione eppure in uno spazio di quasi 4000 metri quadrati sono state inserite più di 7000 piante di 400 specie diverse. Qui la vegetazione è rigogliosa in tutte le stagioni, grazie alla temperatura costante di 24°C e al sistema di irrorazione tramite nebulizzatori. Fra il cinguettio degli uccellini e lo scroscio d’acqua della vasca con le tartarughe sembrerebbe di essere stati teletrasportati in una qualche località equatoriale. Un vero e proprio giardino delle meraviglie che vale la pena visitare, anche solo per qualche decina di minuti.

14. Madrid imperiale: Palacio Real, Plaza de Oriente & Plaza de Ópera

Facciata del Palacio Real – Lato Sud

Calle de Bailén – www.patrimonionacional.es

Open: [ Aprile-Settembre: 10.00-20.00 / Ottobre-Marzo: 10.00-18.00 ]

Palazzo Reale è la residenza ufficiale dei sovrani di Spagna anche se in realtà oggi non è abitato ed è riservato unicamente alle cerimonie di Stato e alle visite dei turisti. L’edificio si ispira agli schizzi del Bernini mentre i lavori di costruzione veri e propri vennero affidati a due architetti italiani, Filippo Juvara e Giovanni Battista Sacchetti su iniziativa di Filippo V.

Per evitare lunghe code all’ingresso, è consigliabile acquistare in anticipo i biglietti online. Si possono prenotare visite guidate oppure noleggiare audioguide direttamente sul posto che accompagnano nella visita e illustrano le caratteristiche di ogni sala man mano che si procede.

Oggi la conformazione di Palazzo Reale, con le sue 3000 stanze, assomiglia a quella di molte altre dimore appartenute alle grandi monarchie europee. Oltre all’Escalera Principal (l’enorme scalinata situata all’ingresso), le stanze in cui vi consiglio di soffermarvi più a lungo sono El Salón del Trono, la Real Farmacia e la Cappella Reale. A parte è possibile visitare anche la Real Armería, la Galleria di Pittura e le Cucine Reali.

Se sarete più fortunati di noi, riuscirete anche a intravedere il cambio della guardia, che si tiene ogni mercoledì dalle 11.00 alle 14.00 (tranne nei mesi estivi).

Sul lato est di Palazzo Reale, si trova Plaza de Oriente, una piazza che ospita i giardini di Cabo Naval e diversi cafè prestigiosi, al cui centro sorge una statua equestre di Filippo IV, ideata da Velázquez. Poco più in là, nei pressi di Plaza de Ópera, si erge imponente il Teatro Real, uno dei tempi della cultura spagnola. Inaugurato nel 1850 e dichiarato monumento nazionale, dal 1997 il Teatro Real è tornato ad essere la sede madrileña degli spettacoli d’opera.

Da quest’anno è possibile acquistare un unico ticket che comprende la visita al Teatro Real + Palacio Real al prezzo esclusivo di 15 €. Per ulteriori dettagli, vi rimando al sito ufficiale che vi abbiamo linkato sopra.

 

La vista sul Teatro Real di Madrid & Plaza de Ópera
Plaza de Oriente & Teatro Real
Viale di Plaza de Ópera in piena fioritura

15. La Paella Real

                                                       Paella de marisco – photo courtesy by www.maubelajarapa.com

Calle de Arrieta, 2 [ Plaza de Opera ] – www.lapaellareal.es

Open: 13.00-16.00 / 19.30-22.00

Non è così semplice trovare un posto in cui mangiare una buona paella a Madrid; tradizionalmente infatti questo piatto spagnolo è originario di Valencia. C’è un locale a due passi dal Teatro Real però che vale decisamente la pena provare. A la “Paella Real” si trovano tantissimi tipi diversi di gusti, dalla versione vegetariana a quella di carne. Le specialità della casa però sono la paella de marisco (con i frutti di mare), la paella de bogavante (a base di aragosta) e l’arroz negro (variante della zona con il riso cotto nel nero di seppia). I camerieri portano la paella al tavolo e la servono (direttamente dalla enorme padella in cui è stata cotta) di fronte agli sguardi incuriositi dei clienti. I prezzi si aggirano attorno ai 16-18 € ed è richiesto un minimo di due porzioni per un ordine. Noi abbiamo preso quella de marisco che ci è piaciuta proprio tanto!

 

Ora che avete letto tutto ciò che c’è da sapere, vi va di scoprire gli angoli più interessanti dei barrios madrileñi insieme a noi? Qui in basso trovate il video che riassume la nostra esperienza.

 

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Capri in autunno: una giornata sull’isola [ TRAVEL VLOG ]

” Capri è il momento supremo della bellezza mediterranea. Lì esiste un rapporto vivissimo tra la roccia ed il mare. Lì i segni della civiltà sono bene impressi nei segni della natura.”

Chi mi segue sui social sa che lo scorso Ottobre ho avuto il piacere di scoprire Capri per la prima volta nella mia vita. In particolare i miei followers di Instagram si saranno dovuti subire il mio spam incessante di stories mentre vagavo per i meandri dell’isola, totalmente sopraffatta dalla quantità di angoli instagrammabili che sono riuscita a scovare. Per questo metto le mani avanti e chiedo scusa in ritardo; nel contempo spero di essere riuscita a portarvi con me (anche se solo per pochi istanti) e avervi mostrato il mio personalissimo punto di vista su uno dei luoghi più conosciuti al mondo. Perché è proprio questo il bello dei social media: condividere momenti e accorciare le distanze.

