Parigi: 4 giorni nella Ville Lumière

Parigi: 4 giorni nella Ville Lumière

Cos’è Parigi se non un groviglio di vie dallo stile bohémienne? Il suono ovattato della fisarmonica lungo la Senna, il profumo rassicurante di burro che ti riempie i polmoni fuori da ogni boulangerie, le sedie in vimini disposte in ordine casuale davanti ogni bistrot: suonerà come il più banale dei clichè ma la città delle luci nasconde poesia dietro ogni angolo.

Visitarla a 10 anni di distanza dalla prima volta ci ha permesso di vederla con occhi diversi: il clima è rimasto quello pazzo di un tempo (che piove a dirotto per 5 minuti e dopo esce il sole) ma la sensazione è quella di aver trovato una città molto più dinamica e frizzante di quanto non ricordassimo.

Abbiamo girovagato tra i vari arrondissement, con la voce di Edith Piaf negli auricolari e una quiche lorraine calda in mano, cercando di sfruttare a pieno il tempo a disposizione a Parigi. E ora, a distanza di qualche settimana, ve la raccontiamo.

Cosa vedere nella Ville Lumière in soli 4 giorni? Ecco il nostro itinerario!

GIORNO 1
  • Le isole sulla Senna: Île de la Cité e Île Saint-Louis
  • Quartiere Latino e Pantheon
  • Musée de l’Orangerie e Jardin des Tuileries
GIORNO 2
  • Avenue des Champs-Élysées  e Arco di Trionfo
  • Tour Eiffel e Champs de Mars
  • Le Marais e il Centre Pompidou
GIORNO 3
  • Galeries Lafayette
  • Montmartre e Basilica del Sacro Cuore
  • Place du Tertre
  • Mur de je t’Aime
GIORNO 4
  • Musée du Louvre
  • Musée d’Orsay

 

Île de la Cité e Île Saint-Louis

Le due isole fluviali sono il cuore pulsante di Parigi, non solo geografico.Ecco perché scegliamo di partire da quelle. Parte del loro fascino è sicuramente dovuto al gioco di ponti e corsi d’acqua che bisogna attraversare quotidianamente per raggiungerle. Ile de Saint-Louis nasconde scorci fiabeschi, con le biciclette accostate agli angoli dei palazzi e con coppie di anziani che escono dalle boulangerie con le baguette sottobraccio.

Île de la Cité invece è la location ideale per una “promenade” sulla Senna intervallata solo da qualche sosta presso i “bouquinistes”, i minuscoli botteghini che da secoli si annidano sui ponti parigini, vendendo vecchi libri, giornali, cartoline e francobolli. Occhio che talvolta si riescono a fare dei veri e propri affari!

Notre Dame - Place du Parvis
Notre Dame – Place du Parvis

La nostra prima tappa qui è chiaramente Notre Dame. Dal romantico Pont St-Louis si accede alla parte retrostante della cattedrale. Notre Dame, con la sua facciata gotica simmetrica e le vetrate a rosone, ammalia da secoli chi la visita. Dalla torre nord si accede ad una scalinata a chiocciola che conduce alla Galerie des Chimères, il passaggio sopraelevato da cui fanno capolino i leggendari gargoyles. Vi sembrerà di entrare nel film della Disney e rivivere voi stessi i passi di Quasimodo.

Basco e marinière fanno subito outfit parigino
Basco e marinière fanno subito outfit parigino

La Sainte-Chapelle rischia di passare inosservata ma è forse più affascinante della sorella più grande che troneggia a Place du Parvis. La piccola capella, inserita all’interno del Palais de Justice, fu concepita da Luigi IX ed è un tripudio di vetri policromi e intarsi dorati.

La Sainte Chapelle - Île de la Cité
La Sainte Chapelle – Île de la Cité

Il Quartiere Latino

Ci spostiamo sulla Rive Gauche per scoprire uno dei quartieri più antichi della città, situato nel 5° arrondissement e associato al mondo accademico sin dai tempi del Medioevo. Due le tappe che noi abbiamo toccato: il Panthéon e la Shakespeare & Company Library.

Il primo si raggiunge imboccando Rue des Carmes. La sua imponente cupola neoclassica svetta nello skyline parigino, così come anche il tricolore francese che sventola a mezz’asta. Sul frontone c’è un’insegna che recita “Aux grands hommes la patrie reconnaissante”: già da questo si riconosce l’impronta di mausoleo data all’edificio, che custodisce le tombe di personaggi illustri francesi come i filosofi Voltaire e Rousseau, gli scrittori Zolà e Hugo e la scienziata Marie Curie. Da non perdere è la replica del pendolo di Foucault, lo strumento sperimentale con il quale il fisico francese ha dimostrato la rotazione terrestre per effetto della forza di Coriolis nel 1851.

La facciata monumentale del Panthéon
La facciata monumentale del Panthéon

Tappa fissa per ogni bibliofilo a Parigi è invece la famosissima Shakespeare & Company, al numero 37 di Rue de la Bûcherie. Questa libreria dal tocco vintage fu aperta nel 1921 dall’americana Sylvia Beach ed è stata il punto d’incontro di molti artisti della cosiddetta “Generazione Perduta” di Hemingway. Centinaia di libri riposti ordinatamente negli scaffali in legno, dai classici della letteratura a saggi filosofici, dai romanzi storici ai racconti sci-fi. Nuovi, usati (e rigorosamente tutti in inglese): insomma, ce n’è per tutti i gusti. Difficile uscire da qui a mani vuote!