Capri è Capri, inutile dirlo. Un’isola glamour che pullula di vita ed è meta ogni anno di migliaia di turisti ed esponenti del jet set internazionale. L’isola si affaccia sulla penisola sorrentina ed è una perla del Golfo di Napoli. Ora che l’ho vista, posso affermare con certezza che anche in autunno Capri conserva tutto il suo fascino e regala scorci da favola. Con il suo mare azzurro, il profumo dei limoni nell’aria, le scogliere rocciose, le baie, le insenature nella costa e i numerosi ristoranti vista mare. Famosa per i sandali dal design tradizionale, fatti a mano in numerose botteghe e per le coloratissime maioliche capresi che decorano pavimenti, pareti e tavoli persino. 

Andando a spasso per i vicoli bianchi e stretti, tinti solo dal fuxsia delle bouganville in fiore, ci si accorge presto di quanti tesori quest’isola nasconda. I Giardini di Augusto, la famosa Piazzetta di Capri (nota anche come “il salotto del mondo”, simbolo della dolce vita caprese), il porto di Marina Grande: questi sono solo alcuni dei posti che si incontrano lungo il proprio cammino. E poi ci sono i Faraglioni ( of course!) che emergono con maestosità dalla superficie del mare e che si scorgono in lontananza. Per chi vuole poi, durante la bella stagione, c’è la possibilità di fare il giro in barca dell’isola che è anche il modo migliore per goderne la visita. Il giro prevede la sosta alla Grotta Azzurra (resa famosa per l’incredibile tonalità di blu dell’acqua) ed il passaggio a fianco dei Faraglioni, per poterli ammirare in tutta la loro bellezza. Altra caratteristica di Capri è la presenza della Funicolare che attraversa l’isola e che permette di raggiungere i punti panoramici più alti, comodamente e con facilità.

E se viene fame, Capri non delude di certo le aspettative: io che sono una fanatica della combo pomodoro+mozzarella+basilico, ho trovato pane per i miei denti ( si fa per dire)! Qui la “Caprese” è di casa e se fatta con ingredienti freschi e di ottima qualità, non può che dare il meglio di sé. Passeggiando fra le vie del centro non ho saputo resistere: tra uno scatto e l’altro, ho provato “o’ cuppitiello di calamari”, un cartoccio di calamari fritti che neanche vi racconto quanto era buono! Infine ( vuoi mica saltare il dessert, no?!) un assaggio alla Torta Caprese, dall’impasto denso e scioglievole fatto di cioccolato e mandorle, ci sta tutto!

Trovate qui sotto il video di quella giornata davvero speciale. Fatemi sapere cosa ne pensate e se non l’avete ancora fatto, ISCRIVETEVI al canale Youtube del blog. Arriveranno presto tanti nuovi contenuti #food e #travel. Ci sentiamo presto!

 


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Weekend a Napoli – TRAVEL GUIDE [cosa vedere e dove mangiare]

Napoli, città verace e caotica. Una fra le città più antiche d’Europa, il cui tessuto urbano conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. Con le sue vie antiche e strette, inondate sempre da fiumi di persone, fra turisti e locali. Con il suo mercato all’aperto, in cui banchi carichi di pesce e ortaggi freschi si riversano per strada. Con il suo proverbiale traffico, che paralizza la città ma non toglie il sorriso. Con i suoi profumi densi e indescrivibili, che spaziano fra il dolce ed il salato. Con le sue tradizioni folkloristiche, autentiche ed uniche in tutto il mondo. Con i suoi panorami mozzafiato e con l’odore del mare. Una città ricca di contrasti e di bellezza.

COSA VEDERE A NAPOLI

Ammetto che due giorni sono pochi per poter affermare di aver visto Napoli; cercherò quindi di riassumere in questo racconto/guida, i luoghi più significativi che proprio non potete perdervi in caso doveste trovarvi nella città di Partenope!

Spaccanapoli:

Spaccanapoli è l’appellativo dato dai napoletani stessi ad un tracciato che comprende ben sette strade e che divide letteralmente Napoli in due parti. Parte dai Quartieri Spagnoli fino alla zona di Forcella ed è il cuore pulsante e vivo della città: qui arte, storia, cultura, tradizione e sapori della Napoli vera si mescolano e si fondono.

Piazza del Gesù e Chiesa del Gesù Nuovo

La Chiesa del Gesù Nuovo è un esempio più unico che raro di palazzo privato trasformato in edificio ecclesiastico. Fu fatto costruire nel 1470 ed un tempo appartenne ai Sanseverino; in seguito fu donato ai gesuiti che lo fecero ristrutturare nel 1584 e ne lasciarono intatti solo la facciata a bugnato ed il basamento. L’interno della chiesa è di stampo barocco, con pianta a croce greca e suddiviso in 3 navate. Le pareti sono rivestite da sfarzosi marmi policromi e ornate da numerose opere di importanti artisti.

La Piazza prende il nome dall’omonima Chiesa ed oltre a quest’ultima ospita alcuni dei monumenti più famosi di Napoli. Al centro del piazzale, si trova l’Obelisco dell’Immacolata, una guglia marmorea con un ricamo in stile barocco, alla cui cima si trova la statua dorata della Vergine Immacolata, fatta costruire in onore dei gesuiti nel XIII secolo. Sulla piazza si affacciano inoltre il Palazzo Pignatelli di Monteleone che fu residenza del pittore francese Edgar Degas e Palazzo Pandola, caratterizzato da un’architettura tardo-barocca con facciata neoclassica.

Complesso monumentale di Santa Chiara

Comprende Chiesa, Monastero e Chiostro e fu edificato nella prima metà del XIV secolo per conto di Roberto d’Angiò secondo i canoni del gotico medioevale. In seguito ai bombardamenti del 1943, la chiesa venne rasa al suolo; fu poi ricostruita ma perdette parte della sue inestimabile collezione di opere d’arte. Il Chiostro trecentesco contornato da 66 pilastri ed ornato sui quattro lati da affreschi secenteschi è famoso per le maioliche policrome dipinte a mano che si armonizzano con gli elementi circostanti, opera degli artigiani Donato e Giuseppe Massa. Vi lascio il link al loro sito istituzionale per maggiori info, orari di visita e prezzi.

Cappella Sansevero e Cristo Velato

La Cappella, incastonata fra i vicoli di Napoli, è uno fra i maggiori esempi di creatività barocca. Famosa in particolar modo per il Cristo Velato, che viene descritto come una delle opere più affascinanti e misteriose presenti in Italia. La leggenda infatti racconta che il velo di marmo che avvolge il Cristo, sia in realtà un velo in tessuto trasformato in roccia grazie ai poteri del Principe di Sansevero, illustre alchimista. Più verosimilmente lo straordinario velo marmoreo che ricopre il corpo è opera del virtuosismo e dell’abilità scultorea di Giuseppe Sanmartino, lo scultore che ha realizzato il Cristo velato.

Via San Gregorio Armeno

Una fra le vie più caratteristiche, più ricche di folklore, più conosciute di tutta Napoli: è via San Gregorio Armeno. La cosiddetta “via dei presepi”. Essa ospita le numerose botteghe artigiane dedicate all’arte del presepe napoletano. Statuine in terracotta realizzate e dipinte a mano, presepi in sughero, caricature di personaggi celebri, souvenir di ogni genere a partire dai famosi cornetti scaccia-sfortuna. Merita sicuramente una visita in qualsiasi momento dell’anno, per avere l’occasione di toccare con mano un pezzo della storia e delle radici di Napoli.

Napoli Sotterranea

Vi si accede da Piazza San Gaetano in Via dei Tribunali. Una città sotto la città è quella che si può scoprire nel percorso di Napoli sotterranea. I cunicoli inizialmente furono scavati dai Greci quando questi iniziarono ad estrarre il tufo dal sottosuolo per rafforzare le mura della città. In seguito, i Romani allargarono i cunicoli e li modificarono in modo da stiparvi l’acqua piovana, trasformandoli a tutti gli effetti in un acquedotto che venne mantenuto in funzione sino al 1885. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i passaggi sotterranei ospitarono la popolazione durante i bombardamenti. Ben presto, nel dopoguerra, il sottosuolo si riempì di detriti postbellici e si trasformò in una crescente discarica sino a quando si decise di risanare i cunicoli e di metterli a disposizione del grande pubblico e per rendere disponibile un viaggio all’insegna della storia nascosta della città.

Via Chiaia & Via Toledo

Due fra le più famose strade del centro storico di Napoli. Via Chiaia parte da Piazza Trieste e Trento e giunge a Piazza dei Martiri, dalla quale si prosegue per la Riviera di Chiaia. Via Toledo invece è una delle arterie principali della città (lunga 1,2 Km) e congiunge Piazza Dante a Piazza Trieste e Trento. Entrambe considerate le vie dello shopping napoletano per eccellenza, Via Chiaia e Via Toledo ospitano numerosi edifici religiosi e civili oltre ai negozi ed alle boutique.

Galleria Umberto I

La Galleria ha 4 ingressi: Via Toledo, Via San Carlo, Via Santa Brigida e Vico Rotto San Carlo. Venne costruita in soli 3 anni ( 1887-1890) ed in breve tempo divenne il “centro sociale” di Napoli. Qui accadevano i piccoli e grandi eventi della città. Famosa per essere stata il regno dei “sciuscià” per oltre cinquant’anni, la Galleria ha mantenuto tutt’oggi le due principali funzioni per è stata costruita: quella commerciale e quella monumentale.

Piazza Plebiscito & Palazzo Reale

Piazza Plebiscito è la piazza per antonomasia dei napoletani. Attorno ad essa si ergono edifici importanti quali la Basilica di San Francesco di Paola, Palazzo Reale, Palazzo della Prefettura e Palazzo Salerno. Al centro della piazza si trovano le due statue equestri di Carlo III e Federico I di Borbone, costruite dal Canova. Il nome della piazza risale al plebiscito del 21 ottobre 1860 con il quale l’allora Regno delle due Sicilie si univa al Piemonte dei Savoia.

Palazzo Reale fu fatto costruire alla fine del 1500 su volontà dell’allora viceré Don Fernando come reggia per l’arrivo di Re Filippo III a Napoli. Venne progettato dall’architetto Domenico Fontana e poi fu rifinito da Luigi Vanvitelli e Gaetano Genovese. Oltre ai Re di Spagna, ospitò i Re austriaci, i Borbone ed infine i Savoia. Oggi questo gioiello di storia è aperto al pubblico. Imperdibile dunque la visita all’Appartamento storico, la Cappella Reale, i giardini ed il Teatrino di Corte che custodiscono inestimabili capolavori d’arte e preziosi oggetti appartenuti ai membri di ben quattro dinastie di sovrani. Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00, tranne il mercoledì.