Se poi vi capita di incamminarvi in Rue Galande, vi consigliamo di fermarvi da Odette Paris, una boutique molto piccola che vende tra i migliori choux ed eclair della città. Noi ci siamo lasciate tentare da quello al cioccolato e quello al pralinato di nocciole. Fenomenali!

Librerie dal tocco vintage, ne abbiamo?!
Librerie dal tocco vintage, ne abbiamo?!

Museo dell’Orangerie

Le ninfee di Monet - Musée de l'Orangerie
Le ninfee di Monet – Musée de l’Orangerie

Situato in una vecchia serra di aranci, all’interno dei Jardin de Tuileries, il museo dell’Orangerie è famoso per la serie di “Ninfee” dipinte da Claude Monet. Due sono le sale ovali che contengono gli 8 dipinti, che André Masson definì come “la Cappella Sistina dell’Impressionismo”.

Oltre a questo, al piano inferiore merita una visita anche la collezione Jean Walter – Paul Guillame che riunisce una testimonianza di storia dell’arte che va dalla fine dell’Ottocento ai primi anni ’30, con opere di Cezanne, Matisse, Picasso, Modigliani e tanti altri.

  • Musée de l’Orangerie – sito web
  • Jardin de Tuileries / arrondissement
  • Lun-Dom: 9.00-18.00 / Chiuso il martedì
  • Intero: €9 / Ridotto: €6.50

Champs-Élysées e Arco di Trionfo

Sono quasi 2 chilometri di viale alberato quelli che collegano l’obelisco egizio di Place de la Concorde all’Arco di Trionfo. Un percorso che si snoda fra musei, brand di lusso e importanti luoghi storici, dai Grand Palais e Petit Palais fino al Pont Alexandre III. Una volta arrivati a Place Charles de Gaulle, prendete il sottopassaggio sulla destra che conduce dritto dritto sotto al celebre arco napoleonico. Passati i controlli di sicurezza, si può salire in cima: 50 metri d’altezza, 286 scalini a chiocciola e che vista! Impossibile non notare i 12 boulevards che confluiscono a raggiera verso l’arco. Peccato per il vento e la pioggia che ci hanno fatto scendere piuttosto velocemente, altrimenti saremmo rimaste volentieri a goderci il panorama.

  • Arc de Triomphe – sito web
  • Place Charles de Gaulle / 8°arrondissement
  • Aprile-Settembre: 10.00-23.00 / Ottobre-Marzo: 10.00-22.30
  • Intero: €12 / Gratis sotto i 26 anni
L'"Iron Lady" fotografata dall'Arco di Trionfo
La “Dame de fer” fotografata dall’Arco di Trionfo

Tour Eiffel – Champs de Mars – Trocadero

Chi l’avrebbe mai detto che una struttura in ferro, ideata per l’Esposizione Universale del 1889, sarebbe diventata il simbolo indiscusso della città tanto da meritarsi anche il nomignolo di “La dame de fer”? Eppure è così e oggi conta più di 6 milioni di visitatori all’anno.

L'iconico primo piano della Tour Eiffel dai Giardini del Trocadero
L’iconico primo piano della Tour Eiffel dai Giardini del Trocadero

Suddivisa in tre livelli, alti progressivamente 57, 115 e 276 metri, la Tour mette a disposizione mappe panoramiche e telescopi con cui poter imparare qualcosa in più sulla città e 2 ristoranti, fra cui uno con tanto di stelle Michelin. Pensate un po’: una sezione del primo piano è stato pavimentato con una lastra di vetro che offre una vista vertiginosa verso il basso. Da qui gli esseri umani sembrano proprio formiche!

Sicuramente la Tour Eiffel offre un punto di vista privilegiato su Parigi ma salirci non è così facile: se non si vuole perdere tempo a fare i biglietti (le code sono talvolta chilometriche), conviene acquistarli online e mostrare la ricevuta in cassa.

Osservatela meglio dagli Champs de Mars, i giardini che regalano una prospettiva verticale sulla torre oppure dal Trocadero, un gradinata sopraelevata da cui scattare fotografie che sembrano cartoline.

Le Marais e il Centre Pompidou

Durate il secondo giorno, ne abbiamo approfittato per fare un giro tra il 3° e 4° arrondissement, alla scoperta del quartiere gay-friendly di Le Marais. Quest’area della città è il punto d’incontro di moda, cultura e arte. Molti i locali di tendenza, così come molte sono le botteghe di specialità ebraiche, data la presenza di una consistente comunità giudaica nella zona. Si passa per Place des Vosges, la piazza più antica di Parigi, fino ad arrivare all’Hôtel de Ville, il municipio cittadino in stile neo-rinascimentale.