Castel nuovo ( Maschio Angioino)

Castel Nuovo o meglio conosciuto come Maschio Angioino ( secondo il termine medievale) è una fortezza costruita nel corso del XIII secolo su commissione di Carlo I d’Angiò, il quale espresse il volere di erigere un castello in una posizione strategica e di guardia. Durante il regno di questo sovrano, il castello divenne un importante centro di cultura, frequentato da artisti e letterati. In seguito, la struttura venne modificata, subendo gli influssi degli Aragonesi prima, dei Borboni poi. Oggi il castello è aperto al pubblico, ospita numerosi eventi culturali ed è anche sede del Museo Civico.

Castel dell’Ovo

Castel dell’Ovo si innalza sull’isolotto di Megaride, che fu il primo approdo dei Greci nel golfo di Napoli. Venne edificato nel 1128 e fu inizialmente adibito a luogo di culto pagano ma in seguito diventò luogo di culto cristiano. Un’antica leggenda attribuisce il nome del castello all’uovo che Virgilio nascose nelle segrete dell’edificio, in segno di buon auspicio e di speranza. Da allora la sorte dell’intera città venne legata a quella del castello e di conseguenza a quella dell’uovo.

I PUNTI PANORAMICI PIU’ BELLI

Vomero – Castel dell’Elmo/ San Martino

Dal piazzale della certosa di San Martino, sulla collina del Vomero, si gode di un panorama stupendo. Da qui si scorgono tutti gli angoli più significativi della città e si ha la vista d’insieme sull’intero Golfo di Napoli sino a raggiungere con lo sguardo l’isola di Capri. Salendo un po’ più in alto, la vista da Castel Sant’Elmo permette di ammirare il lungomare, il Vesuvio e Castel dell’Ovo.

Posillipo -Via Petrarca

Da anni metà di turisti e locali che si fermano lungo la strada per spendere qualche minuto di fronte ad una visuale mozzafiato che si affaccia sul Vesuvio. E’ stata ribattezzata (non a caso) “la Terrazza di Napoli” dai napoletani stessi per la sua posizione dominante, dalla quale si ammira il porto di Mergellina sino a Castel dell’Ovo. Sotto i propri occhi, l’occasione di osservare le magnifiche ville posillipine con le loro discese private a mare, dimore dei più facoltosi disposti a pagare un caro prezzo per una visuale unica al mondo.

Lungomare – Castel dell’Ovo

Castel dell’Ovo è visitabile gratuitamente tutti giorni (9.30-19.30 nei giorni feriali, 9.30- 14.00 nei giorni festivi): salendo le rampe di scale si può godere di un panorama davvero insolito, un punto di vista diverso che dal mare guarda direttamente all’entroterra. La sensazione unica di ammirare la città con i suoi edifici direttamente dal mare stesso.

COME MUOVERSI A NAPOLI

Il modo migliore per visitare Napoli è sicuramente a piedi, armati di tanta buona volontà. Le cose più importanti da vedere sono tutte più o meno vicine fra loro. Il trasporto pubblico comunque è ben sviluppato e copre ogni angolo della città: autobus, metro, funicolare, treno… c’è solo l’imbarazzo della scelta.

La metropolitana

Metro Linea 1 (ANM): attiva tutti i giorni dalle 6.00 alle 23.00. E’ conosciuta come Metro dell’Arte perché è stata costruita in collaborazione con 26 artisti contemporanei. Collega Piazza Garibaldi al Vomero e le fermate intermedie conducono a tutte le zone principali del centro storico di Napoli.

Metro Linea 2 (ANM): attiva tutti i giorni dalle 6.15 alle 23.00. Parte dalla Stazione Centrale Piazza Garibaldi e arriva sino a Pozzuoli, nei Campi Flegrei.

La ferrovia

  • Cumana e Circumflegrea

Queste due linee ferroviarie storiche collegano il cuore di Napoli con i comuni ad ovest della città. Entrambe percorrono la tratta Montesanto-Torregaveta, seguendo però due percorsi distinti. La Cumana affronta un percorso di 20 Km lungo la costa mentre la Circumflegrea percorre 27 Km, spingendosi nell’entroterra flegreo.

  • Circumvesuviana

Questa rete ferroviaria possiede ben 6 linee che collegano il centro di Napoli con i comuni che si sviluppano attorno al Vesuvio. Tutte le linee partono da Napoli Porta Nolana, poi proseguono su tratte differenti. La Circumvesuviana è una fra le reti di trasporto principali, essendo molto utilizzata dai turisti: fra le sue fermate ci sono quelle per gli scavi di Pompei, Ercolano e Sorrento.

La funicolare

A Napoli esistono 4 linee di funicolare che collegano il centro cittadino con i quartieri alti del Vomero, Chiaia e Posillipo. Veloci, pratiche ed efficienti, le funicolari vengono scelte ogni giorno anche da migliaia di napoletani che le preferiscono agli altri mezzi di trasporto. Per info su costi e orari, vi rimando al loro sito.

Il porto

Se si decide di intraprendere delle gite giornaliere presso le isole del Golfo, esiste la possibilità di raggiungere il molo Mergellina ( si trova esattamente di fronte al Castel Nuovo) dal quale partono regolarmente aliscafi per Capri, Ischia e Procida.

DOVE MANGIARE A NAPOLI

Si sa: Napoli è anche e soprattutto buona cucina! Qui sotto vi lascio una breve selezione dei posti che mi sono stati consigliati ed in cui ho avuto il piacere di fare una sosta.

Antica Pasticceria Scaturchio – Piazza S. Domenico Maggiore, 19 ( per la pastiera)

La sfogliatella Mary – Galleria Umberto I ( per le sfogliatelle)

Casa Infante – Via Toledo 258

Gran Caffè Gambrinus – Via Chiaia 1/2 ( per tutta la pasticceria napoletana ma in particolar modo per i babà con la panna)

Pasticceria Poppella – Via Arena della Sanità, 24 ( per il famoso fiocco di neve)

Zia Esterina Sorbillo – Piazza Trento e Trieste, Via dei Tribunali, 53 ( per la pizza fritta)

Ristorante Pizzeria Stella – Via Partenope 2A ( buonissima la pizza, cotta alla perfezione)

Antica Pizzeria da Michele – Via Cesare Sersale, 1 ( solo due pizze disponibili, margherita e marinara)

Taralleria napoletana – Via San Biagio dei Librai, 3 ( per i taralli napoletani)

 

Con questo tiro le somme e concludo (dato che mi sono dilungata fin troppo) aggiungendo che di cose da vedere e visitare ce ne sarebbero parecchie ancora! Vorrà dire che sarà per la prossima visita.

E voi, siete mai stati a Napoli? Avete dei consigli da darmi, luoghi o dettagli che ho tralasciato e che dovrei assolutamente aggiungere alla mia lista? Fatemelo sapere qui sotto con un commento! Alla prossima!


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Sardegna: alla scoperta del Golfo di Orosei

“Perché non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte il mare cerca di baciare la spiaggia, non importa quante volte viene mandato via.”

Il profumo intenso del mirto che ti pizzica le narici fino ad entrarti nei polmoni, l’esplosione di colore delle piante di bouganville che s’arrampicano sui muri delle case e dei vicoli, il belare delle pecore al pascolo, il paesaggio brullo e selvaggio di una terra dove non piove quasi mai, i rilievi della catena del Gennergentu che contrastano con l’acqua limpida e cristallina di un mare unico e dalle sfumature iridescenti. Lynn Gordon ha scritto che ” lanciarsi istintivamente in un’avventura e allontanarsi per un po’ dalla propria vita è una straordinaria sensazione di libertà”. E’ vero! Ti fa sentire libero come il vento. Ti arricchisce di ricordi e suggestioni che porterai con te per sempre. Ti cambia, ti fa vedere il mondo con occhi diversi, allarga i tuoi orizzonti e la tua prospettiva, avvicinandoti ad altre culture. Il momento che custodisco gelosamente di questo viaggio è la corsa in auto al tramonto nella campagna sarda, fra stradine sterrate e tortuose delimitate da bassi muretti di ciottoli spigolosi, con la colonna sonora di Life in Technicolor dei Coldplay in sottofondo e la vista del mare all’orizzonte. E’ stato un momento suggestivo, pregno di significato, di emozioni, di libertà. Ero lì e mi sentivo viva come non mai.

La Sardegna è una terra da amare e da scoprire in ogni suo singolo dettaglio e scorcio fiabesco. Vi porto alla scoperta di un itinerario naturalistico che a me ha rubato il cuore, per una vacanza all’insegna del relax, del divertimento e perché no… anche dell’avventura.

COME RAGGIUNGERLA

Due sono le alternative per giungere nell’isola. Il metodo più veloce e diretto è prendere un volo dall’aeroporto più vicino a voi e in circa un’oretta sarete giunti a destinazione.

Il secondo, ed è quello che ho sperimentato l’ultima volta che ci sono stata, è il traghetto. Un viaggio decisamente più lungo ma anche più economico che vi risparmierà la fatica del noleggio dell’auto dato che la starete portando direttamente con voi. Ci sono ben sette compagnie di navigazione fra cui scegliere e che vi condurranno ad uno dei sei porti della Sardegna ( Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres, Arbatax, Santa Teresa di Gallura, Cagliari).

IL GOLFO DI OROSEI

Il Golfo di Orosei prende il nome da Orosei, una piccola cittadina in provincia di Nuoro che dista solamente 2 km dalla costa. Qui il territorio è dominato da vaste pinete, arenili e scogliere calcaree ricoperte da boschi secolari. Per tutelare le variegate flora e fauna del luogo, nel 1998 è stato istituito il Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu. Numerose sono le spiagge e le calette incatevoli che dominano l’intera zona ed altrettante sono le attività da scoprire tra le quali escursioni in barca, trekking, immersioni subacquee, free climbing a picco sul mare, canyoning, mountain bike, bungee jumping, gite all’aria aperta alla scoperta di oasi naturali. Insomma, non manca il brivido per gli amanti degli sport estremi! Nel vicino territorio di Baunei, antico villaggio di pastori e boscaioli non mancano poi gli spunti per le visite culturali: guide specializzate accompagnano gli escursionisti alla visita di ben 120 villaggi nuragici, 20 tombe dei giganti e 5 templi d’adorazione.