Hôtel de Ville
Hôtel de Ville – Le Marais

Senza dimenticare poi il Centre Pompidou con il suo museo di arte moderna. L’edificio, alto 6 piani, è diventato famoso per la sua struttura industriale e colorata. All’interno è conservata una collezione significativa che copre gli anni dei fauves e del dadaismo fino a passare a cubismo e surrealismo. Anche non foste amanti dell’arte contemporanea, prendete comunque le scale mobili esterne per arrivare in cima al rooftop, dove la galleria panoramica si affaccia sui tetti haussmaniani parigini. Anche qui una vista pazzesca!

  • Centre Pompidou – sito web
  • Place Georges Pompidou / 4° arrondissement
  • Merc-Lun dalle 11.00 alle 22.00
  • Intero (museo + panorama): €14 / Gratis sotto i 26 anni

Galeries Lafayette

La vista dalla terrazza panoramica delle Galeries Lafayette
La vista dalla terrazza panoramica delle Galeries Lafayette

Un altro must di Parigi sono le Galeries Lafayette, i grandi magazzini che contano ben 3 edifici in Boulevard Haussmann. Qui si trova veramente di tutto fra negozi lussuosi, articoli per la casa e un’intera sezione gourmet. Badate bene però che i prezzi non sono proprio a portata di portafoglio! Noi abbiamo fatto una colazione veloce a base di pain au chocolat alla caffetteria del 3° piano per poi spostarci a vedere la grande cupola neo-bizantina che richiama migliaia di turisti ogni giorno. Anche ai Lafayette l’angolo panoramico non manca: salite sulla terrazza all’ultimo piano per una vista magnifica sull’Opéra e sulla Tour Eiffel.

Montmartre

La Basilica del Sacré Cœur
La Basilica del Sacré Cœur

In cima alla collina di Montmartre sorge la Basilica del Sacré Cœur, un altro dei monumenti-simbolo di Parigi, entrato di diritto nell’immaginario collettivo per essere stato una delle location del film “Il favoloso mondo di Amélie”. Sono 200 i gradini della scalinata monumentale che portano fino alle porte della chiesa e altri 300 quelli da salire per giungere alla base della cupola. Il candore della facciata deve il suo aspetto alla pietra di cui è fatta: un travertino calcareo che reagisce con l’acqua piovana e si sbianca in continuazione.

Sulla destra, date un’occhiata alla sagoma dell’edificio arancione dietro la collina e diventato famoso su Instagram come “la casa storta”. Per non parlare del panorama dal sagrato della Basilica: se avete un po’ di tempo divertitevi a scorgere le varie zone di Parigi.

La "casa storta" sulla collina - Montmartre
La “casa storta” sulla collina – Montmartre

Poco più in là si apre Place du Tertre, la fucina degli spiriti creativi della città. Nel passato è stata meta frequentata da Impressionisti e Surrealisti mentre ora lascia spazio alla nuova generazione di ritrattisti che fanno a turno per portare in piazza i propri cavalletti e pennelli. Tutt’attorno, francesi e turisti sono seduti ai tavolini dei bistrot, intenti a mangiare “moules e frites” (cozze e patatine fritte, un must tutto francese) e a sorseggiare tazze di caffè dalla mattina alla sera.

Imboccando Rue Norvins, è facile cedere alla tentazione di entrare nella Biscuiterie de Montmartre per un assaggio dei macarons. Super consigliati quelli alla cannella con il ripieno di marmellata di lamponi.

Macarons al caramello salato o cioccolato? Ardua scelta!
Macarons al caramello salato o cioccolato? Ardua scelta!

Spostatevi dunque su Rue de l’Abrevoir, una via secondaria nel 18°arrondissement, famosa per le sue casette dai colori pastello e coperte di edera.

Scorci da Rue de l'Aubrevoir - Montmartre
Scorci da Rue de l’Aubrevoir – Montmartre

Scendendo poi lungo Rue des Abbesses, subito dopo l’uscita della metro, dirigetevi verso il Mur de je t’aime: una monumentale opera progettata da Frédéric Baron e Claire Kito, fatta di piastrelle blu su cui è stata scritta la frase “ti amo” in ben 311 lingue e dialetti del mondo. Tappa obbligata per tutti gli innamorati insomma!

Le Mur de je t'aime - Rue des Abesses
Le Mur de je t’aime – Rue des Abesses

A questo punto, è inevitabile che salga un certo languorino. Fermatevi al Vrai Paris, un bistrot dall’aspetto vintage e dalla pensilina gialla coperta di fiori rosa. Noi abbiamo preso un cappuccino e provato la “tarte aux framboises”, una stupenda tartelletta con crema e lamponi.

Da Vrai Paris per uno spuntino
Da Vrai Paris per uno spuntino

Il quarto e ultimo giorno inizia con una colazione a “La Parisienne”, la boulangerie in Rue des Halles che nel 2016 si è aggiudicata il premio per la miglior baguette di Parigi. Le Saint Honoré in vetrina fanno letteralmente gola ma anche il reparto panetteria non se la gioca male: noi ci siamo lanciate su croissant e pain au raisins.

Proseguiamo con la visita ai musei e a Parigi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Due le cose da tenere a mente:

  1. La prima domenica del mese l’ingresso non si paga.
  2. I cittadini europei minori di 26 anni anni entrano gratis praticamente ovunque.