Oasi di Bidderosa

Un’oasi vera e propria che custodisce cinque calette da sogno, contenute in un parco di 860 ettari. L’Oasi di Bidderosa è stata posta sotto la tutela dell’Ente Foreste e il patrocinio del Comune di Orosei, dal quale dista solo 13 chilometri. Costituita in gran parte da boschi e macchia mediterranea, comprende fra la sua vegetazione ginepri, pini marittimi, eucalipti e pini d’ Aleppo, fondamentali per il mantenimento dell’ecosistema costiero. L’ingresso, da maggio a fine ottobre, è a numero chiuso ed il ticket costa circa 12 euro per i turisti/ 6 euro per i residenti. Vi si può comunque giungere a nuoto dalla confinante Cala Ginepro, quando c’è bassa marea.

Spiaggia di Bèrchida

Si trova nel territorio di Siniscola e confina con la suddetta Oasi di Bidderosa. La spiaggia a forma di mezzaluna venne nominata la più bella d’Italia nel 2009 e non senza un motivo. Il paesaggio qui lascia davvero senza fiato: sabbia chiara ed impalpabile, acqua chiara e limpidissima, dolci dune sabbiose e colline rocciose sullo sfondo. Un luogo da favola, la meta che ogni viaggiatore vorrebbe raggiungere. Solo natura allo stato brado, pronta ad accoglierti fra i suoi angoli più nascosti ed inesplorati.

Cala Liberotto & Cala Ginepro

La frazione di Sos Alinos ospita le località turistiche di Cala Liberotto e Cala Ginepro: entrambe molto belle, queste due spiagge sono caratterizzate da sabbia fine, fondale basso e scogli di granito rosa che affiorano dall’acqua limpida e cristallina. Abbiamo soggiornato proprio a Cala Liberotto, affittando un appartamento immerso nella Barbagia ma a pochi passi dal mare. L’ho trovato un posticino tranquillo, piccolo ma con ogni genere di servizio e molto adatto alle famiglie. Cala Ginepro invece deve il suo nome all’affascinante pineta di ginepri che la contorna. Meritano entrambe sicuramente una visita, non solo per il mare dalle sfumature uniche ma anche per i stupendi paesaggi dominati dalla macchia mediterranea e per la biodiversità che vi abita.

 

Cala Gonone

Cala Gonone è l’unica frazione del comune di Dorgali ed è una località di cui si ha prova essere stata abitata sin dall’epoca nuragica. Il mare color azzurro contrasta con le aspre montagne del Supramonte. Dal porto di Cala Gonone partono ogni giorno mini crociere giornaliere ed escursioni guidate in gommone per andare alla volta del mare aperto, costeggiando l’intero Golfo di Orosei, ammirandone le falesie calcaree a strapiombo sul mare e l’incontaminata bellezza delle acque limpide del Mar Tirreno. Noi l’abbiamo fatto: all’inizio eravamo incerte ma poi abbiamo deciso di intraprendere una di queste escursioni in mare. Neanche ad immaginarlo, si è rivelata una delle cose più belle mai fatte; abbiamo avuto la possibilità di ammirare dal mare le varie grotte ed insenature, di avere una guida che ci spiegava le caratteristiche delle varie Cale e di poter scendere a fare il bagno in località esclusive e protette, a cui non si sarebbe stato possibile accedere da terra. Quindi sì, ne è valsa la pena e lo consiglierei senza remore. Ho tentato di montare un video di quella giornata ( se volete, lo trovate nella mia pagina Facebook). Il centro di Cala Gonone è il tipico borgo marinaro, dotato di ogni genere di servizio, bar, ristoranti con vista, gelaterie, negozietti di artigianato tipico sardo. Per ulteriori info, vi rimando al loro sito ufficiale Cala Gonone.

 

Grotte del Bue Marino

Una delle maggiori attrazioni del Golfo di Orosei nonché una fra le più belle e famose grotte d’Italia. Immancabile la visita alle Grotte del Bue Marino, uno spettacolo della natura formato da due cavità marine a picco sul mare, lunghe 15 km e scavate nelle viscere del Gennargentu. Prendono il loro nome dall’esemplare ormai estinto di foca monaca ( soprannominato “bue marino” in sardo per il suo comportamento e verso simili a quelli del bue) che un tempo vi abitava e vi partoriva i piccoli. Le grotte sono famose anche per le incisioni rupestri risalenti al Neolitico e vi si giunge esclusivamente via mare.

Cala Fuili & Cala Luna

A metà tra i territori di Baunei e Dorgali, queste due calette sono collegate da un impervio percorso fra la macchia mediterranea sarda adatto ai veri amanti del trekking. Cala Fuili è una piccola perla del Golfo di Orosei incastonata fra i rilievi del Gennergentu, avvolta da arbusti di ogni genere, caratterizzata da sabbia bianca mista a sassi alla quale si giunge tramite una romantica scalinata scavata nella roccia . Il panorama da cartolina visibile dall’alto vede la natura selvaggia circondare un mare dall’incredibile color smeraldo.

Cala Luna offre scorci paradisiaci e davvero unici. Davanti un mare caraibico dalle mille sfumature mentre alle spalle la montagna, l’ampia vallata, la palude salmastra, lo straordinario bosco di lecci, corbezzoli e querce e le colorate piante di oleandri in fiore. Non sarà difficile veder spuntare anche gruppetti di capre al pascolo, per uno scenario davvero insolito e bizzarro considerando che ci si trova in spiaggia.