Museo d’Orsay

Il primo niveau - Musée d'Orsay
Il primo niveau – Musée d’Orsay

Il museo d’Orsay è un’opera architettonica prima ancora di essere un museo infatti è stato costruito all’interno di una stazione ferroviaria ottocentesca ormai dismessa. Fu Gae Aulenti, un’architetta italiana, a riconvertire gli ambienti negli spazi espositivi che esistono oggi.

Il museo è uno scrigno di tesori per tutti gli amanti dell’Impressionismo, Post-Impressionismo e dell’Art Nouveau. Vi consigliamo in modo particolare il quinto piano che custodisce alcuni capolavori di Van Gogh, Cézanne, Gauguin, Manet, Degas e Renoir. E se vi piacciono le foto retrò, siate pazienti e attendete il vostro turno per scattarne una di fronte all’enorme orologio vetrato che affaccia sulla Senna. Un ottimo souvenir a costo zero!

  • Musée d’Orsay – sito web
  • Rue de Lille 62 / 7° arrondissement
  • Mar-Dom: 9.30-18.00 / Gio: 9.30-21.45 / Chiuso il lunedì
  • Intero: €12 / Gratis per bambini ed europei sotto i 26 anni

Museo Louvre

La piramide del Louvre compie 30 anni nel 2019
La piramide del Louvre compie 30 anni nel 2019

Come non riconoscere la sua imponente piramide di vetro che sbuca dalle mura attorno alla Cour Napoléon? Il Louvre è innegabilmente uno fra i musei più ampi e importanti al mondo. Pensate che ci vorrebbero 100 giorni per vederlo tutto, passando però solo 30 secondi in ogni stanza. “Amore e Psiche” di Canova, “La Gioconda” di Leonardo, “La libertà che guida il popolo” di Delacroix sono solo alcune fra le opere di valore inestimabile che troverete all’interno. Un consiglio: studiatevi la mappa prima di partire e segnatevi quali zone volete vedere in anticipo così da non perdere tempo perché l’interno rischia di essere labirintico!

  • Louvre – sito web
  • Rue de Rivoli / 1° arrondissement
  • Lun, Gio, Sab, Dom: 9.00-18-00 / Merc, Ven: 9.00-21.45 / Chiuso il martedì
  • Intero: €15 / Gratis sotto i 26 anni
Ultima foto davanti il Louvre
Ultima foto davanti il Louvre

Il nostro viaggio termina qui ma noi già non vediamo l’ora di tornarci!

L’itinerario sulla mappa

Per ulteriori informazioni, vi consigliamo di consultare l’ente del turismo ufficiale ParisInfo.


Prima volta a Parigi oppure si tratta di un gran ritorno? Scriveteci ogni eventuale dubbio o curiosità. Saremo felici di rispondervi.
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Toledo, la “città delle tre culture” in un giorno

La chiamano “la città delle tre culture” per l’affascinante commistione di stili che testimonia la compresenza di tre diverse religioni nel corso dei secoli: quella ebraica, quella islamica e quella cristiana. Toledo, il capoluogo della regione autonoma Castilla-La Mancha situato nella Spagna centro-meridionale, ha però origini romane. Gli scavi hanno portato alla luce un acquedotto e un anfiteatro, sopra il quale sono state costruite le case del quartiere delle Covachuelas. 

Fucina di storia e di arte, il borgo medievale dalle mura fortificate e dalle stradine in ciottoli, nel 1987 si è conquistato anche il titolo di sito Patrimonio dell’Unesco, attirando visitatori da ogni angolo del globo. 

Pensate un po’: nelle campagne toledane Cervantes vi ambientò il suo Don Chisciotte mentre il pittore manierista El Greco ci visse diversi anni della sua vita, lasciando ora in eredità alla cittadina una preziosa casa-museo. Ma Toledo è anche conosciuta per l’artigianato locale di lame d’acciaio e per i prodotti enogastronomici di spicco: tra una visita e l’altra, approfittatene per assaggiare i mitici bocadillos con prosciutto iberico o ancora meglio quelli con queso manchego (il formaggio di pecora, tipico della zona).

 

Leggi anche – Madrid: 15 cose da non perdere nella capitale della movida

Come si raggiunge Toledo?

Situata a soli 70 Km da Madrid, Toledo si raggiunge comodamente in treno, partendo dalla stazione di Puerta de Atocha. I treni partono a distanza di un’ora l’uno dall’altro. Inoltre, conviene sempre acquistare i biglietti online per non rischiare di non trovarne più disponibili (sì, si esauriscono molto in fretta, specialmente in alta stagione).  Dopo aver superato i normali controlli di sicurezza (per prendere un treno in Spagna ci sono dei controlli come quelli aeroportuali), siamo salite sul treno che è partito puntualissimo alle 10.30. In poco più di 25 minuti siamo giunte a destinazione, pronte per essere catapultate nella storia antichissima di questa cittadina.

La statua di Cervantes ci ha accolto in città
Le coloratissime botteghe artigiane di Toledo

Quali sono i luoghi storici da visitare? 

Ci sarebbero moltissime cose da vedere a Toledo. Ecco quelle che noi abbiamo inserito nel nostro itinerario.

Puerta de Alcántara 

Arrivando dalla stazione, la prima cosa che appare davanti (dopo l’Alcázar) è il ponte che conduce ad una delle porte di ingresso. Essa risale al X secolo, è di origini arabe e ha avuto un ruolo chiave nel monitoraggio degli accessi in città durante il Medioevo. Il nostro primo incontro ravvicinato con l’architettura mudéjar ha fatto scattare la scintilla: ogni arco è stato un’occasione per scattare una foto. Oltre la porta, una lunga salita a gradoni indica la via per giungere fino al centro storico (il casco antiguo). Essendo una città arroccata su una collina, vi consiglio di indossare un paio di scarpe comode perché ci sarà sicuramente da camminare.

Alcázar

E’ impossibile non notarla. Arrivando da Madrid, la fortezza è la prima cosa che si scorge in lontananza, grazie alla sua posizione strategica in cima ad un’altura. Fu voluta come dimora ufficiale e fatta costruire dal monarca Carlo V quando Toledo era ancora capitale della Spagna ma in seguito subì diversi incendi e fu quasi interamente distrutta durante la guerra civile spagnola. Il generale Franco la fece ricostruire nei primi anni del Novecento e ancora oggi, l’Alcázar è uno dei monumenti-simbolo della città. Attualmente ospita una vasta biblioteca e il museo dell’Esercito. 

L’Alcázar al tramonto da piazza Zocodover

Catedral Primada di Toledo

La Cattedrale di Santa Maria, il più grande capolavoro di arte gotica in Spagna, fu eretta fra il 1226 e il 1493. 

La facciata, che ricorda quella delle cattedrali francesi, presenta 3 portali: la Puerta del Perdón (centrale), la Puerta del Juicio Final (a destra) e la Puerta del Infierno (a sinistra). Fate attenzione alle torri campanarie: una è visitabile e custodisce la campana “gorda”, mentre l’altra non è mai stata terminata ed è stata chiusa con una cupola.

Non appena dentro, l’occhio cade subito sulla Capilla Mayor, da cui svetta imponente il Retablo dorato che raffigura diverse scene bibliche. Dietro la cappella invece, nel deambulatorio, l’attenzione viene sicuramente catturata da El Trasparente, un’incredibile opera scultorea in marmo e alabastro in stile tardo barocco, progettata dall’architetto Narciso Tomé e posizionata sotto un oculo affrescato da cui penetra la luce che illumina l’altare maggiore.

Gli archi delle alte navate della Cattedrale
El trasparente - opera scultorea in marmo e alabastro
"La cattura di Cristo" di Goya, all'interno della Sacrestia
La tela di Caravaggio
Le vetrate colorate della Cattedrale
Sculture della Cattedrale

 

Gli appassionati d’arte faranno i salti di gioia non appena entreranno nella Sacrestia: la sala rettangolare, con volta a botte affrescata da Luca Giordano, ospita a sua volta una piccola pinacoteca con tele di artisti del calibro di Goya, Tiziano, Caravaggio, El Greco, Velazquez, Raffaello e Rubens. Una collezione piccola ma da sindrome di Stendhal!

La Cattedrale di Toledo, il capolavoro gotico di Spagna
  • Catedral Primada – sito web
  • Plaza del Ayuntamiento
  • Aperta dalle 10.30 alle 18.30 (Lun-Sab) e dalle 14.00 alle 18.30 (Domenica).
  • Ticket: 11€/ Audioguida compresa nel prezzo.

 

Oltre la Plaza del Ayuntamiento, si imbocca Calle Consistorio, una via lunga e stretta che conduce al quartiere ebraico della città, la Juderia. I rimandi alla multiculturalità sono ovunque: un occhio attento nota subito le piccole formelle in ceramica azzurra (come quella in foto) incastonate nel pavimento e nei muri in pietra, che raffigurano simboli israeliti come il menorah e la stella di David.

Con il naso all'insù all'interno della sinagoga.
I simboli ebraici alla Juderia

Sinagoga Santa María la Blanca

A metà strada tra il museo El Greco e il Monastero, si giunge nei pressi dell’antica Sinagoga Santa María la Blanca, costruita nel XII secolo. Si pensa che la sinagoga fu fatta costruire da scalpellini musulmani per gli ebrei di Toledo che desideravano un luogo di culto in città. Ampi archi a ferro di cavallo, pilastri ottagonali in laterizio, soffitto in legno a cassettoni e archi ciechi in gesso decorati con motivi geometrici dorati, fanno parte di una struttura che mescola elementi dello stile sobrio almohade a elementi del sinuoso stile moresco. Da noi non capita spesso di trovarsi faccia a faccia con architetture di influenza cristiana mozarabica, per questo motivo posso dire che l’abbiamo trovato un ambiente straordinariamente affascinante e per certi versi anche molto meditativo. Ora la sinagoga è una ex-chiesa cattolica: un esempio concreto che la somma di culture diverse può portare ad un arricchimento sotto molteplici punti di vista.

Sinagoga di Santa María la Blanca, situata nel quartiere ebraico

  • Calle de los Reyes Católicos 4
  • Aperto dalle 10.00 alle 17.45
  • Ticket: 2,80€
La sinergia architettonica fra lo stile moresco e lo stile almohadi.