L’affascinante bellezza di queste due cale non è passata inosservata, tanto da essere state scelte come location da film.

 

Le Piscine di Venere

Le piscine di Venere si trovano nel territorio di Baunei, in Ogliastra e devono il loro nome al colore turchese delle loro acque che le rendono a tutti gli effetti delle vere e proprie piscine naturali. Si raggiungono solamente in barca e sono il paradiso per gli amanti dello snorkeling. Tuffarsi ed essere circondati da una miriade di pesci è un’emozione rara e che vale decisamente la pena provare una volta nella vita. Mi sono gettata dal motoscafo con una semplice maschera e mai mi sarei aspettata uno scenario simile!

 

Cala Mariolu

Cala Mariolu, nel territorio di Baunei, deve il suo nome all’appellativo dato alla foca monaca (mariolo, ladro appunto) perché si dice che rubasse il pescato dalle reti dei pescatori provenienti da Ponza. Questa baia è un vero e proprio angolo di Paradiso, un incanto di colori dal verde acqua marina al blu cobalto, immersa nella natura più incontaminata.  Vi si giunge via mare, l’unica pecca è che purtroppo nei momenti di alta stagione è un po’ affollata, proprio perché è talmente bella che tutti vogliono vederla.

Proseguendo l’escursione, non lasciatevi sfuggire Cala Sisine, Cala Biriola, Cala dei Gabbiani e Cala Goloritzè, affini alle precedenti per caratteristiche ma ugualmente incantevoli.

 

 

“Mi domando che cosa manca alla vita quando in una notte d’estate l’alito delle stelle apre le finestre e vi butta dentro il profumo del mare.”

 

CUCINA SARDA

La cucina della zona dell’Ogliastra, un territorio che si estende lungo il versante orientale della Sardegna, è estremamente variegata. La cucina tradizionale si compone di numerose pietanze dalla storia antica. Fra queste troviamo i malloreddus, ovvero i tipici gnocchetti sardi impastati a mano con semola di grano duro e acqua, conditi generalmente con un sugo di pomodoro e salsiccia. I culurgiònes o culurgiònis (trovate la ricetta nel post precedente), i ravioli ripieni di patate, pecorino e menta, pizzicati a mano sul bordo e con la tipica chiusura a spiga di grano. Immancabile poi è la fregula, una specie di couscous  preparato con semola ed acqua e che viene servita generalmente con sughi di pesce fresco.

Se vi trovate in zona, non fatevi mancare pane carasau, pane pistoccu e pane guttiau, tutte specialità da forno tipiche della zona. E poi le famosissime seadas, due dischi di pasta fritti che contengono un ripieno di formaggio leggermente acidulo, cosparse di miele fuso. Non perdetevi infine le pardulas, chiamate anche casadinas nel nuorese, che sono il dolce tipico del periodo pasquale: dei piccoli scrigni di pasta contengono un ripieno di ricotta, zafferano e aroma d’arancia. Per quanto riguarda i vini, la Sardegna vanta una storia vitivinicola millenaria d’eccellenza, grazie alla particolare conformazione orogenetica che consente una produzione enologica di elevata qualità. Lasciatevi inebriare dai più celebri come il Cannonau, il Vermentino ed il Malvasia.

 

“Un Viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi.”

 


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Toscana: quattro giorni fra le colline della Val d’Orcia e della Valdichiana

Partire senza programmare, andare senza pensarci due volte, farsi guidare dall’istinto e volare alla volta di un’avventura che potrebbe celare un’esperienza più affascinante del previsto. Destinazione: Toscana, più precisamente Val d’ Orcia, a sud di Siena. Ad attenderci, borghi d’altri tempi, il frinire assordante delle cicale, l’oro dei campi di grano prima della mietitura, le file dei cipressi che seguono le onde sinuose delle colline, il profumo delicato della lavanda e i tramonti dalle sfumature iridescenti.

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La Toscana conserverà sempre un posto speciale nel mio cuore, sarà per il suo paesaggio mozzafiato, i colori bruniti delle colline, il cielo limpido come un bicchier d’acqua o per la sua cucina, così semplice ed essenziale ma allo stesso tempo ricca di gusto e di sapore perchè fatta di prodotti genuini dalla tradizione secolare. Sarà l’insieme di tutto ciò, fatto sta che ogni volta che vedo quelle distese ordinate di ulivi e quelle schiere infinite di vigneti il mio entusiasmo è pari a quello di una bambina di fronte ad un giocattolo nuovo!

Questa volta, abbiamo avuto il piacere di alloggiare presso Poggio Olivo (clicca qui per ulteriori info), un delizioso casale di campagna circondato da uliveti e vigneti che offre appartamenti dalle rifiniture rustiche. Dista solo 7 km dal centro di Montepulciano e 20 km da Pienza ed è dotato di moderna piscina e di un ampio giardino immerso nella natura toscana. La mattina, in soli 5 minuti d’auto, potrete raggiungere la località di Acquaviva, un borgo minuscolo dove potrete trovare un forno per acquistare pane, crostate e brioches per tutti i gusti, persino vegane.