Monastero di San Juan de los Reyes

Poco più in là, in fondo a Calle de los Reyes Católicos, sorge il Monastero di San Juan de los Reyes, uno straordinario esempio di gotico isabellino, ora sotto la gestione dei francescani. La struttura fu fatta costruire nel XV secolo su volere dei sovrani di Spagna (Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia) in seguito alla Battaglia del Toro, in cui l’esercito castigliano ebbe la meglio su quello portoghese. La chiesa a croce latina è impostata su un’unica navata e ha due cappelle laterali. Anche qui, come tipico di tutta la città di Toledo, il chiostro mescola lo stile mudéjar con quello del gotico rinascimentale in una sinergia architettonica che dà vita ad un ibrido, unico nel suo genere. Fate attenzione alle particolarità delle pareti esterne del monastero: vi sono state apposte le catene degli schiavi liberati dopo la conquista di Granada.

 

I dettagli del piano inferiore del chiostro – Monastero di San Juan de los Reyes
Lo stile gotico isabellino del chiostro – Monastero di San Juan de los Reyes
Calle de los Reyes Católicos, una delle vie più folkloristiche

Mirador del Valle

Basta fare una ricerca mirata dell’hashtag #toledo su Instagram per capire che uno dei posti da segnare per forza nella mappa è il Mirador del Valle. Una volta attraversato il fiume Tago e imboccata la strada sulla collina, dal lato opposto della città, si giunge ad uno dei punti più belli da cui immortalare il panorama mozzafiato di Toledo. In giornate limpide, il momento più adatto per salire fin quassù è il tramonto, orario in cui gli ultimi raggi del sole colpiscono le pareti degli edifici, rendendo la città un gioiello dai toni ambrati. Tra il rumore dell’acqua, il suono delle campane in lontananza e questo scenario così suggestivo, giuro che avremmo voluto rimanere a fissare quello skyline per ore se solo avessimo potuto.

Arrivarci non è complicato. Il modo più simpatico per raggiungere il Mirador del Valle è salire sullo Zocotren, il trenino che parte ogni ora da Plaza Zocodover e che porta i turisti a fare un giro di tutti i punti salienti della città. Nel caso il treno fosse già partito o fosse pieno (proprio come è successo a noi), non disperate! Segnatevi la linea 71 dell’autobus oppure in alternativa prendete un taxi.

Mirador Del Valle, il punto panoramico di Toledo

Puente de San Martín 

Un altro significativo ponte medievale della città è quello di San Martín, eretto nel XIII secolo con blocchi di pietre e poi ricostruito in epoca successiva, durante la quale sono stati aggiunti i torrioni difensivi alle estremità. Ci siamo fermate qui qualche minuto, di ritorno dal Mirador del Valle, giusto in tempo per vedere le ultime sfumature rosa del cielo che lasciavano velocemente il passo alla notte. 

Il ponte di San Martín al tramonto

La specialità dolciaria

Parlando di tradizioni gastronomiche c’è un prodotto, più di tutti, che ha reso celebre la città castigliana: il marzapane. Ebbene, amanti delle mandorle, a Toledo troverete il vostro paradiso. In città lo preparano ancora le suore nei conventi, a partire da un’antica ricetta che prevede una miscela di mandorle tritate e zucchero che poi viene modellata e passata in forno. Le confiteríe vendono questi dolcetti caratteristici dietro ogni angolo. Noi qui ve ne consigliamo un paio che si trovano proprio nella strada dietro il Monastero di San Juan de los Reyes, in Calle Santo Tomé.

  • Confitería Santo Tomé – vasta selezione di marzapane semplice e ripieno; da provare quello con la confettura di zucca.
  • Convento de San Antonio de Padua – un piccolo cartello conduce al portone di un convento che vende tra i migliori dolcetti di marzapane della città.

L’itinerario sulla mappa

Per ulteriori informazioni, vi consigliamo di consultare il sito ufficiale di Turismo in Spagna.


E voi, avete già visitato Toledo oppure avete in mente di farlo in futuro? Avete qualche dubbio o curiosità in merito ai suoi luoghi di culto e ai suoi edifici storici? Scriveteceli qui sotto e se l’articolo vi è piaciuto, condividetelo sui social network.
Al prossimo viaggio!

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Dublino: birra e “craic” in 7 pub della città

Il modo più semplice per entrare in contatto con la vera essenza dell’Irlanda è uno solo: varcare la soglia di un pub. Chiunque sia stato a Dublino, Galway, Cork o qualsiasi altra città irlandese sa che non può tornare a casa prima di aver bevuto una pinta di Guinness in uno fra le centinaia di locali tradizionali che popolano l’isola di Smeraldo. C’è una parola in irlandese che è stata coniata proprio per descrivere questa attitudine dei locals di riunirsi la sera per bere qualcosa con gli amici. Se in un pub sentirete qualcuno con un accento quasi indecifrabile chiedervi –“How’s the craic?”-, vorranno semplicemente sapere se vi state divertendo, insomma se state passando una bella serata. La parola “craic”, in gaelico, significa appunto svago/divertimento.