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Dopo aver fatto colazione, una passeggiata fra le vie e gli scorci incantati di Montepulciano è d’obbligo. Questa è infatti la prima tappa del nostro viaggio. Se non siete dei maniaci di fotografie, come me, potete passeggiare tranquillamente facendovi tentare dalle vetrine, magari con un gelato comodamente in mano. Io, tra una foto e l’altra ho ammirato le numerose cantine lungo le vie che invitano i turisti ad entrare e fare un assaggio dei pregiati prodotti locali, in particolare vino e olio. Mentre cammino penso a quanto sia diversa la vita qui rispetto a quella di chi vive nelle grandi città: qui è tutto più lento, più rilassato, tutto somiglia allo stile di vita di 50 anni fa, qui la frenesia e i ritmi odierni svaniscono e ti fanno riscoprire il piacere delle cose semplici. Camminando però vien fame, allora ci fermiamo all’ Osteria del Borgo, un locale con terrazza panoramica molto carino a pochi passi dalla piazza principale, dove abbiamo avuto l’opportunità di gustare un bel tagliere di crostoni toscani misti. Una delizia per gli occhi e per  il palato!

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Prossima tappa: Cortona! Il paese del buon caro Jovanotti! A dir la verità avevo già visto Cortona in dicembre e mi era piaciuta tanto, questa volta però mi è piaciuta ancor di più! Colorata, energica, frizzante, con le bandiere delle contrade che svolazzano nell’aria e con i raggi del sole di luglio al tramonto di un pomeriggio di mezza estate, che riempiono di luce i vicoli pieni zeppi di turisti da tutto il mondo. Da non perdere, vi segnalo un caratteristico posticino in Piazza della Repubblica dove la frutta e la verdura vengono esposte in insoliti cestini da picnic in vimini. E non vorremmo mica farci mancare il gelato, no? Vi consiglio ” Gelato Ti Amo” dove troverete un ottimo gelato artigianale in gusti anche meno tradizionali dei soliti. Io ho provato quello al cioccolato e amarena e udite, udite…. quello ai cantucci e vin santo, un must se ci si trova in Toscana! Sulla via del ritorno, ci fermiamo all’ Artigianato Lorenzini, un piccolo negozio per tutti gli appassionati di ceramiche e utensili da cucina in legno d’olivo locale. Lì troverete taglieri in legno d’ogni forma e prezzo, decisamente originali se considerate che il loro tratto distintivo è proprio l’unicità!

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Visitando quelle zone agli inizi di Luglio è facile trovare lunghe distese di campi di girasoli lungo le stradine dissestate di campagna. Quest’anno però ci avevano detto che la fioritura era in ritardo di due settimane. Sulla via del ritorno verso Montepulciano, non potete capire la mia gioia nel vedere il giallo acceso che faceva capolino da lontano quando oramai non ci speravo più! Trovarsi di fronte a spettacoli simili non ha paragoni! Sei davanti ad un pezzo di natura viva e vegeta ma in realtà la sensazione principale che ti pervade è quella di trovarsi di fronte ad un quadro che aspetta solamente di essere incorniciato da uno scatto. Mi sono fermata ad ammirare il colore di questi fiori stupendi e ad annusare il vento che mi carezzava dolcemente il volto mentre gli ultimi raggi di sole fendevano l’aria tiepida della sera.

 

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Abbiamo terminato la serata a Poggio Olivo, mezzo bicchiere di Chianti in mano, un assaggio di pecorino di Pienza, pane toscano e finocchiona, il tutto contornato dal tramonto sul vigneto dalle sfumature di color rubino. Niente di più poetico! Insomma, voglio dire… what else?

Terza ed ultima tappa del nostro viaggio: Pienza! Patrimonio dell’ Unesco, culla dell’arte rinascimentale e anche patria del cacio! Piazza Pio ll è sicuramente degna di nota infatti, con il suo straordinario Duomo ed imponente campanile, conserva la vera essenza del Rinascimento Italiano, essendo stata interamente ideata dall’umanista Enea Silvio Piccolomini e realizzata da Leon Battista Alberti. Se poi siete anche degli affezionati del turismo eno-gastronomico, diciamo che Pienza è esattamente quello che fa per voi! Fra gli edifici storici e gli scorci da favola si trovano numerosissime botteghe che offrono i prodotti tipici della zona e in particolar modo il pecorino, presente in differenti stagionature e lavorazioni. All’interno di questi negozi ho chiuso gli occhi ed ho inspirato a fondo il profumo inebriante di quel formaggio per portare a casa con me un pezzetto di Toscana. Qui vi segnalo “La bottega del cacio”, dove ho avuto modo di fare un po’ di shopping mangereccio e di acquistare, oltre a dell’ottimo pecorino, il tartufo nero estivo della Val d’Orcia. Il gentile proprietario mi ha anche spiegato come utilizzarlo in una ricetta che spero di raccontarvi qui a breve.

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Anche l’ultima tappa si è conclusa e il nostro viaggio è giunto al termine. Con un po’ di malinconia, imbocchiamo la strada verso casa vedendo i campi scorrere via dal finestrino e ripensiamo inevitabilmente ai giorni appena trascorsi e alle bellezza di questa regione. Perché è questo ciò di cui è fatta la Toscana: profumi, colori, sapori, paesaggi, aromi, rumori che si mescolano insieme per lasciarti una sensazione di appagamento e benessere che ti persuadono a tornarci ancora e ancora, in un ciclo di eterno ritorno, ogni volta infinitamente più bello.

Fotografie e testo di: Gloria Turetta

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