Ma nei templi del craic non si va solo per ascoltare musica, anzi! Sono questi i posti giusti in cui fare un’autentica esperienza gastronomica irlandese. Guinness & Beef Stew, Seafood Chowder, Soda Bread, Irish Apple Pie: se si vuole avere la certezza di mangiare bene, i pub sono quasi sempre una garanzia di qualità. Le 3 costanti che abbiamo notato in ciascun locale sono: prezzi abbordabili, ingredienti freschi e genuini e porzioni abbondanti.  Attenzione però, la sera le cucine chiudono presto per lasciare spazio ai musicisti; fate conto di mangiare prima delle 21.30 così poi potrete godervi la serata fra musica e danze.

Ora però la domanda sorge spontanea. Quali sono i locali che meritano una visita, la prima volta a Dublino? Eccovene 7 fra i più famosi, in cui trascorrere qualche ora in compagnia, fra il suono del fiddle (il violino irlandese) e un sorso dell’amatissima “black stuff” .

Guinness: la famosa birra irlandese
Le botti di Guinness sparse per Dublino

M.J.O’Neills Pub & Kitchen – 2 Suffolk Street, Dublin 2

Atmosfera calda e chiassosa, rifiniture vittoriane in legno e “craic” assicurato. Apriamo il nostro soggiorno a Dublino con una serata all’insegna di musica folk e tap dancers irlandesi in un pub storico, in attività dal 1713. Quasi surreale è il suono del tin whistle, il flauto irlandese che viene utilizzato per i folckloristici canti popolari. L’O’Neills Pub si trova esattamente di fronte alla famosa statua di Molly Malone, poco lontano da Grafton Street e dal Trinity College, quindi in una posizione decisamente centrale. Qui decidiamo di assaggiare il Guinness & Beef Stew con salsa gravy: un morbido e succulento spezzatino di manzo,verdure e funghi sfumato con la celebre birra scura e ricoperto da uno strato di pasta sfoglia burrosa. Esattamente il tipo di comfort food che ci vuole dopo una giornata a spasso a visitare la città. Al contrario di molti altri locali, qui la parola d’ordine è self-service: si ordina la portata principale e insieme si scelgono tutti i contorni che si preferiscono. Al piano superiore, il Whiskey Corner serve gli alcolici mentre tavoli e sgabelli rivestiti di vinile rosso si riempiono di gente. Nel Beer Garden, la terrazza in cima al palazzo, è stata allestita una sorta di birreria all’aperto dove rilassarsi e bere qualcosa sotto le stelle in estate. I vecchi manifesti pubblicitari della Guinness tappezzano le pareti di mattoni rossi, richiamando l’idea di vintage che permea l’intero locale. L’esperienza all’O’Neills Pub non può che essere assolutamente raccomandata!

O'Neills Pub davanti alla statua di Molly Malone
O'Neills Pub in Suffolk Street

The Celt – 81 Talbot St, North City, Dublin 1

Poco distante da O’Connell Street e da The Spire, una sera decidiamo di imboccare Talbot Street e raggiungere il “The Celt”, un locale a nord del fiume Liffey che ci è stato ampiamente consigliato. Sala ampia, tavoli in legno, candele accese all’interno di vecchie bottiglie di whiskey Jameson riciclate. Il profumo che arriva dalla cucina è decisamente invitate e ci invita ad accomodarci. Anche qui dopo le 9.30 inizia la session di musica live. Dopo aver sfogliato il menù, scegliamo di assaggiare la Celtic Cottage Pie: uno sformato di macinato di manzo e piselli ricoperto da uno strato di mashed potatoes passato in forno. Insieme prendiamo anche l’Irish Cabbage & Bacon, un piatto tipico a base di pancetta, cavolo e patate accompagnato da una salsa bianca realizzata con latte, farina e burro (una specie di besciamella, per intenderci). I sapori sono quelli genuini e autentici della cucina casereccia tradizionale. L’atmosfera è quasi quella di un banchetto medievale, complici le varie suppellettili appese alle pareti.

The Merchand’s Arch – 48/49 Wellington Quay, Temple Bar, Dublin 2

Un altro locale che non ci si può perdere è il “The Merchand’s Arch”. Questo pub si trova sotto la galleria che collega il quartiere di Temple Bar all’Ha’ Penny Bridge, quindi è inevitabile non passarci davanti. E’ una mattina limpida e frizzantina a Dublino e decidiamo di fermarci per una colazione abbondante prima di proseguire verso Phoenix Park. Così, fra la vista del River Liffey, il verso dei gabbiani che sveglia la città ancora intorpidita dal sonno e i pendolari con la ventiquattro’ore che ci passano a fianco, svoltiamo a destra ed entriamo. Il locale è molto bello ed ha una parete interamente dedicata alla zona bar. La chicca però è la scalinata interna in legno che poggia su una parete rossa ricoperta da vecchie foto di Dublino, cimeli antichi e targhette vintage. Ci sediamo ad un tavolo al piano superiore, accanto alla balaustra che si affaccia sull’intero piano inferiore. Poco dopo arriva la nostra full Irish Breakfast, un piatto sostanzioso che comprende: salsicce, bacon, uova (scrambled oppure fried), funghi, pomodori arrosto, black & white pudding, fagioli e pane tostato con burro. Nel menù ci sono tante altre proposte oltre a quella tradizionale, fra queste fanno capolino le Eggs Benedicts ovvero delle uova in camicia con salsa olandese e prosciutto, servite su un english muffin. Per gli amanti della colazione dolce non mancano i mitici scones fatti in casa, serviti con panna e marmellata. E da bere? Tea o Irish Coffee, questo è il dilemma.

"The Merchand's Arch"

The Brazen Head – 20 Bridge Street Lower, Dublin 8

Il The Brazen Head” è una tappa obbligata a Dublino, essendo l’unico pub in attività dal 1198 e avendo quindi la fama di essere il locale più antico delle città. Situato fuori dalla zona turistica di Temple Bar, sulla sponda a nord del fiume Liffey, lo si riconosce subito per la sua caratteristica facciata in pietra che simula le mura fortificate di un castello, in estate ricoperta da cascate di fiori colorati. La peculiarità qui è che si può scegliere di mangiare all’interno, fra poltroncine rosse e intarsi in mogano, oppure nello spazio all’aperto nel cortile. Le proposte nel menù sono sia tradizionali che contemporanee: fish & chips, stews e pies, burgers di manzo irlandese oppure nella versione vegan di quinoa. Ma Dublino è una città vicina al mare quindi anche i piatti di pesce sono molto buoni: zuppe, ostriche e cozze sono le specialità della casa. E se vi sta il dessert, c’è solo l’imbarazzo della scelta: fra Apple Pie tiepida, Chocolate Fudge Cake e Baileys Cheesecake, voi cosa scegliereste?

La facciata del "The Temple Bar"
"The Temple Bar" - Dublin

The Temple Bar – 47/48 Temple Bar, Dublin 2

Facciata rossa a mattoncini, insegne al neon, botti di Guinness decorative e tantissimi fiori: il pub più iconico e più fotografato di Dublino merita una menzione a parte. Il “The Temple Bar”, in attività dal 1840, è un locale storico affollato e vivace, situato nel quartiere più frequentato della città. Il suo menù vanta più di 100 sandwich diversi, taglieri di pregiati formaggi irlandesi e salmone affumicato. Ci dicono però che il piatto che va per la maggiore da queste parti è l’accoppiata fra Ostriche & Guinness, tanto che lo stesso pub ha il proprio motto al riguardo: ‘All oysters taste their best when washed down with pints of Guinness’. Aggiungiamoci un chitarrista dall’anima soul che intona le note di un pezzo anni ’60 e la serata può decollare.

La facciata del “The Temple Bar”, uno dei luoghi più iconici di Dublino

The Porterhouse Temple Bar – 16-18 Parliament Street, Dublin 2

Il “The Porterhouse” è una scoperta. Più che un pub possiamo dire che è una micro-brewery ovvero un piccolo birrificio artigianale. E’ proprio questa la caratteristica che lo distingue da molti altri posti in città e che lo ha reso un locale super gettonato man mano che passano gli anni, sebbene sia aperto solo dal 1996. Questo posto vanta una lista di birre fatte in casa con passione, professionalità e dedizione. L’edificio di 3 piani però è anche un gastro-pub dove poter mangiare un boccone in compagnia. Qui prendiamo l’Atlantic seafood chowder, una zuppa cremosa di pesce fatta con merluzzo, salmone, gamberi, vongole, cozze, verdure e panna fresca. Insieme finalmente ci portano anche il soda bread, il pane tipico irlandese fatto con il bicarbonato e le mashed potatoes. I sapori sono deliziosi, il locale è molto accogliente e le band si esibiscono tutti giorni. Cosa volere di più?

Ha'Penny Bridge
Il ponte pedonale più conosciuto di Dublino

Peadar Kearney’s – 64, Dame Street, Temple Bar, Dublin

Voce fuori da coro è il piccolo pub “Peadar Kearney’s”. Sì, perché contrariamente agli altri che abbiamo menzionato sopra, qui non vengono serviti pasti caldi. In compenso le birre sono ottime e il proprietario John, un signore distinto e cordiale, è parte integrante del craic. Il locale si trova all’indirizzo numero 64 di Dame Street, una delle strade principali della città e non troppo lontano dalla Christ Church Cathedral. Tradizionale come pochi, questa specie di locanda d’altri tempi prende il suo nome dall’omonimo compositore repubblicano che nel 1907 scrisse l’attuale inno nazionale irlandese. Possiamo dire che questo pub, sebbene non molto grande, sa come farsi notare: le session di musica live a porte aperte attirano i passanti e li persuadono ad entrare. All’interno il clima è decisamente informale, proprio come quello di una serata fra amici all’insegna della convivialità. Turisti di ogni nazionalità e locals si mescolano fino a ritrovarsi a cantare e ballare insieme. State pur certi che questo locale è perfetto per un happy hour o un dopo cena.

Christ Church Cathedral
Dame Street, la via dello svago notturno

Le “Georgian doors”, simbolo indiscusso di Dublino

L’itinerario sulla mappa


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Al prossimo viaggio!
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